Sapienza University of Rome

Pubblicazioni Aperte Digitali Interateneo Sapienza
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    LA TUTELA TRANSNACIONAL COMPARTIDA (TTC) COMO SUPERIOR INTERES DE LOS MENORES EXTRANJEROS NO ACOMPAÑADOS CON VINCULOS FAMILIARES

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    The dissertation examines the situation of unaccompanied children in Europe and the means of reception by Social Services to demonstrate that the way in which they are treated assumes that they do not have a family. Drawing on instruments of quantitative and qualitative research it is demonstrated that most of the children have made the migration journey in agreement with their family, and maintain frequent contact with them using new information and communication technologies (ICT). Through a reflection on the need for a Best Interest Determination (BID) suitable for minors, the thesis proposes a Shared Transnational Guardianship (STG) as in the best interests of unaccompanied children with a migrant economic project. The STG would be a collaboration between the Social Services in the country of arrival of the child and the family in the country of origin, and would be a form of decentralized cooperation.La tesi di dottorato prende in esame la situazione dei minori stranieri non accompagnati in Europa e le modalità di accoglienza da parte dei Servizi Sociali, per dimostrare che il trattamento si realizza come se essi non avessero una famiglia. Attraverso gli strumenti di indagine quantitativa e qualitativa si evidenzia che la maggior parte dei minori ha affrontato la migrazione in accordo con la famiglia e che mantiene con quest’ultima una relazione frequente grazie alle nuove tecnologie di informazione e comunicazione. Riflettendo sulla necessità di una adeguata Best Interest Determination (BID) dei minori si propone un tipo di Tutela Transnazionale Condivisa (TTC) al fine di garantire il superiore interesse dei minori stranieri non accompagnati il cui progetto migratorio è di carattere economico. La TTC presuppone una collaborazione tra i Servizi Sociali nel Paese in cui arriva il minore e la famiglia nel Paese di origine, e prevede una modalità di cooperazione decentrata.Cotutela con Universidad Pontificia de Comilla

    The Brahmans of the Kāmākhyā temple complex (Assam). Customary rights, relations with pilgrims and administrative power.

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    My research is devoted to the priests of the Kāmākhyā temple complex (Guwahati, Assam). This old complex, headed by the Kāmākhyā Temple and formed by some twenty temples, is the only Assamese shrine to receive the visit of people from outside North-East India. Everyday thousands of people visit the Kāmākhyā temple complex and their number dramatically rises during festivals. Two criteria, bloodline and ritual training, organize the Brahmans’ activities; the combination of these two criteria makes up the profile of each Brahman and entitles him to specific activities. In my thesis I analysed the relative significance of the Brahmans’ activities related to the public worship (part I of the thesis) and of those related to the private worship (part II) in the light of the transformations the Kāmākhyā temple complex is presently undergoing. The increasing number of pilgrims has a profound impact on the internal organization of the priestly community and on the choices of single Brahmans - and also contribute in shaping the economic and social life of Kamakhya Dham, the village surrounding the temple complex). It emerged from my fieldwork that a contemporary tendency among the Brahmans is to delegate the public worship to fellow Brahmans and to concentrate one’s energies in dealing with the pilgrims’ religious demands and in providing them with basic facilities. The rapidly changing situation, along with the enrichment of some of the Brahmans, is clearly a fertile ground for contestation and identity affirmation. I extended the analyse to the discourses through which Brahmans having different qualifications and belonging to different groups legitimise their standing; through the study of legal documents, I explored the fractures and hostilities existing among the Brahmans which resulted in a eighteen-year-old dispute presently pending at the Supreme Court of India (part III). To sum up, the thesis aims to understand the complexity of the dynamics involving the Brahmans, the emergence of new interests and the way these contribute to shape the Brahmans’ claims and affirmations.Unversity of Rome Sapienza; Ecole Française d'Extrême Orient, DAAD; Laboratoire d'Ethnologie et de Sociologie Comparative (CNRS/Université Paris Ouest Nanterre La Défense; Centre d'Etudes de l'Inde et de l'Asie du Sud (CNRS/EHESS)

    UNVEILING THE DARK SIDE OF C-TYPE CYTOCHROME:FROM BIOGENESIS TO FOLDING

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    Hydro-generated Urbanism. Da Venezia alla Florida.

