57 research outputs found

    A Bayesian approach to analyze regional elasticities

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    This paper presents a bayesian approach to analyze regional elasticity distributions with a regular translog cost function. It is known that a proper statistical analysis concerning elasticities can be performed only with the bayesian approach. Morover we can take advantage of this methodology to form reasonable priors using national data. This way we can produce sounder inferences without much elicition by the analyst. To compare results, this approach is applied to a cost function for the main regions in Italy with a diffuse prior too. Price and substitution elasticities are derived conditional on factor shares or covariates. The low posterior probability than inequality constraints hold with an noninformative prior shows how bayesian methods can be fruitfully employed to assess regional elasticities with a proper prior obtained from national data.

    Un\u2019analisi settoriale dell\u2019impatto dei costi del trasporto sul sistema produttivo italiano

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    L\u2019obiettivo di questo lavoro \ue8 lo studio degli effetti sul sistema produttivo italiano di una variazione del costo del trasporto. A questo proposito consideriamo un modello di equilibrio parziale tra l\u2019Italia ed altre nazioni basato sull\u2019approccio di Johansen. Questo modello permette di analizzare gli effetti sulle variabili nominali e su quelle reali dovuti, ad esempio, ad un cambiamento delle infrastrutture di trasporto nazionali o con l\u2019estero con una variazione del costo del trasporto. L\u2019approccio \ue8 applicato ad un sistema composto da tre aree geografiche formate dall\u2019Italia, dall\u2019insieme dei pi\uf9 importanti paesi europei e dal resto del mondo. L\u2019analisi empirica permette di valutare i cambiamenti nei prezzi, prodotto e flussi commerciali in seguito a delle modificazioni nei costi del trasporto nelle e tra le tre aree geografiche dal 1995 al 2011. Le simulazioni mostrano come i settori industriali che risentono in maggior misura dell\u2019incremento del costo del trasporto interno sono quelli del Legno, dei Metalli di base e degli Altri minerali non metalliferi. Non si tratta per\uf2 delle industrie che devono far aumentare di pi\uf9 i propri prezzi di vendita. Un risultato simile si riscontra anche con riferimento ad un pi\uf9 elevato costo del trasporto con l\u2019estero. In questo caso la trasmissione sui prezzi \ue8 particolarmente forte nell\u2019industria della Cokeria e della raffinazione del petrolio, che vede per\uf2 diminuire il suo output di meno di altri settori come quello dei Metalli di base o della Gomma e plastica

    Un’analisi settoriale dell’impatto dei costi del trasporto sul sistema produttivo italiano

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    L’obiettivo di questo lavoro è lo studio degli effetti sul sistema produttivo italiano di una variazione del costo del trasporto. A questo proposito consideriamo un modello di equilibrio parziale tra l’Italia ed altre nazioni basato sull’approccio di Johansen. Questo modello permette di analizzare gli effetti sulle variabili nominali e su quelle reali dovuti, ad esempio, ad un cambiamento delle infrastrutture di trasporto nazionali o con l’estero con una variazione del costo del trasporto. L’approccio è applicato ad un sistema composto da tre aree geografiche formate dall’Italia, dall’insieme dei più importanti paesi europei e dal resto del mondo. L’analisi empirica permette di valutare i cambiamenti nei prezzi, prodotto e flussi commerciali in seguito a delle modificazioni nei costi del trasporto nelle e tra le tre aree geografiche dal 1995 al 2011. Le simulazioni mostrano come i settori industriali che risentono in maggior misura dell’incremento del costo del trasporto interno sono quelli del Legno, dei Metalli di base e degli Altri minerali non metalliferi. Non si tratta però delle industrie che devono far aumentare di più i propri prezzi di vendita. Un risultato simile si riscontra anche con riferimento ad un più elevato costo del trasporto con l’estero. In questo caso la trasmissione sui prezzi è particolarmente forte nell’industria della Cokeria e della raffinazione del petrolio, che vede però diminuire il suo output di meno di altri settori come quello dei Metalli di base o della Gomma e plastica

