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Epidemiologia e diritto penale: profili di responsabilità derivante dall’esposizione ad amianto
La tesi ha ad oggetto il tema della rilevanza dell’epidemiologia ai fini dell’accertamento della responsabilità penale.
Di fronte al delicato rapporto tra scienza e diritto penale, la scelta metodologica è stata, così, netta (e quasi obbligata): un’impostazione di carattere multidisciplinare e comparatistica, che nasce dalla "consapevolezza della necessità di abbattere i confini che ancora rigidamente separano le diverse discipline ed i distinti ordinamenti, tutti invece accomunati dalla necessità di risolvere i medesimi problemi presentati dalla società moderna".
Le difficoltà sono, infatti, unitarie ed ampiamente definite e tentano di decifrare quella “paralisi” incontrata dal diritto (soprattutto penale) nello scontrarsi con la situazione tipica di incertezza scientifica e fattuale che caratterizza il nostro attuale contesto fenomenologico.
I primi passi della ricerca si muovono così su una preliminare definizione del nostro presente, identificandone i tratti caratterizzanti – innanzitutto - su un piano sociologico. Dopo aver tratteggiato le peculiarità, ormai note, dell’odierna società post moderna si impone un altro prioritario passaggio: la definizione del ruolo della scienza nel diritto penale, l’individuazione della sua “collocazione” dogmatica e, soprattutto, ancora prima, la determinazione delle caratteristiche fondamentali del sapere scientifico.
Si apre così un ambito, ancora poco esplorato nel nostro ordinamento, per il quale è necessario richiamare l’esperienza Statunitense (in particolare i c.d. Frye test e Daubert test) che vanta da anni una maggiore attenzione sulla rilevanza del sapere scientifico e sui criteri di verifica di affidabilità degli studi scientifici ai fini del loro utilizzo all’interno del processo.
Conclusa tale prima parte, il secondo capitolo è dedicato alla ricostruzione della nostra “storia” ed all’analisi più specifica dei risvolti problematici che il
1 CENTONZE, La normalità dei disastri tecnologici. Il problema del congedo dal diritto penale., Milano, 2004, p. 2.
rapporto tra scienza e diritto penale ha avuto nel nostro ordinamento così come manifestatisi nell’evoluzione del diritto.
Si è scelto, in particolare, di circoscrivere l’attenzione al fenomeno dell’amianto, in quanto in grado di rispecchiare emblematicamente tutti i profili di rilievo emersi in ordine al legame tra epidemiologia e diritto penale.
Tale seconda linea di indagine si ripartisce, più precisamente, nelle due traiettorie fondamentali intraprese dalla giurisprudenza: quella tradizionale, relativa alla contestazione delle malattie asbesto-correlate quali eventi delle fattispecie di omicidio e lesioni colpose; quella più recente, espressa dal celebre processo Eternit, che proprio per evitare di imbattersi negli ostacoli incontrati sul terreno del diritto penale di evento, intraprende la distinta strada dei delitti di pericolo.
Nel terzo capitolo si impone un allargamento del campo visuale, tale da includere anche l’ordinamento statunitense ed inglese, la cui analisi risulta imprescindibile e coerente con l’impostazione metodologica prescelta.
La storia statunitense, in particolare, presenta un grande rilievo comparatistico, vantando la più lunga esperienza in materia di esposizioni a sostanze tossiche. Si cercheranno così di individuarne i tratti essenziali: dai problemi emersi nell’accertamento della specific causation; al passaggio ad una forma di gestione collettiva dei toxic torts, attraverso l’istituto delle class actions; alla configurabilità di una peculiare figura di illecito pubblico mediante l’esercizio dell’azione di public nuisance.
L’ordinamento inglese presenta, invece, profili di interesse per l’inedita scelta compiuta dal legislatore di introdurre un apposito reato della persona giuridica dai contorni settoriali, ossia il corporate manslaughter. Saranno, dunque, esaminati anche in questo caso la ratio che ha ispirato la riforma e gli elementi essenziali della figura.
L’ultima parte è volta a riunire tutti i punti trasversalmente affrontati verso un unico obiettivo: verificare quali siano le prospettive dell’epidemiologia nel processo penale, o meglio se esistano eventuali soluzioni, in una duplice ottica de jure condito e de jure condendo.La tesi ha ad oggetto il tema della rilevanza dell’epidemiologia ai fini dell’accertamento della responsabilità penale.