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    Il progetto di ricerca s’inquadra in una generale riflessione sul ruolo giocato, nello sviluppo della società urbana, dalle “città d'acqua” nelle quali il rapporto tra acqua e suolo abitabile, naturale o artificiale, è nettamente sbilanciato a favore dell'elemento liquido. Esse costituiscono i più eloquenti rappresentanti dei limiti estremi cui è riuscita a spingersi la capacità umana di costituire straordinarie aggregazioni urbane e dimostrano palesemente quanto la creatività costruttiva - morfologica, tipologica e architettonica - sia stimolata da condizioni ambientali estreme. Così esse sono diventate, nella storia, veri laboratori di ricerca d'avanguardia sull’organizzazione e sulla forma urbana a vantaggio del più generale avanzamento dell'”arte” di costruire le città. In questa cornice la ricerca, dopo una larga esplorazione sulla sterminata costellazione delle città d'acqua nei diversi continenti, e dopo aver richiamato sommariamente la realtà genetica e morfologica dell'inevitabile esempio di Venezia – che è il più frequentato e più tradito riferimento culturale di ogni successiva fondazione di città d'acqua nel mondo occidentale – si pone l'obiettivo di esaminare i tratti caratteristici, genetici e morfologici, della più imponente città occidentale d'acqua dei tempi nostri, lontanissima culturalmente e storicamente da Venezia e dalle altre, storiche città d'acqua d'Europa. Si tratta della “città” costituita dalla diffusa urbanizzazione costiera, pianificata e non, realizzata e tuttavia continuamente “in fieri” nel territorio fluviale- lagunare della Florida (USA), costellato di laghi e di ampissime zone umide; una “urbanizzazione americana estrema” sia per il suo intimo rapporto con l'acqua sia per la sua vastità sia per il fatto d'essere avvenuta e di avvenire nel territorio spinto più a Sud tra tutti quelli degli Stati Uniti d'America – escluse le Isole Hawaii – che quasi lambisce il Tropico del Cancro. Naturalmente, in questa dissertazione i riferimenti alla realtà veneziana sono tratti dalle conoscenze sedimentate in letteratura, pur se selezionati ed ordinati in modo che credo significativo ai fini della presente trattazione; oltre a ciò presento alcuni studi originali da me compiuti al termine degli studi universitari relativi al rapporto tra la nostra fatale città d'acqua e i maggiori maestri dell'architettura moderna. La trattazione della realtà degli insediamenti d'acqua della Florida è invece prevalentemente frutto dell'osservazione diretta (ho trascorso sette mesi di studio presso l'Università di Gainsville, Florida) e della raccolta e dello studio dei documenti storici e attuali riguardanti le forme dell'urbanizzazione, lo stato presente e le prospettive future di quella che io, per brevità con un con po' di intento provocatorio chiamo la città d'acqua floridiana. Si tratta di una estesissima città- regione, si sarebbe detto una volta in Italia, che, pur se ancora frammentata in diversi centri, sembra poggiare su un unico modello insediativo che mi sembra abbia una matrice tipicamente americana (vedi cap.III.9), variamente declinato nella qualità materiale della realizzazione e nella densità dei servizi a secondo del censo degli abitanti e della loro età. Gran parte degli insediamenti floridiani, infatti, sono costituiti da tessuti residenziali realizzati e offerti per più o meno lunghe permanenze di riposo e vacanza, tra le quali spiccano quelle di milioni di persone in retirement – noi diremmo in pensione – provenienti da altri Stati dell'Unione, ma tra le quali emergono anche, dal punto di vista finanziario, quelle di una moltitudine di persone più giovani e ben attive che amano trascorrere le loro vacanze negli ozi subtropicali o tropicali attrezzatissimi e alla moda della Florida centrale e meridionale (Miami, Palm Beach, le Florida Keys). A questo panorama si