Rivoluzioni Molecolari (E-Journal)
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    Bartók e i filosofi: sullo sfondo di una polemica tra Adorno e Lukács

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    Il pensiero occidentale è ricco di riflessioni filosofiche riservate alla musica. Talvolta i filosofi hanno affrontato l\u27argomento a partire da una meditazione complessiva sull\u27arte, cosicché hanno parlato della musica in termini alquanto generici, senza riferimenti a un repertorio specifico. Più spesso però si sono inoltrati in analisi particolari, spingendosi a esaminare nel dettaglio la produzione compositiva di alcuni musicisti e ponendola, sia pure occasionalmente, al centro delle loro riflessioni. L\u27interesse dei filosofi è stato suscitato da molti compositori. Nella maggior parte dei casi si è trattato dei musicisti più celebri nella storia della musica, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi secoli: dei compositori più famosi sui quali è incardinato il repertorio della musica classica. Mozart e Wagner detengono, con ogni probabilità, il primato per quanto concerne il numero di scritti filosofici a loro dedicati. Molti altri hanno destato comunque una cospicua attenzione e sono stati protagonisti di osservazioni di non poco rilievo.Il pensiero occidentale è ricco di riflessioni filosofiche riservate alla musica. Talvolta i filosofi hanno affrontato l\u27argomento a partire da una meditazione complessiva sull\u27arte, cosicché hanno parlato della musica in termini alquanto generici, senza riferimenti a un repertorio specifico. Più spesso però si sono inoltrati in analisi particolari, spingendosi a esaminare nel dettaglio la produzione compositiva di alcuni musicisti e ponendola, sia pure occasionalmente, al centro delle loro riflessioni. L\u27interesse dei filosofi è stato suscitato da molti compositori. Nella maggior parte dei casi si è trattato dei musicisti più celebri nella storia della musica, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi secoli: dei compositori più famosi sui quali è incardinato il repertorio della musica classica. Mozart e Wagner detengono, con ogni probabilità, il primato per quanto concerne il numero di scritti filosofici a loro dedicati. Molti altri hanno destato comunque una cospicua attenzione e sono stati protagonisti di osservazioni di non poco rilievo

    La ricorsività virtuosa: pensiero giusto – società giusta in Max Horkheimer

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    Le pagine che seguono intendono porsi quali ripresa dello slancio fondatore dell’Associazione Culturale “Odradek XXI. Saperi, professioni, cittadinanze”. Nella seduta del Gruppo interno di “lavoro-ricerca” – flusso di pensiero critico vivente – del 20 marzo 2023, ci si confrontò su alcuni aspetti del pensiero e dell’organizzazione strutturale dell’ “Istituto per la Ricerca Sociale” di Francoforte, a partire dal tema da me introdotto: Il mattatoio e la cattedrale: smascherare la barbarie, innescare processi veritatativi solidali, per trasformare la società e gli individui. Questo, solo questo, è il compito della Teoria Critica in Max Horkheimer. Aggiungerei ora l’auspicio per una convivenza che intenda porsi più umana, anzi, semplicemente umana, come ci ricorda la strana creatura Odradek di Kafka, la cui voce, già flebile, rischia l’inascolto in un mondo sempre più ingiusto, ineguale e crudele. Fu un incontro, nel contesto non solo del centenario dell’Istituto per la Ricerca Sociale (biennio 1923-1924), ma anche di Spirito dell’utopia di Ernst Bloch (ed. riveduta), di Storia e coscienza di classe di G. Lukàcs e di Marxismo e filosofia di K. Korsch: tutti e tre nel clima disegnato dall’archivista del pensiero critico Walter Benjamin, nel suo breve scritto Il capitalismo come religione (1921)

    Per una genealogia della teoria critica della Scuola di Francoforte. Spunti antologici

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    Negli ultimi anni si è assistito ad una ripresa d’interesse nei confronti dei fondamenti normativi della teoria critica sviluppatasi nell’ambito della prima Scuola di Francoforte. Si vuole individuare un nucleo metodologico unitario della teoria critica francofortese, nell’intento di procedere ad una sua possibile riformulazione, verificandone l’attualità per una comprensione delle dinamiche storiche e sociali della contemporaneità

