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    Studio di tecniche di visione artificiale in tempo reale e loro implementazione per applicazioni industriali

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    L’attvità svolta durante il corso di Dottorato ha avuto l'obbiettivo di capire dove e come i sistemi di visione artificiale possono integrare o sostituire precedenti tecnologie applicate nel campo dell'automazione industriale migliorandone le prestazioni. Vengono proposti sistemi innovativi di elaborazione immagine che sostituiscono quelli attuali implementati con altre tecnologie e viene illustrato come il nuovo dispositivo si interfaccia con il sistema generale proponendo quindi tecniche di interfacciamento in tempo reale

    Study and optimization of the production process of the cooked ham

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    Questo progetto di tesi ha avuto come obiettivo l'approfondimento delle conoscenze sulle tecniche di produzione del prosciutto cotto. Nella prima fase è stata studiata la possibilità di sostituire gli ingredienti impiegati nella salamoia classificati come potenziali allergeni o responsabili di intolleranze, con altri ingredienti aventi funzionalità migliore o equivalente. Su lotti sperimentali di prodotto con nuova formulazione sono state effettuate prove di shelf life e, dai risultati ottenuti, è emersa la necessità di migliorare il controllo dei processi di cottura e di pastorizzazione. Inoltre è stato effettuato uno studio preliminare sulla zangolatura. I risultati di questo lavoro applicati su scala industriale hanno permesso all’azienda di conseguire notevoli vantaggi economici e commerciali, oltre che ad aumentare gli standard qualitativi. Inoltre il presente lavoro ha contribuito all’inserimento di procedure di controllo e monitoraggio del processo all’interno dei sistemi di gestione aziendali, contribuendo alla definizione di indici utili per il miglioramento continuo del processo di produzione dei prosciutti cotti

    Daguerrotypes, ambrotypes, tintypes: 1842-1870. The CSAC collection.

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    Punto di partenza della ricerca è la catalogazione della collezione di dagherrotipi, ambrotipi e ferrotipi dello CSAC. La collezione conta 244 dagherrotipi, 21 ambrotipi e 10 ferrotipi più il Fondo Laterza con oltre cento pezzi. Scopo della ricerca è stato quindi, in prima istanza, la catalogazione delle opere e la loro datazione. Il catalogo delle opere permette di risolvere il problema della cronologia mostrando come i dagherrotipi tramontano in Europa a fine anni ’50 ma negli Stati Uniti continuano ad essere utilizzati fino agli anni ’70. Le lastre, tranne alcuni casi, sono ritratti di singoli e di gruppi e sono per lo più anonime. L’eccezione più rilevante è costituita da un dagherrotipo attribuito a Brady o al suo studio. L’analisi delle tecniche della dagherrotipia, ambrotipia e ferrotipia è inoltre seguita da uno studio accurato dei contenitori che sottolineano la funzione di gioiello e pezzo unico di queste immagini fotografiche. La ricerca, più che puntare quindi sulla ricostruzione di singole personalità, tenta di proporre una lettura dei valori simbolici delle figure ritratte cercando di individuarne nel contempo i modelli. Organizzando la materia emerge che, se da un lato i ritratti mostrano un legame forte con la pittura ottocentesca e americana, dall’altro presentano un collegamento ad una tradizione ormai stabilizzata all’interno del genere stesso. Attraverso la lettura del catalogo delle opere dello CSAC ritroviamo un sistema di scritture fotografiche la cui analisi aiuta ad intraprendere un viaggio nella storia della fotografia americana dal 1842 al 1870, forse utile punto di partenza per affrontare nuovi percorsi di ricerca.Starting point of my research is the cataloguing and the dating of the CSAC collection of daguerreotypes, ambrotypes and tintypes. The collection includes 244 daguerreotypes, 21 ambrotypes, 10 tintypes and the “Fondo Laterza” formed by more than 100 pieces. The cataloguing has shown as in Europe the use of the daguerreotypes declined at the end of the fifties but in the USA it went on until the seventies. The plates are almost anonymous and, except some of them, portrait single people or groups. An interesting exception is the presence of a daguerreotype by Brady or by his studio. My research focuses not only on the analysis of the techniques used for the daguerreotypes, the ambrotypes and the tintypes, but also on an accurate study of the cases which make precious every single photograph. The final aim is to point out the symbolic meaning of the portrayed subjects and the models to which they refer to more than to identify the artists. At the end it is obvious how the portraits, even if strictly related with the American painting of the XIX century , become an autonomous form of art with its own tradition. The analysis and reading of the CSAC collection is a journey to the history of the American photograph from 1842 to 1870 and it becomes the starting point and the stimulus for new studies

    Genealogia dell'Europa. Sovranità e popolo nel processo di costituzionalizzazione dell'Unione Europea

