Abstract: This contribution discusses Ferretti’s view of language origins, based on a gradualist model of language evolution and on the cognitive prominence of a narrative representation of reality, enhanced by the role played by pantomimes in early stages of hominin evolution. It is argued that Ferretti’s model correctly strives to incorporate key properties of language, such as sentence structure and propositional thought, within a broader model of human cognition, without relegating word order and other parameters of linguistic diversity into the systems by means of which language is “externalised” in communication. At the same time, it is also argued that the narrative view of language origins does not adequately account for two key properties of human syntax, that is, the presence of a (fixed) array of functional words, and the hierarchical reanalysis of language strings in graph-theoretic (or set-theoretic) terms. Moreover, a sentence-based analysis of language should not be equated with a bias towards propositional thought, since current models of both syntax and semantics are by no means constrained by sentence boundaries. All in all, it is fair to conclude that neither Chomskian theories of language evolution (including the view of language as a spandrel or as exaptation) nor narrative theories based on the role of gestural expression and communication are entirely satisfactory as solution to the Hard Problem of language origins.Keywords: Origins of Language; Narrative Representations; Narrow Syntax; Thought; Communication Esternalizzazione e l’architettura del linguaggioRiassunto: Il presente contributo discute il modello proposto da Ferretti per le origini del linguaggio umano, basato sulla prominenza cognitiva di forme narrative di rappresentazione della realtà, che si manifesta nel ruolo esercitato dalla mimica gestuale in stadi molto precoci dell’evoluzione delle specie umane. Un importante aspetto positivo della teoria di Ferretti è che tende ad inquadrare proprietà fondamentali del linguaggio come la struttura frasale e il pensiero proposizionale all’interno di un modello complessivo della cognizione umana, senza necessariamente scaricare le proprietà di ordine lineare e altri parametri di diversità linguistica sui sistemi di “esternalizzazione” del linguaggio. Al contempo, si argomenta qui che la visione “narrativa” delle origini del linguaggio sembra molto lontana dal poter derivare le due proprietà fondamentali della sintassi umana, vale a dire, la presenza di una sequenza (universale) di parole funzionali e l’analisi gerarchica delle stringhe, rappresentabile in termini di teoria dei grafi o in termini insiemistici. Non sembra inoltre corretto identificare un’analisi del linguaggio basata sul ruolo centrale degli enunciati con un pregiudizio positivo nei confronti della organizzazione proposizionale del pensiero, visto che i modelli attuali della sintassi e della semantica non si curano troppo dei confini di frase. Nel complesso, sembra legittimo concludere che né i modelli chomskiani dell’evoluzione del linguaggio (incluse le idee di linguaggio come spandrel o come esattamento) né le teorie narrative basate sul ruolo dell’espressione e della comunicazione gestuali risultano completamente adeguate in quanto soluzione al problema, tradizionalmente ostico, dell’origine del linguaggio.Parole chiave: Origine del linguaggio, rappresentazione narrativa della realtà, sintassi ristretta, pensiero, comunicazion
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