487 research outputs found

    Greek Gymnasia for Non-Greek People. Archaeological and Epigraphic Evidence in Pre-Roman Italy

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    Literarische, epigraphische und archäologische Quellen bezeugen die Existenz griechischer Gymnasia im vorrömischen Italien. Dieser Beitrag untersucht die politischen und kulturellen Gründe, die zur Übernahme griechischen Lebensstils, allen voran der Gymnasiums-Ideologie, in diesen nichtgriechischen Kontexten geführt haben können. Anhand von Fallstudien in zwei verschiedenen kulturellen Kontexten, der brettischen Stadt Petelia und den Samnitischen Städte Abella, Pompeji und Cuma, wird analysiert, wie die Elite dieser Städte griechische Gymnasiums-Ideologie ausgehandelt hat. Es wird gezeigt, dass Strategien von der vollständigen Übernahme des Gymnasiums als Institution und Bautyp bis zur selektiven Nachahmung ausgewählter Charakteristika reichte

    Progetto di superfici selettive in frequenza per la misura di costante dielettrica in guida

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    La costante dielettrica, o più propriamente permettività elettrica, è una grandezza fisica che descrive come un campo elettrico influenza ed è influenzato da un mezzo dielettrico. La sua determinazione è di grande interesse da un punto di vista sia teorico sia pratico. Tale grandezza riveste, infatti, un ruolo chiave in applicazioni industriali quali, ad esempio, lo studio di nuovi materiali isolanti per l’elettronica, o nuovi sistemi di trasporto di corrente. Inoltre, lo sviluppo dei dispositivi ad alta frequenza ha ulteriormente spinto la ricerca ad investigare sulle proprietà elettromagnetiche dei materiali. Un’approfondita conoscenza di tali proprietà permette, infatti, di capire l’interazione tra materiali utilizzati ed il loro comportamento elettromagnetico. In applicazioni a microonde il fenomeno è di notevole interesse in quanto spesso alcuni materiali vengono immersi completamente o parzialmente in strutture propaganti. La misura delle proprietà dielettriche di un materiale consiste nel trovare sperimentalmente i valori della permettività elettrica complessa relativa ε*, e della permeabilità magnetica complessa relativa μ *, che caratterizzano il campione in analisi. Le tecniche di misura sono diverse e ciascuna presenta vantaggi e svantaggi rispetto alle altre. Tra le metodologie si trovano anche le così dette wave guide techniques, ossia tecniche di misura effettuate in guida d’onda. Esse trovano i valori delle grandezze fisiche richieste attraverso metodi di inversione dei parametri di scattering del sistema. Tale procedura si dimostra talvolta non immune da errori sulla stima dei valori dovuti principalmente ad una non corretta misura di tali parametri in termini di ampiezza e soprattutto di fase. A causa di quest’ultimo limite, si è pensato di studiare la caratterizzazione dielettrica di alcuni materiali utilizzando un sistema di misura in guida d’onda che non sfrutti tali informazioni. L'elaborato, dunque, descrive la progettazione e la successiva sperimentazione di un filtro in guida mediante FSS, con cui si mostra come gli andamenti in frequenza del coefficiente di riflessione e di trasmissione dipendono dalla presenza di un campione dielettrico. Tale dipendenza permette di stabilire un legame tra costante dielettrica del materiale sotto test e misure sperimentali