    L’enigma dell’arte tra iterabilità e unicità. L’ermeneutica gadameriana di fronte alla modernità

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    Il presente articolo si concentra sul rapporto tra ermeneutica gadameriana e modernità partendo dal peculiare punto di vista dell’arte. Contrariamente alle letture che ne fanno una teoria antimoderna, l’obiettivo è sottolineare la capacità della filosofia di Gadamer di confrontarsi con il mondo contemporaneo, il quale ha nella tecnica una delle peculiarità più evidenti. In primo luogo, per comprendere la portata innovativa del pensiero di Gadamer viene mostrata l’autonomia che egli matura rispetto a Heidegger in relazione al rapporto con la tradizione, diversità che si riverbera nel modo di concepire la modernità. Per Gadamer quest’ultima non è il frutto di un processo di Seinsvergessenheit ma di un rapporto dialogico con il passato. Da questo punto di vista, la tecnica gode pertanto di una propria legittimità, a patto di non porsi come orizzonte totalizzante, ma di comprendere se stessa nel più ampio contesto della prassi umana: ciò emerge in modo emblematico dalla lettura del fenomeno artistico. Il saggio prosegue, in secondo luogo, a mostrare come, accanto a una lettura plotiniana del fenomeno artistico in quanto emanazione della verità, emerga una concezione dell’arte, in particolare della poesia, come ripetizione di ciò che è al contempo unico e irripetibile. L’enigma dell’arte consiste nella sua capacità di costituire un evento singolare che al contempo parla agli spettatori di ogni epoca. Proprio questa concezione dell’arte consente di apprezzare l’attualità dell’ermeneutica, capace di confrontarsi con la questione del ruolo dell’arte oggi: il paradigma della ripetizione permette infatti a Gadamer di esprimere la dimensione comunitaria e temporale che caratterizza intrinsecamente l’arte. Infine, tale lettura del fenomeno artistico consente di mostrare la capacità dell’ermeneutica non solo di rapportarsi alle nuove tecnologie, ma anche di ripensare il rapporto tra tecnica e comunità.  Proprio a partire dal pensiero di Gadamer è possibile un confronto sia con il momento della phronesis sia con quello della techne. Emergono così le conseguenze etico-politiche della filosofia gadameriana, in particolare in relazione all’emblematica concezione del poeta come uno dei tanti lettori dell’opera al pari dell’interprete. Secondo questo rispetto si può apprezzare il carattere comunitario e democratico che anima nel profondo l’ermeneutica.The Enigma of Art between Iterability and Uniqueness. Gadamer’s Hermeneutics Facing ModernityKey Words: Hermeneutics, Gadamer, Aesthetics, Art, ModernityThis paper aims to investigate the relation between Gadamer’s hermeneutics and modernity, focusing on his doctrine of artistic experience in order to show a new possible reading of his thought that frees him from the accusations of anti-modernism. First, the author highlights the differences between Heidegger’s and Gadamer’s conceptions of tradition and modernity. The former understands modernity (and technology in particular) as the result of a destinal Seinsvergessenheit. The latter, on the other hand, conceives it as an interrupted dialogue with the tradition.Then the paper underlines the peculiarity of Gadamer’s conception of art: besides the well-known emanative paradigm, he develops the idea of art as intrinsic iterability, capable of accounting for the interaction between art and the new technologies. After this analysis, the author shows that, far from being anti-modern, Gadamer’s position is actually able to give technology its due, as long as the latter is not expected to exhaust the totality of human experience and is rather included within the scope of the phronesis, just like the Aristotelian techne. In conclusion, the reading of art as repetition shows the capacity of hermeneutics to make sense of modernity, as well as its intrinsically communitarian and democratic vocation

    Religione, utopia e teoria critica. Note a partire da una lettura di Rino Genovese

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    Il presente saggio intende articolare un percorso che metta in relazione tre concetti complessi e stratificati: religione, utopia e teoria critica. Prendendo avvio dalle riflessioni sollecitate dal libro di Rino Genovese L’inesistenza di Dio e l’utopia, si propongono alcune considerazioni di natura filosofica e politica, attraversando le elaborazioni della Scuola di Francoforte, con particolare attenzione a Habermas, Marcuse, Benjamin e Adorno, nonché a Platone come modello paradigmatico di pensiero utopico. Il filo conduttore è costituito dalla possibilità di individuare nel pensiero utopico e nella dimensione religiosa – o in ciò che ne resta – delle riserve di senso e di speranza all’interno del progetto critico-emancipativo

