LUISSearch
Not a member yet
786 research outputs found
Sort by
Leniency e diritto di accesso: un difficile contemperamento di interessi
Una delle questioni cruciali riguardanti il diritto antitrust dell’Unione europea concerne la contrapposizione tra l’esigenza di accesso alle prove da parte dei soggetti danneggiati da un illecito anticoncorrenziale, al fine di sostanziare le azioni di risarcimento, e quella di riservatezza delle imprese che abbiano aderito a un programma di clemenza mediante una dichiarazione confessoria della propria violazione.
Più in generale, tale conflitto interessa il buon funzionamento del public e del private enforcement del diritto antitrust dell’UE: entrambi gli strumenti sono necessari (e complementari) ai fini dell’applicazione delle norme in materia di concorrenza, rappresentando interessi ugualmente meritevoli di tutela. Tuttavia, la netta affermazione degli strumenti di public enforcement su quelli di private enforcement ha sinora notevolmente rallentato il ricorso a questi ultimi.
In un simile scenario, è sorta la necessità di agevolare le azioni di risarcimento del danno antitrust, senza per questo minare l’attrattività dei programmi di clemenza, particolarmente utili ed efficaci per la scoperta dei cartelli segreti.
Nell’ordinamento statunitense, il meccanismo premiale finalizzato a preservare il ricorso ai programmi di clemenza è stato essenzialmente incentrato sulla riduzione della responsabilità civile per il beneficiario dell’immunità dalle sanzioni, ridotta dal danno triplicato al danno unitario.
Nell’ordinamento europeo, invece, la funzione compensativa del risarcimento del danno, volto al recupero dell’esatto ammontare del pregiudizio subito, ha reso l’istituto dei danni punitivi di difficile configurazione.
In mancanza di norme centralizzate a livello europeo, nel 2011 la Corte di giustizia nel caso Pfleiderer ha affermato che spettasse al giudice nazionale bilanciare, caso per caso, i contrapposti interessi all’accesso e alla riservatezza, sulla base delle disposizioni del diritto nazionale sia pure nel rispetto dei principi di equivalenza ed effettività.
Tale soluzione ha portato all’adozione di pronunce divergenti all’interno degli Stati membri, a seconda che prevalesse una maggiore sensibilità verso l’esigenza di riservatezza (in Germania, caso Pfleiderer) o di accesso (nel Regno Unito, caso National Grid).
L’auspicato intervento del legislatore europeo si è realizzato con l’adozione della Direttiva 2014/104/UE, recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. n. 3 del 19 gennaio 2017.
Il nuovo complesso di norme rappresenta un equilibrato compromesso tra la tutela del public e del private enforcement: da un lato, esse esonerano il beneficiario dell’immunità dalla responsabilità solidale con gli altri membri del cartello; dall’altro, ampliano il novero dei documenti accessibili ai privati, senza per questo rendere la posizione del leniency applicant deteriore rispetto alle altre imprese partecipanti all’intesa.
Particolarmente apprezzabile, in tal senso, è la distinzione in tre categorie di documenti, con relativo livello di protezione rispetto all’accesso da parte di privati: i) una black list, caratterizzata da una protezione assoluta dall’accesso (dichiarazioni ufficiali legate a un programma di clemenza e proposte di transazione); ii) una grey list, composta da documenti accessibili solo a conclusione del procedimento dell’Autorità di concorrenza, tramite ordine del tribunale adito e previa analisi di proporzionalità della divulgazione (materiale elaborato dalla società o preparato dall’Autorità ai fini del procedimento); iii) una white list, caratterizzata dall’assenza di protezione (la quale include le prove preesistenti al procedimento dell’Autorità: verbali delle riunioni, testi di e-mail, accordi scritti).
Il nuovo regime ha senz’altro il merito di aver introdotto una maggiore certezza giuridica, a beneficio tanto dei leniency applicants quanto dei soggetti potenzialmente danneggiati, agevolando nel contempo l’armonizzazione nell’applicazione delle regole sulla divulgazione delle prove negli Stati membri.Una delle questioni cruciali riguardanti il diritto antitrust dell’Unione europea concerne la contrapposizione tra l’esigenza di accesso alle prove da parte dei soggetti danneggiati da un illecito anticoncorrenziale, al fine di sostanziare le azioni di risarcimento, e quella di riservatezza delle imprese che abbiano aderito a un programma di clemenza mediante una dichiarazione confessoria della propria violazione.
Più in generale, tale conflitto interessa il buon funzionamento del public e del private enforcement del diritto antitrust dell’UE: entrambi gli strumenti sono necessari (e complementari) ai fini dell’applicazione delle norme in materia di concorrenza, rappresentando interessi ugualmente meritevoli di tutela. Tuttavia, la netta affermazione degli strumenti di public enforcement su quelli di private enforcement ha sinora notevolmente rallentato il ricorso a questi ultimi.
In un simile scenario, è sorta la necessità di agevolare le azioni di risarcimento del danno antitrust, senza per questo minare l’attrattività dei programmi di clemenza, particolarmente utili ed efficaci per la scoperta dei cartelli segreti.