Di fronte al delicato rapporto tra scienza e diritto penale, la scelta metodologica è stata, così, netta (e quasi obbligata): un’impostazione di carattere multidisciplinare e comparatistica, che nasce dalla "consapevolezza della necessità di abbattere i confini che ancora rigidamente separano le diverse discipline ed i distinti ordinamenti, tutti invece accomunati dalla necessità di risolvere i medesimi problemi presentati dalla società moderna".
Le difficoltà sono, infatti, unitarie ed ampiamente definite e tentano di decifrare quella “paralisi” incontrata dal diritto (soprattutto penale) nello scontrarsi con la situazione tipica di incertezza scientifica e fattuale che caratterizza il nostro attuale contesto fenomenologico.
I primi passi della ricerca si muovono così su una preliminare definizione del nostro presente, identificandone i tratti caratterizzanti – innanzitutto - su un piano sociologico. Dopo aver tratteggiato le peculiarità, ormai note, dell’odierna società post moderna si impone un altro prioritario passaggio: la definizione del ruolo della scienza nel diritto penale, l’individuazione della sua “collocazione” dogmatica e, soprattutto, ancora prima, la determinazione delle caratteristiche fondamentali del sapere scientifico.
Si apre così un ambito, ancora poco esplorato nel nostro ordinamento, per il quale è necessario richiamare l’esperienza Statunitense (in particolare i c.d. Frye test e Daubert test) che vanta da anni una maggiore attenzione sulla rilevanza del sapere scientifico e sui criteri di verifica di affidabilità degli studi scientifici ai fini del loro utilizzo all’interno del processo.
Conclusa tale prima parte, il secondo capitolo è dedicato alla ricostruzione della nostra “storia” ed all’analisi più specifica dei risvolti problematici che il
1 CENTONZE, La normalità dei disastri tecnologici. Il problema del congedo dal diritto penale., Milano, 2004, p. 2.
rapporto tra scienza e diritto penale ha avuto nel nostro ordinamento così come manifestatisi nell’evoluzione del diritto.
Si è scelto, in particolare, di circoscrivere l’attenzione al fenomeno dell’amianto, in quanto in grado di rispecchiare emblematicamente tutti i profili di rilievo emersi in ordine al legame tra epidemiologia e diritto penale.
Tale seconda linea di indagine si ripartisce, più precisamente, nelle due traiettorie fondamentali intraprese dalla giurisprudenza: quella tradizionale, relativa alla contestazione delle malattie asbesto-correlate quali eventi delle fattispecie di omicidio e lesioni colpose; quella più recente, espressa dal celebre processo Eternit, che proprio per evitare di imbattersi negli ostacoli incontrati sul terreno del diritto penale di evento, intraprende la distinta strada dei delitti di pericolo.
Nel terzo capitolo si impone un allargamento del campo visuale, tale da includere anche l’ordinamento statunitense ed inglese, la cui analisi risulta imprescindibile e coerente con l’impostazione metodologica prescelta.
La storia statunitense, in particolare, presenta un grande rilievo comparatistico, vantando la più lunga esperienza in materia di esposizioni a sostanze tossiche. Si cercheranno così di individuarne i tratti essenziali: dai problemi emersi nell’accertamento della specific causation; al passaggio ad una forma di gestione collettiva dei toxic torts, attraverso l’istituto delle class actions; alla configurabilità di una peculiare figura di illecito pubblico mediante l’esercizio dell’azione di public nuisance.
L’ordinamento inglese presenta, invece, profili di interesse per l’inedita scelta compiuta dal legislatore di introdurre un apposito reato della persona giuridica dai contorni settoriali, ossia il corporate manslaughter. Saranno, dunque, esaminati anche in questo caso la ratio che ha ispirato la riforma e gli elementi essenziali della figura.
