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La sicurezza del mare: la pirateria marittima. Profili giuridici
La tesi di dottorato si compone complessivamente di tre capitoli, preceduti da una breve introduzione in ordine ai profili di sicurezza della navigazione e alla distinzione tra safety e security, e seguiti dalle conclusioni e dalle indicazioni bibliografiche.
In particolare:
- nel primo capitolo, dopo una panoramica storica in ordine all\u2019evoluzione della figura del pirata, l\u2019attenzione si sofferma sull\u2019analisi della disciplina convenzionale di cui alla Convenzione di Ginevra, poi sostituita dalla Convenzione di Montego Bay, ed indi al dettato fatto proprio dal legislatore nazionale nella redazione del codice della navigazione, non tralasciando i recenti sviluppi in ordine alle misure preventive e repressive attuate per arginare il fenomeno;
- il secondo capitolo si occupa delle assicurazioni marittime, dapprima in senso ampio e generale, cos\uec da inquadrare compiutamente l\u2019argomento, e da capire come influisca la pirateria sugli elementi essenziali del contratto di assicurazione, quindi, mediante una specifica analisi del rischio di pirateria, individuato dal legislatore nazionale nell\u2019art. 521, tra quelli che costituiscono i rischi tipici della navigazione marittima. La disamina \ue8, inoltre, implementata dall'esame dell\u2019esperienza assicurativa propria dei paesi di common law;
- il terzo capitolo conclude il percorso, soffermandosi sull\u2019incidenza del rischio di pirateria sul contratto di noleggio e su quello di trasporto: quest\u2019ultimo, in particolare, viene analizzato sotto un duplice profilo, vale a dire per quel che concerne l\u2019aspetto di pura contrattualistica di matrice inglese, la quale conosce formulari denominati charterparties, aventi caratteri affini al noleggio di nave, ma riconducibili in realt\ue0 al contratto di trasporto, nonch\ue9 con riferimento alla responsabilit\ue0 del vettore marittimo nel trasporto di merci e nel trasporto di persone
I contratti di utilizzazione dell'aeromobile
Il contributo si inserisce all'interno del Compendio di Diritto aeronautico II edizione ed affronta la disciplina dei contratti di utilizzazione dell'aeromobil
La responsabilit\ue0 del vettore nel trasporto aereo
Il contributo affronta le tematiche giuridiche relative al regime di responsabilit\ue0 del vettore nel trasporto aereo di persone e cose
I contratti del turismo organizzato
L’attività turistica è stata segnata da una crescita esponenziale a partire
dal periodo del secondo dopoguerra. Da fenomeno ristretto ed elitario del
tardo Ottocento e degli inizi del Novecento, in quanto appannaggio esclusivo
dell’aristocrazia e dell’alta borghesia del tempo, il turismo diviene, a seguito
del boom economico, un fenomeno di più ampio respiro, espressione di un
rinnovato tessuto socio-economico che inizia a coinvolgere crescenti flussi
di persone interessati al viaggio inteso quale occasione di svago, conoscenza
e arricchimento culturale. Il rapido sviluppo economico, l’aumento del
reddito medio individuale, l’innalzamento del livello di alfabetizzazione,
unitamente al crescente sviluppo del settore dei trasporti, contribuiscono
così alla nascita del fenomeno del c.d. turismo di massa.
L’evoluzione del fenomeno generò anche un radicale mutamento delle
esigenze del turista-consumatore. Non bastava più organizzare il solo
trasporto: era necessario soddisfare gli ulteriori bisogni del turista quali
il vitto e l’alloggio. Proprio per soddisfare la crescente domanda turistica,
compare sul mercato la figura professionale dell’operatore turistico (tour
operator) che si fa interprete dei desideri del cliente e, per suo conto, sviluppa,
assembla e vende i pacchetti turistici. Il pacchetto turistico rappresenta,
dunque, un’unica offerta di servizi che, sebbene tra loro individualmente
oggetto di potenziali singole contrattazioni, costituiscono uno strumento
economico-giuridico di soddisfazione delle esigenze del viaggiatore (ROMEO).