    Le strategie testuali della suspense nelle ghost stories di Henry James

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    La scelta di trattare un autore della statura di Henry James e di affrontare un fenomeno letterario tra i più documentati nella storia della critica, il fantastico, pone l’ovvia difficoltà ad inserirsi nel panorama critico con contributi originali e significativi. E’ necessario, in via previa, chiarire i referenti dei termini che compongono il titolo ed esplicitare i rapporti reciproci che tali termini intrattengono sul piano teorico. La categoria a cui appartengono i testi di riferimento del presente lavoro, ghostly tales, attiva paradigmaticamente la dimensione fantastica senza che peraltro sussista un rapporto di doppia implicazione tra esse. La presenza dei fantasmi non è infatti un elemento tematico né necessario né sufficiente al genere fantastico: esistono molti racconti di fantasmi non fantastici e molti altri testi fantastici che non registrano presenze fantasmagoriche. The Turn of the Screw, The Jolly Corner e The friends of the Friends sono stati selezionati in virtù della loro classificazione fantastica, la quale si basa su caratteristiche enunciazionali relative al modo di raccontare, piuttosto che su elementi contenutistici o situazionali. Mentre il campo di studio è costituito quindi dai tre racconti fantastici di James, tratti dalla raccolta delle storie di fantasmi, oggetto d’analisi sono le strategie testuali della suspense. Ogni lettore, intuitivamente, associa questo termine allo stato di incertezza, fiato sospeso, ansia, smarrimento. Tuttavia meno ovvio è individuare i meccanismi che innescano questo particolare tipo di reazione. Nella panoramica della suspense di Chatman, la strategia di distribuzione delle informazioni occupa una posizione centrale esclusiva ed è presentata come l’unica responsabile degli effetti sulla ricezione. Il presente lavoro si propone di considerare la suspense in un’accezione traslata (e più ampia se vogliamo) rispetto al significato comune attribuito al termine, istituendo un rapporto di filiazione dal fantastico e associandola a quel particolare tipo di reazione del soggetto di fronte agli eventi fantastici. Il collegamento suspense-fantastico ha origine e giustificazione nelle teorie di Todorov; nella sua Introduction egli ha infatti parlato di “sospensione”, “incertezza”, in riferimento allo stato in cui il lettore deve riversare di fronte all’inesplicabilità degli eventi presentati. La distribuzione delle informazioni è dunque una strategia importantissima nell’ottenimento di tale effetto; essa tuttavia non consiste semplicemente nella dislocazione di satelliti anticipatori nel testo, ma presenta articolazioni complesse e diverse che investono tutti i livelli di analisi testuale. L’irreperibilità di una spiegazione agli eventi che genera angoscia e smarrimento non è soltanto funzione di una abile distribuzione delle informazioni, ma anche della presenza di paradossi informativi non contestabili e tuttavia non accettabili; a questo proposito, nel capitolo della retorica, si osserverà come la figura dell’ossimoro giochi un ruolo centrale ai fini del raggiungimento dell’effetto. Sulla base di queste premesse, in corso d’opera effetto fantastico e suspense saranno quindi utilizzati come sinonimi. Il fantastico è un fenomeno complesso; sebbene sia compattabile entro un arco temporale piuttosto limitato e abbia prodotto un corpus di testi per così dire “maneggevole”, la bibliografia sull’argomento è imponente. I primi contributi sono offerti dagli stessi autori di novelle fantastiche, i quali, consapevoli di avere a che fare con un genere innovativo, peculiare e potenzialmente sovversivo, si interrogano sulle opere di questo tipo e forniscono le prime definizioni del fantastico; da tale pratica deriva l’etichetta di “autocosciente” attribuita al genere. Nel secolo successivo l’interesse per il filone ormai esaurito non si arresta. A posteriori si cerca di spiegare il fenomeno, si intraprendono nuove definizioni, classificazioni, interpretazioni. Fino ad epoca recentissima i meccanismi di funzionamento dei testi fantastici, a chi si avventurava nel tentativo di “togliere il velo” alla macchina compositiva fantastica, sono apparsi sfuggenti. All’unanime constatazione che queste opere erano sui generis corrispondeva l’incapacità di individuare il motore primo del loro funzionamento. Un punto fermo nell’acceso dibattito è stato posto dal gruppo di studiosi di Pisa, composto da Ceserani, Lugnani, Benedetti, Scarano e Goggi. Nel loro volume La narrazione fantastica essi approdano ad una definizione e all’individuazione dei principali meccanismi compositivi costitutivi del genere. Il volume si presenta sistematico ed esaustivo, operativamente funzionante, tanto da rendere difficile pensare alla possibilità di un ribaltamento delle conclusioni a cui Ceserani et al. sono pervenuti. E’ dunque inutile oggi parlare del fantastico ottocentesco poiché tutto è già stato detto? Io credo che, al contrario, adesso che si hanno a disposizione strumenti idonei per