Il saggio indaga la dimensione linguistica del cinema di Lina Wertmüller attraverso lo studio di Mimì metallurgico ferito nell’onore (1972) e Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974). Inserito nel quadro degli studi sul parlato filmico, sulla variazione dell’italiano e sulle rappresentazioni del Meridione e del genere, il lavoro legge il “massimalismo” stilistico e il grottesco di Wertmüller come dispositivo che articola, sul piano della lingua, il conflitto di classe e la violenza di genere. L’analisi si concentra su una selezione di sequenze e combina l’esame qualitativo delle scelte lessicali, delle strutture morfosintattiche e dei tratti pragmatico-discorsivi. In entrambi i film, le varietà di italiano e di dialetto (in particolare il siciliano) vengono impiegate per costruire la frattura Nord/Sud e per codificare gerarchie tra borghesia e ceti subalterni, tra uomini e donne. Il saggio mostra come il cinema di Wertmüller costruisca uno spazio ideologico complesso, in cui alla lotta di classe corrisponde una vera e propria “lotta di lingua” – un conflitto su chi può parlare, in quale codice e con quale legittimità nella sfera pubblica – collocandosi in una dimensione ibrida che appartiene insieme alle categorie del cinema impegnato e politicizzato e della commedia popolare
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