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    Dialogo, Reciprocità, Integrazione:I dilemmi della differenza

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    Sicurezza, equità, immigrazione, differenze etniche, globalizzazione, sono i termini in base ai quali le società occidentali europee, cercano di trovare nuovi modelli di convivenza per governare i cambiamenti della post-modernità. L’aumento della visibilità delle differenze sociali, multietniche e culturali, ha prodotto un aumento dell’attenzione sulla necessità di dare “voce alla diversità”. Le forme di comportamento sociale tipiche delle città europee “creative” di media grandezza che progressivamente trasformano la loro identità post-moderna industriale, in artistica, turistica, finanziaria,ecc, si sono confrontate, tra contraddizioni e conservazione di egemonie culturali, con la possibilità e la necessità di attuare politiche della differenza. Queste, che richiedono un trattamento diverso per gruppi schiacciati dalla cultura egemone o svantaggiati socialmente, sono giustificate dal fatto che tali minoranze si scontrano con barriere strutturali per una piena partecipazione nella comunità. In quest’ottica, la sfida è di incorporare una "politica culturale della differenza" (Sandercock 1998) nella pianificazione della giustizia, dell’equità, in una parola: dell’integrazione nelle nostre società. L’obiettivo di questo capitolo è di analizzare sociologicamente se e quanto siano praticabili esplicite politiche della differenza negli scenari sociali post-moderni multietnic

    Verità, trascendenza, differenza. Un percorso heideggeriano

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    This essay explores the roots of Heidegger's notion of "Transcendence" in its conceptual bond with the concept of truth and difference

    The Notion of Being as Act in Neoplatonism and Its Transmission in the Translatio Studiorum

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    The problem related to the origin of the concept of actus essendi constitutes one of the central themes in the history of ancient philosophy, and is one of the most important in the process known as Translatio studiorum. The idea according to which Thomas Aquinas was the first to consider this concept has been contrasted to the idea that actus essendi had already been present in Neoplatonism. In fact, the concept of \u201cbeing\u201d in Thomas Aquinas\u2019 philosophy has been interpreted in many different ways over the years, especially in relation to Aristotle\u2019s concept of being. In his book about being according to Thomas, G. Ventimiglia recognizes three generations within the historiography on Thomistic ontology. The first generation, begun by R. Garrigou-Lagrange, lasted until the end of the 1930s and maintained that the being of Thomas equalled Aristotle\u2019s. During the second generation, lasting from the beginning of the 1930s till the end of the \u201950s and whose main exponent was E. Gilson, the being of Thomas is seen as the actus essendi. These scholars therefore interpreted it as a completely new and original concept compared to both Aristotle\u2019s being and the Neoplatonic school of thought, by which Thomas may have been influenced. Lastly, the third generation, in which Thomas\u2019 concept of being is considered to be unoriginal, having been elaborated within the world of Neoplatonism, originated at the beginning of the 1970s and lasts yet today. W. Beierwaltes and K. Kremer, among others, have lead this final generation. However, together with Ventimiglia, it is necessary to recognize the importance that the publication of two other works had on the assertion made by the \u201cthird generation\u201d. These works are P. Hadot\u2019s volume on Porphyre et Victorinus, published in 1968 and Beierwaltes\u2019 book entitled Platonismus und Idealismus, published in 1972. In the latter\u2019s book, the author demonstrates that the identification of God with being had been made by Plutarch and Porphyry as well as by Philo of Alexandria, Gregory of Nazianzus, Gregory of Nyssa, Victorinus and Augustine. In Hadot\u2019s volume, together with the observation that this identification had been expressed in Neoplatonism, also the definition of being as act is traced back to the same period. In the paper it is discussed the section of Hadot\u2019s study which appears in the appendix of the second volume, containing the text and the translation of the fragments of the anony\uacmous commentary to Plato\u2019s Parmenides. It also considered the introductory essay added in the Italian translation of this section. It is thanks to Hadot and the exponents of Ventimiglia\u2019s \u201cthird generation\u201d that the communis opinio, according to which the concept of actus essendi can be found first in the philosophy of Thomas, was disproved. Hadot in particular demonstrated that the notion of \u201cact of being\u201d originated from both the anonymous commentary to the Parmenides by Plato, which he attributes to Porphyry, and the Enneads by Plotinus. This paper will first examine the fragments of the commentary in order to show that in it may be found both the identification of God with being and the concept of being as actus essendi. An analysis of Enneads VI 8, 7 will follow. This is one of the passages in the work by Plotinus which most deserves to be considered in order to verify the effective anticipation of Neoplatonism in a doctrine that has traditionally been considered of Thomistic origin. Finally, of particular interest is the comparison between being as interpreted by Neoplatonism, especially by Plotinus, and act as conceived by Aristotle, unanimously recognized as its discoverer

    ¿Los derechos humanos,son derechos naturales?

