17 research outputs found

    Low in‑hospital mortality rate in patients with COVID‑19 receiving thromboprophylaxis: data from the multicentre observational START‑COVID Register

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    Abstract COVID-19 infection causes respiratory pathology with severe interstitial pneumonia and extra-pulmonary complications; in particular, it may predispose to thromboembolic disease. The current guidelines recommend the use of thromboprophylaxis in patients with COVID-19, however, the optimal heparin dosage treatment is not well-established. We conducted a multicentre, Italian, retrospective, observational study on COVID-19 patients admitted to ordinary wards, to describe clinical characteristic of patients at admission, bleeding and thrombotic events occurring during hospital stay. The strategies used for thromboprophylaxis and its role on patient outcome were, also, described. 1091 patients hospitalized were included in the START-COVID-19 Register. During hospital stay, 769 (70.7%) patients were treated with antithrombotic drugs: low molecular weight heparin (the great majority enoxaparin), fondaparinux, or unfractioned heparin. These patients were more frequently affected by comorbidities, such as hypertension, atrial fibrillation, previous thromboembolism, neurological disease,and cancer with respect to patients who did not receive thromboprophylaxis. During hospital stay, 1.2% patients had a major bleeding event. All patients were treated with antithrombotic drugs; 5.4%, had venous thromboembolism [30.5% deep vein thrombosis (DVT), 66.1% pulmonary embolism (PE), and 3.4% patients had DVT + PE]. In our cohort the mortality rate was 18.3%. Heparin use was independently associated with survival in patients aged ≄ 59 years at multivariable analysis. We confirmed the high mortality rate of COVID-19 in hospitalized patients in ordinary wards. Treatment with antithrombotic drugs is significantly associated with a reduction of mortality rates especially in patients older than 59 years

    Clinical features and outcomes of elderly hospitalised patients with chronic obstructive pulmonary disease, heart failure or both

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    Background and objective: Chronic obstructive pulmonary disease (COPD) and heart failure (HF) mutually increase the risk of being present in the same patient, especially if older. Whether or not this coexistence may be associated with a worse prognosis is debated. Therefore, employing data derived from the REPOSI register, we evaluated the clinical features and outcomes in a population of elderly patients admitted to internal medicine wards and having COPD, HF or COPD + HF. Methods: We measured socio-demographic and anthropometric characteristics, severity and prevalence of comorbidities, clinical and laboratory features during hospitalization, mood disorders, functional independence, drug prescriptions and discharge destination. The primary study outcome was the risk of death. Results: We considered 2,343 elderly hospitalized patients (median age 81 years), of whom 1,154 (49%) had COPD, 813 (35%) HF, and 376 (16%) COPD + HF. Patients with COPD + HF had different characteristics than those with COPD or HF, such as a higher prevalence of previous hospitalizations, comorbidities (especially chronic kidney disease), higher respiratory rate at admission and number of prescribed drugs. Patients with COPD + HF (hazard ratio HR 1.74, 95% confidence intervals CI 1.16-2.61) and patients with dementia (HR 1.75, 95% CI 1.06-2.90) had a higher risk of death at one year. The Kaplan-Meier curves showed a higher mortality risk in the group of patients with COPD + HF for all causes (p = 0.010), respiratory causes (p = 0.006), cardiovascular causes (p = 0.046) and respiratory plus cardiovascular causes (p = 0.009). Conclusion: In this real-life cohort of hospitalized elderly patients, the coexistence of COPD and HF significantly worsened prognosis at one year. This finding may help to better define the care needs of this population

    ANTONIO DE SIMONE, Il primo Habermas. Ritratti di pensiero. La teoria critica, i classici e la contemporaneitĂ 