L’ultima parte è volta a riunire tutti i punti trasversalmente affrontati verso un unico obiettivo: verificare quali siano le prospettive dell’epidemiologia nel processo penale, o meglio se esistano eventuali soluzioni, in una duplice ottica de jure condito e de jure condendo.LUISS PhD Thesi
La tassazione del reddito delle imprese bancarie
Banks are a «special status entities» that are regulated by a specific law (the Legislative Decree no. 385/1993). As it is known, the typical banking activity contain two «component activities»: the credit supply and the collection of saving.
This work aims to comprehend how the peculiarity of the banking activity reflect in the tax law and, in particular, in the income tax. The legislative interventions in the field of banking taxation can be reconducted to three categories: i) the provisions related to the typical bank’s assets (credit and passive interests); ii) the provisions aimed to follow counter-cyclical or promotional objectives; ii) the provisions that determine a surcharge.
As far as the first category is concerned, tax law provides, for banking and financial sector, an ad hoc regulation for the deductibility of receivables’ write-down and for the deductibility of passive interests. In particular, tax law provides for the full deduction in the fiscal year in which they are booked in the balance sheet. The new regulatory asset outstands for the increased fiscal issues’ derivation from the financial asset and, so, for the considerable simplification of the fiscal regulatory framework. Anyway, doubts remain as far as the ratio of the regulation and the check of the tax Revenue are concerned.
The second category includes the possibility to convert deferred tax assets (DTA) into tax credits (provided by the Law Decree no. 225/2010) and the possibility to apply to the participation acquired on the conversion of loans or on their extinction (as it is agreed in financial restructuring plan of companies in crisis) the tax treatment of loans extinguished/converted (provided by the art. 113 of
2
the Consolidated Income Tax Act). These two measures, which can be defined as “asystematic” tax reliefs aimed to pursue extra-fiscal objectives, seem to go in different directions and are susceptible to determine state aids.
The third category comprehends a set of varied measures that fundamentally can be reconducted to: the cd. Robin Hood Tax related to the banking sector, the una tantum surcharge provided by the Law Decree no. 133/2013 and the surcharge provided by the Law no. 208/2015. All these measures are susceptible to determine constitutional questions. Furthermore, the latest surcharge implies some applicative problems that should be resolved as soon as possibile.Banks are a «special status entities» that are regulated by a specific law (the Legislative Decree no. 385/1993). As it is known, the typical banking activity contain two «component activities»: the credit supply and the collection of saving.
This work aims to comprehend how the peculiarity of the banking activity reflect in the tax law and, in particular, in the income tax. The legislative interventions in the field of banking taxation can be reconducted to three categories: i) the provisions related to the typical bank’s assets (credit and passive interests); ii) the provisions aimed to follow counter-cyclical or promotional objectives; ii) the provisions that determine a surcharge.
As far as the first category is concerned, tax law provides, for banking and financial sector, an ad hoc regulation for the deductibility of receivables’ write-down and for the deductibility of passive interests. In particular, tax law provides for the full deduction in the fiscal year in which they are booked in the balance sheet. The new regulatory asset outstands for the increased fiscal issues’ derivation from the financial asset and, so, for the considerable simplification of the fiscal regulatory framework. Anyway, doubts remain as far as the ratio of the regulation and the check of the tax Revenue are concerned.
The second category includes the possibility to convert deferred tax assets (DTA) into tax credits (provided by the Law Decree no. 225/2010) and the possibility to apply to the participation acquired on the conversion of loans or on their extinction (as it is agreed in financial restructuring plan of companies in crisis) the tax treatment of loans extinguished/converted (provided by the art. 113 of
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the Consolidated Income Tax Act). These two measures, which can be defined as “asystematic” tax reliefs aimed to pursue extra-fiscal objectives, seem to go in different directions and are susceptible to determine state aids.