aggiunge il flusso del turismo di massa indirizzato al sistema delle grandi attrezzature per il tempo libero (Disney World, Epcot, Universal Studios, Sea World ecc.) situate nella zona centrale, non lontane da Orlando. Naturalmente soltanto la parte più esterna degli insediamenti costieri della Florida si inoltra letteralmente nell'acqua; ma in Florida la presenza dell'acqua non si limita alle fasce lagunari e costiere. L'intero suolo floridiano è sede di un rapporto dinamico impressionante e apparentemente misterioso tra terra e acqua nel quale l'acqua sembra minare il suolo e tendere a prevalere su di esso mentre le opere dell'uomo, al contrario e continuamente, nelle lagune costiere e nelle paludi, tendono a conquistare nuovo suolo o nuova stabilità. Ovunque l'interno del territorio è caratterizzato dalla presenza e dalla variabile dinamica delle doline (Sinkholes) che si aprono nel suolo carsico, si riempiono d'acqua, formano superfici lacustri e a volte inaspettatamente si seccano o si riempiono ancora provocando una ininterrotta serie di non minimi danni agli insediamenti e alle attività agricole. Nella parte più meridionale poi, malgrado le grandi metamorfosi dovute allo sfruttamento agricolo, si ha ancora la netta percezione di vivere comunque tra gli infiniti rami di un immenso delta fluviale tropicale, quello dell'enorme, lento fiume Everglades che interessa l'intera porzione Sud della penisola, regno degli alligatori, delle querce sempreverdi, degli agrumi selvatici. Su questo quadro, infine, gravano gli effetti attuali e, ancora di più, quelli futuri dovuti ai cambiamenti climatici. Nel capitolo (vedi cap.III.13) si richiama sommariamente quanto l'estensione della penisola floridiana sia funzione diretta - e macroscopica - dello stato di equilibrio tra acqua allo stato liquido e acqua allo stato solido (ghiaccio) nel nostro globo. Come per la Pianura Padana – e per Venezia in particolare - anche per il grande e basso plateau carsico e sabbioso della Florida l'innalzamento anche di non molti decimetri del livello del mare determinerà restringimenti drammatici della dimensione e modificazioni della forma delle terre emerse; esso eroderà ampiamente gli insediamenti costieri e lagunari, mentre anche all'interno il sollevamento delle falde marine muterà l'equilibrio tra acqua dolce e salata e potrà intaccare fisicamente le zone agricole e urbane meno alte sul livello del mare anche se distanti dalle coste. Oggi non pare che in Florida – almeno a livello amministrativo - tale problema, pur sempre ben presente nelle coscienze, sia affrontato apertamente e con realismo, dunque con la necessaria lungimiranza e l'obbligatorio spirito innovativo (per quel che se ne riesce a sapere). Ma nel tempo, direi dai tempi della prima colonizzazione, gli abitanti di origine occidentale della Florida, oggi gli Americani, hanno imparato a trattare il suolo emerso di questo speciale paese con la levità dovuta a un’entità geologica delicata nella quale occorra soltanto appoggiare, non certo impiantare profondamente le proprie abitazioni. Qui, in Florida, la tradizione costruttiva del legno tipica della cultura americana sembra arricchirsi, se possibile, ancora di un maggior senso di leggerezza e di transitorietà; le case, gli edifici dei servizi normali della residenza – negozi, bar, ristoranti, scuole, chiese – quasi sempre prefabbricati in legno, vengono trasportati già montati, completamente o in parti, sul luogo dove essi vengono posati su semplici pilastrini alti circa un metro che formano e livellano un aereo piano di appoggio senza vere fondazioni. La condizione indispensabile all'adozione universale di tale tecnica insediativa è costituita, naturalmente, dalla accettazione acritica di una densità generale bassissima, come se il territorio americano, in quell'angolo degli Stati Uniti, fosse ancora realmente infinito. Certo, soprattutto nei maggiori