Nel pacchetto turistico vengono, infatti, individuati in maniera specifica tutti
i servizi di cui il turista può usufruire durante il viaggio. I viaggi vengono,
dunque, progettati in modo standardizzato mediante la predisposizione di
schemi contrattuali predefiniti e rigidi che il turista, acquirente del pacchetto,
accetta nella sua interezza. I vantaggi collegati alla diffusione dei
pacchetti turistici erano legati principalmente a due fattori: da un lato,
permettevano all’organizzatore del viaggio di ottenere più servizi ad un
costo basso, aumentando così le vendite dei viaggi organizzati; dall’altro, il
turista-consumatore poteva usufruire di vari servizi ad un costo competitivo.
Dal punto di vista giuridico, tale fenomeno non fu senza conseguenze.
Emerse, sin da subito, l’esigenza di fornire una qualificazione giuridica del
contratto di viaggio organizzato, stante la sua natura composita dovuta
all’assemblaggio di singole prestazioni contrattuali, nonché la necessità di
tutelare il turista-consumatore, quale contraente debole del contratto di
viaggio, predisposto in modo standardizzato ed unilaterale da parte dell’organizzatore.
È evidente che il turista, usufruendo di una pluralità di prestazioni,
era maggiormente esposto al rischio di inadempimento contrattuale.
All’interno di questa cornice si colloca il primo corpus normativo del
settore: la Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio
(CCV), approvata a Bruxelles il 23 aprile 1970, ratificata dall’Italia con la
l. 27 dicembre 1977, n. 1084 entrata in vigore il 4 ottobre 1979. La CCV
rappresenta dunque “la prima fonte legislativa che regola, sotto il profilo
privatistico, il contratto di viaggio così come emergeva nella prassi in
concreto adottata dagli operatori turistici” (ROMEO). Fino a quel momento,
invece, il contratto di viaggio risultava una fattispecie atipica cui si applicava
la disciplina del trasporto di persone (LIPARI).
In base all’art. 1 della CCV, contratto di viaggio è sia il contratto di organizzazione
di viaggio sia il contratto di intermediazione.
Per contratto di organizzazione di viaggio si intende “qualunque contratto
tramite il quale una persona si impegna a suo nome a procurare ad
un’altra per mezzo di un prezzo globale, un insieme di prestazioni comprendenti
il trasporto, il soggiorno separato dal trasporto o qualunque altro
servizio che ad essi si riferisca” (art. 1, comma 2, CCV). In tale prospettiva,
il contratto di organizzazione rappresenta un appalto di servizi, in quanto
ha ad oggetto l’assemblaggio di una pluralità di servizi predisposti dal tour
operator in favore del cliente.
Per contratto di intermediazione di viaggio, invece, deve intendersi
“qualunque contratto tramite il quale una persona si impegna a procurare
ad un’altra, per mezzo di un prezzo, sia un contratto di organizzazione
di viaggio, sia uno o dei servizi separati che permettono di effettuare un
viaggio o un soggiorno qualsiasi. Non sono considerati come contratti di
intermediario di viaggio le operazioni interline o altre operazioni simili fra
vettori” (art. 1, comma 3, CCV). Sulla scorta di tale definizione, il contratto
di intermediazione va identificato con il contratto di mandato in quanto
può avere ad oggetto sia il contratto di viaggio, inteso nella sua interezza,
sia la vendita di singoli servizi da parte delle agenzie di viaggio e turismo
(SANTAGATA).
Pur rappresentando il primo supporto normativo alla materia, la CCV
ha avuto una scarsa incisività dal punto di vista pratico, in quanto soltanto
due paesi avevano aderito alla Convenzione: il Belgio e l’Italia.
CAPITOLO VIII – I CONTRATTI DEL TURISMO ORGANIZZATO 177
Ulteriore elemento di criticità era rappresentato dall’incertezza dell’applicabilità
della Convenzione anche ai viaggi interni al territorio nazionale
e non solo a quelli internazionali.
In particolare, l’Italia, all’atto di deposito della ratifica, “ha utilizzato la
riserva prevista dall’art. 40 n. 1 lett. a) del testo, secondo cui la sua applicazione
viene limitata ai soli contratti di viaggio internazionali” (LIPARI),
escludendo, così, tutti i viaggi effettuati all’interno del territorio nazionale.
La lacuna normativa creatasi necessitava di un nuovo intervento legislativo
per essere colmata.