The third category comprehends a set of varied measures that fundamentally can be reconducted to: the cd. Robin Hood Tax related to the banking sector, the una tantum surcharge provided by the Law Decree no. 133/2013 and the surcharge provided by the Law no. 208/2015. All these measures are susceptible to determine constitutional questions. Furthermore, the latest surcharge implies some applicative problems that should be resolved as soon as possibile.LUISS PhD Thesi
La prevenzione dei reati mediante l’organizzazione: i modelli anticorruzione nell’esperienza europea
Difetto di organizzazione e imputazione della responsabilità all’ente: un’analisi comparata. Colpevolezza dell’ente e modelli organizzativi nell’esperienza italiana: il settore del contrasto alla corruzione. I compliance program anticorruzione in Europa. Verso l’elaborazione di un nuovo paradigma.Difetto di organizzazione e imputazione della responsabilità all’ente: un’analisi comparata. Colpevolezza dell’ente e modelli organizzativi nell’esperienza italiana: il settore del contrasto alla corruzione. I compliance program anticorruzione in Europa. Verso l’elaborazione di un nuovo paradigma.LUISS PhD Thesi
Essays in Empirical Political Economy
The work in chapter 1 exploits the timing and public circulation of budget forecasts in Italian
municipalities in order to produce empirical evidence of strategic behaviour by mayors on their
promised investments. In particular, using a province fixed-effects model, mayors are shown to
over-promise investments in election years by 20% more than over the rest of the term. The
results are driven by mayors who are not term-limited, and also by those unaffiliated to national
parties and with greater levels of education, in line with previous evidence produced over political
budget cycles. Moreover, mayors who over-promise more in election years are those who engage
in higher pre-electoral increases in investments, thus creating a bridge between traditional po-
litical budget cycle and this strategic behaviour. Lastly, I present some suggestive evidence of a
positive effect of the strategic behaviour on the probability of re-running and of being re-elected.
There has been a recent surge of interest in the link between globalization and the political
repercussions caused by increased exposure to low-cost import competition, which has found
it to cause increased political polarization and a surge in vote for radical right-wing parties.
The second chapter focuses on Italy, which is an interesting case study given its highly-exposed
economy, and its multi-party system which includes radical right- and left-wing parties and also
populist movements. In order to investigate the political effects caused by the trade shock de-
termined by China's exogenous growth in productivity I construct an exhaustive database on
the period between 1994 to 2016 and find that, in contrast to the related literature, there is no
causal positive effect on the support for radical parties, nor is the rise in populist politics caused
by increased exposure to the Chinese trade shock.The work in chapter 1 exploits the timing and public circulation of budget forecasts in Italian
municipalities in order to produce empirical evidence of strategic behaviour by mayors on their
promised investments. In particular, using a province fixed-effects model, mayors are shown to
over-promise investments in election years by 20% more than over the rest of the term. The
results are driven by mayors who are not term-limited, and also by those unaffiliated to national
parties and with greater levels of education, in line with previous evidence produced over political
budget cycles. Moreover, mayors who over-promise more in election years are those who engage
in higher pre-electoral increases in investments, thus creating a bridge between traditional po-
litical budget cycle and this strategic behaviour. Lastly, I present some suggestive evidence of a
positive effect of the strategic behaviour on the probability of re-running and of being re-elected.
There has been a recent surge of interest in the link between globalization and the political
repercussions caused by increased exposure to low-cost import competition, which has found
it to cause increased political polarization and a surge in vote for radical right-wing parties.
The second chapter focuses on Italy, which is an interesting case study given its highly-exposed
economy, and its multi-party system which includes radical right- and left-wing parties and also
populist movements. In order to investigate the political effects caused by the trade shock de-
termined by China's exogenous growth in productivity I construct an exhaustive database on
the period between 1994 to 2016 and find that, in contrast to the related literature, there is no
causal positive effect on the support for radical parties, nor is the rise in populist politics caused
by increased exposure to the Chinese trade shock.LUISS PhD Thesi
Esecuzione di appalti e concessioni e diritto della concorrenza: prospettiva europea e nazionale
Principi generali dell’esecuzione del contratto di appalto e di concessione. L’esecuzione di appalti e concessioni nel diritto europeo derivato e nazionale. Regole a tutela della concorrenza e appalti e concessioni.Principi generali dell’esecuzione del contratto di appalto e di concessione. L’esecuzione di appalti e concessioni nel diritto europeo derivato e nazionale. Regole a tutela della concorrenza e appalti e concessioni.LUISS PhD Thesi
