AIB studi (E-Journal - Associazione italiana bibliotech)
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Nello spirito di Budapest: open access e transformative agreements
Twenty years after its birth, the Open Access Movement has significantly influenced the dissemination of the results of scientific research. Most of the articles published demand some form of openness; 50 million are those deposited in open archives and the institutions that have joined the Budapest Initiative are more than thousand. The success of the initiative is all the more surprising in the context of a privatization of goods and services implemented by national and supranational communities. Yet, most open access practices are still linked to the gold road, increasingly implemented through transformative agreements. We believe that this model, lucrative for publishers and burdensome for researchers, does not respect the true spirit of open access, which implies, as can be inferred from the declaration released for the twentieth anniversary of BOAI, an idea of scientific resources and science as common goods. A different model for the dissemination of research, in addition to being more sustainable, could report more precisely on the research process itself, facilitating the broad conversation necessary for the advancement of science.A vent’anni dalla sua nascita, il Movimento per l’accesso aperto ha influenzato in maniera significativa la diffusione dei risultati della ricerca scientifica. La maggior parte degli articoli pubblicati prevede qualche forma di apertura, 50 milioni sono quelli depositati in archivi aperti e le istituzioni che hanno aderito alla Budapest Initiative hanno superato il migliaio di unità. Il successo dell’iniziativa è tanto più sorprendente in un contesto di privatizzazioni dei beni e dei servizi attuate dalle comunità nazionali e sovranazionali. Ma la maggior parte delle pratiche di accesso aperto è ancora legata alla gold road, attuata sempre più spesso attraverso i transformative agreements. Riteniamo che questo modello, lucrativo per gli editori e oneroso per i ricercatori, non rispetti il vero spirito dell’open access, che implicava, come si evince dalla dichiarazione rilasciata per il ventennale della BOAI, un’idea delle risorse scientifiche e della scienza come bene comune. Una modalità diversa di diffusione della ricerca, oltre ad essere più sostenibile, potrebbe dar conto in maniera più appropriata del processo stesso di ricerca, facilitando la grande conversazione necessaria all’avanzamento della scienza
Il fondo Franca Sozzani nella Biblioteca dell'Istituto europeo di design di Milano: un case study nel settore della moda
This contribution aims at tracing the process of organization and cataloguing of a personal book collection related to a field, namely fashion, so complex it would deserve a deeper reflection, from the perspective of library science, on its peculiar and diverse documentary sources. The collection of Franca Sozzani (historic editor-in-chief of Vogue Italy until her untimely death in 2016) was treated following the Guidelines for the treatment of personal collections, developed by the National commission for special libraries and archives of the Italian library association (AIB), taking special care in the cataloguing of the items and in highlighting valuable works that are often held at very few libraries in the world.Moving from a brief biographical note on the owner, we aim at explaining why the original layout Sozzani had deployed was not preserved and at showcasing the events, happening after the donation, that led to the current organization of the collection. An analysis of the collection follows, inclusive of some useful details regarding its size, sections, main thematic areas and dating of documents. Eventually, the article illustrates the cataloguing choices and the sources for item descriptions, whose historical and biographical characteristics become apparent and of which an explanatory list is provided. Together with the detailed and sometimes analytical descriptions of the volumes, these elements contribute to making the bibliographic universe of the collection a unique resource for scholars.Il presente contributo intende ripercorrere l’iter di ordinamento e catalogazione di un fondo di persona legato a una disciplina, quella della moda, tanto complessa da meritare una più approfondita riflessione biblioteconomica sulle sue peculiari e diversificate fonti documentarie. Il Fondo Franca Sozzani (storica direttrice di Vogue Italia fino alla prematura scomparsa avvenuta nel 2016) è stato trattato nel rispetto delle Linee guida sul trattamento dei fondi personali elaborate dalla Commissione nazionale biblioteche speciali, archivi e biblioteche d’autore dell’AIB, ponendo particolare attenzione alla catalogazione d’esemplare e dando rilievo alle opere di pregio, spesso possedute da pochissime biblioteche al mondo.Partendo da sommarie note biografiche del possessore si vuole dimostrare perché l’ordinamento d’autore non si sia conservato e quali siano state le vicende seguite alla donazione che hanno dato origine all’attuale disposizione del fondo; segue un’analisi della raccolta, con alcuni dati utili su consistenza, sezioni, aree tematiche preponderanti, datazione dei documenti; si illustrano infine le scelte catalografiche e le fonti per le note d’esemplare, i cui connotati storico-biografici emergono in maniera evidente e di cui si riporta un elenco esplicativo; queste ultime, insieme all’accurata descrizione, anche analitica, dei volumi, contribuiscono a rendere l’universo bibliografico del fondo un unicum per gli studiosi
I Manifesti UNESCO sulla biblioteca pubblica, 1972-2022
The paper traces the evolution of the UNESCO Public Library Manifesto from the first revision in 1972 to the recent version of 2022.