Nell’ordinamento statunitense, il meccanismo premiale finalizzato a preservare il ricorso ai programmi di clemenza è stato essenzialmente incentrato sulla riduzione della responsabilità civile per il beneficiario dell’immunità dalle sanzioni, ridotta dal danno triplicato al danno unitario.
Nell’ordinamento europeo, invece, la funzione compensativa del risarcimento del danno, volto al recupero dell’esatto ammontare del pregiudizio subito, ha reso l’istituto dei danni punitivi di difficile configurazione.
In mancanza di norme centralizzate a livello europeo, nel 2011 la Corte di giustizia nel caso Pfleiderer ha affermato che spettasse al giudice nazionale bilanciare, caso per caso, i contrapposti interessi all’accesso e alla riservatezza, sulla base delle disposizioni del diritto nazionale sia pure nel rispetto dei principi di equivalenza ed effettività.
Tale soluzione ha portato all’adozione di pronunce divergenti all’interno degli Stati membri, a seconda che prevalesse una maggiore sensibilità verso l’esigenza di riservatezza (in Germania, caso Pfleiderer) o di accesso (nel Regno Unito, caso National Grid).
L’auspicato intervento del legislatore europeo si è realizzato con l’adozione della Direttiva 2014/104/UE, recepita nell’ordinamento italiano con il D. Lgs. n. 3 del 19 gennaio 2017.
Il nuovo complesso di norme rappresenta un equilibrato compromesso tra la tutela del public e del private enforcement: da un lato, esse esonerano il beneficiario dell’immunità dalla responsabilità solidale con gli altri membri del cartello; dall’altro, ampliano il novero dei documenti accessibili ai privati, senza per questo rendere la posizione del leniency applicant deteriore rispetto alle altre imprese partecipanti all’intesa.
Particolarmente apprezzabile, in tal senso, è la distinzione in tre categorie di documenti, con relativo livello di protezione rispetto all’accesso da parte di privati: i) una black list, caratterizzata da una protezione assoluta dall’accesso (dichiarazioni ufficiali legate a un programma di clemenza e proposte di transazione); ii) una grey list, composta da documenti accessibili solo a conclusione del procedimento dell’Autorità di concorrenza, tramite ordine del tribunale adito e previa analisi di proporzionalità della divulgazione (materiale elaborato dalla società o preparato dall’Autorità ai fini del procedimento); iii) una white list, caratterizzata dall’assenza di protezione (la quale include le prove preesistenti al procedimento dell’Autorità: verbali delle riunioni, testi di e-mail, accordi scritti).
Il nuovo regime ha senz’altro il merito di aver introdotto una maggiore certezza giuridica, a beneficio tanto dei leniency applicants quanto dei soggetti potenzialmente danneggiati, agevolando nel contempo l’armonizzazione nell’applicazione delle regole sulla divulgazione delle prove negli Stati membri.LUISS PhD Thesi
Modern IP licensing practices: new actors and new strategies
Start-Ups and Licensing Agreements: New Insights from Case Studies. Walking into the Room with IP: Exploring Start-ups’ IP Licensing Strategy. Learn and Let Learn. Re-inventing the Licensing Dilemma: An Explorative Study. Oh! The Places You’ll Go! Technology Trajectories in the Presence of External Technology Search. Overall Conclusions and Implications. Future Research Pipeline.Start-Ups and Licensing Agreements: New Insights from Case Studies. Walking into the Room with IP: Exploring Start-ups’ IP Licensing Strategy. Learn and Let Learn. Re-inventing the Licensing Dilemma: An Explorative Study. Oh! The Places You’ll Go! Technology Trajectories in the Presence of External Technology Search. Overall Conclusions and Implications. Future Research Pipeline.LUISS PhD Thesi
La gestione delle controversie in ambito bancario e finanziario, tra tutela del consumatore e finalità di vigilanza: meccanismi “facilitativi” e prospettive di riforma
Il contenuto della tesi si focalizza sulle caratteristiche dei principali sistemi di Alternative Dispute Resolution (ADR) presenti in Europa in ambito bancario e finanziario, sui risultati raggiunti dagli stessi e sull’evoluzione della normativa in tema di risoluzione stragiudiziale delle controversie, orientata verso un fine precipuo: il conseguimento di una elevata tutela del consumatore.
Si è cercato di “rileggere” tali risultati in ottica sistemica, ragionando su possibili miglioramenti, razionalizzazioni e prospettive di riforma, “accorciando” le distanze attualmente presenti tra i vari Stati e accrescendo ulteriormente i benefici per tutti gli operatori del settore.
L’analisi è stata condotta con un approccio evidence-based nell’ottica di una valutazione delle esperienze esistenti in ambito nazionale ed internazionale sul tema dell’ADR (attraverso l’analisi dei principali organismi di ADR attivi in ambito bancario e finanziario), analizzando altresì le recenti modifiche normative introdotte a livello europeo (i.e. Direttiva sull’ADR per i consumatori: Direttiva 2013/11/UE; Regolamento sulla risoluzione delle controversie online dei consumatori: Regolamento (UE) n. 524/2013) e di conseguenza anche nel nostro Paese, nel quale le esigenze alla base delle risoluzioni stragiudiziali delle controversie – soprattutto nel campo bancario e finanziario – sono sempre più attuali e catalizzatrici di numerosi studi ed interessi.
