3 research outputs found

    Colloquio psichiatrico e credulità terapeutica nelle istituzioni penitenziarie

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    The purpose of the present study is demonstrating - through the description of twelve clinical cases - that patients in prison may lie to their therapists and give them false information. A psychiatrist working in a penitentiary institute should remember that a patient may give false information for different reasons: defence of his/her own life, protection of his/her physical integrity, desire to hide a crime committed in jail or to avoid or shorten a condemnation, personal advantage, recreational purpose, masked desire for violence, need to be accepted, need of a physical contact, malingering, deception, social visibility and acceptance. Therefore, it is important to examine the information given by patients and the anthropologic, sociologic and psychologic patterns of penitentiary life in a critical way, in order to achieve a better contextualization of clinical observation.Oggetto del presente studio è di illustrare, attraverso la descrizione di dodici casi clinici esemplificativi, la possibilità che lo psichiatra, nel suo colloquio clinico con pazienti in istituzione carceraria, riceva da questi errate informazioni. È importante, per lo psichiatra che opera in un’istituzione penitenziaria, sapere che il paziente può fornire informazioni di interesse psichiatrico, che non corrispondono al vero per vari motivi, tra cui: la difesa della propria vita, la protezione della sua integrità fisica, il desiderio di nascondere un reato commesso in carcere, uno stratagemma per evitare od abbreviare la durata della pena, l’ottenimento di un beneficio personale, un’opportunità ludica da sfruttare, la verbalizzazione mascherata di desideri di violenza, il bisogno di essere accettato, la ricerca del contatto fisico rassicurante, la simulazione consapevole ed inconsapevole, la dissimulazione per evitare conflitti, la presentazione del proprio doppio. È importante, quindi, che lo psichiatra che opera in carcere esamini ed approfondisca sempre con critica le informazioni che vengono fornite dal paziente e che conosca gli aspetti antropo-socio-psicologici della vita penitenziaria, per meglio contestualizzare le sue osservazioni psichiatriche

    Colloquio psichiatrico e capro espiatorio nelle istituzioni penitenziarie

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    The psychiatric interview in jail, between mental health professionals (psychiatrist, criminologist, psychologist, social worker, ecc.) and patients often shows the tendency to identify the responsibility for his deprivation of freedom, or physical and psychological sufferings, with other people or groups. These people are called enemy by patient, and can be the objective of physical violence, as a scapegoat. In these enemies or scapegoats we can put also mental health professionals. The subject matter of the present article is to describe six dynamics that allow to study in detail the creation of the enemy made by patients in penitentiary institutes: 1) The acute creation of a real enemy for a real fact; 2) The progressive and self-serving creation of an enemy; 3) An aggressive manner to control an environment seen as violent and unrestrainable; 4) An opportunity to assault the symbols of the establishment; 5) The fulfilement of the possibility to judge or punish the others in spite of being punished or judged by them; 6) The attempt to thwart the inner aggressiveness of the group. The purpose of this study is to better the mental health operators professional skills through the knowledge of their emotions when they are seen as enemies, to avoid iatrogenic injures caused by unsuited emotional responses, to understand how to use the patient’s creation of an enemy as a way to make diagnosis in a deeper way, and to better the therapeutic intervention on the patient.Il colloquio in istituzione penitenziaria fra operatore della salute mentale (psichiatra, criminologo, psicologo, assistente sociale, ecc.) e paziente, mette spesso in luce la tendenza di quest’ultimo ad identificare, in altre persone od altri gruppi, la responsabilità per la sua privazione di libertà e per le sue sofferenze psichiche e fisiche. Queste persone sono qualificate dal paziente come nemiche e nei loro confronti, come un capro espiatorio, possono essere messe in atto anche delle violenze fisiche. Tra questi nemici o capri espiatori vi possono anche essere gli operatori della salute mentale. Oggetto del presente studio è la illustrazione di sei dinamiche che permettono di approfondire la conoscenza della creazione del nemico da parte del paziente nei colloqui con gli operatori della salute mentale in istituzione penitenziaria: 1) La creazione acuta di un nemico reale per un fatto reale; 2) La creazione progressiva e pretestuosa di un nemico; 3) Una modalità aggressiva per controllare un ambiente ritenuto aggressivo e incontrollabile; 4) L’opportunità per aggredire i simboli di ciò che si odia; 5) La gratificazione di poter giudicare e punire gli altri, invece di essere giudicato e punito dagli altri; 6) Il tentativo di neutralizzare l’aggressività intragruppale. Lo scopo del presente studio è quello di migliorare la formazione professionale degli operatori della salute mentale in carcere attraverso la consapevolezza delle loro emozioni, allorquando sono considerati nemici, evitare errori iatrogeni legati a reazioni emotive inadeguate, e saper utilizzare la creazione di un nemico da parte del paziente come un mezzo per approfondire la diagnosi e migliorare l’intervento terapeutico sul paziente

