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Geological, hydrogeological and hydrogeochemical characterization of groundwater bodies in the Tuscany region (Italy)
This work describes the study for the characterization of meaningful groundwater bodies (CISS, Corpi Idrici Significativi Sotterranei) in Tuscany region (Italy), by way of a multidisciplinary approach, that includes geological and hydrogeological aspects, together with applied hydro-geochemistry
Caratterizzazione Geologica, Idrogeologica e idrogeochimica dei corpi idrici sotterranei significativi della regione Toscana (CISS): 32CT010 “Acquifero costiero tra Fiume Cecina e San Vincenzo”, 32CT030 “Acquifero costiero tra Fiume Fine e Fiume Cecina”, 32CT050 “Acquifero del Cecina”
1. - CONSIDERAZIONI GEOLOGICHE E IDROGEOLOGICHE
1.1. - Inquadramento geologico dell'area
1.2. - Caratteristiche geologiche-idrogeologiche dei sistemi acquiferi
2. - PIEZOMETRIE E VOLUMI IDRICI IMMAGAZZINATI
2.1. - Acquiferi costieri tra Fiume Fine e Fiume Cecina (32CT030) e tra Fiume Cecina e S. Vincenzo (32CT050)
2.2. - Acquifero del Cecina (32CT050)
3. - LA CARATTERIZZAZIONE IDROGEOCHIMICA
3.1. - Fonti bibliografiche
3.2. - Classificazione chimica delle acque
3.3. - Lo scambio ionico
3.4. - Calcoli di speciazione-saturazione
3.5. - Mappatura idrogeochimica
3.6. - Geochimica isotopica
4. - CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE E MODELLO CONCETTUALE DEI CISS
BIBLIOGRAFIA
APPENDIC
An X-ray spectromicroscopic study of electromigration in patterned Al(Cu) lines
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Energy loss spectroscopy (ELS) on the Si-Au system
Energy loss spectroscopy obtained on clean cleaved Si(111) covered with different gold thickness is considered. The results indicate that in the Si-Au system the interface is characterized by a Si rich phase with a well defined electron transition at 7. 5 ev energy loss. Increasing Au thickness the main changes in the spectrum arise in the low energy loss region and a gold-like behavior is observed for a gold coverage of 60 monolayers. The effects of annealing at 350 degree C are reported
L'assenza delle liguridi nell'appennino romagnolo: possibili relazioni con il sollevamento quaternario,
Il settore dell'Appennino romagnolo compreso tra la valle del T. Sillaro a NW e la valle del F. Marecchia a SE
corrisponde all'area di affioramento, continua longitudinalmente per circa 80 km, delle torbiditi di avanfossa di età
miocenica (Langhiano-Tortoniano) note in letteratura come Formazione Marnoso-Arenacea.
L'assenza in questo esteso settore di residui di Unità liguri, con l'eccezione dell'olistostroma di Casaglia nella valle
del T. Lamone, e di riflesso la posizione considerevolmente più arretrata delle Liguridi rispetto alla posizione
occupata dalle stesse nell'Appennino emiliano a NW e in Val Marecchia a SE, solleva un interrogativo di fondo,
probabilmente mai espresso in maniera esplicita nell'ambito del dibattito scientifico, riguardo alla continuità del
ricoprimento delle Falde liguri al di sopra deii"'Autoctono" romagnolo.
Il problema si è riproposto come una tematica di interesse generale nell'ambito del Progetto "Carta geologicostrutturale
dell'Appennino emiliano-romagnolo (in scala 1 :250.000)" suggerendo di riesaminarne i diversi aspetti con
un approccio multidisciplinare per l'acquisizione di dati (strutturali, petrografici, sedimentologici, mineralogici) dalla
cui integrazione derivino vincoli per una soluzione univoca.
- Nuove ricerche sono state awiate sulle deformazioni fragili, alla mesoscala, dei depositi clastici grossolani del
Messiniano sup. e del Pliocene. Con poche eccezioni, di significato non chiaro, è stato rilevato un forte contrasto tra
lo "strain fragile" dei ciottoli dei conglomerati della Successione del margine rispetto agli omologhi depositi
soprastanti la Coltre ligure (Successione. intrappenninica).