I rapporti di lavoro nell’ambito dei processi di decentramento produttivo: dal caso MPS al caso Alitalia-CAI e Alitalia-Etihad
Il trasferimento d’azienda e di ramo d’azienda. Il titolo del trasferimento. Le garanzie previste in favore dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda. La procedura sindacale nel trasferimento d’azienda. Il trasferimento d’azienda nelle imprese in crisi: il caso Alitalia-CAI e Alitalia-Etihad.Il trasferimento d’azienda e di ramo d’azienda. Il titolo del trasferimento. Le garanzie previste in favore dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda. La procedura sindacale nel trasferimento d’azienda. Il trasferimento d’azienda nelle imprese in crisi: il caso Alitalia-CAI e Alitalia-Etihad.LUISS PhD Thesi
Impact Analysis of Corporate Board Structure on Firm-Level Outcomes in Weak Institutional Regimes
This dissertation aimed at analyzing various aspects of corporate board, the roles of different actors in it and their impact on firm-level outcomes. By providing a framework on the governance differences that exist across strong and weak institutional contexts, this study focused its attention on the way board functions and impacts organizational consequences in weak institutional regimes. The roles played by boards of directors differ across strong and weak institutional contexts. In strong institutional economies, boards’ main function is to work on behalf of the shareholders with an aim of minimizing managerial opportunism and maximize shareholders’ wealth. On the contrary, in weak institutional regimes characterized by concentrated ownership and control, boards’ role shifts from overseeing managers to acting as mediators between dominant shareholders who are also part of management, and the outside dispersed shareholders and play a role in preventing expropriation of the latter by the former. However, the efficacy of firm-level governance mechanisms depends largely on the quality of external governance and institutions which causes organizational activities to differ significantly between strong and weak institutional regimes. Having said that, ineffectiveness of external governance mechanisms in weak institutional framework creates more challenges for boards of directors to perform their duties effectively. By addressing this issue which is of critical importance in corporate governance research and focusing on an emerging economy which is often under-researched for this type of studies, each and every chapter of this dissertation contributed to the literature on corporate boards and institutional environments and at the same time provided directions for future research works.This dissertation aimed at analyzing various aspects of corporate board, the roles of different actors in it and their impact on firm-level outcomes. By providing a framework on the governance differences that exist across strong and weak institutional contexts, this study focused its attention on the way board functions and impacts organizational consequences in weak institutional regimes. The roles played by boards of directors differ across strong and weak institutional contexts. In strong institutional economies, boards’ main function is to work on behalf of the shareholders with an aim of minimizing managerial opportunism and maximize shareholders’ wealth. On the contrary, in weak institutional regimes characterized by concentrated ownership and control, boards’ role shifts from overseeing managers to acting as mediators between dominant shareholders who are also part of management, and the outside dispersed shareholders and play a role in preventing expropriation of the latter by the former. However, the efficacy of firm-level governance mechanisms depends largely on the quality of external governance and institutions which causes organizational activities to differ significantly between strong and weak institutional regimes. Having said that, ineffectiveness of external governance mechanisms in weak institutional framework creates more challenges for boards of directors to perform their duties effectively. By addressing this issue which is of critical importance in corporate governance research and focusing on an emerging economy which is often under-researched for this type of studies, each and every chapter of this dissertation contributed to the literature on corporate boards and institutional environments and at the same time provided directions for future research works.LUISS PhD Thesi
La qualità della regolazione come strumento di prevenzione della corruzione
Il presente progetto di ricerca ha l’obiettivo di analizzare il rapporto tra regolazione e corruzione, cercando, al contempo, di fornire un punto di vista non solo limitato a quello giuridico, ma aperto al contributo di altre scienze.
Si è deciso di aprire il lavoro fornendo una ricognizione sul tema, al fine di illustrare le varie criticità che uno studio sulla corruzione deve affrontare, riguardanti la molteplicità delle definizioni, la difficoltà della misurazione, l’efficacia dei rimedi e altri.
Nella seconda parte si prevede di indagare il rapporto tra cattiva regolazione e corruzione, esaminando i fattori di rischio che possono promuovere pratiche corruttive, tra cui: l’ipertrofia legislativa, gli elevati oneri amministrativi, la partecipazione (opaca) dei gruppi di interesse nel processo legislativo, le distorsioni del sistema delle fonti.