    Environmental impact of electric car production shifts

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    In questo lavoro viene affrontato il tema dell’impatto ambientale di una riduzione della produzione di automobili con motore a combustione interna (ICV) a vantaggio dei veicoli con batteria elettrica (BEV). Questa cambiamento tecnologico è analizzato mediante l’approccio Input Output, che viene esteso alle variabili ambientali. Si tratta di un modello lineare che permette di valutare gli effetti di uno spostamento della produzione di automobili con combustione interna a quelle elettriche. L’analisi riguarda solo il diverso utilizzo degli input produttivi, anche se può essere facilmente estesa per comprendere una composizione diversa della domanda finale e del contenuto degli inquinanti per unità di output. I cambiamenti nelle emissioni e la posizione relativa dell’industria automobilistica sono indagati utilizzando la versione ridotta di Exiobase_1. I risultati dipendono dal mix degli input, ma la variazione totale dell’inquinamento è trascurabile. Nello scenario peggiore, l’impatto è quasi dell’1% per quanto riguarda il policloro bifenile e l’idrocarburo policiclico aromatico, ma è molto più basso per il CO2 ed i composti organici volatili non metanici. Ricordiamo che l’industria automobilistica sprigiona una gran quantità di quest’ultimo e spostare la produzione sui veicoli elettrici non migliora affatto la situazione. Inoltre, gli input necessari per la produzione di batterie aumentano complessivamente le emissioni, anche se fanno apparire l’industria automobilistica meno inquinante rispetto agli altri settori.In this paper I tackle the environmental impact of a production shift from internal combustion engine powered cars (ICV) to battery electric vehicles (BEV). This substitution is analysed using the well know framework of Environmentally Extended Input Output models. I propose a very simple approach that allows to assess effects of a gradual technical change in car manufacturing as BEVs substitute ICVs. Final demand and direct emission modifications can be addressed too, but the present analysis focuses on car manufacturing input variations alone. Using the short version of the Exiobase_1 dataset changes in air emissions and the relative position of the car industry are investigated. Results depend on the type of input shifts, but pollution changes are negligible yet. In the worst scenario, impacts are about 1% for polychlorinated biphenyls and polycyclic aromatic hydrocarbon only, and much lower for CO2 and non-methane volatile organic compounds. Car manufacturing is one of the largest emitter of the latter and shifting to BEV production does not change the picture at all. Nonetheless, more inputs needed to produce batteries increase overall pollution but make car manufacturing appear a lower emitter

    Protectionism and international trade: a long-run view

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    This paper investigates the long-run relationship between international trade and protectionism, which is measured by a sub-component of the KOF globalization index using a standard import model with a heterogeneous balanced panel of 34 countries from 1970-2017. The model is tested using GDP and the Import Intensity-Adjusted Demand (IAD) as an activity variable for a performance comparison. Both specifications are estimated using recent advances in the panel autoregressive distributed lag model literature with cross-sectional dependence. The cross-sectional autoregressive distributed lag (CS-ARDL) and the cross-sectional distributed lag (CS-DL) models provide similar results. Mean group estimates show a proportional impact of IAD on international trade whilst the GDP effect is larger. The long-run protectionism elasticity is always negative and significant but less than half of the import price elasticity

    A note on the estimation of import trade demand functions

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    This paper compares six alternative methods of computing the import demand function. We use a sample of 33 countries from 1995:1 to 2016:3 and brand new information on import contents made available by WIOD. Preferred models take into account the separate effects of each final demand component. Contrary to some recent studies, we observe that private expenditure is the main driver of import variations

    An input-output analysis of the construction sector in emerging markets

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    Construction is a major industry in fast growing countries and plays a leading role in the process of economic development. Using input-output tables, the performance of the construction sector in six emerging countries (Brazil, Russia, India, Indonesia, China and South Africa) is compared from 1995 to 2005. First, the construction performance in these developing economies, by using standard indicators based on value added, gross output, final demand and intermediate inputs, is investigated. Then, the similarity cosine index is introduced to assess structural change and differences in input expenditures between countries. This index is a useful tool for identifying input bundles that require a probing international comparison of construction performance

    Do urbanization, income, and trade affect electricity consumption across Chinese provinces?

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    The aim of this paper is to investigate the short- and long-run links among urbanization, output (Gross Domestic Product, GDP), trade openness, and electricity consumption in China, using a rich dataset at the provincial level. Short-run Granger causality analysis discloses a unidirectional causal relationship running from electricity to output and weak feedback effects between trade and urbanization. Long-run Granger causality analysis shows output, urbanization, and trade trigger electricity consumption whereas trade, urbanization, and electricity cause output. Group Mean and Lambda-Pearson causality tests reveal a large heterogeneity in the long-run effects which suggests there is no \u201cone-size fits all\u201d policy and each region should formulate a differentiated urbanization/growth strategy based on its own characteristics to control electricity utilization

    Export starters and exiters: Do innovation and finance matter?

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    Using European Central Bank restricted-access biannual data on European small- and medium-sized enterprises (SMEs) over the period 2014\u20132017, we analyze the impact that innovation, financial constraints, and an efficient regulatory environment exert on the probability of switching from the status of nonexporter to exporter and vice versa. We find that either the use of finance for innovation or undertaking product innovation increases the likelihood of starting to export and lowers the likelihood of stopping exporting. Although SMEs\u2019 financial frictions are negligible for foreign market entry, they matter for increasing the probability of exiting. We also document that a friendly regulatory environment is conducive to start\u2014but not to stop\u2014exporting. Our findings provide empirical support for the recent European Commission policies on both SMEs\u2019 internationalization and access to finance

    Are Venture Capital SMEs more likely to start exporting?

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    This paper examines the effect that venture capital ownership exerts on the probability of SMEs to become newly exporting companies. We employ firm-level data and statements provided by the ECB SAFE for the years 2014-2016. By exploiting the panel dimension of our dataset, we show that being owned by venture capitalists or business angels increases by 9% the likelihood to become an exporter. This effect holds after controlling for firms' innovation and performance, as well as for the regulatory environment. Results turn to be robust to different specifications and endogeneity concerns
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