centri urbani, le Downtown e i complessi delle grandi istituzioni statali come le università, nonché gli edifici delle grandi zone alberghiere delle maggiori e più famose città di vacanza adottano sistemi costruttivi di solida tradizione urbana moderna e si innalzano decisamente anche molte decine di piani al disopra del largo tessuto di case unifamiliari costruite in struttura lignea o comunque leggera. Ma in generale il bordo degli specchi d'acqua delle città è estesamente e indifferentemente coperto dal tessuto quasi ossessivo degli insediamenti residenziali a bassissima densità. Essi corrono i maggiori rischi di fronte all'innalzamento del livello medio del mare indotto dall'inarrestabile riscaldamento del pianeta e non basterà seguire l'innalzamento dell'acqua sollevando su pilastrini sempre più alti le case già costruite. I giardini privati e larghe fasce verdi spariranno e, soprattutto, l'impianto infrastrutturale, strade e reti, verrà sommerso e con esso la possibilità di raggiungere i centri e i servizi comuni. Con gli insediamenti costieri di Florida l'espressione forse la più perfetta di uno stile di vita verrà messo in crisi dalle mutazioni climatiche; intendo lo stile di vita fondato sull'abitazione individuale a diretto contatto con il suolo – il back e il front garden - e, nel caso della Florida, spesso con l'acqua. Uno stile di vita che in Florida sembra grandemente favorito dal clima sostanzialmente caldo e costante nelle temperature, anche se variabile - dall'umido al secco - nelle due stagioni percepibili a quelle latitudini; parte integrante di quello stile è il rapporto con l'aria aperta e la natura che avanza, docile, fino alla porta di casa. Noi europei con difficoltà comprendiamo gli aspetti positivi di tale stile, che ci è vietato dalla densità insediativa del nostro territorio e dalla nostra storia, fatta di esaltanti e feroci prossimità e di tristi ghetti contrapposti, fisici o ideologici; ma io comincio a credere che quello stile così “americano” costituisca il tessuto culturale su cui si sostiene e ancora avanza, pur se con fatica, una civiltà che, per quanto guardata con sufficienza dalle nostre sponde dell'Atlantico, ha assicurato alla cultura occidentale, ai suoi valori illuministici, di continuare a sopravvivere in una nuova storia pur se ancora e sempre agitata da profonde contraddizioni, minata da ottusità religiose e da basse crudeltà sociali; ed ha rassicurato alle moltitudini diseredate o fuggitive non “americane” che sì, è vero, esiste un luogo dove è possibile ad ogni individuo partecipare a un modello di vita semplice e non infelice, fondato soltanto su ciò che è comprensibile e raggiungibile da tutti. Per questo io credo, nella Università di Gainsville, sotto la guida della professoressa Martha Kohen, sono stata sollecitata a disegnare un progetto teorico che presentasse sinteticamente un'analisi critica e un superamento del modello insediativo floridiano per mezzo di una proposta che certamente mirasse a un deciso superamento dei suoi aspetti negativi – quindi: impulso al trasporto pubblico, aumento della densità e provvidenze per affrontare positivamente l'innalzamento del livello medio del mare in un tempo di lunghissima durata – ma che d'altra parte mantenesse al nuovo modello i valori positivi di quello attuale, individuati nel diffuso uso della abitazione individuale cui la natura si possa ancora accostare facilmente anche se, in futuro, con una buona dose di artificialità, fino alla porta di casa. In questa dissertazione, dunque, quel progetto, quell'idea dunque, va considerato come un paragrafo finale di conclusioni, fatto di poche e brevissime frasi, come io credo convenga a un architetto che, se si sente tale, al termine di uno studio che lo abbia appassionato, sente di dover mettere mano alla matita - forse temerariamente - piuttosto che alla penna, per esprimere la sintesi delle proprie idee