Nel ventunesimo secolo la percezione di tali strumenti a disposizione dei consumatori è passata da “statica” a “dinamica”; tale dinamicità ha spazzato via la vecchia “rivalità” con i meccanismi giudiziali statali, i quali hanno da tempo iniziato ad essere favorevoli ad una evoluzione del sistema.
Non vi è più un’idiosincrasia dei sistemi giudiziali statali nei confronti dei sistemi di ADR: l’incremento (quantitativo e qualitativo) di questi ultimi ha dimostrato come la collettività si senta maggiormente disposta ad accettare le decisioni di organismi che gli stessi ricorrenti possono “controllare” attraverso la qualità dell’interazione con lo staff, valutandone il servizio fairness, meccanismi di accountability).
I dati e le esperienze di ADR in ambito europeo (specialmente per quanto concerne le realtà più evolute del settore banking & finance: i.e. Regno Unito, oggetto di un focus specifico) portano a conclusioni con riflessi ottimistici per il futuro in ottica sistemica.
Le policy e i trend che emergono dall’attività quotidiana degli intermediari sono state concretamente influenzate dall’approccio seguito dagli organismi di ADR cui sono sottoposte le vertenze tra detti intermediari e i propri clienti.
Si è cercato dunque di dimostrare che la finalità prognostico-deflattiva assegnata storicamente ai meccanismi di ADR ha in realtà una valenza meramente secondaria.
L’effetto finale, infatti, non è di mera incrementazione delle controversie, bensì di “tenuta” del sistema attraverso il matching tra funzione giustiziale degli organismi di ADR e l’approccio degli uffici compliance degli intermediari.
La creazione di un clima di fiducia sarà fondamentale per l'espansione del mercato unico nel settore bancario e finanziario: è necessario che le imprese sappiano di poter fruttuosamente svolgere le proprie attività a livello transfrontaliero e che i consumatori abbiano la certezza di vedere tutelati i propri interessi per le transazioni effettuate in tale ambito.
Efficaci meccanismi di ADR appaiono pertanto indispensabili per assicurare lo sviluppo delle cross-border transactions, potendo fare affidamento su un “solido” punto di riferimento per tutti i consumatori eventualmente “danneggiati” da inadempimenti o condotte illegittime da parte del fornitore del/i servizio/i finanziario/i prestato/i.
Studi e analisi di law and economics hanno confermato quanto sopra, anche con l’aiuto delle scienze cognitive, sottolineando come la fiducia che si crea in tali sistemi si alimenti attraverso la cooperazione, la compliance e la accettazione delle decisioni anche sul versante delle imprese.
Si è dunque cercato di dimostrare concretamente come l’avvento degli strumenti di alternative dispute resolution abbia “avvicinato” e “consolidato” i rapporti tra clienti e intermediari finanziari, migliorando gli approcci di vigilanza delle Autorità di settore, rafforzando le policy degli intermediari e accrescendo la trasparenza e la fiducia nel sistema.
L’agilità, la duttilità e l’autorevolezza degli organismi di ADR permettono infatti agli intermediari (e di riflesso anche alle Autorità di vigilanza) di adattarsi in maniera più veloce ed efficace ai mutamenti della società e degli strumenti a disposizione della comunità finanziaria.
In conclusione, si vuole dimostrare come la Direttiva ADR non debba essere interpretata come un punto di arrivo, bensì come una “partenza” necessaria per addivenire ad una svolta, nell’ottica giustizialista, che abbia un approccio pratico e dinamico, volta a superare i differenti orientamenti seguiti nel passato di fronte ai problemi “concreti” dei rapporti negoziali tra i soggetti operanti nel mercato finanziario, che ne hanno - quanto meno - rallentato l’evoluzione e hanno minato la comprensibilità, la chiarezza, l’accessibilità e la fiducia nel sistema bancario e finanziario.Il contenuto della tesi si focalizza sulle caratteristiche dei principali sistemi di Alternative Dispute Resolution (ADR) presenti in Europa in ambito bancario e finanziario, sui risultati raggiunti dagli stessi e sull’evoluzione della normativa in tema di risoluzione stragiudiziale delle controversie, orientata verso un fine precipuo: il conseguimento di una elevata tutela del consumatore.
Si è cercato di “rileggere” tali risultati in ottica sistemica, ragionando su possibili miglioramenti, razionalizzazioni e prospettive di riforma, “accorciando” le distanze attualmente presenti tra i vari Stati e accrescendo ulteriormente i benefici per tutti gli operatori del settore.
L’analisi è stata condotta con un approccio evidence-based nell’ottica di una valutazione delle esperienze esistenti in ambito nazionale ed internazionale sul tema dell’ADR (attraverso l’analisi dei principali organismi di ADR attivi in ambito bancario e finanziario), analizzando altresì le recenti modifiche normative introdotte a livello europeo (i.e. Direttiva sull’ADR per i consumatori: Direttiva 2013/11/UE; Regolamento sulla risoluzione delle controversie online dei consumatori: Regolamento (UE) n. 524/2013) e di conseguenza anche nel nostro Paese, nel quale le esigenze alla base delle risoluzioni stragiudiziali delle controversie – soprattutto nel campo bancario e finanziario – sono sempre più attuali e catalizzatrici di numerosi studi ed interessi.