Nella terza parte si intende integrare l’approccio regolatorio alla corruzione con i risultati delle scienze comportamentali, che da un lato hanno dimostrato la parziale infondatezza dei postulati teorici del paradigma economico-neoclassico, secondo cui l’uomo si comporterebbe sempre in maniera razionale e indirizzato a massimizzare il proprio interesse; dall’altro hanno individuato una serie di limiti e distorsioni cognitive – tra cui l’errata percezione del rischio, l’influenza del contesto e altre – che sembrano incidere sulla propensione di un individuo a commettere un atto illecito.
Nell’ultimo capitolo si intende dar conto della qualità della regolazione quale strumento di prevenzione della corruzione.
In particolare, ci si è soffermati sull’Analisi di impatto della corruzione (AIC), utilizzata già da alcuni paesi, tra cui la Moldavia, la Russia, la Corea del Sud e altri, attraverso la quale predisporre una valutazione prognostica dei fattori di rischio-corruzione presenti nella regolazione.Il presente progetto di ricerca ha l’obiettivo di analizzare il rapporto tra regolazione e corruzione, cercando, al contempo, di fornire un punto di vista non solo limitato a quello giuridico, ma aperto al contributo di altre scienze.
Si è deciso di aprire il lavoro fornendo una ricognizione sul tema, al fine di illustrare le varie criticità che uno studio sulla corruzione deve affrontare, riguardanti la molteplicità delle definizioni, la difficoltà della misurazione, l’efficacia dei rimedi e altri.
Nella seconda parte si prevede di indagare il rapporto tra cattiva regolazione e corruzione, esaminando i fattori di rischio che possono promuovere pratiche corruttive, tra cui: l’ipertrofia legislativa, gli elevati oneri amministrativi, la partecipazione (opaca) dei gruppi di interesse nel processo legislativo, le distorsioni del sistema delle fonti.
Nella terza parte si intende integrare l’approccio regolatorio alla corruzione con i risultati delle scienze comportamentali, che da un lato hanno dimostrato la parziale infondatezza dei postulati teorici del paradigma economico-neoclassico, secondo cui l’uomo si comporterebbe sempre in maniera razionale e indirizzato a massimizzare il proprio interesse; dall’altro hanno individuato una serie di limiti e distorsioni cognitive – tra cui l’errata percezione del rischio, l’influenza del contesto e altre – che sembrano incidere sulla propensione di un individuo a commettere un atto illecito.
Nell’ultimo capitolo si intende dar conto della qualità della regolazione quale strumento di prevenzione della corruzione.
In particolare, ci si è soffermati sull’Analisi di impatto della corruzione (AIC), utilizzata già da alcuni paesi, tra cui la Moldavia, la Russia, la Corea del Sud e altri, attraverso la quale predisporre una valutazione prognostica dei fattori di rischio-corruzione presenti nella regolazione.LUISS PhD Thesi
Elections under dictatorship: Francoism and the New State in comparative perspective, 1945-1975
This dissertation analyses the elections with a highest census that were held by the Portuguese New State and the Francoism between 1945 and 1975. Social scientists have analysed this type of elections from a functionalist perspective by using the concept of "political competition". On the contrary, historians have paid little attention to them since they consider them to be mere propagandistic farces. Our hypothesis is that these elections not only had a role in the process of institutionalization of both dictatorships. On the contrary, since the mid-sixties, they were part of the failed strategies of those groups that wanted to renew both regimes by adopting liberalizing measures. By using comparative history, we get the following conclusions. Both dictatorships used these elections to facilitate their integration into the International Community emerged after WWII. These votings were an evolution, influenced by fascisms, of the electoral mechanisms emerged in Europe during the 19th century. The single party of each country was responsible for controlling their organization. Even when they did not affect executive positions, they became a useful mechanism for forming second-line political elites in which representatives of all groups that supported them were integrated. From the mid-sixties, the desire to show their ability to evolve, on the one hand, and the real impossibility of liberalizing electoral mechanisms for fear of opening the door to pluralism, on the other, generated strong contradictions within these dictatorships.This dissertation analyses the elections with a highest census that were held by the Portuguese New State and the Francoism between 1945 and 1975. Social scientists have analysed this type of elections from a functionalist perspective by using the concept of "political competition". On the contrary, historians have paid little attention to them since they consider them to be mere propagandistic farces. Our hypothesis is that these elections not only had a role in the process of institutionalization of both dictatorships. On the contrary, since the mid-sixties, they were part of the failed strategies of those groups that wanted to renew both regimes by adopting liberalizing measures. By using comparative history, we get the following conclusions. Both dictatorships used these elections to facilitate their integration into the International Community emerged after WWII. These votings were an evolution, influenced by fascisms, of the electoral mechanisms emerged in Europe during the 19th century. The single party of each country was responsible for controlling their organization. Even when they did not affect executive positions, they became a useful mechanism for forming second-line political elites in which representatives of all groups that supported them were integrated. From the mid-sixties, the desire to show their ability to evolve, on the one hand, and the real impossibility of liberalizing electoral mechanisms for fear of opening the door to pluralism, on the other, generated strong contradictions within these dictatorships.LUISS PhD Thesi
Concorrenza: regolazione e controllo dei mercati: profili sostanziali e processuali
Il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzare il rapporto conflittuale tra regolazione e controllo dei mercati sia al livello amministrativo che giurisdizionale, nell’ottica di proporre eventuali soluzioni per il recepimento dei parametri comunitari di tutela della concorrenza, con uno sguardo ai modelli adottati dagli altri Stati membri e dalle istituzioni dell’UE.