affrontare questi testi sia interessante adoperarli per verificane il funzionamento e osservare i risultati. La linea teorica che passando da Caillois, Todorov e altri fino ad arrivare al volume a cura di Ceserani ha avuto il grande merito di individuare nel particolare tipo di enunciazione il cuore pulsante del fantastico; tutto parte dal discorso, dall’atto di enunciazione e in seno ad esso si sviluppa. All’interno di queste coordinate è ancora possibile individuare altre strategie finora non messe in evidenza che contribuiscono all’effetto fantastico, sempre a partire dalla loro rilevanza testuale, poiché nulla si può dire dei meccanismi generativi che non abbia tracce osservabili e misurabili entro i confini del testo. Il presente lavoro, quindi, avvalendosi dei preziosi strumenti messi a disposizione dai critici di cui sopra, si propone come una verifica sul campo del loro funzionamento operativo su di un corpus ristretto ma significativo di racconti jamesiani, percorrendo tutti i livelli di analisi testuale: sintattico, enunciazionale, semantico, grammaticale, retorico, con uno sguardo anche alla punteggiatura. Oltre alla verifica delle strategie messe in luce dalle teorie più recenti, sono proposti ampliamenti e spunti di riflessione nuovi, convalidati e corredati da numerosi esempi tratti dai racconti di riferimento, ma potenzialmente estendibili a e verificabili su altri testi appartenenti al genere. Nel percorso delineato nel presente lavoro, la scrittura è stata tendenzialmente (e necessariamente) considerata variabile indipendente della funzione lettura. Assumendo la prospettiva della composizione del testo, tuttavia, si rischia di dare talvolta l’impressione di trovarsi di fronte ad un autore demiurgo che mette in atto un insieme di strategie vincenti a priori, dall’esito certo. In realtà l’effetto di suspense è tutt’altro che predeterminato: a più riprese è stato sottolineato il ruolo attivo del lettore il quale, nelle opere fantastiche più che in scritti di altri generi letterari, è chiamato in causa nel processo di completamento di senso e coinvolto in un rapporto complesso con il narratore all’interno dell’equilibrio delicato del patto di lettura, il quale è messo in discussione ad ogni momento, rinegoziato, esplicitato in un contesto autocosciente che mette a nudo e palesa i meccanismi della scrittura e della ricezione. Le strategie della suspense si configurano, quindi, come strumenti adoperati da colui che scrive per creare dei blanks per il lettore. Vuoti di senso, di informazione e di interpretazione che scaturiscono da meccanismi logici inceppati, dal fallimento delle griglie interpretative del reale. La sospensione del lettore, il senso di angoscia profonda e di smarrimento è la reazione alla domanda implicita che l’autore gli pone: cosa succederebbe se le leggi che stanno alla base e reggono il mondo conosciuto venissero invalidate e si dimostrassero fallaci? Ci rifugiamo all’interno di un cono di luce, fieri e sicuri, presuntuosi di possedere la “verità”. Il fantastico, par contre, è in ultima istanza un invito all’umiltà intellettuale; parodizzando ogni genere letterario che chiama in causa, relativizza l’epistemologia e nega la possibilità di un universo unilogico e unicentrico. L’esperienza conoscitiva non è più un percorso unidirezionale, ma piuttosto un salto nel baratro, privo di garanzie e dall’esito incerto. Ovviamente è tutto un gioco; lo afferma anche Henry James nella prefazione alla “New York Edition” del suo Turn of the Screw, definendo il proprio scritto un giochetto, una amusette per “acchiappare” i lettori più acuti. Più di un secolo di critica letteraria impegnata in approcci esegetici al testo di James ha dimostrato che la questione è in realtà molto più complessa. La domanda iniziale “i fantasmi ci sono oppure no?” ha dato il via ad una danza di interpretazioni a cerchi concentrici che, allargandosi progressivamente, ha investito la sfera psicanalitica, esistenziale, femminista, postcoloniale, allegorica, simbolica, marxista e postmoderna, per poi implodere, in una sorta di big crunch, e ritornare alle origini, ovvero al testo e alla dimensione dell’enunciazione. Ciascuna risposta si impone come categorica e definitiva, ma l’egemonia di questa o quella chiave di lettura dura l’intervallo di tempo che la separa dalla successiva pubblicazione sull’argomento, la quale sconfessa i predecessori, adduce prove opposte ma egualmente valide, sostiene tesi incompatibili con le precedenti ma parimenti legittimate da un testo estremamente ambiguo, che permette letture plurime e pluridirezionali proprio in virtù di quegli “spazi bianchi” di cui parlerà Eco, che provocano smarrimento e attrazione ambigua. Seguendo una rotta che si è negli anni sempre più allontanata dal punto di partenza (che è il testo stesso) si approda in tempi recenti, dicevamo, al porto dal quale il lungo viaggio delle interpretazioni aveva preso avvio. The Turn of the Screw e la storia della sua critica è l’emblema della natura dell’uomo, che non può arrendersi all’inesplicabile e all’afasia e che quindi rifiuta di deporre