Nel ventunesimo secolo la percezione di tali strumenti a disposizione dei consumatori è passata da “statica” a “dinamica”; tale dinamicità ha spazzato via la vecchia “rivalità” con i meccanismi giudiziali statali, i quali hanno da tempo iniziato ad essere favorevoli ad una evoluzione del sistema.
Non vi è più un’idiosincrasia dei sistemi giudiziali statali nei confronti dei sistemi di ADR: l’incremento (quantitativo e qualitativo) di questi ultimi ha dimostrato come la collettività si senta maggiormente disposta ad accettare le decisioni di organismi che gli stessi ricorrenti possono “controllare” attraverso la qualità dell’interazione con lo staff, valutandone il servizio fairness, meccanismi di accountability).
I dati e le esperienze di ADR in ambito europeo (specialmente per quanto concerne le realtà più evolute del settore banking & finance: i.e. Regno Unito, oggetto di un focus specifico) portano a conclusioni con riflessi ottimistici per il futuro in ottica sistemica.
Le policy e i trend che emergono dall’attività quotidiana degli intermediari sono state concretamente influenzate dall’approccio seguito dagli organismi di ADR cui sono sottoposte le vertenze tra detti intermediari e i propri clienti.
Si è cercato dunque di dimostrare che la finalità prognostico-deflattiva assegnata storicamente ai meccanismi di ADR ha in realtà una valenza meramente secondaria.
L’effetto finale, infatti, non è di mera incrementazione delle controversie, bensì di “tenuta” del sistema attraverso il matching tra funzione giustiziale degli organismi di ADR e l’approccio degli uffici compliance degli intermediari.
La creazione di un clima di fiducia sarà fondamentale per l'espansione del mercato unico nel settore bancario e finanziario: è necessario che le imprese sappiano di poter fruttuosamente svolgere le proprie attività a livello transfrontaliero e che i consumatori abbiano la certezza di vedere tutelati i propri interessi per le transazioni effettuate in tale ambito.
Efficaci meccanismi di ADR appaiono pertanto indispensabili per assicurare lo sviluppo delle cross-border transactions, potendo fare affidamento su un “solido” punto di riferimento per tutti i consumatori eventualmente “danneggiati” da inadempimenti o condotte illegittime da parte del fornitore del/i servizio/i finanziario/i prestato/i.
Studi e analisi di law and economics hanno confermato quanto sopra, anche con l’aiuto delle scienze cognitive, sottolineando come la fiducia che si crea in tali sistemi si alimenti attraverso la cooperazione, la compliance e la accettazione delle decisioni anche sul versante delle imprese.
Si è dunque cercato di dimostrare concretamente come l’avvento degli strumenti di alternative dispute resolution abbia “avvicinato” e “consolidato” i rapporti tra clienti e intermediari finanziari, migliorando gli approcci di vigilanza delle Autorità di settore, rafforzando le policy degli intermediari e accrescendo la trasparenza e la fiducia nel sistema.
L’agilità, la duttilità e l’autorevolezza degli organismi di ADR permettono infatti agli intermediari (e di riflesso anche alle Autorità di vigilanza) di adattarsi in maniera più veloce ed efficace ai mutamenti della società e degli strumenti a disposizione della comunità finanziaria.
In conclusione, si vuole dimostrare come la Direttiva ADR non debba essere interpretata come un punto di arrivo, bensì come una “partenza” necessaria per addivenire ad una svolta, nell’ottica giustizialista, che abbia un approccio pratico e dinamico, volta a superare i differenti orientamenti seguiti nel passato di fronte ai problemi “concreti” dei rapporti negoziali tra i soggetti operanti nel mercato finanziario, che ne hanno - quanto meno - rallentato l’evoluzione e hanno minato la comprensibilità, la chiarezza, l’accessibilità e la fiducia nel sistema bancario e finanziario.LUISS PhD Thesi
Essays on monetary policy before and after the crisis
In Chapter 1 I brie
y introduce the issues that will be studied in Chapter 2 and 3. In
Chapter 2 I introduce a macroprudential policy for the cap on debt-to-income (DTI) ratio in
a model which is estimated over the period of the build-up of household debt occurred in US
before the financial crisis. The optimal macroprudential policy requires a more important role
for labor income in credit supply decision and a strong countercyclical response of the cap on DTI
to household debt. I find that this optimal macroprudential policy is successful in stabilizing
household debt, is beneficial in terms of social welfare and is desirable as a complement for
monetary policy, when this is enforced as a standard Taylor rule. I then consider also a monetary
policy that can "lean against the wind" of a credit boom to pursue financial stability. It turns out
that this policy is welfare-dominated by the strategy of assigning this goal to a macroprudential
authority committing to optimally implementing the cap on DTI. However, the best-performing
policy is a combination of "leaning against the wind" strategy and macroprudential policy.
