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IL RUOLO PUBBLICO E URBANO DEGLI SPAZI DEPUTATI ALLA CULTURA
Parlare di biblioteca/ mediateca nel XXI secolo, era del web 2.0, della banda larga e delle fibre ottiche, della rivoluzione dell’editoria (ancora in fieri) e della diffusione di e-book e testi print-on-demand, potrebbe apparire a molti un tema scontato e ridondante, una realtà percepita lontana dalla nostra quotidianità proprio perché associata all’immagine (tutta ottocentesca) di una biblioteca-spazio angusto e vetusto.
Nella contemporaneità, l’introduzione delle informazioni su web e la smaterializzazione di molte di esse (e parimenti l’insorgere di quelle virtuali ed elettroniche) ha mutato profondamente la funzione di mediatore culturale sempre assolto dalla biblioteca dando adito a dibattiti e interrogativi sul futuro di questa istituzione. L’«aver confuso mezzi e finalità ha spesso condotto all’equivoco di considerare Internet, cioè un aggregazione caotica e incontrollata di documenti elettronici della massima eterogeneità, la realizzazione compiuta di una biblioteca elettronica [e] per il medesimo equivoco la natura immateriale dei documenti elettronici ha fatto pronosticare a più d’uno, la progressiva scomparsa delle biblioteche reali a beneficio delle così dette biblioteche virtuali». Sembra infatti un luogo comune allinearsi al verdetto catastrofista di Marshall Mcluhan che parla di fine del libro (e di conseguenza della biblioteca come luogo preposto alla sua conservazione) in termini di fine della Galassia Gutenberg, ovvero la fine della cultura legata alla parola scritta soppiantata da quella società dell’immagine e del villaggio globale, lì dove i processi percettivi e cognitivi vengono modificati dalle immagini televisive e dagli strumenti elettronici. Sebbene sul perdurare dell’istituzione viaggino a sfavore anche altri fattori (si pensi alla drastica diminuzione di fondi pubblici destinati alle biblioteche e il conseguente sviluppo di politiche di fund raising presso i privati, ai crescenti fenomeni di esternalizzazione e di outsourcing di servizi bibliotecari, all’avvento di manager e direttori esterni al mondo delle biblioteche e all’equiparazione, ormai invalsa, tra qualità e customer satisfaction; la tendenza verso una biblioteca polivalente), sia che si parli in termini biblioteconomici (la fine del libro) che in quelli urbano-architettonici (l’estinzione delle biblioteche), sussistono degli elementi che fanno pensare al permanere di questa istituzione millenaria. Risulta, infatti, difficile pensare che in poco tempo potrà essere digitalizzato tutto il patrimonio mondiale (anche per quel che attiene i diritti di copyright, come fa notare R. Darton), soprattutto se si tiene in considerazione la quantità di materiale cartaceo che viene ancora prodotto. Lo dimostrano anche le numerose biblioteche/mediateche realizzate negli ultimi quindici anni. Spazi sempre più ampi di molte riviste (anche italiane) sono dedicati alle nuove sedi, spesso affidate a firme di grandi architetti come Toyo Ito per la Mediateca di Sendai (2000), Moshe Safdie per la Vancouver Library Square (1995) o Snøhetta per la Bibliotheca Alessandrina (2002), e agli ampliamenti di collezioni (come per il Black Diamond di Copenhagen, progetto di ampliamento della Royal Danish Library di Schmidt Hammer Lassen o quello di King Rosselli Biblioteca Lateranense di Roma), alle loro innovazioni biblioteconomiche, ai loro successi in termini di pubblico, alla bellezza delle loro linee architettoniche, alla gradevolezza degli interni. Inoltre, da un punto di vista di più larga scala, le biblioteche nel XXI secolo sono spesso parte di progetti urbani (spesso risultato di una felice coincidenza/ convergenza tra politiche nazionali e locali, tra politiche sociali e urbane, tra scelte più propriamente culturali e bibliotecarie), di politiche di rigenerazione (come quelle finanziate e promosse dalla Comunità europea, come le iniziative Urban I e Urban I finanziate dalle politiche della Comunità Europea) e di quelle di riqualificazione urbana (come quelle inserite in contesti difficili, a volte degradati, come margini frammentati e discontinui, dove città compatta e città diffusa si integrano e si combattono, oppure in vuoti urbani e aree dismesse) e strumento per ridare vitalità agli spazi pubblici (una volta attrattivi e di interesse collettivo, super-luoghi e quelli dalla presenza poco significativa), riconquistando quella quota parte di cittadini indeboliti dall’incalzare dai ritmi di vita frenetici e individualistici, avidi di tutto e subito e inevitabilmente attratti dalle private city e dagli outlet village.