A distanza di oltre un ventennio, viene così approvata, a livello comunitario,
la direttiva 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze e i circuiti
“tutto compreso”. L’obiettivo principale prefissato dalla direttiva comunitaria
si desume dall’art. 1: “La presente direttiva ha lo scopo di ravvicinare le
disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri
concernenti i viaggi, le vacanze e i giri turistici “tutto compreso” venduti o
offerti in vendita nel territorio della Comunità”.
La direttiva traccia, dunque, il solco entro il quale le singole leggi nazionali
di recepimento avrebbero dovuto essere collocate, in un’ottica di
armonizzazione legislativa nazionale e comunitaria.
Rispetto alla CCV, la direttiva non pone alcuna distinzione tra viaggi nazionali
e internazionali, colmando in tal modo la lacuna legislativa presente
sino a quel momento. Infatti, potendo applicarsi ai viaggi, alle vacanze e
ai giri turistici “tutto compreso”, venduti ed offerti in vendita in tutto il
territorio comunitario, la direttiva amplia il raggio di applicazione della
normativa rispetto a quanto precedentemente previsto. Inoltre, definisce il
concetto di servizio “tutto compreso” dato dalla combinazione di almeno
due prestazioni (ad es. trasporto e alloggio) da svolgersi in un lasso di tempo
superiore alle 24 ore, o comprendenti almeno una notte.
Ulteriore obiettivo della nuova normativa è la tutela rafforzata del turistaconsumatore,
sempre più esposto ai rischi di inadempimento contrattuale
derivanti dalle complesse organizzazioni dei viaggi tutto compreso. Con
questo intento, appariva necessario fornire una definizione più puntuale
e articolata della figura del turista-consumatore. Egli non era più identificato
con il solo soggetto fruitore del viaggio, in base a quanto previsto
dalla CCV, ma diviene il soggetto che “acquista o si impegna ad acquistare
servizi tutto compreso (“il contraente principale”), o qualsiasi persona per
conto della quale il contraente principale si impegna ad acquistare servizi
tutto compreso (“gli altri beneficiari”), o qualsiasi persona cui il contraente
principale o uno degli altri beneficiari, cede i servizi tutto compreso (“il
cessionario”)” (art. 2, direttiva 90/314/CEE).
Ciò consente di estendere l’applicazione della disciplina – e della relativa
tutela – anche al caso in cui il contraente principale non si identifichi con
colui che in concreto usufruisce dei servizi offerti (LIPARI). Il rafforzamento
della tutela lo si desume anche dal più pregnante obbligo informativo incombente
sull’organizzatore e/o venditore del viaggio, tant’è che la direttiva
indica in maniera dettagliata tutte le informazioni necessarie da comunicare
al turista-consumatore. Anche la previsione della forma scritta del contratto di
viaggio organizzato contribuisce a tutelare maggiormente il turista riducendo
il rischio di possibili dubbi interpretativi sugli accordi contrattuali assunti.
In Italia, il recepimento della direttiva 90/314/CEE mediante il d.lgs. 17
marzo 1995, n. 111 non ha comportato l’abrogazione della l. 1084/1977 di
ratifica della Convenzione di Bruxelles, per espressa previsione della legge
delega n. 146/1994, secondo cui, nel settore disciplinato, bisognava tener conto
di tutte le norme della CCV che risultavano più favorevoli per il turista (MORANDI).
Di conseguenza, l’Italia fu l’unico Stato membro in cui rimase in vigore
la CCV, anche a seguito del recepimento della nuova direttiva comunitaria.
Le disposizioni di cui al d.lgs. 17 marzo 1995, n. 111 sono state successivamente
trasposte all’interno del Codice del consumo (d.lgs. 6 settembre
2005, n. 206), che ha assunto un ruolo di spicco nel panorama legislativo
italiano.
Il nostro sistema giuridico, fino a quel momento, risultava lacunoso in
tema di diritto dei consumatori e necessitava di un adeguamento al mutato
sistema sociale europeo, che poneva in primo piano la figura del consumatore,
nella sua accezione più generica. Mentre in diversi paesi europei,
quali la Francia e la Spagna, esistevano già delle disposizioni legislative
a tutela dei diritti dei consumatori, l’Italia risultava un passo indietro rispetto
al resto d’Europa. Per tale motivo, l’entrata in vigore del Codice del
consumo fu accolta con entusiasmo dagli operatori del settore in quanto
rappresentava quel corpus normativo di riordino e riorganizzazione del diritto
dei consumatori, che sino a quel momento si presentava frammentato
e disorganico (BUFFONE, DE GIOVANNI, NATALI).