In Chapter 3 I study optimal government spending and monetary policy in an economy hit
by a liquidity shock, which may generate recession and de
ation. I find that the optimal policy
mix implies a money-financed fiscal stimulus, which is shaped as a one-period countercyclical
fiscal stimulus along with a prolonged central bank's balance-sheet expansion. By comparing
this optimal policy with other suboptimal policies we uncover several facts. First, an unconventional
monetary policy performs unambiguously better when accompanied by a fiscal stimulus.
Second, financing the stimulus with only public debt brings about long-lasting recession and
de
ation. Third, "active" monetary policies, like the standard Taylor rule, "in
ation targeting"
and "nominal GDP targeting" are efficient policies if the increase in money supply brought
about by these policies is complemented with an optimal fiscal stimulus.In Chapter 1 I brie
y introduce the issues that will be studied in Chapter 2 and 3. In
Chapter 2 I introduce a macroprudential policy for the cap on debt-to-income (DTI) ratio in
a model which is estimated over the period of the build-up of household debt occurred in US
before the financial crisis. The optimal macroprudential policy requires a more important role
for labor income in credit supply decision and a strong countercyclical response of the cap on DTI
to household debt. I find that this optimal macroprudential policy is successful in stabilizing
household debt, is beneficial in terms of social welfare and is desirable as a complement for
monetary policy, when this is enforced as a standard Taylor rule. I then consider also a monetary
policy that can "lean against the wind" of a credit boom to pursue financial stability. It turns out
that this policy is welfare-dominated by the strategy of assigning this goal to a macroprudential
authority committing to optimally implementing the cap on DTI. However, the best-performing
policy is a combination of "leaning against the wind" strategy and macroprudential policy.
In Chapter 3 I study optimal government spending and monetary policy in an economy hit
by a liquidity shock, which may generate recession and de
ation. I find that the optimal policy
mix implies a money-financed fiscal stimulus, which is shaped as a one-period countercyclical
fiscal stimulus along with a prolonged central bank's balance-sheet expansion. By comparing
this optimal policy with other suboptimal policies we uncover several facts. First, an unconventional
monetary policy performs unambiguously better when accompanied by a fiscal stimulus.
Second, financing the stimulus with only public debt brings about long-lasting recession and
de
ation. Third, "active" monetary policies, like the standard Taylor rule, "in
ation targeting"
and "nominal GDP targeting" are efficient policies if the increase in money supply brought
about by these policies is complemented with an optimal fiscal stimulus.LUISS PhD Thesi
Disproportional ownership nelle società quotate il voto multiplo
Il Decreto Competitività nel 2014 ha introdotto
nell’ordinamento italiano le azioni a voto maggiorato e le azioni a voto
plurimo. Hanno quindi trovato ingresso anche nel diritto societario
italiano istituti – già noti ad altri Paesi (es. Usa e Francia) – che
consentono il potenziamento del diritto di voto e si discostano dal
principio one share – one vote.
Si tratta di meccanismi che consentono al socio di esercitare in
assemblea un potere rafforzato rispetto alle risorse investite e di
realizzare una dissociazione tra rischio e gestione.
La facoltà del potenziamento del voto è stata estesa anche alle
società quotate, in un contesto da sempre caratterizzato da un maggior
grado di imperatività.
Si è deciso quindi di offrire alle quotate italiane uno strumento
capace di incidere sulla contendibilità della società, in modo da non
subire passivamente la concorrenza di altri ordinamenti, anche europei,
assicurando una struttura finanziaria maggiormente versatile. Si è
tentato di vincere la ritrosia alla quotazione, fenomeno piuttosto diffuso
nel nostro Paese. Non ultimo – si è detto da più parti – lo Stato
regolatore ha dotato lo Stato azionista di un efficace strumento per
favorire la dismissione delle partecipazioni senza dover subire una
diluizione del controllo.
Al di là degli intenti dichiarati e di quelli inespressi, la reale
portata innovativa dei meccanismi di potenziamento del voto vanno
valutate al vaglio dei fatti.
In un’ottica di effettività, la ricerca comprende, oltre all’esame
della nuova disciplina, anche un’appendice di analisi dei 26 statuti delle società quotate italiane che hanno introdotto la maggiorazione del voto,
corredata da tavole sinottiche.Il Decreto Competitività nel 2014 ha introdotto
nell’ordinamento italiano le azioni a voto maggiorato e le azioni a voto
plurimo. Hanno quindi trovato ingresso anche nel diritto societario
italiano istituti – già noti ad altri Paesi (es. Usa e Francia) – che
consentono il potenziamento del diritto di voto e si discostano dal
principio one share – one vote.
Si tratta di meccanismi che consentono al socio di esercitare in
assemblea un potere rafforzato rispetto alle risorse investite e di
realizzare una dissociazione tra rischio e gestione.
La facoltà del potenziamento del voto è stata estesa anche alle
società quotate, in un contesto da sempre caratterizzato da un maggior
grado di imperatività.