In base a tali considerazioni preliminari, la ricerca sottopone a verifica quello che sembra essere la tendenza di molte realtà urbane contemporanee (e delle loro amministrazioni) di realizzare un terreno di scambio tra modelli e funzioni che, esulando dalle tipologie tradizionali, siano in grado di connettere studio, cultura e svago coagulati in una Nuova struttura edilizia, la Biblioteca Contemporanea. Già in passato nuovi modelli di biblioteche si sono adeguati alle necessità degli utenti e a quelle di contesto. Erano gli anni Settanta quando H.Heinz dirigeva la Biblioteca Civica di Munster e propose la riorganizzazione degli spazi della biblioteca in tre settori (livelli) valutati in base alla vicinanza dell’utente alle varie attività: Nahbereich, Mittelbereich e Fernbereich per indicare rispettivamente il settore di ingresso (zona vicina agli interessi dell’utente), il settore centrale a scaffale aperto (spazio di mezzo) e il settore deposito (settore lontano). È accaduto qualcosa anche in Francia, quando negli anni ’80, la mediatèque, struttura innovativa dal punto di vista del servizio, dell’offerta e dell’immagine comunicativa, ha risvegliato il sonnolento panorama bibliotecario francese; così pure in Spagna e in Inghilterra, dove, negli anni ’90, una serie di documenti- guida alla progettazione e finanziamenti di natura pubblica e privata hanno rivitalizzato gli standard di funzionamento ed efficienza delle biblioteche pubbliche nazionali. Attingendo dalle discipline specifiche dell’architettura, ma anche dalla biblioteconomia e dalla sociologia urbana, la dissertazione si pone l’obiettivo di analizzare il fenomeno da un punto di vista multidisciplinare: dall’analisi condotta emerge una biblioteca configurata come spazio alternativo dalle molte sfaccettature, infrastruttura di flussi e catalizzatore di scambi e interazioni, caratteristiche che mettono in evidenza la sua molteplice natura di spazio culturale, pubblico e, soprattutto, urbano.
È spazio culturale in quanto, come in passato, riconoscibile nell’ideale di «struttura che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, al fine di promuovere la lettura e lo studio» (art.101 Codice dei Beni Culturali), di strumento di accesso all’informazione, di luogo di incontro tra cultura e utenza. Ambito di pertinenza maggiormente biblioteconomica, lo spazio culturale è architettura quando, negli anni Ottanta, con l’introduzione dell’audiovisivo vengono realizzate le prime Mediathéques francesi; è architettura negli spazi del conservare e consultare, quegli stessi spazi che, oltre a definire la tipologia di biblioteca (se di conservazione o di libero accesso), definiscono relazioni distributivo- funzionali e formali tra le parti che compongono l’intero.
Biblioteca è anche spazio pubblico e spazio sociale ovvero veicolo di comunicazione socio-culturale, luogo di scambio e confronto, un’alternativa fisica alla necessità di spazi di relazioni, accessibili e visibili. È spazio in quanto luogo progettato per l’uomo, e pubblico nel richiamare «nell’immaginario collettivo qualcosa che riguarda indistintamente tutti, sollecita l’interesse generale evocando la naturalità dei diritti all’accesso, alla fruizione, il beneficio di luoghi, risorse e servizi». La biblioteca/ mediateca del XXI secolo è anche spazio sociale, e nel presentarsi come spazio neutrale(1), egualitario (2), in cui si può conversare (3), accessibile (4), modesto (5), piacevole, confortevole e ludico (6), oltre che infondere comfort psicologico e sicurezza (7), si qualifica come un possibile third place (come lo definirebbe Ray Oldenburg), uno spazio antropologico-esistenziale in grado di spezzare la routine del home- to-work- and- back- again dai connotati spaziali e sociali paragonabili a una piazza urbana, ma oggettivata dall’essere coperta.