- Dati contrastanti, per la presenza di valori talvolta anomali o non significativi, sono derivati da ricerche
diffrattometriche sui valori di critallinità dell'illite (indice di Kubler, IK) delle peliti (emipelagiti e "colombine") degli
orizzonti geometricamente più elevati della Formazione Marnoso-Arenacea del settore romagnolo e delle peliti del
Pliocene del margine, e dal confronto di questi valori con quelli di livelli strutturalmente elevati (Formazione di
Cigarello della Successione epiligure e Argille del Pliocene intraappenninico) dell'Appennino bolognese e della Val
Marecchia.
- La composizione dei conglomerati del Messiniano ipoalino della Formazione a Colombacci e dei depositi alluvionali
terrazzati (Pieistocene sup.) del margine romagnolo, suggerisce la provenienza di una parte, talvolta dominante, dei
clasti dallo smantellamento delle Unità liguri e, forse, della soprastante Successione epiligure. Il dato assume
rilevanza specifica sulle trasversali comprese tra il T. Rabbi e il T. Lamone dove non è possibile, o comunque risulta
molto difficoltoso, ammettere un'alimentazione, da un lato, dalle Liguridi della Coltre del Marecchia e, dall'altro, dalle
Liguridi dei settori a NW del Sillaro.
L'insieme dei dati si accorda con l'ipotesi che le falde liguri fossero in origine continue in tutto l'Appennino romagnolo
fino alla Val Marecchia e che pertanto la loro assenza nel settore centrale sia da imputare a smantellamento per
erosione. Il settore compreso tra il T. Lamone e il T. Bidente assume in questo caso il significato di alto strutturale
corrispondente ad una emifinestra tettonica sigillata sul margine esterno dai depositi del Pleistocene inf. e forse del
Pliocene superiore (Vai, 1989).
Il carattere di alto strutturale trova conferma nella geometria dei livelli più profondi che descrivono nel sottosuolo
dell'Appennino romagnolo, a NW della Val Marecchia, una struttura antiforme (fig. 1) (Anelli et al., 1994). E'
probabile che lo spessore delle falde liguri e della sovrastante Successione epiligure avesse tra il Lamone e il
Bidente valori non molto elevati sostanzialmente comparabili a quelli dei settori nord-occidentali (Appenninobolognese) e sud-orientali (Val Marecchia) dove la Coltre alloctona è interessata da una fase tettonica estensionale
a basso angolo post-Bismantova (Cerrina Feroni et al., dati inediti). Il sostanziale parallelismo tra la base delle Liguridi e la Successione meso-cenozoica pre-Marnoso-Arenacea
suggerisce che la strutturazione dell'alto sia successiva alla messa in posto delle stesse Liguridi che in Val
Marecchia si completa nel Pliocene inf. (Fase a G. puncticulata) (Conti, 1994, cum bibl.).
Per la definizione dei tempi e delle modalità di smantellamento delle Unità liguri e di parte della Marnoso-Arenacea
in questo settore dell'Appennino romagnolo occorre tener conto della distribuzione spazio-temporale dei depositi
clastici post-avanfossa ad alimentazione prevalentemente trasversale.
Le informazioni più significative derivano dai corpi clastici grossolani (ghiaie e conglomerati) per la maggior difficoltà
di stimare l'influenza di correnti longshore, da SE, sulla ridistribuzione dei corpi detritici a granulometria più fine
(sabbie).
Se si fa astrazione dai conglomerati della Formazione a Colombacci del Messiniano sup., che sembrano derivare
dallo smantellamento del fronte delle Liguridi ancora in evoluzione, e che comunque tendono a chiudersi verso NW
lungo il margine romagnolo, i volumi più consistenti di ghiaie e conglomerati ad alimentazione trasversale sono
presenti nei depositi alluvionali terrazzati (post-Sabbie gialle del Pleistocene inf.), dove la presenza diffusa di
litologie di provenienza genericamente ligure testimonia un'attiva demolizione di livelli ancora molto elevati dell'alto
strutturale nel Pleistocene superiore.
Il problema delle relazioni temporali che intercorrono tra strutturazione e smantellamento dell'alto romagnolo non è
di semplice soluzione, in particolare per la difficoltà di stimare il peso dell' uplift pleistocenico in rapporto agli effetti
dell'eustatismo. Non è da escludere che l'intero processo geodinamico che ha controllato l'evoluzione dell'alto
strutturale, sostanzialmente continuo nelle sue diverse fasi (deformazione, uplift, demolizione), si sviluppi
interamente nel corso del Pleistocene medio-sup., successivamente alla deposizione delle Sabbie gialle
- …