Si è deciso quindi di offrire alle quotate italiane uno strumento
capace di incidere sulla contendibilità della società, in modo da non
subire passivamente la concorrenza di altri ordinamenti, anche europei,
assicurando una struttura finanziaria maggiormente versatile. Si è
tentato di vincere la ritrosia alla quotazione, fenomeno piuttosto diffuso
nel nostro Paese. Non ultimo – si è detto da più parti – lo Stato
regolatore ha dotato lo Stato azionista di un efficace strumento per
favorire la dismissione delle partecipazioni senza dover subire una
diluizione del controllo.
Al di là degli intenti dichiarati e di quelli inespressi, la reale
portata innovativa dei meccanismi di potenziamento del voto vanno
valutate al vaglio dei fatti.
In un’ottica di effettività, la ricerca comprende, oltre all’esame
della nuova disciplina, anche un’appendice di analisi dei 26 statuti delle società quotate italiane che hanno introdotto la maggiorazione del voto,
corredata da tavole sinottiche.LUISS PhD Thesi
Misure di prevenzione della corruzione nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici
La corruzione amministrativa e i sistemi di prevenzione nell'evoluzione normativa. Il fenomeno della corruzione e i fattori nel settore degli appalti. Gli strumenti per la prevenzione della corruzione nei contratti pubblici: il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici.La corruzione amministrativa e i sistemi di prevenzione nell'evoluzione normativa. Il fenomeno della corruzione e i fattori nel settore degli appalti. Gli strumenti per la prevenzione della corruzione nei contratti pubblici: il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici.LUISS PhD Thesi
The impact of US' Neo-Orientalism on the future of Nation-State in Iraq in the light of IS crisis
First, this study intends to inquire into this question: does the US support a unified Iraq? If
we look at the historical discourse of US policy towards Iraq, the answer would be: Yes. But to
an adequate answer, my methodology tries to understand how far knowledge and power can
meet to give us a clear answer. I was so confused till I read Edward Said’s Orientalism. When I
started reading this book a realization has grown in my mind that Said methodology will help me
answer my question. But still this methodology is not sufficient to address the recent political
dynamics whether in Iraq itself, or that shapes the relationship between the US and Iraq. Thus,
there was a need to adopt other paradigm. This is Mohammed Salama’s work of Islam,
Orientalism and Intellectual History. To reach a detailed answer to the above guiding question I
go through various methodological approaches, and each of them matches a supportive question.
At the same, these concerns tell us that it’s difficult to study how Iraq is perceived in the US
without studying the themes about Arab and Islam in the same periphery.
However, I find it relevance to demonstrate the significance of this study. This study is a
scientific attempt to test the hypothesis which presumes that the US Orientalism can directly
affect the political future of specific country (Iraq as a case study). Thus, I was keen to read as
much as possible works that have been done about the implications of Orientalism on politics.
The first chapter demonstrates the relationship between Orientalism and politics but what is
significant is that I was eager to understand the implications of Orientalism on strategy-making
process. Some concepts are presented for the first time in this study such as ‘soft Orientalism’
and ‘Hard Orientalism’; a twofold distinction is clearly set out between the political view of neoorientalism
and the old definition of the concept on one hand, and between the old type of
orientalists and the new one on the other. In that sense, the thesis is designed to fulfill the
methodological requirement to tackle this question in one hand. While on the other, it is designed
to inquire into the question that concerns the impact of neo-orientalism on the US strategy
towards a unified Iraq. It is important to explain why I chose Iraq as an object of contemporary
American Orientalism? I believe that Iraq has occupied central core of American interest in the
Middle East since Gulf War in 1990, even before, and after September 11th in specific. We can
notice that before 2003 Iraq was linked to terrorism, despotism, tyranny and accused of
possessing weapons of mass destruction. In addition, Iraq was also perceived as a major source destabilizing the region. It is this image that has guided the US foreign policy towards Iraq for
more than a decade where it has invested soft power to legitimize its hard power which was
demonstrated through its invasion of Iraq in 2003 to remove the regime of Saddam Hussein and
to initiate the political project of Democratization.
Although, the most important obstacle this study faces is that how methodologically a link can be
established between Orientalism, which mostly perceived as linguistic or literature studies, and
strategic analysis regarding the future of Iraq. Conclusions about Orientalism cannot be
circulated on various political peripheries. Because the first think orientalism deals with is
power. Thus, the impact of orientalism on foreign policy should be analyzed in the light of
state’s capacity to apply its themes. Orientalism has different implications on politics from case
study to another. In some countries, its impact is limited to the domestic politics since the
political trends of that country has no intention of playing a major role in international politics.
This study promotes two essential arguments:
1. Orientalism’s findings and themes in the US have sophisticated implications on the future
of a state like Iraq.
2. The US supports a unified Iraq if it meets its strategic expectations as will be discussed
later in the seventh chapter.
The hypotheses will be proven by qualitative methods of primary and secondary sources. The
analysis of recent literature on Orientalism, Islamophobia, and its impact on US foreign policy
will be undergone in Arabic, and English. Also, recent press will be observed and included. In
addition, the primary sources written by international and intergovernmental institutions, national
governments, Iraqis institutions, foreign policy reports, and think tanks will determine a main
part of the analysis. Further, the analysis of strategies towards Iraq focusing on the policy area of
the so-called Islamic State in the region will be conducted.