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    L'articolo difende la tesi della profonda differenza fra i diritti umani e i diritti natural

    Il pluralismo linguistico tra identità e differenza

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    Lo Statuto della Corte Penale Internazionale fissa normativamente (artt. 50 e 128) la scelta della Comunità Internazionale di utilizzare un regime plurilinguistico. La dichiarazione di equipollenza dei testi redatti nelle lingue riconosciute ufficiali non elimina, tuttavia, il problema della potenziale divergenza di senso tra gli stessi. La scelta per il plurilinguismo giuridico costituisce, dal punto di vista teoretico, espressione di un pensiero di tipo identitario, proprio della modernità, poiché assume le entità linguistiche in relazione di uguaglianza, astraendo dalle differenze e rescindendo, per ciascuna, i rapporti tra lingua e ordinamento giuridico di provenienza. La traduzione del linguaggio giuridico è operazione complessa per ragioni di natura semantica, sintattica e per la specificità sistemica della lingua. La metodologia che consentirebbe di comporre eventuali contrasti determinati da divergenze di significato tra testi aventi, per convenzione, pari valore ma in opposizione tra loro, è la retorica forense: l’argomentazione del Tribunale nella decisione del caso Akayesu, giudicato per il crimine di genocidio, costituisce un esempio noto in giurisprudenza di applicazione (ancorché non tematizzata né perfettamente consaputa) di questa forma della logica giuridic

    Technology and Technometrics approachesne

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    The technological innovation, nowadays, is one of the most important determinant for increasing the wealth of the nations. Souder and Shrivastrava said “we can’t begin to make decisions about technology until we understand it. And we can’t begin to really understand it until we can measure it”. For this reason within the economics a new branch called Technometrics is born: it is a new theoretical framework for the conception and measurement of technological change with important policy implications (Sahal, 1985). The aim of this paper is, after introducing the concepts of technological innovation as used by the economists during the nineteenth and twentieth-century, to show the historical evolution of the several approaches used to measure and evaluate the technology and technology change from 1930 to 2004. A discussion of these approaches shows the methodological difficulties and their potentials.Technometrics, Technology, Technological Change, Patterns of technological innovation,history of economic thought, systemic approach, innovation diffusion

    Il diritto alla differenza tra esclusione e indifferenza

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    Il diritto alla differenza non riguarda solo le donne, ma rappresenta un problema politico. L\u2019attenzione alla differenza di genere, alla sua non riducibilit\ue0 ad altre identit\ue0, porta con s\ue9 interrogativi riguardo al significato della differenza, per quanto il pensiero contemporaneo cerchi di eluderle sostituendo la differenza con una moltiplicazione delle differenze, considerate solo nella loro capacit\ue0 di connettersi funzionalmente con delle altre. Interrogarsi sulla differenza vuol dire porre il problema del rapporto tra identit\ue0 e differenza che \ue8 in fondo il cuore stesso della politica come essere insieme dei molti che sono tra di loro diversi e divergenti. In una dimensione democratica sar\ue0 reale, e non solo nominale, quell\u2019uguaglianza che comporti l\u2019uguaglianza fra i differenti. Un\u2019uguaglianza reale tra i differenti esige che essi siano mantenuti come tali, nella loro specificit\ue0 e irriducibilit\ue0. Il diritto alla differenza, delle donne in particolare, si ricollega al momento iniziale del diritto, vale a dire al diritto inteso come diritto ad agire, superando l\u2019inerzia del destino. Nella prospettiva dell\u2019attivit\ue0 originaria, il diritto \ue8 la legge di quell\u2019essere insieme che la politica instaura, la politica \ue8 quel tenere insieme che ha bisogno del diritto. Se diritto vuol dire apertura all\u2019alterit\ue0 dell\u2019altro e quindi, con il riconoscerlo, posizione del limite, del non poter disporre, la volont\ue0 odierna di disponibilit\ue0 totale ne \ue8 la negazione. La differenza nella sua irriducibilit\ue0 \ue8 stata negata storicamente e continua ancora oggi a non essere riconosciuta. Se il pensiero moderno poneva un\u2019identit\ue0 che escludeva quanto non era riconducibile ad essa, la differenza oggi \ue8 negata subdolamente attraverso la sua moltiplicazione infinita, al fine di renderla irrilevante e disponibile. La logica dell\u2019identit\ue0 ha rimosso l\u2019essere due, la relazione costitutiva tra identit\ue0 e differenza. Per uscire dall\u2019unilateralit\ue0 del dominio e dalla disponibilit\ue0 senza limiti occorre instaurare una logica della relazione, muovendo dall\u2019esclusione interna al nucleo stesso del soggetto che ne mette in crisi ogni sistematicit\ue0 e autoreferenzialit\ue0. L\u2019articolo esplora il coappartenersi di identit\ue0 ed esclusione alla luce dei modelli statici di identificazione prodotti per il maschile e per il femminile. Il pensiero filosofico occidentale per progredire ha dovuto escludere proprio il femminile ed il maschile ha costruito la sua identit\ue0 a partire da questa esclusione. In fondo, il campo degli esclusi delinea l\u2019ambito della ragione umana in cui l\u2019essere uomo e non donna, proprietario e non schiavo, rende immateriale il corpo dell\u2019uomo razionale. Tuttavia, i corpi non sono separabili dalle norme regolative che governano la loro materializzazione, n\ue9 dalle esclusioni che esse impongono. Se la produzione dei soggetti va di pari passo con quella degli abietti, il problema \ue8 reintrodurre ci\uf2 che \ue8 stato escluso nell\u2019ambito della significazione politica. La politica tender\ue0 a una democrazia reale nella misura in cui lavorer\ue0 a che siano incluse quelle esclusioni che ne hanno stabilizzato il campo discorsivo. Relazione vuol dire che ciascuno avverte se stesso sempre insieme con l\u2019altro e che da questo avvertirsi pu\uf2 costruire una posizione di uguaglianza nella differenza. Il pensiero della differenza di genere necessita di una logica mutata in cui il s\ue9 non sia n\ue9 dissolto in frammenti n\ue9 definito una volta per tutte, ma possa avvertirsi nel e col riferirsi all\u2019altro da s\ue9 e in questo riferirsi trasformarsi. Si tratta di una logica della relazione, attenta alla differenza e la cui unica legge \ue8 l\u2019indisponibilit\ue0 dell\u2019altro. La sua norma sorge da un costitutivo essere-insieme che richiede il doppio movimento di assumere un\u2019identit\ue0 e avviarla alla trasformazione. Diritto alla differenza significa allora cogliere il diritto come ci\uf2 che permette di trattenere insieme identit\ue0 e apertura alla relazione con altre differenze