Risultato di linguaggi desunti o sviluppati dall’esperienza e spazio universale di conoscenza così come tramandato dalla storia, la biblioteca contemporanea si inserisce nel camaleontico e variegato contesto della città postmoderna come spazio urbano inteso come luogo in cui «l’esperienza umana si forma, si accumula e viene condivisa [luogo in cui] i desideri si sviluppano e prendono forma», come affermerebbe Zygmunt Bauman. Indagare le modificazioni indotte nel ruolo, nelle funzioni e nell’organizzazione territoriale e urbana (ovvero indagarne il ruolo di spazio urbano), significa necessariamente partire dalla città, rintracciando il rinnovato rapporto che la biblioteca instaura con essa. La città contemporanea non è più quella che da Louis Borges a Saul Bellow, da Baudelaire a Honoré de Balzac, prima nella letteratura poi nel cinema, è stata descritta, sognata, immaginata, non è più la mitologica città-labirinto di Ulisse alla Uruk di Gilgamesh, nè quella infernale di Teseo e Orfeo, né la narrata Coketown, nera e fuligginosa, gli slums in David Chipperfield né tantomeno quelle incontrate sulla via delle Indie da Marco Polo. All’interpretazione poetica e simbolica si contrappone, nella contemporaneità, un’esperienza urbana delle singole azioni quotidiane che come tessere generano un mosaico dalle immagini multiformi. È su questo stesso terreno che la biblioteca/ mediateca del XXI secolo si inserisce, imitando, fondendo, assimilando e variando, adeguandosi alle dinamiche socio-culturali e alle logiche urbane della città- patchwork. In questo gioco di corrispondenze, la biblioteca è, come la città di Kevin Lynch, «prodotto di innumerevoli operatori che per motivi specifici ne mutano costantemente la struttura». Definire la biblioteca/ mediateca del XXI secolo come spazio urbano vuol dire leggere la diversa e più complessa cartografia dei paesaggi urbani contemporanei, ovvero associare alla cityscape generata dai rapporti tra spazio, morfologia, modelli culturali e forme di potere economico e politico (di cui parla K. Lynch) agli elementi di un nuovo mindscape, fortemente inter-connesso ai meccanismi e alle dinamiche che coinvolgono le sfere sociali e quelle economiche. Ne consegue che alla realtà omogenea e razionalizzata dei mattoncini faccia a vista di C. Dickens così come alla silenziosa e labirintica biblioteca del monastero medioevale di Umberto Eco si sostituiscono una moltitudine di immagini pubbliche, sovrapposizioni di molte individuali (come le chiamerebbe K. Lynch) che si completano nel gioco degli opposti.
Alla paura, ai terrain-vogues, alle bidonville sud-americane e agli slums senza fine di Dhaka, Il Cairo o Caracas si contrappone la città globale, in cui il cittadino metropolitano, alla ricerca di senso etico e collettivo, è compratore e (allo stesso tempo) venditore di sé stesso. La città è un insieme di spezzoni culturali con le quali il cittadino convive e si integra con il diverso. La città è senza confini, come le conurbazioni di Los Angeles, del Ranstad, della Rhür o quella di Pechino. «La guerra all’insicurezza, ai rischi, ai pericoli, è in corso dentro la città; dentro la città, i campi di battaglia sono nettamente delimitati e le prime linee sono segnate- scrive Z. Bauman- le trincee fortificate e i bunker destinati a separare e tenere lontani gli estranei, sbarrando loro l’accesso, stanno diventando rapidamente uno dei tratti più visibili delle città contemporanee»: è questa la città che contrappone agli insediamenti continui i recinti, enclaves territoriali e isole che delimitano gli spazi che come barriere sociali sfidano la paura per il diverso. Come la scena di un’opera di Giuseppe Verdi, la città del XXI secolo è tutta rivolta all’interno: è la città nicchia in cui ciascun Ulisse metropolitano può intraprendere un’esperienza personale che lo relega in una dimensione individualistica. È una città di flussi e di servizi, dove Crystal Palace digitali comunicano con simboli, scritte, insegne e loghi proponendo un’offerta plurima di servizi; è la città delle reti, invisibili connessioni che si diramano ad abbracciare l’estensione urbana. Nuove Disneyland esprimono culture e mode ponendosi come città dei sogni e della meraviglia; nuove Disneyfield, come quella di Larry Ford, riproducono ennesime versioni di città in stile Walt Disney: sono le città del consumo, memori dei grandi magazzini e dei paissage parigini. Dalla bellezza e lo splendore di San Pietroburgo, alla deludente Parigi di Jean Jacques Rousseau delle piccole e sporche case abitate da gente curiosa, alla città dei miti si affiancano le città dei signature building, dove l’edonismo è di moda. Alle quinte urbane e al ritmo dei portoni d’ingresso si sostituiscono luci e insegne della città degli eventi: come una Ville Lumière o nuove Las Vegas, le città si illuminano e si colorano, si riempiono di simboli, codici e linguaggi. Come in un rinascimento urbano, la città scena stupisce come fosse il palcoscenico di una Piazza di Spagna a Roma o di una Piazza Italia a New Orleans, mentre le città della simulazione, da mera citazione storica, come nei Maestri Cantori di Norimberga di W. R. Wagner, organizza festival che ricordano gli eventi parigini sulla Rive Gauche o del Village newyorkese, ricrea individui dalle immagini, o ne riproduce alcune famose, come il New York New York Hotel, che con strade- corridoi, statue della libertà e insegne di Times Square, riproduce le immagini del cinema. Come nella delirante e frenetica New York di Rem Koolhaas, la metropoli contemporanea è lo spirito della contraddizione nell'interminabile moto della trasformazione la cui temporalità non ha durata.