le armi di fronte all’indicibile: la giostra delle letture continua. La sfida all’interpretazione lanciata dagli autori dei testi fantastici fa leva sul “narcisismo” della ricezione, per cui il continuo avvicendarsi delle interpretazioni ci dice molto di più su chi le ha prodotte di quanto esse illuminino i testi ai quali fanno riferimento. E’ questa la ricchezza del testo di James e di tutti gli altri appartenenti al corpus fantastico: l’inesauribile vitalità derivata dalla dimensione della “sospensione”, che è spazio vuoto che sconvolge ma al tempo stesso seduce e invita ad essere colmato. E’ un invito alla “riflessione” in un gioco di specchi che riflettono chi intraprende la lettura. Si ritorna al testo, abbiamo detto. Dopo molte peregrinazioni è stato individuato nell’enunciazione il primo motore del meccanismo fantastico: l’oggetto della narrazione è secondario alle modalità dell’atto narrativo, per cui il coinvolgimento (o meglio lo sconvolgimento) emotivo ed intellettuale della persona incaricata di verbalizzare i fatti condiziona la ricezione. E’ la possibilità stessa di narrare che viene problematizzata, mettendo in scena una resistenza alla verbalizzazione che tematizza l’indicibile. Quel souffle fantastique, assimilabile al principio di esitazione todoroviano, scaturisce dalla dimensione incerta caratterizzata dall’”assenza” in senso lato (assenza di informazioni, di prospettive plurime, di coordinate spazio-temporali, di tessuto connettivo logico, di parole). La suspense non è soltanto l’impazienza e l’insofferenza derivante dal non sapere i fatti o le modalità di dipanamento di certe situazioni, ma è l’angoscia profonda per l’irreperibilità di una spiegazione a fronte di una vasta gamma di alternative incompatibili e tuttavia compresenti che invalidano i sistemi sintagmatici alla base del reale. Poiché il cuore del fantastico dimora nell’enunciazione, le strategie, messe in atto al fine di produrre un’impasse conoscitiva, investono ogni aspetto del dire: la grammatica, la sintassi, gli attanti narrativi, l’impianto retorico, la scelta delle parole, il ritmo. Analizzare puntualmente questi fattori, “vivisezionando” il testo e scindendolo in unità fondamentali, non significa tuttavia catturare l’essenza e distillare il segreto del fantastico. Il metodo induttivo proposto si discosta significativamente dal metodo scientifico che emula per la non ripetibilità dei risultati ottenuti. Un esperimento di laboratorio che volesse, a partire dagli ingredienti individuati, “costruire” artificialmente un racconto fantastico vedrebbe inesorabile il suo misero fallimento; come un tentativo prometeico moderno à la Frankenstein che aspirasse alla genesi a partire da pezzi umani inerti. Il “soffio di vita” è inafferrabile e irriproducibile e risiede nelle dinamiche dell’insieme, nella creatività dell’artista, nell’imprevedibilità degli orientamenti della ricezione. Il fantastico rimane un’alchimia insondabile e instabile, che permette ad ogni nuovo lettore, in ogni tempo, in ogni luogo, di affacciarsi al testo in modo naïf e godere del (o subire il) fascino ambiguo della lettura, infondendo il proprio soffio vitale fatto di esperienza e immaginazione. Senza la ricezione un testo non esiste. La forma di vita del racconto è l’incontro di tante soggettività: l’autore, l’io narrante, i personaggi riflettori e non ultimo il lettore, il quale agisce sul testo tramite l’attività di lettura, apportando il proprio paradigma culturale, emotivo, cognitivo, e completando l’esperienza suggerita e tracciata dalla scrittura. “Il testo postula la cooperazione del lettore come propria condizione di attualizzazione. Possiamo dire meglio che un testo è un prodotto la cui sorte interpretativa deve far parte del proprio meccanismo generativo: generare un testo significa attuare una strategia di cui fan parte le previsioni delle mosse altrui - come d'altra parte in ogni strategia”. Il lettore, soggetto attivo dell’interpretazione, è quindi parte del quadro generativo del testo stesso. La costruzione del testo e l’insieme delle strategie messe in atto devono tener conto delle proiezioni del lettore modello che ci si prefigge di raggiungere al fine di ottenere l’effetto voluto. I testi fantastici esigono un pubblico ristretto, acuto, accorto, colto, riflessivo. Lo esplicita James nella prefazione alla “New York Edition” di The Turn of the Screw; lo suggerisce di nuovo James nella cornice dello stesso racconto con un’allusione metanarrativa alla ricezione del testo; si evince dalla quantità, nei racconti fantastici, di riferimenti intertestuali con frequenti e sottili risvolti parodici. Individuare alcune delle strategie messe in atto nei testi fantastici è un utile esercizio del lettore attento per condurre una lettura consapevole e coscientemente attiva, senza peraltro squarciare del tutto il velo magico che avvolge questo tipo di narrazione. Il giocattolo del fantastico, quindi, è ancora intatto ed è possibile per ogni lettore, di oggi e di domani, poterci ancora giocare e stupirsi, e perpetuare il tentativo prometeico di dare voce all’indicibile