    “Fare razionale” e “godimento supremo”. Nota sulla dialettica dell’illuminismo in Fede e sapere di Hegel

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    Questo breve contributo intende affrontare il rapporto tra religione, utopia e teoria critica attraverso l\u27analisi di uno dei testi fondamentali dell\u27idealismo tedesco: Glauben und Wissen di G.W.F. Hegel, pubblicato nel 1802. L\u27opera rappresenta un momento cruciale nella riflessione hegeliana all\u27indomani della stagione illuminista, e costituisce, a mio avviso, un prototipo di quella che successivamente sarebbe stata denominata "dialettica dell\u27illuminismo" da Horkheimer e Adorno. L\u27obiettivo principale del contributo è sottolineare come la questione del rapporto tra religione e ragione rappresenti uno dei nuclei teoretici originari della teoria critica, la cui fonte va ricercata nel riferimento all’idealismo tedesco. Il mio approccio si concentrerà quindi sull\u27introduzione di Glauben und Wissen, tralasciando le parti dedicate alla critica delle "filosofie della riflessione della soggettività" (Kant, Jacobi e Fichte) - e il discusso accostamento che ivi si compie delle posizioni dei tre pensatori - , per evidenziare piuttosto come al principio dell’opera Hegel delinei una dialettica dell\u27illuminismo ante litteram

    Tragedia e dramma barocco in Walter Benjamin

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    Il testo fondamentale per comprendere l’interpretazione benjaminiana del dramma barocco in relazione alla tragedia classica è l’opera Ursprung des deutschen Trauerspiels (iniziata nel 1916 e conclusa nel 1925), che avrebbe dovuto aprire a Walter Benjamin le porte dell’insegnamento accademico, ma che fu oggetto di un celebre rifiuto da parte della commissione esaminatrice dell’Università di Francoforte, che consigliò all’autore di ritirare la propria domanda, adducendo come motivo principale il carattere impervio del lavoro. Il testo, pubblicato per la prima volta in Germania nel 1928, è preceduto da una Premessa critico-conoscitiva e si articola in due sezioni principali: la prima riguarda il confronto tra dramma barocco e tragedia, la seconda l’importanza dell’allegoria nel dramma barocco

    Ricoeur, ermeneutica e «dialectique brisée». Una ipotesi di ricerca

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    L\u27articolo contiene un\u27ipotesi di ricerca intorno al concetto di dialettica in Ricoeur e, sulla base di una rapida ricostruzione del percorso di pensiero del filosofo francese, invita all\u27interrogazione del rapporto tra ermeneutica e filosofia hegeliana

    Ermeneutica del tradurre: alcune osservazioni su traduzione, interpretazione, improvvisazione