A queste immagini urbane corrispondono altrettante immagini della biblioteca/ mediateca del XXI secolo: essa è locale nel suo essere spazio fisico, associato al nome di un quartiere, di una città o memoria nel portare il nome di uno scrittore o un poeta, ma è anche globale, attraverso i sistemi di scambio dati via internet. Tramanda le trazioni e ne è la culla (per questo si pensi ad esempio agli archivi o ancor meglio alle biblioteche nazionali), ma è allo stesso tempo multiculturale e aperta al diverso: iniziative intraprese a Bologna, Modena e Perugia rappresentano occasioni di incontro pluri-generazionale e multi-razziale e contribuiscono (nel loro piccolo) a veicolare la formazione e la divulgazione di conoscenze e di competenze ai cittadini di un mondo globalizzato, multiculturale e multirazziale. La biblioteca è spazio in cui ciascuno può avere una propria nicchia di studio, come per i pod di lettura della Pechkam Library di Londra (2000) o i 5 pods della Biblioteca di Seikei (2006)., spazi effimeri, colorati e stravaganti nell’estetica, ma anche luoghi di ritrovo e concentrazione. Biblioteca è anche enclave socio-culturale in cui l’accessibilità è un requisito dalle vedute ristrette. La biblioteca contemporanea ha dovuto necessariamente adeguarsi alla città di flussi e dei servizi: come una Biblio in Crystal Palace si completa affiancandosi ad un’ampia offerta di tipologie di essi (dai programmi e dalle attività culturali ai servizi di counseling per l’assistenza sanitaria, come gli One-Stop Shop (tipo URP londinesi), a quelli per il lavoro, come gli Healty Living & Employability), nonché alle Cattedrali del consumo, assorbendone il linguaggio, perseguendone la tipologia di offerta, imitandone l’immagine. Come per l’Idea Stores Whitechapel di Londra, strategicamente collocato a nord di Whitechapel Road, lì dove i teloni verdi e blu di nylon delle bancarelle del grande e affollato mercato di strada dell’Albion-Yari, lì dove gravitano una fermata della metropolitana (Whitechapel Station), numerose fermate di autobus, servizi vari -come una vecchia fabbrica di birra, l'ufficio centrale della posta, il complesso ospedaliero del Royal London Hospital e un supermercato- alcune di esse si inseriscono urbanisticamente in nodi strategici, altre si mimetizzano in centri commerciali (come l’Idea Stores Canary Wharf o per la Biblioteka Uniwersytetu Warszawskiego), altre ancora inseriscono nel proprio organigramma funzionale spazi per la vendita di novità editoriali.
Alla città delle reti invisibili che connettono parti di città, conurbazioni lontane tra loro, città di diversi continenti, le Biblioteche delle reti intervengono nel tessuto urbano con strategie che definiscono sistemi di cooperazione territoriale di livello locale (come quella introdotta nel 1999 nell’antico sobborgo londinese di Tower Hamlets), urbano (come nel caso delle biblioteche berlinesi e di Barcellona), ma anche metropolitano (come nelle reti del Plaine Commune e del sistema bibliotecario milanese): connessioni di scambio di materiali e dati e prestito a distanza connettono tra loro le biblioteche della rete, legate da standard e da codici di condotta comune, riconoscibili da un logo e da un nome. Un particolare modo di tessere reti che coinvolgono l’intero spazio urbano sono i bibliobus, desunti dal linguaggio di un’architettura movibile e transitoria, sono in grado di raggiungere anche le parti urbane più periferiche. Alle Biblioteche dei miti come l’Alessandrina o la michelangiolesca opera vaticana, come la Exeter di Lous I. Kahn o quella della Facoltà di Storia di James Stirling tra quelle universitarie, si affiancano le signature biblioteche, spazi in cui l’innovazione tecnologica o i materiali o una facciata attraggono più di eventi, attività e promozioni editoriali. Come il Luna Park evasivo di Coney Island che sfida in un gioco fascinoso ed esuberante le impossibilità dettate dalla tradizione, sperimentando soluzioni al limite del ridicolo (si pensi a tal fine alla Bibliosphere per la University Duisburg- Essen), la biblioteca/ mediateca è l’insieme di figure che ri-semantizzano gli elementi tramandati dalla storia. L’instabilità e il mutamento delle immagini, specchio di una crisi, sono indice dell'affermazione di nuovi valori ad essa attribuiti, basati sul concetto del vario e del diverso. Caos informe e degenerativo nella logica cartesiana di Le Corbusier (che non riesce a coglierne una dimensione poetica), spirito (come quello presente in Delirious in New York) che vive di interpretazioni, di proiezioni inconsce e di molteplicità nel divenire, è la dimensione esistenziale della città quanto della biblioteca/ mediateca del XXI secolo, con tutte le sue valenze e contraddizioni.
A differenza dei casi internazionali (da cui se ne differenzia per normativa e legislazione), collocandosi tra conservazione e innovazione, da un lato, e tra tradizione culturale nazionale e apertura verso l’esterno, dall’altro, l’Italia assume una posizione del tutto particolare. Sussistano sostanziali differenze in termini di tipologia di intervento (si predilige il recupero), dimensionali, localizzativi, gestionali e di finanziamenti: in Italia, infatti, sono pochi i casi di biblioteche costruite ex-novo mentre sono nettamente preponderanti le scelte di ristrutturazione di edifici storici. Se l’Italia ha delle specificità, come possono essere di ausilio le esperienze internazionali? L’uso dei casi studio consente di delineare una tipologia di analisi comparativa che contribuisce a definire dei modelli, utili riferimenti per sperimentare da trasporre ad un caso italiano (romano, nello specifico), punto di arrivo ma anche di partenza.