    La disfunzione diastolica in cardiochirurgia

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    La funzione diastolica ha ricevuto sempre più attenzione dal momento in cui sono state sviluppate e rese ampiamente disponibili le idonee misure ecocardiogradifiche per la sua valutazione. Ad oggi l’importanza ed il significato della disfunzione diastolica (DD) presente prima dell’intervento di cardiochirurgia ed il nesso eventuale tra questa ed un outcome chirurgico avverso, come ad esempio un difficile svezzamento dal by-pass cardiopolmonare, non sono stati ancora completamente esplorati. In questo studio ipotizziamo che la DD possa essere un predittore della richiesta di inotropi al momento dello svezzamento dal by-pass caridopolmonare (CPBP). Sono stati analizzati 37 pazienti sottoposti ad intervetno di cardiochirugia nel periodo tra Giugno 2013 e Marzo 2014. E’stata valutata la funzione sistolica e la funzione diastolica secondo le più recenti linee guida attraverso ecografia transesofagea intraoperatoria (ETE). Sono state quindi raccolte informazioni demografiche, ecocardiografiche, emodinamiche e anamnestiche ed inserite in un’analisi multivariata della varianza, utilizzando un modello lineare generalizzato. Lo scopo è stato determinare quale di queste variabili potesse essere un predittore di difficile svezzamento da CPBP, e inoltre potesse predirre una degenza più lunga in terapia intensiva (UTI) e un maggior tempo di ventilazione meccanica in UTI. Attraverso l’analisi statistica la disfunzione sistolica è stata riconosciuta essere unico predittore di difficile separazione dal CPBP mentre è stata rilevata una correlazione statisticamente significativa sia tra la disfunzione sistolica che diastolica con il tempo di degenza in UTI e con il tempo di ventilazione meccanica

    Percorso latex-safe: dall'istituzione alla verifica clinica.

