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oaioai:iris.unibs.it:11379/451709

Il rifiuto del trattamento sanitario, a scanso d'ogni equivoco

Abstract

Il principio di generale volontarietà delle cure e il conseguente diritto di rifiutare qualsivoglia trattamento sanitario paiono inficiati da tre equivoci ricorrenti (che il presente contributo si propone d’indagare e fors’anche di risolvere), riguardo, rispettivamente, alla natura della posizione di garanzia dal medico rivestita ex art. 40 c.p.; all’interpretazione del requisito dell’attualità della volontà del paziente e a che cosa, infine, possa essere oggetto di tale dissenso. Inoltre, ai fini del rispetto dell’autodeterminazione individuale in àmbito sanitario, determinanti appaiono il ruolo e i poteri attribuiti all’amministratore di sostegno eventualmente designato, nonché la validità delle direttive anticipate: elementi, questi, troppo spesso sottoposti, nel nostro ordinamento, alla mutevole valutazione di differenti orientamenti giurisprudenziali. Infine, oggetto d’analisi sono le voci di danno suscettibili di riparazione a séguito della violazione del dissenso informato opposto dal paziente, nonché le problematiche relative alla quantificazione di tale risarcimento — anche in relazione alle stesse funzioni svolte dalla responsabilità civile

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