Quale modello potrebbe meglio inserirsi nel difficile e particolare panorama bibliotecario italiano? Quale potrebbe costituire sperimentazione, innovazione, e ricerca nel contesto romano? La dissertazione risponde a questi quesiti definendo un sistema di relazioni (fisiche e immateriali) che propongono un modello (innovativo) programmatico che possa costituire una prospettiva di rilancio e di rafforzamento di questa istituzione nelle politiche di ridefinizione territoriale e urbana.
Per fare questo, ci si è posti nella prospettiva che anche una biblioteca/ mediateca italiana (romana) può sopperire alle esigenze di studio, ricerca e lettura, ma può anche essere «luogo sociale di promozione di politiche e consumi culturali, puntando da un lato sull’implementazione dei servizi di informazione e di quelli tradizionali di supporto allo studio, alla conoscenza e alla formazione; dall’altro cercando di trovare spazio nel settore dell’intrattenimento culturale, del tempo libero e della formazione permanente».
Per seguire il sentiero delle idee «occorre trovarlo e, dopo averlo separato dagli altri, imprimergli il sigillo di una sola idea contrassegnando le altre diramazioni con un’unica altra forma»: così introduce Platone Il Politico. Seguendo tale principio, è stato scelto un metodo di indagine diairetico che guida alla definizione dell’oggetto della ricerca attraverso una classificazione preliminare e selettiva di casi studio che accorpino realtà diverse in categorie dal cui confronto (per dimensioni, caratteristiche e obiettivi) emergono somiglianze e differenze.
Considerata la vastità e la complessità del tema e la pluralità delle sue possibili declinazioni, si vuole evitare una trattazione generale giacché superficiale, optando, come scriveva (e prediligeva) Peter Burke, «per studi brevi su argomenti di grande respiro, che cercano di stabilire collegamenti tra luoghi, temi, periodi o individui diversi» per poter essere ricomposti in «piccoli frammenti [di] un grande quadro». Questa prospettiva, se da un la
Lacuna architettonica e innovazione tecnologica. Aspetti teorici e metodologici
La questione della lacuna, cioè della perdita fisica di materia di un manufatto, costituisce uno dei temi aperti da sempre più dibattuti nel campo del restauro: la ricerca affronta l'argomento analizzandolo a partire da una riflessione di tipo teorico e di impostazione metodologica.
Intende poi valutare se, e come, un utilizzo cosciente e criticamente guidato degli strumenti messi a disposizione oggi dall’innovazione tecnologica e di metodo possa condurre alla formulazione di soluzioni per il trattamento della lacuna, coerenti alla specificità del contesto.Si veda anche il contributo in lingua inglese: A. ALVISI, N. SANTOPUOLI, C. SODANO, Lacuna's treatment in restoration and technological innovation in “6th international congress on 'Science and technology for the safeguard of Cultural Heritage in the Mediterranean basin'. Proceedings”, Athens, Greece, 22-25 october 2013, Valmar, Roma 2014, Vol. II, pp. 115-121
The revised Reinforcement Sensitivity Theory: electrocortical correlates of threatening faces at different distances.
The main purpose of the present work was to evaluate individual differences in the perception of threatening stimuli at different distances.
Under the approach of the revised Reinforcement Sensitivity Theory, we analysed how the different traits of personality react to angry and neutral faces in an Augmented Reality environment using a Visual Oddball paradigm.
We found that the N2 component is the most prone to point out the differences especially for Fight and Freeze subjects, showing how they use more frontal processes in the differentiation between near and far stimuli. This results could be explained by the neuroanatomical differentiation proposed by McNaughton and Corr in the 2004
Esplorazione Dimensionale dei Disturbi di Personalità in pazienti schizofrenici e nei loro familiari di primo grado: una valutazione con la SWAP-200
LA MINIATURIZZAZIONE NEI CONTESTI FUNERARI DELL’ITALIA MEDIO-TIRRENICA, TRA IL BRONZO FINALE E LA PRIMA ETA’ DEL FERRO: LATIUM VETUS ED ETRURIA MERIDIONALE
La presente tesi di dottorato di ricerca prende in esame la pratica della miniaturizzazione degli oggetti di corredo, largamente attestata nei contesti funerari del comparto laziale ed etrusco-meridionale, tra XI e VIII secolo a.C.