The 1972 Manifesto, a hasty update of the 1949 text, marks a clear change in the addressees: no longer local communities, citizens and the library profession, but public authorities and professionals. There is a strong emphasis on the role of the public library in culture, reading and information; on the right to access for all; on new media.
The 1994 Manifesto is the first joint IFLA-UNESCO Manifesto. It stresses an intimate connection between freedom, well-being, the development of society and individuals and a conscious and complete exercise of a full right to access knowledge.
The public library is defined as a ‘local gateway to knowledge’: an effective definition for a non-localistic vision. In the text, however, there is a gap between the formulation of the context scenario and the wealth of content that has emerged since 1990 in the Human Development Reports of the United Nations Program Development, a radical rethinking of the traditional concept of development.
The 2022 Manifesto stemmed from the collaboration between IFLA and UNESCO-Section Information For All Programme. This article questions the three fundamental thematic nuclei of the new text:
- ‘sustainable development’. A more explicit reference to the UN 2030 Agenda would have made more transparent the type of orientation (systemic, multidimensional and inter-institutional approach; integrated design and planning; development of feedback knowledge; inter-generational perspective) necessary to face the challenge;
- ‘libraries in the knowledge society’. There is a very strong connection between knowledge and skills for citizenship, with an emphasis on scientific citizenship and the methods and tools for its effective and daily exercise;
– the ‘community’ is a pervasive leitmotiv. Citizens are not just users, but builders of knowledge; libraries play an essential role in building ‘bridging’ knowledge and open communities.
The IFLA/UNESCO Manifesto 2022 is probably a transition text. In the expression of the key missions for the public library, the Manifesto reveals an underlying tension for the future, contained in the alert attention to the present. It is one of the most significant messages, which could perhaps have been made clearer and more intense with a closer integration between the different missions of the public library and a stronger integration of the rich UNESCO tradition on educational policies, cultural heritage, intercultural dialogue, human development.
Il saggio ricostruisce l’evoluzione dei Manifesti UNESCO sulla biblioteca pubblica dalla prima revisione del 1972 alla recente versione del 2022.
Il Manifesto 1972, aggiornamento frettoloso del testo del 1949, segna un netto cambio di destinatari: non più le comunità locali, i cittadini e la professione bibliotecaria, ma le autorità pubbliche e la professione. Forte è l’accento sul ruolo della biblioteca pubblica nella cultura, nella lettura e nell’informazione; sul diritto all’accesso per tutti; sui nuovi media.
Il Manifesto 1994 è il primo congiunto IFLA-UNESCO. Esso pone una connessione intima fra la libertà, il benessere, lo sviluppo della società e degli individui e l’esercizio consapevole e pieno del diritto di accesso alla conoscenza.
La biblioteca pubblica come local gateway to knowledge: definizione efficace di una visione non localistica. Nel testo tuttavia vi è uno scarto fra la formulazione dello scenario di contesto e la ricchezza di contenuti emersi dal 1990 negli Human development reports dell’United Nations Programme Development, di radicale ripensamento del concetto tradizionale di sviluppo.
Il Manifesto 2022 nasce dalla collaborazione fra IFLA e UNESCO-Section Information For All Programme. Il saggio si interroga sui tre nuclei tematici fondamentali del nuovo testo:
- lo ‘sviluppo sostenibile’. Un richiamo più esplicito all’Agenda ONU 2030 avrebbe reso più trasparente il tipo di orientamenti necessari (approccio sistemico, multidimensionale e interistituzionale; progettazione integrata; sviluppo dei saperi di feedback; prospettiva intergenerazionale) per affrontarne le sfide;
- le ‘biblioteche nella società della conoscenza’. Vi è una connessione molto forte fra saperi e competenze di cittadinanza, con il risalto dato alla cittadinanza scientifica e a modalità e strumenti per un suo effettivo e quotidiano esercizio;
– la ‘comunità’ è filo conduttore pervasivo. I cittadini non sono solo fruitori, ma costruttori di saperi; le biblioteche hanno un ruolo essenziale nella costruzione di saperi bridging e comunità aperte.