    Differenze senza Differenza.L\u2019idolatria nell\u2019epoca postsecolare

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    Il \u201cpoliteismo di ritorno\u201d, tipico del nostro tempo, appare legittimato dall\u2019avallo postmoderno del politeismo, che lo accredita come forma alternativa di religiosit\ue0 post-monoteistica. Questa sfida pone una serie di questioni che precedono la stessa distinzione fra politeismo e monoteismo: sul piano ontologico, alla proliferazione indifferenziata delle differenze corrisponde la neutralizzazione della Differenza metafisica fra finito e infinito; sul piano antropologico, l\u2019antitesi tra fede e idolatria attesta l\u2019intenzionalit\ue0 religiosa come costitutiva di uno statuto umano abitato dalla Differenza; sul piano etico-religioso, l\u2019atto idolatrico, pi\uf9 che una possibilit\ue0 esterna rispetto a un presunto \u201cgrado zero\u201d dell\u2019umano, rappresenta un azzeramento autodistruttivo di tale statuto

    Natura vivente e natura inerte. Bergson e la tradizione del vitalismo francese

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    Il saggio "Natura vivente e natura inerte. Bergson e la tradizione del vitalismo francese" costituisce un capitolo di un volume collettaneo che ha per titolo "Metamorfosi delle differenze". Il saggio indaga una questione centrale del pensiero bergsoniano: la differenza, irriducibile a qualsiasi tipo di monismo, tra natura vivente e natura inerte, nel quadro di una filosofia biologica che sembra doversi attenere a un’euristica negativa, a dire cosa la vita non è, vista l’incapacità del linguaggio di significare tale differenza senza irrigidirla e travisarla. Per Bergson, l’intelligenza si rappresenta con chiarezza ciò che è discontinuo, immobile, morto, ma è caratterizzata da un’incomprensione naturale della vita; viceversa, l’intuizione può sì rappresentarsi la vita, ma il suo linguaggio resta inevitabilmente metaforico, intessuto d’immagini che rinviano a qualcosa d’altro. Proprio dalle pieghe del linguaggio metaforico scaturisce però la possibilità di un’euristica positiva del vivente e della differenza che vi si inscrive. Ricostruendo i legami tra Bergson e la tradizione del vitalismo francese, il saggio mostra infatti che in questa tradizione il ricorso a modelli metaforici permette di pensare la vita nella sua originalità, rendendola oggetto di una scienza autonoma e specifica. Non si tratta di abdicare al rigore filosofico o scientifico, ma semmai di raffinarlo, ammettendo che vi sono dei casi in cui è il linguaggio per immagini a parlare consapevolmente in modo proprio, e il linguaggio astratto a parlare inconsapevolmente in senso figurato
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