Fenomeno trasversale, documentato non solo all’interno delle sepolture, ma anche in coevi contesti sacri e abitativi, la “Miniaturizzazione” sembra connotarsi come uno specifico comportamento rituale che implica la riproduzione in scala ridotta di determinate tipologie di manufatti, detti “miniaturizzazioni/oggetti in miniatura”. Le ridotte dimensioni costituiscono dunque il principio intrinseco di questa specifica categoria di oggetti che, nei contesti funerari, si connotano come funzionali ma privi di un effettivo valore d’uso, eterogenei nella materia e nella forma ma accomunati da un medesimo processo mentale di riduzione simbolica, da cui scaturisce la fedele riproduzione degli equivalenti modelli di normale formato.
Nella ricerca si è proceduto alla raccolta di un campione di materiali, costituito da più di 1000 esemplari, tra oggetti in ceramica e in bronzo, provenienti dalle necropoli della zona di Tolfa/Allumiere (Sasso di Furbara e Poggio La Pozza), Veio (Quattro Fontanili e Grotta Gramiccia), Latium Vetus e Adiectum (Osteria dell’Osa, Colli Albani, Roma e zona costiera), in gran parte editi, ma talvolta privi di un’adeguata schedatura, lacuna alla quale si è cercato di sopperire mediante la formulazione di uno strutturato apparato documentativo, suffragato, laddove è stato possibile, da una visione autoptica del materiale.L’assenza di studi specifici ha pesato negativamente sulla definizione del fenomeno miniaturizzante nei contesti funerari, lasciando spesso alla soggettività dello schedatore l’arbitrio di definire “in miniatura” o “di piccole dimensioni” un oggetto dal formato dubbio, di non immediata comprensibilità; la ricerca ha tentato di “normalizzare” tale fenomeno, avvalendosi di criteri il più possibile oggettivi, stante la possibilità di individuare non rigide norme di comportamento umano, ma solo linee di tendenza generale nelle pratiche rituali. Di grande ausilio è stata l’analisi dei contesti funerari (capitolo V): l’esame dei singoli oggetti inclusi all’interno dei corredi d’accompagno ha messo in evidenza la tendenza negli studi archeologici a considerare “in miniatura” oggetti di normale formato, unicamente perché rinvenuti in associazione con manufatti simbolicamente ridotti. Tale prospettiva d’indagine rischia di livellare la poliedricità dei comportamenti rituali riflessi all’interno di una deposizione, guardando al corredo funerario come a un blocco monolitico, costituito in modo aprioristico e univoco da elementi miniaturizzati: nella presente ricerca, mediante l’esame tipologico, l’analisi delle modalità di deposizione e delle associazioni di corredo, si è tentato di analizzare i contesti nella loro struttura più oggettiva, tenendo conto delle diverse entità costituenti, miniaturizzate e non, e analizzando ciascuna entità nel proprio status di oggetto sottoposto a riduzione simbolica e/o oggetto “esonerato o risparmiato” dalla miniaturizzazione.
In conclusione, la presente tesi di dottorato si propone di offrire nuovi spunti di riflessione su una pratica fortemente connotata come quella della miniaturizzazione, connessa al rituale incineratorio e identificata come una delle più significative esternazioni del costume funerario laziale di I e II Periodo
Centauri e Giganti nell'artigianato artistico di ambiente etrusco
La presente tesi di dottorato affronta l’analisi delle iconografie di Centauri e Giganti nell’artigianato artistico in Etruria seguendone il percorso evolutivo a partire dalla loro prima comparsa (primo quarto del VII secolo a.C. per i Centauri, seconda metà del VI per i Giganti) fino alle più recenti rappresentazioni di II e I secolo a.C. Il lavoro, concentrandosi su quanto finora edito, ha innanzitutto l’obiettivo di costituire un catalogo aggiornato che, suddiviso per classi di materiali, possa costituire la base per un’indagine sistematica dei soggetti iconografici in esame. Allo spoglio della bibliografia sono stati affiancati, ove possibile, la visione diretta dei materiali e il recupero della documentazione fotografica inedita, in particolare presso il Louvre, il Musée des Monnaies, Médailles et Antiques della Bibliothèque Nationale de France e il British Museum.
I documenti raccolti, che costituiscono un Catalogo di circa 470 pezzi, interessano molte classi di materiali, dalla coroplastica architettonica alle diverse produzioni ceramiche (impasto ‒ white-on-red, impasti orientalizzanti con decorazione incisa e a stampo, produzione ceretana stampigliata in impasto rosso ‒, bucchero, ceramica dipinta tardo-orientalizzante, ceramica etrusco-corinzia, hydria della Polledrara, ceramica etrusca a figure nere, gruppo delle hydriai ceretane, ceramica etrusca e falisca a figure rosse, ceramica etrusca e falisca sovradipinta e ceramica a vernice nera con decorazione a rilievo), dalla pittura parietale alla statuaria in pietra, dalle stele felsinee ai lastroni “a scala”, dai sarcofagi alle urne, dalla toreutica (vasellame, specchi, elementi decorativi, armi ed elementi di armatura) agli avori (contenitori, elementi decorativi e manici di flabello), dagli oggetti di ornamento in materiali preziosi alla glittica (scarabei, scaraboidi e gemme da anello).