In particolare, l’analisi verte sull’intreccio di competenze tra le varie Autorità investite del controllo settoriale e le competenze trasversali dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (da ora AGCM), per quanto concerne il piano amministrativo; successivamente l’indagine si sposta sul crinale giurisdizionale, verificando i rapporti tra il sindacato del giudice amministrativo, soprattutto di merito sulle sanzioni, e l’ampia discrezionalità tecnica delle Authorities in generale, e dell’AGCM in particolare.
Inoltre, si svolge un’analisi dell’attuale ripartizione di competenze tra Authorities in Italia, volta a verificare le difficoltà nella definizione dei rispettivi ambiti di intervento e i relativi intrecci di competenze; quindi si procede esaminando l’evoluzione dei criteri normativi e giurisprudenziali finora individuati per la soluzione dei conflitti e l’impatto pratico della loro applicazione nelle fattispecie ‹‹trasversali››.
Sul punto, si giunge alla conclusione che anche dopo le pronunce del giudice amministrativo di ultima istanza, si rendono necessari protocolli d’intesa fra Authorities, quale possibile risposta ad un’esigenza di chiara definizione dei propri confini operativi attraverso anche la costituzione di gruppi di lavoro per l’interpretazione condivisa delle norme disciplinanti i rispettivi ambiti di competenza. Successivamente si procede a scandagliare i profili critici sul fronte dei rapporti tra il primo livello di controllo da parte delle Autorità e il secondo livello, quello giurisdizionale, con uno sguardo ai parametri della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (da ora CEDU).
A quest’ultimo riguardo, l’analisi si concentra sui rapporti tra poteri sanzionatori e sindacato giurisdizionale, soprattutto rispetto al giudizio di merito sulle sanzioni.
A tal proposito, ci si interroga circa il limite del potere sostitutivo del giudice nella modifica del quantum sanzionatorio, su come concretamente si svolge e come astrattamente potrebbe o dovrebbe atteggiarsi nell’ottica di un’apertura verso l’armonizzazione della tutela della concorrenza cui tende il Regolamento 1/2003 (CE).
Il problema dell’equilibrio tra l’indipendenza delle Authorities e le esigenze di tutela piena ed effettiva degli operatori del mercato, viene analizzato soprattutto nel settore antitrust, dove risulta più avvertito e si registrano le maggiori difficoltà.
Ciò premesso, si indaga a fondo sul concetto di “sindacato di merito” rispetto alle sanzioni, per poi concludere per un’ accezione affatto peculiare, nel senso di un controllo rafforzato dal potere di sostituzione della sanzione; cosa ben diversa dal “merito ministrativo” propriamente inteso quale indagine di estesa alla discrezionalità.
Il lavoro si conclude affrontando la questione dell’effettività della tutela giurisdizionale avverso i provvedimenti sanzionatori delle Authorities rispetto ai parametri CEDU.