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    L’ anafilassi è una severa reazione di ipersensibilità immediata, potenzialmente letale, che coinvolge molteplici organi e sistemi. La prevalenza dell’anafilassi in anestesia varia da 1/3500 a 1/13.000 in Francia mentre in studi condotti in Australia è stato stimato un valore pari a 1/10.000-1/20.000, con un tasso di mortalità che varia dal 2% al 6%. Le sostanze che più frequentemente sono causa di reazioni anafilattiche in anestesia sono i miorilassanti e nelle ultime due decadi il lattice è emerso come seconda causa in termini di frequenza, determinando il 16-17% dei casi di anafilassi intraoperatoria. Il lattice è il principale costituente di oltre 40.000 prodotti medici e di uso comune ed i guanti rappresentano il principale oggetto associato ad allergia al lattice. Evitare l’utilizzo del lattice completamente, specialmente in ambiente sanitario, è dunque praticamente impossibile, per cui l’approccio più realistico per affrontare il problema dell’allergia al lattice si fonda sul minimizzare l’esposizione. Il termine “Latex-safe” si riferisce ad un ambiente e/o prodotti standardizzati che non pongono il paziente allergico e/o sensibilizzato al lattice al rischio di allergia, perché evitano l’esposizione diretta e/o indiretta ( es.: inalazione) al lattice, pur non eliminando completamente la presenza di prodotti in lattice. Questo studio retrospettivo ha lo scopo di valutare l’efficacia clinica dell’iter diagnostico-terapeutico intrapreso dai pazienti candidati ad intervento chirugico e sottoposti ad uno specifico questionario volto ad evidenziare sospetta allergia e/o sensibilizzazione al lattice. Il database dello studio è stato ottenuto dalle segnalazioni derivate dal questionario ottenute dal 1 Gennaio 2005 al 24 Giugno 2008. Il percorso diagnostico prevede che tutti i sospetti vengano sottoposti ad una visita allergologica, che confermi o escluda l’allergia e/o la sensibilizzazione al lattice. Essa consta di tre fasi sequenziali: prick test cutaneo per lattice, test d’uso e dosaggio delle IgE specifiche per il lattice. Nello studio viene in una prima parte descritto l’iter diagnostico condotto dai pazienti segnalati dal questionario come sospetti per allergia al lattice. Nella seconda parte dello studio è stata valutata l’efficacia clinica del percorso latex-safe osservando il decorso intraoperatorio dei pazienti che vi si sono sottoposti, ed effettuando un confronto caso controllo. Sono stati considerati quattro parametri: pressione arteriosa media, la frequenza cardiaca, la saturazione arteriosa di ossigeno, l’ end tidal CO2 (EtCO2). Nello specifico è stata calcolata la variazione media del valore di ogni parametro avvenuta durante l’intervento chirugico. E’stato utilizzato il test T di Student per la validazione statistica dei risultati, considerando significativo P<0,05. Il test t di Student ha evidenziato che non esistono differenze statisticamente significative tra casi e controlli nell’ambito dei parametri considerati. Pertanto questo studio evidenzia che, nel campione considerato, grazie all’applicazione del percorso latex-safe, il paziente allergico al lattice è sovrapponibile ad un paziente non allergico, in termini di decorso intraoperatorio indipendentemente dal tipo di intervento chirurgico eseguito, dal tipo di premedicazione e dalla tecnica anestesiologica utilizzata. E’ stata infine confrontata la degenza totale di tutti i pazienti sottoposti al percorso latex-safe, con la degenza media prevista dal sistema DRG aziendale per ogni specifico intervento chirurgico eseguito: i pazienti rientrano nei tempi di degenza previsti, fatta eccezione di quattro casi, la cui causa però non è attribuibile ad allergia al lattice, evidenziando presumibilmente un regolare decorso postoperatorio. L’attuazione del percorso latex-safe risulta dunque essere, nel campione studiato, un approccio adeguato a proteggere il paziente allergico dai rischi che corre all’interno di una comune sala operatoria. Questo studio si propone di essere uno studio pilota che dia il via ad ulteriori studi, relativi a casistiche numericamente maggiori, il cui fine sia un utilizzo più razionale del lattice e un’adeguata modalità di approccio nei confronti del paziente allergico al lattice

    Ricontestualizzare la scultura romana in una cittĂ  dell'Irpinia. Un loricato e altre statue onorarie da Aeclanum