Il lavoro si apre con un primo capitolo su “Centauri e Giganti: storia degli studi e inquadramento mitologico”, nel quale è tracciata una sintesi della storia degli studi e viene presentato un accurato quadro delle principali fonti letterarie sull’argomento che, spaziando dal ciclo troiano alla Biblioteca di Fozio, raccoglie un nutrito elenco di passi relativi non solo alle più note vicende del mito, ma anche ad episodi meno conosciuti dei quali ci si avvale utilmente nelle conclusioni, avanzando una serie proposte esegetiche.
Si passa quindi nel capitolo II alle considerazioni relative alle classi di materiali interessate, ai contesti di rinvenimento (nell’intento di tener conto di specifiche associazioni) e ai dati cronologici, che vengono riassunti in una serie di grafici volti ad evidenziare prospettive sincroniche e diacroniche di diffusione dei soggetti.
L’indagine iconografica (capitolo III), nella quale emerge la consapevolezza della frequente ambiguità di queste figure e della difficoltà – specie nel caso dei Giganti – di un loro preciso riconoscimento e “inquadramento”, prende l’avvio dallo studio delle tipologie iconografiche ricostruibili: dai primi ibridi identificati quali “Protocentauri” o “uomini-cavallo” alle diverse combinazioni di natura umana ed equina, dal Gigante in panoplia oplitica a quello d’aspetto selvaggio, dedicando particolare attenzione ad alcuni elementi significativi, come la figura del Centauro alato o il fenomeno dell’ibridazione dal quale scaturiscono Giganti anguipedi e, talvolta, alati. L’analisi di abbigliamento, gesti e attributi consente di approfondire alcuni dettagli, come il diffondersi, in epoca orientalizzante e arcaica, dell’iconografia del Centauro vestito. Ulteriori dati sono stati tratti dall’esame dei cicli narrativi di pertinenza, oltre che, quando presenti, dalle rappresentazioni associate. Particolarmente interessante il discorso relativo ai c.d. Protocentauri e al loro possibile rapporto con altre figure partecipanti della natura equina – come i Sileni, l’hippomigés Mares di Claudio Eliano o addirittura Odisseo che, stando ad una notizia di Fozio, sarebbe stato trasformato in cavallo da un’incantatrice tirrenica – o l’analisi di specifici tipi iconografici riferibili alle figure di Giganti, come quello dello “sputafuoco”, presente in ambiente etrusco dalla fine del VI secolo a.C., e riconosciuto di recente anche sulla coppia di schinieri da Aleria del 530-520 a.C. Una particolare attenzione è dedicata anche al tema della genesi, diffusione ed eventuali confronti riguardanti la variante alata del Centauro, generalmente nota in Etruria per la sola produzione chiusina di buccheri a cilindretto (uno dei quali potrebbe essere accostato per la sequenza delle scene ad una coppa tardo-geometrica dal Dypilon), ma in realtà presente anche su un più tardo scarabeo etrusco di stile a globolo richiamante alcuni esempi di glittica greca arcaica. Viene anche messa in evidenza la rarità, sia nel mondo greco che in ambito etrusco, di alcuni motivi, come quello della Centauressa, la cui immagine sembra presente, per il momento, in sole quattro attestazioni: tre situle a vernice nera della fabbrica di Malacena (seconda metà del IV sec. a.C.) e un’urna di produzione chiusina (II sec. a.C.).
Nel capitolo conclusivo, si affrontano il rapporto con i modelli di ambiente greco, il discorso sulla destinazione e la committenza dei manufatti, fino ad arrivare ad un’ultima rielaborazione dei dati concernente le ipotesi di significato, che lasciano aperte alcune questioni che potranno essere ulteriormente riprese e approfondite in futuri studi specifici
Investing on ageing Extending working lives across Europe
Population ageing is a global phenomenon. The implications of this shift in
the age structure are countless, and the financial sustainability of social protection
systems and shrinking workforce are of major concern for governments. As the process
is particularly advanced in EU countries, in recent years, measures aiming at extending
working life have been proposed.
This thesis investigates postretirement work across Europe. The aim is to
identify individual determinants influencing the decision-making process leading to
post-retirement work.
Moreover, differences in post-retirement employment between EU countries
are investigated. The role of institutional arrangements is examined.
This study confirms results of previous researches, and additionally finds relevant
association between the likelihood of working after retirement and low pension
income. The research also found that economic disincentives on combining pension
and work-related income, negatively impact on the likelihood of working after retirement.
The policy implications are discussed
Aspetti del sistema nuziale del Punteruolo rosso delle palme (Rhynchophorus ferrugineus): un approccio molecolare e bioinformatico.