    La vittimologia dell’anziano

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    Elder abuse has received increasing attention over the past decade as a pervasive and growing problem with serious consequences for the ealth and wellbeing of old people. Abuse against elderly persons is extremely frequent, althought very often is not declared and it’s difficult to get information to define the real dimension of the phenomenon. Factors contributing to misdiagnosis and underreporting included denial by both the victim and the perpetrator, clinicians’ reluctance to report victims, disbelief by medical providers and clinicians’ lack of awarness of warning signs. Elder abuse could be defined as a single or repeated act or lack of appropriate action wich causes harm or distress to an older person. There are five main types of abuse following described: physical, psychological or emotional, sexual, neglect, self-neglect, financial or material, medical, abandonment and violation of rights. Often abuse takes place in unexpected scenarios and is perpetrated by those who might be expected to care and have particularly attention and emphaty to elderly persons: the victim, usually socially isolated, lives in close proximity to or with the perpetrator, has got a personal relationship with the perpetrator and is often dependent on him. Understanding the typical victim, perpetrator and scenario is crucial to detecting and preventing elder abuse. Research shows that there are a number of risk factors, correlated to the victim, the perpetrator or the relationship between them, which include social isolation, a poor quality relationship between the abuser and the abused, a pattern of family violence, dependence feelings (physical, emotional or financial one), victim or caregiver psychopathology (Axis I major mental mental disorders, personality disorders and drug/alcohol related problems). This article reviews the terminology, epidemiology, clinical signs and risk factors associated with elder abuse in the community and in istitutional settings, in order to permit early identification of abuse or maltreatment and to provide strategies of adequate intervention for elder abuse.Il problema dell’abuso sugli anziani è comparso solo da pochi anni nel dibattito della vittimologia. La violenza contro le persone anziane è un problema in crescita proporzionale all’incremento della popolazione mondiale di anziani ed al conseguente aumento delle malattie croniche che creano disabilità. Nonostante sia un fenomeno estremamente frequente e gravato da elevati costi umani e finanziari, spesso non è denunciato. Fattori che contribuiscono alla mancata denuncia e alla sottostima del fenomeno includono negazione da parte della vittima e dell’abusatore e riluttanza da parte degli operatori nel denunciare l’abuso associata ad una incompleta consapevolezza dei segni d’allarme. Le due categorie più comuni di abuso sulla persona anziana sono quello domestico (maltrattamento della persona anziana nella sua abitazione o in quella del caregiver) ed istituzionale (maltrattamento degli anziani che vivono in case di riposo o residenze assistenziali). L’abuso può esprimersi sotto varie forme: abuso fisico, abuso sessuale, violenza per omissione (trascuratezza intenzionale o meno), violenza medica, autolesionismo, abuso psicologico o emotivo, abuso finanziario, violenza civica ed abbandono. L’abuso è un’entità multifattoriale: la comprensione delle caratteristiche tipiche della vittima, dell’abusatore, della relazione tra i due e dello scenario in cui si compie l’abuso sono cruciali per svelare e prevenire i maltrattamenti nell’anziano. Il seguente scritto si propone di descrivere la terminologia, l’epidemiologia, i segni clinici ed i fattori di rischio associati all’abuso, sia a domicilio che in ambiente residenziale, al fine di delineare strategie per una precoce identificazione del fenomeno ed un adeguato intervento in caso di abuso sull’anziano
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