    La dimensione costituzionale della dignità umana. Da concetto filosofico a elemento normativo di diritto positivo

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    Lo studio analizza il concetto di dignità umana in un'ottica multidisciplinare, analizzandone sia l'evoluzione come nozione filosofica sia le implicazioni giuridiche. Da quest'ultimo punto di vista, particolare attenzione è dedicata al suo inquadramento nel diritto costituzionale italiano e nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea e della Corte europea dei diritti dell'uomo. Lo studio mira ad evidenziare la polisemia dell'espressione "dignità umana" e le difficoltà derivanti dal suo utilizzo come elemento normativo di diritto positivo. In particolare, la ricerca sottolinea l'impossibilità di considerare la dignità un principio giuridico unitario, dovendo invece preferirsi una sua ricostruzione analitica, che tenga conto dei diversi contesti in cui è richiamata

    APPLICATIONS OF COMBINATORIAL OPTIMIZATION ARISING FROM LARGE SCALE SURVEYS

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    Many difficult statistical problems arising in censuses or in other large scale surveys have an underlying Combinatorial Optimization structure and can be solved with Combinatorial Optimization techniques. These techniques are often more efficient than the ad hoc solution techniques already developed in the field of Statistics. This thesis considers in detail two relevant cases of such statistical problems, and proposes solution approaches based on Combinatorial Optimization and Graph Theory. The first problem is the delineation of Functional Regions, the second one concerns the selection of the scope of a large survey, as briefly described below. The purpose of this work is therefore the innovative application of known techniques to very important and economically relevant practical problems that the "Censuses, Administrative and Statistical Registers Department" (DICA) of the Italian National Institute of Statistics (Istat), where I am senior researcher, has been dealing with. In several economical, statistical and geographical applications, a territory must be partitioned into Functional Regions. This operation is called Functional Regionalization. Functional Regions are areas that typically exceed administrative boundaries, and they are of interest for the evaluation of the social and economical phenomena under analysis. Functional Regions are not fixed and politically delimited, but are determined only by the interactions among all the localities of a territory. In this thesis, we focus on interactions represented by the daily journey-to-work flows between localities in which people live and/or work. Functional Regionalization of a territory often turns out to be computationally difficult, because of the size (that is, the number of localities constituting the territory under study) and the nature of the journey-to-work matrix (that is, the sparsity). In this thesis, we propose an innovative approach to Functional Regionalization based on the solution of graph partition problems over an undirected graph called transitions graph, which is generated by using the journey-to-work data. In this approach, the problem is solved by recursively partitioning the transition graph by using the min cut algorithms proposed by Stoer and Wagner and Brinkmeier. %In the second approach, the problem is solved maximizing a function of the sizes and interactions of subsets identified by successions of partitions obtained via Multilevel partitioning approach. This approach is applied to the determination of the Functional Regions for the Italian administrative regions. The target population of a statistical survey, also called scope, is the set of statistical units that should be surveyed. In the case of some large surveys or censuses, the scope cannot be the set of all available units, but it must be selected from this set. Surveying each unit has a cost and brings a different portion of the whole information. In this thesis, we focus on the case of Agricultural Census. In this case, the units are farms, and we want to determine a subset of units producing the minimum total cost and safeguarding at least a certain portion of the total information, according to the coverage levels assigned by the European regulations. Uncertainty aspects also occur, because the portion of information corresponding to each unit is not perfectly known before surveying it. The basic decision aspect is to establish the inclusion criteria before surveying each unit. We propose here to solve the described problem using multidimensional binary knapsack models

    LA PIEGA: MODELLO MORFO-SEMANTICO DI SUPPORTO ALLA FASE CREATIVA DEL PROGETTO

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    L’ideazione della forma in architettura si trova ad affrontare un grande problema: la mancanza di modelli teorici, dedicati al campo della progettazione architettonica, che siano solidi per soddisfare i requisiti scientifici e anche sufficientemente flessibili per essere adattabili a qualsiasi progetto architettonico. Il nostro lavoro si concentra su un modello morfo-semantico “la piega”, indotto nella società contemporanea dai sistemi di informazione, come struttura che ci aiuta a prendere delle decisioni per supportare la fase creativa del progetto. Il processo della progettazione architettonica è oggetto di molti studi, nel campo della scienza del disegno, o delle scienze cognitive o quello dell’informatica. La sua ricchezza si basa sulla sua complessità e la varietà di condizioni operative che essa include durante il suo progresso. Per i nostri scopi, ci concentreremo sulle fasi iniziali del progetto, i momenti della ricerca concettuale da cui fluirà tutto l'approccio progettuale. Questo passo fondante della attività di progettazione architettonica è in gran parte associato alla dimensione creativa. Proponiamo questo modello che convalideremo ricostruendo le fasi concrete di morfogenesi su degli oggetti di riferimento. Poi utilizzeremo la piega come modello in uno strumento dedicato per la progettazione architettonica. La nostra scelta è caduta su questo tema perché la piega è un catalizzatore di una serie di elementi che aiuta il processo progettuale elevando la qualità e le modalità operative di questo e creando una vera e propria “nuova estetica”. Pertanto questo modello supera l’apparente opposizione tra l’influenza razionale degli ingegneri che tende a rendere il processo della progettazione completamente intelligibile e quella degli artisti che tendono a considerarlo come un atto creativo, impossibile da comprendere

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