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    Il primo Habermas. Ritratti di pensiero Ăš un volume in cui Antonio De Simone esamina e ricostruisce - nello stile innovativo della narrazione e della postura filosofica che interpellano nella scena del mondo umano i propri “personaggi concettuali” - sia il fare filosofico che si dispiega nel “primo” programma scientifico di JĂŒrgen Habermas mediante una selezione critica della sua vita filosofica incarnata in particolare negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, sia le aree tematiche nei cui confronti egli ha praticato l’intelletto filosofante della sua parola e della sua scrittura: il tutto al fine di facilitare contestualmente la lettura e la comprensione dell’architettonicitĂ  e del significato d’insieme dell’importante e cospicuo opus primum habermasiano. Una finalitĂ  intrinseca di questo libro consiste anche nel far emergere in filigrana - nella forma di “ritratti di pensiero” - il considerevole contributo che Habermas ha offerto nell’interpretare figure rappresentative e temi portanti della storia della filosofia, della teoria politica e della teoria sociale moderne e contemporanee attraverso il suo peculiare metodo metacritico ancora oggi di impareggiabile valore culturale per leggere il destino e i dilemmi della ragione nell’ineffabilitĂ  del Moderno: nella loro falda filosofica e politica come nella loro contingenza storica. Il “primo” Habermas come autore (nel) contemporaneo Ăš un filosofo che con la propria e peculiare “politicità” non ha mai dismesso di ri-leggere criticamente nella contemporaneitĂ  anche i classici del passato avendo la consapevolezza che gli stessi comunque possono essere considerati dei “grandi rivoluzionari” della storia, pensieri viventi, pensieri “precedenti” che hanno reso possibile al pensiero di procedere oltre la “lacuna” dell’ignoranza. Che Habermas abbia espresso egli stesso la statura del classico e che egli nel suo essere un “nostro contemporaneo” a sua volta abbia avuto la consapevolezza di pensare e scrivere giĂ  come un classico vivente lo deciderĂ  la storia, oltre il futuro. Oggi, comunque, sia i tempi biografico-intellettuali vissuti dal filosofo tedesco sia quelli storiografici compiuti dalla critica sono diventati maturi per consegnare al lettore uno studio monografico autonomo che sappia restituire l’originale configurazione dell’itinerario percorso dal “primo” Habermas, necessario per la comprensione completa del-l’intero suo successivo cammino di pensiero, intrapreso a partire dagli anni Ottanta/Novanta con la sfida intersoggettiva della filosofia e la svolta deliberativa della teoria etico-giuridica e politica, oltre l’esperienza francofortese, negli scenari della cultura filosofica occidentale. Dal ritratto di pensiero di Antonio De Simone emerge con chiarezza che occuparsi di Habermas non Ăš soltanto fare-storia-della-filosofia, ma anche fare-filosofia nell’implicazione che il mondo storico, culturale, sociale e politico comporta per l’interpretazione di importanti problemi aderenti ai fatti e alle forme di vita che connotano l’inquieto vincolo dell’umano

    Le carceri ‘nere’. Criminalizzazione e sovrarappresentazione dei migranti nelle carceri europee

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    In un mondo – quello contemporaneo – nel quale xenofobia e criminalizzazione degli stranieri sembrano evolversi come due processi interdipendenti e paralleli, il carcere assume significati e discorsi carichi di implicazioni sociologiche e antropologiche. Gli istituti di detenzione diventano dunque topoi identitari, nei quali vengono a disegnarsi i nuovi criteri di esclusione / inclusione delle popolazioni migranti. Una lettura diacronica dei dati statistici relativi ai flussi di stranieri nei paesi europei (e in particolar modo in Italia e in Svizzera) e alla loro presenza nel sistema di carcerazione va dunque letta alla luce degli studi sulla sociologia delle migrazioni e sulla devianza, onde evitare equazioni fuorvianti

    Commento di Sebastiano Taccola a Un’età contro la storia. Saggio sulla rivoluzione del XXI secolo

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    “Where can we possible deduce the coherent systematic dialectical nature, of the historical time from? what aspects can we infer the dialectical status of the historical time, without which it could be normalized and assumed as a nature law from?” In his comment to Giuseppe Carlo Marino’s essay about the globalization and crisis of “historical thought”, Sebastiano Taccola asks these questions by giving us important starting points of the changes and developments of the relationships between men thought and sense of history

    Ugo La Pietra. Progetto Disequilibrante

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    La mostra su Ugo La Pietra alla Triennale di Milano Ăš l'occasione per un breve saggio retrospettivo sulla sua opera e la sua difficoltĂ  di accettazione nel contesto della cultura italiana del progetto

    L\u2019indagine di Maria Corti sull\u2019episodio di Ulisse e la sua ricezione critica.

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