This study will be structured into seven chapters. Each one will tackle sub-question listings to
fulfill the methodological requirements. This study is a scientific attempt to test the hypothesis
which presumes that the US Orientalism can directly affect the political future of other state
(Iraq). in that sense, the thesis is designed to fulfill the methodological requirement to tackle this
question in one hand. While on the other, it is designed to inquire into the question that concerns
the impact of neo-orientalism on the US strategy towards a unified Iraq.First, this study intends to inquire into this question: does the US support a unified Iraq? If
we look at the historical discourse of US policy towards Iraq, the answer would be: Yes. But to
an adequate answer, my methodology tries to understand how far knowledge and power can
meet to give us a clear answer. I was so confused till I read Edward Said’s Orientalism. When I
started reading this book a realization has grown in my mind that Said methodology will help me
answer my question. But still this methodology is not sufficient to address the recent political
dynamics whether in Iraq itself, or that shapes the relationship between the US and Iraq. Thus,
there was a need to adopt other paradigm. This is Mohammed Salama’s work of Islam,
Orientalism and Intellectual History. To reach a detailed answer to the above guiding question I
go through various methodological approaches, and each of them matches a supportive question.
At the same, these concerns tell us that it’s difficult to study how Iraq is perceived in the US
without studying the themes about Arab and Islam in the same periphery.
However, I find it relevance to demonstrate the significance of this study. This study is a
scientific attempt to test the hypothesis which presumes that the US Orientalism can directly
affect the political future of specific country (Iraq as a case study). Thus, I was keen to read as
much as possible works that have been done about the implications of Orientalism on politics.
The first chapter demonstrates the relationship between Orientalism and politics but what is
significant is that I was eager to understand the implications of Orientalism on strategy-making
process. Some concepts are presented for the first time in this study such as ‘soft Orientalism’
and ‘Hard Orientalism’; a twofold distinction is clearly set out between the political view of neoorientalism
and the old definition of the concept on one hand, and between the old type of
orientalists and the new one on the other. In that sense, the thesis is designed to fulfill the
methodological requirement to tackle this question in one hand. While on the other, it is designed
to inquire into the question that concerns the impact of neo-orientalism on the US strategy
towards a unified Iraq. It is important to explain why I chose Iraq as an object of contemporary
American Orientalism? I believe that Iraq has occupied central core of American interest in the
Middle East since Gulf War in 1990, even before, and after September 11th in specific. We can
notice that before 2003 Iraq was linked to terrorism, despotism, tyranny and accused of
possessing weapons of mass destruction. In addition, Iraq was also perceived as a major source destabilizing the region. It is this image that has guided the US foreign policy towards Iraq for
more than a decade where it has invested soft power to legitimize its hard power which was
demonstrated through its invasion of Iraq in 2003 to remove the regime of Saddam Hussein and
to initiate the political project of Democratization.
Although, the most important obstacle this study faces is that how methodologically a link can be
established between Orientalism, which mostly perceived as linguistic or literature studies, and
strategic analysis regarding the future of Iraq. Conclusions about Orientalism cannot be
circulated on various political peripheries. Because the first think orientalism deals with is
power. Thus, the impact of orientalism on foreign policy should be analyzed in the light of
state’s capacity to apply its themes. Orientalism has different implications on politics from case
study to another. In some countries, its impact is limited to the domestic politics since the
political trends of that country has no intention of playing a major role in international politics.
This study promotes two essential arguments:
1. Orientalism’s findings and themes in the US have sophisticated implications on the future
of a state like Iraq.
2. The US supports a unified Iraq if it meets its strategic expectations as will be discussed
later in the seventh chapter.
The hypotheses will be proven by qualitative methods of primary and secondary sources. The
analysis of recent literature on Orientalism, Islamophobia, and its impact on US foreign policy
will be undergone in Arabic, and English. Also, recent press will be observed and included. In
addition, the primary sources written by international and intergovernmental institutions, national
governments, Iraqis institutions, foreign policy reports, and think tanks will determine a main
part of the analysis. Further, the analysis of strategies towards Iraq focusing on the policy area of
the so-called Islamic State in the region will be conducted.