Il Manifesto IFLA/UNESCO 2022 è probabilmente un testo di transizione. Nella articolazione di missioni per la biblioteca pubblica contenuta nel Manifesto c’è una tensione sottostante di futuro in una preoccupata attenzione al presente. È uno dei messaggi più significativi, che avrebbe potuto forse essere reso più nitido e intenso con una più stretta integrazione fra le diverse missioni della biblioteca pubblica e una più forte integrazione della ricca tradizione UNESCO sulle politiche educative, il cultural heritage, il dialogo interculturale, lo sviluppo umano
L' Odissea editoriale dell’Ulysses di James Joyce tra censure, varietà infinite ed edizioni scomparse: saggio-recensione a seguito del libro di Lucio Gambetti Un’Odissea editoriale. A cento anni dall’Ulysses di Joyce. Biblion, 2022
The book by Lucio Gambetti, An editorial Odyssey: one hundred years after Joyce’s Ulysses, little more than a hundred pages, leads us on a journey through the publishing history of one of the most important and influential novels of the twentieth century, James Joyce’s Ulysses. In particular, the book focuses on the Italian edition of the novel, exploring its publishing history, its critical reception, and the linguistic challenges that made it difficult to translate and interpret such a complex work. In the past, the issues related to the question of copyright for the various editions of the novel over the decades has been already addresses, the copyright claims made by the heirs, in particular by the late Stephen James Joyce (who passed away in January 2020), and the double expiration of the author’s copyright, first in 1992 and then in 2012. The subsequent battles over the copyright of the unpublished manuscripts, the veto on investigating what the original text of the work was, the censorship biographers were subjected to at the hands of Stephen Joyce, and the editions that disappeared from the market are all issues that the author of this article is familiar with. Throughout the twentieth century, numerous acts of censorship slowed down the availability of translations or revisions in the publishing market in various countries. Therefore, this paper is an essay-review, with some new references missing in Gambetti’s book, such as the recovery of a sentence of an Italian Court, which can be found at the end of this paper.Il libro di Lucio Gambetti Un’Odissea editoriale. A cento anni dall’Ulysses di Joyce, di poco più di un centinaio di pagine, ci conduce in un viaggio attraverso la storia editoriale di uno dei romanzi più importanti e influenti del XX secolo, l’Ulisse di James Joyce, soffermandosi in particolare sull’edizione italiana del romanzo ed esplorando la sua storia editoriale, la ricezione critica e le sfide linguistiche che hanno reso difficile la traduzione e l’interpretazione di un’opera così complessa. In passato si sono già affrontate le tematiche legate alla questione relativa al copyright delle varie edizioni del romanzo nel corso dei decenni: sui diritti d’autore vantati dagli eredi – in particolare dal nipote Stephen James Joyce (mancato nel gennaio 2020) e sulla duplice caduta nel pubblico dominio del suo autore, prima nel 1992 e poi nel 2012. Le successive battaglie sui diritti d’autore dei manoscritti inediti, il divieto di indagare su quale fosse il testo dell’opera originale, le censure subite dai biografi da parte di Stephen Joyce, fino alle edizioni scomparse dal mercato, sono tutte questioni che chi scrive conosce bene. Numerosi sono stati gli atti di censura nei vari paesi che hanno rallentato la presenza nel mercato editoriale di traduzioni o revisioni del romanzo, e questo per tutto il Novecento. Pertanto il presente contributo si connota come un saggio-recensione, con alcuni riferimenti nuovi, non presenti nel libro di Gambetti, come il recupero della sentenza italiana posta in conclusione.