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    Ermeneutica del tradurre: alcune osservazioni su traduzione, interpretazione, improvvisazione. Il presente contributo mira a offrire alcune osservazioni sul processo del tradurre a partire da una prospettiva ermeneutica in senso ampio. Prendendo le mosse dalla mia esperienza personale come traduttore di alcuni libri di filosofia dall’inglese o dal tedesco all’italiano, e basandomi sulle considerazioni di Franco Volpi, Hans-Georg Gadamer e Walter Benjamin su una pratica così particolare e, per così dire, così delicata come quella del tradurre, esamino in primo luogo la natura complessa del processo di traduzione, nel suo affascinante oscillare fra poli apparentemente opposti ma in realtà vicendevolmente collegati fra loro come fedeltà e libertà, identità e alterità, familiarità ed estraneità, ecc. A partire da ciò, prendo in esame la questione del ruolo giocato in ogni forma di traduzione (compresa quella di testi filosofici o poetici) dalla componente interpretativa che, seguendo liberamente alcuni spunti derivanti da autori diversi fra loro come Gadamer, Willard Van Orman Quine e Donald Davidson, sembra essere presente nel processo del tradurre. Ciò si rivela essere particolarmente importante al fine di sottolineare il carattere costitutivamente “imperfetto”, “incompleto” e “indeterminato” (ovvero, non assolutamente perfetto o completo, non pienamente determinato e univoco, bensì aperto e plurale come tutte le esperienze e le prassi che sono proprie di creature limitate e finite come gli esseri umani) del tradurre: il che, tuttavia, non deve essere inteso come una carenza o una lacuna, bensì come una ricchezza e una potenziale fonte di costante miglioramento. Infine, seguendo alcune osservazioni di Ludwig Wittgenstein sui “giochi linguistici” e le “forme di vita”, suggerisco di intendere la traduzione come una prassi umana che, in quanto tale, presuppone certamente la conoscenza e la padronanza di un insieme ben definito di regole ma non è mai interamente riducibile a queste ultime, dal momento che l’uso corretto delle regole presuppone il possesso di capacità che non possono essere acquisite grazie a ulteriori regole ma che derivano piuttosto da esperienza, pratica, know how, sensibilità e un certo indefinibile tatto che deve guidare il bravo traduttore in un modo per certi versi simile (ancorché ovviamente non identico) al bravo improvvisatore, come esemplificato magnificamente dai grandi jazzisti. Parole-chiave: Ermeneutica, Gadamer, Traduzione, Interpretazione, Improvvisazione. *** Hermeneutics of Translating: Some Observations on Translation, Interpretation, Improvisation. This paper aims to offer some observations on the translation process from a broadly understood hermeneutical perspective. Starting from my own experience as translator of philosophical books from German or English into Italian, and relying on observations on this particular and, so to speak, delicate human practice offered by Franco Volpi (one of the main Italian translators of Heidegger’s works), Hans-Georg Gadamer and Walter Benjamin, I first highlight the complex nature of the translation process, fascinatingly oscillating between such seemingly opposite but actually mutually related poles as fidelity and freedom, identity and otherness, familiarity and foreignness, etc. On this basis, I then examine the question of the role played in all forms of translation (including the translation of a philosophical or a poetic text) by the component of interpretation that, freely following intellectual suggestions deriving from such different authors as Gadamer, Willard Van Orman Quine and Donald Davidson, is apparently present in the translation process. This especially proves to be important in order to emphasize the constitutively “imperfect”, “incomplete” and “indeterminate” (i.e. not absolutely perfect or complete, not fully determinate and univocal, but rather open and plural like all the experiences and practices of such limited and finite beings as the human beings) nature of translation: that which, however, must not be conceived of as a lack or a deficiency, but rather as a richness and a potential source of constant improvement. Finally, inspired by some remarks of Ludwig Wittgenstein on “language games” and “forms of life”, I suggest to understand translation as a human practice that, as such, surely presupposes the knowledge and mastery of a definite set of rules but is never merely reducible to the latter, since the correct use or application of the rules presupposes capacities that cannot be acquired thanks to other rules but rather derive from experience, practice, know how, sensitivity and a certain indefinable tact that must guide the good translator in a similar way (although surely not identical way) as the good improviser, as masterfully exemplified by great jazz musicians. Keywords: Hermeneutics, Gadamer, Translation, Interpretation, Improvisation

    L\u27ermeneutica tra musica e diritto

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    This paper proposes a comparison between legal hermeneutics and hermeneutics of music from a philosophical point of view. In order to examine similarities and differences between interpretation of written laws and intepretation of musical scores, some theoretical conceptions are exploited: Emilio Betti\u27s general classification of intepretation, Hans-Georg Gadamer\u27s idea of hermeneutical representation and application, Roman Ingarden\u27s idea of aesthetical concretization. The linguistic essence of musical intepretations and performances is discussed and criticized.L\u27articolo propone un confronto tra ermeneutica giuridica ed ermeneutica della musica da un punto di vista filosofico. Allo scopo di esaminare somiglianze e differenze tra l\u27interpretazione di leggi scritte e l\u27interpretazione di partiture musicali, vengono utilizzate alcune concezioni teoriche: la classificazione generale dell\u27interpretazione di Emilio Betti, l\u27idea di rappresentazione e applicazione ermeneutica di Hans-Georg Gadamer e l\u27idea di concretizzazione estetica di Roman Ingarden. L\u27essenza linguistica delle interpretazioni e delle esecuzioni musicali è posta in discussione e criticata

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