Nel Codice del consumo, agli artt. 82-100, trovava la sua allocazione
anche la disciplina dei servizi turistici, in quanto oramai considerati dei
beni di consumo a tutti gli effetti.
Tuttavia, l’evoluzione del turismo comporta anche l’evoluzione dei concetti
legati a tale fenomeno.
Il viaggio diviene un’esperienza di vita unica e irripetibile che consegna
al viaggiatore sensazioni, ricordi, emozioni.
Dunque, il viaggiatore non può essere più considerato solo come mero
“consumatore di pacchetti turistici”, in base alla definizione fornita dal
Codice del consumo.
Tant’è che con l’avvento del Codice del turismo (d.lgs. 23 maggio 2011,
n. 79), viene mutata la definizione: il “consumatore di pacchetti turistici”
diviene “turista”.
La nuova definizione pone l’accento sulla differente forza contrattuale
che intercorre tra il professionista del settore turistico e il turista, che rappresenta
il contraente debole del rapporto. In un’ottica di maggior tutela
della parte debole contrattuale, nel Codice del turismo si assiste, infatti,
all’ampliamento del campo di applicazione della normativa. Si passa dalla
tutela del viaggio di durata minima di 24 ore (dir. comunitaria 90/314/CEE)
alla tutela del viaggio senza alcun limite o parametro temporale, potendo
così rientrare un più ampio ventaglio di situazioni tutelabili.
Non solo. La tutela è garantita anche nel caso in cui il turista si sia
rivolto ad un operatore del settore sfornito di autorizzazione all’esercizio
dell’attività. L’estensione della tutela anche a questi casi era già presente
nel Codice del consumo ed è stata nuovamente confermata nel Codice del
turismo che riesce a garantire quella organicità di cui necessitava il settore
a seguito dell’evoluzione legislativa nazionale e comunitaria, abrogando la
l. 27 dicembre 1977, n. 1084 di recepimento della CCV, non più in linea
con i tempi.
Altro intervento legislativo recente e di notevole importanza è rappresentato
dal d.lgs. 21 maggio 2018, n. 62, con cui è stata recepita la direttiva
comunitaria 2015/2302/UE. Il nuovo assetto normativo tiene conto della
pregnante influenza del settore tecnologico su quello turistico. Le vendite di
viaggi online sono, difatti, in costante crescita e il successo di tale fenomeno
è dato soprattutto dalla possibilità di scegliere fra varie proposte turistiche
semplicemente collegandosi ad internet. Pur essendo vero che il mondo del
web ha comportato dei vantaggi, sia per gli operatori del settore, la cui visibilità
è aumentata, sia per il turista che con un semplice click può accedere
ad un numero smisurato di opzioni, non può però essere sottaciuto che le
insidie nel mondo informatico siano molteplici, basti pensare ai tanti casi
di truffe online. Pertanto, il settore turistico necessitava nuovamente di un
intervento normativo che potesse tener conto del nuovo scenario creatosi.
Tra le principali novità introdotte dal d.lgs. 21 maggio 2018, n. 62 compare
la nuova definizione di pacchetto turistico che comprende i contratti online,
i pacchetti “su misura” e i pacchetti “dinamici”. Viene riconosciuta
una maggiore tutela del viaggiatore, come ad esempio: con l’aumento dei
termini di prescrizione; con la variazione del prezzo del pacchetto, che
non può superare il limite soglia dell’8%, rispetto al 10% della precedente
normativa. Sono anche previste delle forme obbligatorie di assicurazione
per gli operatori turistici, sì da poter garantire il viaggiatore anche in caso
di loro insolvenza o fallimento. Completamente nuovo è, poi, l’obbligo di
inserire nel contratto le informazioni relative alle procedure di trattamento
dei reclami e ai meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie
(ADR – Alternative Dispute Resolution). Queste sono solo alcune delle novità
introdotte dalla nuova disciplina. Atteso che il fenomeno turistico è in
costante evoluzione, anche la legislazione nazionale e comunitaria possono
considerarsi in costante divenire