Oggetti e carte: assemblaggi che parlano
German art historian Aby Moritz Warburg (1866-1929) was the first to introduce a revolution in the traditional criteria for classifying works of art. He challenged the ‘organ pipes’ conception of the various art genres and advocated its opposite, the ‘blending’, thus valorising, rather than the canonical division, the melting, the synergies and the mutual contamination. The catalogue-book Beni svelati, by studying the agglomeration that has accumulated over time in the closed rooms of the State, illustrates precisely how this fusion, accidental at the start, resolved itself, as time passed, into something historically meaningful in itself. This is even truer at the present moment, now that the advent of the digital format has decisively affected the traditional division by subject, characterising the culture of the last centuries.Lo storico dell’arte tedesco Aby Moritz Warburg (1866-1929) ha per primo proposto una rivoluzione nei criteri tradizionali di classificazione delle opere d’arte. Egli ha contestato la concezione ‘a canne d’organo’ dei vari generi artistici e sostenuto quella opposta della ‘mescolanza’, valorizzando, piuttosto che non la divisione canonica, la fusione, le sinergie, e le reciproche contaminazioni. Il libro-catalogo Beni svelati, studiando l’agglomerato accumulatosi nel tempo nelle stanze chiuse dello Stato, illustra appunto come questa fusione, in origine casuale, si sia risolta col trascorrere del tempo in qualcosa di per sé storicamente significativo. Ciò tanto più in un’epoca come l’attuale, nella quale l’avvento del digitale incide in modo decisivo sulle tradizionali ripartizioni per materia tipiche della cultura degli ultimi secoli
Costruire ponti verso una cultura accessibile a tutti: l’integrazione di Easy-to-Read nelle mostre virtuali
Technological advances have permeated all spheres of our daily lives, and GLAM (Galleries, Libraries, Archives, and Museums) institutions have not been an exception. These institutions have evolved towards a greater concern for communication with their users, especially through virtual exhibitions. However, the creation of these digital spaces also requires ensuring accessibility for all users. A valuable tool that can facilitate the understanding of the information included is its availability in easy-to-read, which creates a fully accessible environment for anyone interested, including those with disabilities, difficulties in reading comprehension, or limited proficiency in the language. In light of this, the current study proposes an initiative carried out within the framework of the Cultural and bibliographic heritage in the context of GLAM (Libraries, Archives and Museums) Project, in collaboration with the IDEA Lab Research Group of Complutense University of Madrid (Spain). This initiative involves the creation of a virtual room housing part of the library collection of the Library of the National archaeological museum in Spain. Each item within this collection is accompanied by a label translated into easy-to-read. This paper outlines the adaptation process of the exhibition’s written content and details the creation of the virtual exhibition within the context of the third edition of “Built with Bits”. The study’s findings suggest that the implementation of easy-to-read in virtual exhibitions can markedly enhance accessibility and inclusion, enabling a more diverse audience to engage with, appreciate, and comprehend bibliographic heritage. I progressi tecnologici hanno invaso, senza fare eccezioni, tutte le sfere della nostra vita quotidiana comprese le istituzioni GLAM (Gallerie, Biblioteche, Archivi e Musei). Queste istituzioni si sono evolute verso una maggiore attenzione alla comunicazione soprattutto attraverso mostre virtuali, infatti, grazie alla creazione di spazi digitali, è possibile garantire l’accessibilità a tutti gli utenti. Uno strumento prezioso che può facilitare la comprensione delle informazioni è la loro disponibilità in formato Easy-to-Read, che crea un ambiente completamente accessibile a tutti gli interessati, compresi quelli con disabilità, difficoltà di comprensione della lettura o limitata conoscenza della lingua. Alla luce di ciò, il presente studio descrive un’iniziativa realizzata nell’ambito del progetto Cultural and bibliographic heritage in the context of GLAM (Libraries, Archives and Museums), in collaborazione con il gruppo di ricerca IDEA Lab dell’Università Complutense di Madrid (Spagna). Questa iniziativa prevede la creazione di una sala virtuale che ospita parte della collezione libraria della Biblioteca del Museo archeologico nazionale di Spagna. Ogni oggetto di questa collezione è accompagnato da un’etichetta tradotta in lingua inglese Easy-to-Read. Questo articolo illustra il processo di adattamento dei contenuti scritti della mostra e descrive nei dettagli la creazione della mostra virtuale nel contesto della terza edizione di “Built with bits”. I risultati dello studio suggeriscono che l’implementazione di Easy-to-Read nelle mostre virtuali può migliorare notevolmente l’accessibilità e l’inclusione, consentendo a un pubblico più eterogeneo di impegnarsi, apprezzare e comprendere il patrimonio bibliografico