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    The paper aims to contextualize the honorific sculptures discovered at Aeclanum, a Roman town of Oscan origin in ancient Hirpinia. As only a small part of the archaeological site has been excavated, the history of the city remains little studied. Therefore, the connection between some sculptures and their original context is an important step in deepening our knowledge of the center. A cuirassed statue decorated with a couple of victoriae flanking a palladium – dated to the age of Domitian – was placed in the theater or in the odeion, while two portraits of emperors Augustus and Claudius, members of the Julio-Claudian dynasty, perhaps belonged to a gallery of statues connected with an imperial cult shrine.Il censimento sistematico della scultura romana dei centri dell’antica Irpinia ha permesso di ricontestualizzare un nucleo di sculture a carattere onorario provenienti dal poco conosciuto centro di Aeclanum. La città, di origini osche, non è mai stata oggetto di ricerche archeologiche sistematiche, motivo per cui molti aspetti della sua storia restano ignoti. Il recupero di alcune delle sculture che decoravano i suoi edifici rappresenta, quindi, un primo passo per approfondire la conoscenza del centro. Ad età domizianea risale la dedica, in un edificio da spettacolo (teatro o odeion), di una statua loricata decorata con una coppia di Vittorie danzanti ai lati del Palladio, mentre due ritratti di principi della dinastia giulio-claudia, Augusto e Claudio, appartenevano forse a una galleria di statue da connettere con un luogo di culto imperiale noto su base epigrafica

    The Protective Role of Butyrate against Obesity and Obesity-Related Diseases

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    Worldwide obesity is a public health concern that has reached pandemic levels. Obesity is the major predisposing factor to comorbidities, including type 2 diabetes, cardiovascular diseases, dyslipidemia, and non-alcoholic fatty liver disease. The common forms of obesity are multifactorial and derive from a complex interplay of environmental changes and the individual genetic predisposition. Increasing evidence suggest a pivotal role played by alterations of gut microbiota (GM) that could represent the causative link between environmental factors and onset of obesity. The beneficial effects of GM are mainly mediated by the secretion of various metabolites. Short-chain fatty acids (SCFAs) acetate, propionate and butyrate are small organic metabolites produced by fermentation of dietary fibers and resistant starch with vast beneficial effects in energy metabolism, intestinal homeostasis and immune responses regulation. An aberrant production of SCFAs has emerged in obesity and metabolic diseases. Among SCFAs, butyrate emerged because it might have a potential in alleviating obesity and related comorbidities. Here we reviewed the preclinical and clinical data that contribute to explain the role of butyrate in this context, highlighting its crucial contribute in the diet-GM-host health axis

    The protein environment restricts the intramolecular charge transfer character of the luciferine/luciferase complex

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    The electronic characterization of the luciferine/luciferase complex is fundamental to tune its photophysical properties and develop more efficient devices based on this luminiscent system. Here, we apply molecular dynamics simulations, hybrid quantum mechanics/molecular mechanics (QM/MM) calculations and transition density analysis to compute the absorption and emission spectra of luciferine/luciferase and analyze the nature of the relevant electronic state and its behaviour with the intramolecular and intermolecular degrees of freedom. It is found that the torsional motion of the chromophore is hampered by the presence of the enzyme, reducing the intramolecular charge transfer nature of the absorbing and emitting state. In addition, such a reduced charge transfer character does not correlate in a strong way neither with the intramolecular motion of the chromophore nor with the chromophore/amino-acid distances. However, the presence of a polar environment around the oxygen atom of the thiazole ring of the oxyluciferin, coming from both the protein and the solvent, enhances the charge transfer character of the emitting stateWe thank the support of the Spanish Ministry of Science and Innovation through the project PID2020-117806GA-I00 funded by MCIN/AEI/10.13039/501100011033, the Comunidad de Madrid through the Attraction of Talent Program (Grant ref 2018-T1/ BMD-10261) and the Universidad Autónoma de Madrid through the Ayudas para el Fomento de la Investigación en Estudios de Master program and the predoctoral Contract Formación de Personal Investigador (FPI-UAM). The work has been performed under the Project HPC-EUROPA3 (INFRAIA2016-1-730897), with the support of the EC Research Innovation Action under the H2020 Programme and the CINECA computing center. D.A. and M.G thank funding from the European Union’s Horizon 2020 research and innovation program under the H2020-NMBP-TO-IND-2018-2020/DT-NMBP-09-2018 grant agreement No. 814492 (SIMDOME
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