Il Punteruolo rosso delle palme, Rhynchophorus ferrugineus, Olivier (Curculionoidea, Dryophtoridae), è un coleottero originario del Sud-Est asiatico e della Melanesia invasivo in Medio Oriente ed in quasi tutti i paesi del bacino del Mediterraneo, compresa l'Italia. Il fitofago arreca ingenti danni a numerose specie di Arecaceae, tra cui molte palme di interesse economico. Le attuali azioni di controllo integrato, adottate per contenerne l'espansione, si sono rivelate finora insufficienti anche perché manca una approfondita conoscenza del sistema nuziale dell'insetto, ed il suo grande successo riproduttivo è proprio una delle cause principali del enorme potenziale invasivo di questa specie dannosa.
Obiettivo generale del progetto di dottorato è stato dunque lo studio di aspetti del mating system del Punteruolo rosso legati ad eventuali comportamenti poliandrici e fenomeni di selezione sessuale post-copulatoria. Sono stati eseguiti a questo scopo dei test di paternità, per mezzo di analisi genetiche e bioinformatiche, sulla prole di esperimenti di incrocio effettuati in laboratorio, in modo da verificare ipotesi alternative riguardanti il sistema nuziale della specie. Date le scarse informazioni genetiche disponibili su R. ferrugineus, è stato necessario mettere a punto ex novo un pannello di 16 loci microsatelliti polimorfici, tramite un approccio innovativo basato su tecniche di Next Generation Sequencing accoppiate ad analisi bioinformatiche. Attraverso un'analisi preliminare della variabilità genetica di popolazioni provenienti sia dall'areale primario che da quello secondario della specie, sono state individuate aree a maggior diversità genetica reciproca, da utilizzare come sorgenti di campionamento degli individui destinati all'allevamento e agli accoppiamenti controllati. In seguito sono stati quindi condotti in laboratorio due esperimenti di incrocio, nei quali una femmina vergine si è accoppiata spontaneamente con due maschi in successione, ed è stata poi isolata e lasciata libera di ovideporre ad oltranza. La generazione filiale è stata poi allevata e caratterizzata geneticamente insieme a quella parentale per attribuire la paternità a ciascuna larva.
I risultati ottenuti, supportati da esperimenti di incrocio con maschi sterilizzati e non, indicano chiaramente la presenza di un fenomeno di selezione sessuale post-copula. Per quanto siano necessari ulteriori studi, sembrerebbe che le femmine della specie, nonostante si accoppino normalmente con più individui, fecondino le uova quasi esclusivamente con il contributo spermatico ricevuto per ultimo. Questo fenomeno è conosciuto come precedenza spermatica dell'ultimo maschio (last male sperm precedence), e potrebbe essere legato a strategie di scelta criptica del partner da parte della femmina o a competizione spermatica tra maschi. La comprensione di questi meccanismi va senza dubbio approfondita, specialmente in vista dell'eventuale progettazione di interventi di controllo biologico mirati ad attaccare il successo riproduttivo della specie, come la Tecnica dell'Insetto Sterile.FARI 2010 prot.C26I10SBMC "Bioinformatica, ecologia molecolare e specie invasive: in silico mining di librerie genomiche da pirosequenziamento 454 per l'individuazione di loci microsatelliti". University Project 2012 prot. C26A12KRHP "Tagged Next Generation Sequencing e in silico mining di polimorfismi nucleotidici (SNP) nello studio delle invasioni biologiche"
ISTITUTI E REGOLE DELL’ATTIVITÀ PRIVATA NEI SISTEMI INTEGRATI NAZIONALI DELL’ISTRUZIONE E DELLA SANITÀ
L’analisi empirica della qualità della vita lavorativa in una prospettiva integrata e gender-sensitive
Il presente lavoro ha sviluppato progressivamente una riflessione di natura teorico-metodologica, supportata da un’esperienza concreta di ricerca, sull’analisi empirica della qualità della vita lavorativa (QWL) in una prospettiva di genere, privilegiando l’approccio metodologico della mixed methods research. Nel presente studio, la definizione operativa di QWL e la relativa base empirica sono state mutuate da un’indagine sui call center in Italia, realizzata nell’ambito di un progetto di ricerca valutato di rilevante interesse scientifico (PRIN). In particolare, le informazioni raccolte nell’ambito dell’indagine sui call center in Italia sono state integrate con la successiva costruzione di una ulteriore base empirica di natura qualitativa e rielaborate per consentire un’analisi ad hoc della QWL in un’ottica gender-sensitive. L’insieme delle riflessioni condotte porta, in estrema sintesi, a evidenziare l’esistenza di differenze di genere significative nelle varie dimensioni della QWL e mette in luce una configurazione complessa e internamente differenziata. La differenziazione nelle reazioni individuali alle condizioni di lavoro è connessa strettamente sia al sistema di aspirazioni, aspettative, motivazioni e bisogni individuali, sia a quegli specifici aspetti dei contesti o delle pratiche organizzative che possono determinare particolari situazioni di “mancato adattamento”, tali da incidere sulla QWL e sulle manifestazioni di disagio lavorativo degli operatori telefonici