Il “decreto sicurezza” si inserisce in un quadro di progressivo indebolimento delle garanzie individuali correlato a una crescente enfatizzazione delle istanze securitarie. In questa prospettiva, si caratterizza tuttavia per un significativo “salto di qualità”. Non più semplice espressione di obiettivi simbolico-repressivi, è infatti connotato da un’evidente declinazione illiberale del Salus rei publicae suprema lex, con scelte d’incriminazione socialmente selettive e scarsamente tolleranti nei confronti del dissenso. Il contributo ne ricostruisce il contesto politico e ideologico, interrogandosi circa la possibilità di cogliere nel principio di colpevolezza un potenziale argine nei confronti delle derive autoritarie del sistema
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