La sentenza CEDU nel caso Menarini si è infatti espressa nel senso della conformità del sistema italiano ai principi del giusto processo, ciononostante, l’opinione dissenziente del giudice Pinto de Albuquerque porta a galla ulteriori criticità; In questa parte, ci si sofferma anche sulle limitate competenze tecniche del giudice amministrativo in sede di valutazione di concetti giuridici indeterminati e vengono passate in rassegna le soluzioni già adottate, in corso di adozione o auspicabili anche alla luce delle esperienze oltre confine.Il presente lavoro si pone l’obiettivo di analizzare il rapporto conflittuale tra regolazione e controllo dei mercati sia al livello amministrativo che giurisdizionale, nell’ottica di proporre eventuali soluzioni per il recepimento dei parametri comunitari di tutela della concorrenza, con uno sguardo ai modelli adottati dagli altri Stati membri e dalle istituzioni dell’UE.
In particolare, l’analisi verte sull’intreccio di competenze tra le varie Autorità investite del controllo settoriale e le competenze trasversali dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (da ora AGCM), per quanto concerne il piano amministrativo; successivamente l’indagine si sposta sul crinale giurisdizionale, verificando i rapporti tra il sindacato del giudice amministrativo, soprattutto di merito sulle sanzioni, e l’ampia discrezionalità tecnica delle Authorities in generale, e dell’AGCM in particolare.
Inoltre, si svolge un’analisi dell’attuale ripartizione di competenze tra Authorities in Italia, volta a verificare le difficoltà nella definizione dei rispettivi ambiti di intervento e i relativi intrecci di competenze; quindi si procede esaminando l’evoluzione dei criteri normativi e giurisprudenziali finora individuati per la soluzione dei conflitti e l’impatto pratico della loro applicazione nelle fattispecie ‹‹trasversali››.
Sul punto, si giunge alla conclusione che anche dopo le pronunce del giudice amministrativo di ultima istanza, si rendono necessari protocolli d’intesa fra Authorities, quale possibile risposta ad un’esigenza di chiara definizione dei propri confini operativi attraverso anche la costituzione di gruppi di lavoro per l’interpretazione condivisa delle norme disciplinanti i rispettivi ambiti di competenza. Successivamente si procede a scandagliare i profili critici sul fronte dei rapporti tra il primo livello di controllo da parte delle Autorità e il secondo livello, quello giurisdizionale, con uno sguardo ai parametri della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (da ora CEDU).
A quest’ultimo riguardo, l’analisi si concentra sui rapporti tra poteri sanzionatori e sindacato giurisdizionale, soprattutto rispetto al giudizio di merito sulle sanzioni.
A tal proposito, ci si interroga circa il limite del potere sostitutivo del giudice nella modifica del quantum sanzionatorio, su come concretamente si svolge e come astrattamente potrebbe o dovrebbe atteggiarsi nell’ottica di un’apertura verso l’armonizzazione della tutela della concorrenza cui tende il Regolamento 1/2003 (CE).
Il problema dell’equilibrio tra l’indipendenza delle Authorities e le esigenze di tutela piena ed effettiva degli operatori del mercato, viene analizzato soprattutto nel settore antitrust, dove risulta più avvertito e si registrano le maggiori difficoltà.
Ciò premesso, si indaga a fondo sul concetto di “sindacato di merito” rispetto alle sanzioni, per poi concludere per un’ accezione affatto peculiare, nel senso di un controllo rafforzato dal potere di sostituzione della sanzione; cosa ben diversa dal “merito ministrativo” propriamente inteso quale indagine di estesa alla discrezionalità.
Il lavoro si conclude affrontando la questione dell’effettività della tutela giurisdizionale avverso i provvedimenti sanzionatori delle Authorities rispetto ai parametri CEDU.
La sentenza CEDU nel caso Menarini si è infatti espressa nel senso della conformità del sistema italiano ai principi del giusto processo, ciononostante, l’opinione dissenziente del giudice Pinto de Albuquerque porta a galla ulteriori criticità; In questa parte, ci si sofferma anche sulle limitate competenze tecniche del giudice amministrativo in sede di valutazione di concetti giuridici indeterminati e vengono passate in rassegna le soluzioni già adottate, in corso di adozione o auspicabili anche alla luce delle esperienze oltre confine.LUISS PhD Thesi