This study will be structured into seven chapters. Each one will tackle sub-question listings to
fulfill the methodological requirements. This study is a scientific attempt to test the hypothesis
which presumes that the US Orientalism can directly affect the political future of other state
(Iraq). in that sense, the thesis is designed to fulfill the methodological requirement to tackle this
question in one hand. While on the other, it is designed to inquire into the question that concerns
the impact of neo-orientalism on the US strategy towards a unified Iraq.LUISS PhD Thesi
Obiettivi del diritto fallimentare e impresa: un’inarrestabile evoluzione alla prova dell’effettività
Quali finalità per il diritto fallimentare. Gli obiettivi perseguiti dall'attuale diritto fallimentare. Esperienze a confronto. Gli attuali progetti di riforma.Quali finalità per il diritto fallimentare. Gli obiettivi perseguiti dall'attuale diritto fallimentare. Esperienze a confronto. Gli attuali progetti di riforma.LUISS PhD Thesi
Concorrenza nel settore del trasporto aereo e dei servizi aeroportuali
L’abuso di posizione dominante delle compagnie aeree. Competizione e cooperazione tra compagnie aeree. La cessione degli slots come rimedio alla posizione dominante delle compagnie aeree. Abuso di posizione dominante del gestore aeroportuale.L’abuso di posizione dominante delle compagnie aeree. Competizione e cooperazione tra compagnie aeree. La cessione degli slots come rimedio alla posizione dominante delle compagnie aeree. Abuso di posizione dominante del gestore aeroportuale.LUISS PhD Thesi
Re-visioning ‘Lebanon’: power-sharing during the postwar era (1990-2015)
One of the major objectives of this study was to show how
consociationalism deals with multi-communalism and why it remains the
most prevalent form of nation-building in fragmented settings. To
enhance communal inclusion, consociationalism propounds the formation
of all-encompassing executives and the application of the proportional
rule in the allocation of resources, offices and the electoral system. Veto
rights prevent decisions that impinge upon issues deemed of Vital
National Interest. In addition, functional federalism guarantees the
protection of minorities by granting them the exclusive right of managing
communal cultural and educational affairs. However, the sacralisation of
the consociational devices of power-sharing inhibits their gradual
dismantlement as the merits of inclusion and segmental autonomy tend to
be highly valued by minority groups. This underscores the contextual
character of power-sharing and the study’s attempt to explore its
peculiarities within an iconic consociational case that of Lebanon.
Thus the second objective of this thesis was to ask why
consociationalism has not yet produced a sort of democratic stability
grounded on a veneer of syncretistic nationalism in postwar Lebanon
(1990-2015). The study therefore, attempted to contribute into the
understanding of the subtleties embedded in fragmented settings and
demonstrate how institutions become entangled with communal histories
and myths. As shown, power-sharing in Lebanon is deeply ingrained in
history, mediating and being mediated by different visions of nationstatehood. The Taif Agreement, which was the main focus of this study,
attempted to end a protracted civil war and bolster national integration in
Lebanon by ‘ephemerally’ re-introducing confessionalism. Syria formed
an integral part of the postwar nation-building process. As argued, the
Syrian tutelage was eminently hybrid in nature, straddling a military
occupation and a legitimate trusteeship. Following a self-centered
approach, Damascus prioritised stability over democracy, adroitly
manipulating recurrent patterns of inter-confessional bickering.
The Independence Intifada ended the Syrian tutelage and
engendered hopes for a rekindled spirit of consociational partnership.
However, as this thesis has tried to argue, Lebanon soon became
embroiled in interlocking institutional deadlocks that resided in different
visions of nationhood. The eruption of the Syrian uprising accentuated the
divergent perceptions nursed by the inter-segmental elites, manifesting
that the Lebanese republic has reached a critical stage in the long process
of nation-building.One of the major objectives of this study was to show how
consociationalism deals with multi-communalism and why it remains the
most prevalent form of nation-building in fragmented settings. To
enhance communal inclusion, consociationalism propounds the formation
of all-encompassing executives and the application of the proportional
rule in the allocation of resources, offices and the electoral system. Veto
rights prevent decisions that impinge upon issues deemed of Vital
National Interest. In addition, functional federalism guarantees the
protection of minorities by granting them the exclusive right of managing
communal cultural and educational affairs. However, the sacralisation of
the consociational devices of power-sharing inhibits their gradual
dismantlement as the merits of inclusion and segmental autonomy tend to
be highly valued by minority groups. This underscores the contextual
character of power-sharing and the study’s attempt to explore its
peculiarities within an iconic consociational case that of Lebanon.
Thus the second objective of this thesis was to ask why
consociationalism has not yet produced a sort of democratic stability
grounded on a veneer of syncretistic nationalism in postwar Lebanon
(1990-2015). The study therefore, attempted to contribute into the
understanding of the subtleties embedded in fragmented settings and
demonstrate how institutions become entangled with communal histories
and myths. As shown, power-sharing in Lebanon is deeply ingrained in
history, mediating and being mediated by different visions of nationstatehood. The Taif Agreement, which was the main focus of this study,
attempted to end a protracted civil war and bolster national integration in
Lebanon by ‘ephemerally’ re-introducing confessionalism. Syria formed
an integral part of the postwar nation-building process. As argued, the
Syrian tutelage was eminently hybrid in nature, straddling a military
occupation and a legitimate trusteeship. Following a self-centered
approach, Damascus prioritised stability over democracy, adroitly
manipulating recurrent patterns of inter-confessional bickering.
The Independence Intifada ended the Syrian tutelage and
engendered hopes for a rekindled spirit of consociational partnership.
However, as this thesis has tried to argue, Lebanon soon became
embroiled in interlocking institutional deadlocks that resided in different
visions of nationhood. The eruption of the Syrian uprising accentuated the
divergent perceptions nursed by the inter-segmental elites, manifesting
that the Lebanese republic has reached a critical stage in the long process
of nation-building.LUISS PhD Thesi