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    L’oggetto specifico di studio riguarda la crisi della sovranità, indagata nel contesto del processo di costruzione dell’Unione Europea. Nell’orizzonte storico dell’UE e, più in generale, dell’Europa, si è costituito infatti un laboratorio di particolare interesse sia dal punto di vista giuridico che politico per rintracciare le metamorfosi e le trasformazioni della sovranità. La ricerca prende avvio dall’analisi del pensiero di due tra i massimi giuristi del Novecento: Carl Schmitt e Hans Kelsen. Per lo scopo della ricerca sono risultati di particolare interesse soprattutto gli aspetti teorici dei loro sistemi legati alla dimensione internazionale e al rapporto tra gli ordinamenti giuridici. Muovendo da questo dibattito e dalla crisi della sovranità la ricerca vuole fare emergere le successive evoluzioni del concetto, esaminando quelle elaborazioni teoriche che hanno accompagnato per oltre mezzo secolo il processo di integrazione comunitario, come il funzionalismo, il neo-funzionalismo e le teorie della governance, mettendo in luce le ambivalenze del paradigma “post-sovrano”. La natura ibrida dell’Unione apre infatti a nuove interpretazioni della sovranità, che non solo sfidano la vecchia dicotomia monismo/dualismo sul rapporto tra diritto internazionale e diritto interno, ma che prendono le distanze anche dalla retorica della “fine dello Stato”, cercando nuove alternative, come per esempio il principio della “sovranità condivisa”. La ricerca sviluppa anche il problema della sovranità popolare e del potere costituente, soprattutto in riferimento alla questione del “deficit democratico” dell’UE e del problema della costituzione senza Stato e senza popolo. A questo proposito l’ultima parte della ricerca si è concentrata sul ruolo centrale della nozione di potere costituente, analizzando nello specifico il problema dell’Europa come spazio politico

    La restituzione degli utili nel sistema dei rimedi di diritto industriale

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    Nel Capitolo I viene ricostruita la genesi normativa, abbastanza complessa e travagliata, dell’art. 125, 3° comma, c.p.i., e sono in particolare esaminati gli antecedenti di questa norma costituiti dall’art. 13 della direttiva CE “Enforcement” e dall’art. 45, 2° comma, dei TRIPs. Nel Capitolo II si affronta la questione dei “danni” conseguenti alla violazione dei diritti di proprietà industriale, e viene messa a confronto l’area della condotta semplicemente “illecita”, e quella della condotta “illecita” e nel contempo produttiva di danni risarcibili. Nel Capitolo III si passano in rassegna le tesi degli Autori che, prima dell’espressa introduzione legislativa della “retroversione degli utili”, hanno cercato di derivare il rimedio in questione da principi generali del diritto privato, nonché le interpretazioni dell’ultima versione dell’art. 125 c.p.i. proposte dai primi Commentatori, ed in particolare quelle che ne hanno rilevato i risvolti più problematici. Sono quindi segnalati i delicati problemi che, sul piano dell’applicazione pratica del nuovo rimedio, discendono dalla regola – che pare essere “universalmente” accolta, sia in Italia sia all’estero – in base alla quale oggetto dell’obbligazione restitutoria possono essere solo gli utili “causalmente imputabili” alla contraffazione.Chapter I reconstructs, rather complex and problematic, the history and development of art. 125.3 of the Italian Code of Industrial Property (c.p.i.) and specifically examines the antecedents to this article - art. 13 of EC "Enforcement" Directive and art. 45.2 of the TRIPs Agreement. Chapter II addresses the question of "damage" deriving from violation of intellectual property rights and compares simply unlawful conduct and unlawful conduct which gives rise to compensatable damage. Chapter III examines the ideas of legal scholars who, prior to the express introduction in Italy of the regulation of “disgorgement” of profits, tried to draw the remedy in question from general principles of private law. Chapter III also examines the interpretation of the last version of art. 125 c.p.i. given by the early expounders and, in particular, the interpretation which underlined the most problematic aspects. The Chapter goes on to tackle the delicate problems which, with regard to the practical application of the new remedy, derive from the rule – “universally” accepted both in Italy and outside Italy – whereby only the profits attributable to the infringement shall be reimbursed

    Preliminary studies on the potential of human placental stem cells for oral bone regeneration

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    La rigenerazione di volumi ossei mascellari a fini implantoprotesici è, ad oggi, una sfida clinica non ancora vinta. Le cellule staminali rappresentano un’importante speranza della medicina per la ricostruzione dei tessuti persi o danneggiati. Cellule mesenchimali umane di origine placentare sono state coltivate ed indotte verso un differenziamento osteogenico con l’uso di medium specifici e scaffold di idrossiapatite (Bio-Oss). I risultati sono stati valutati con esami immunoistochimici e PCR. Le cellule hanno espresso geni in senso osteogenico. Le stesse cellule sono poi state impiantate su scaffold di Bio-Oss in difetti ossei critici provocati su ossa parietali di ratti adulti. Il controllo è stato effettuato con scaffold acellulari. I ratti sono stati sacrificati a 0, 30 e 60 giorni. Agli esami immunoistochimici, le cellule placentari risultano presenti sullo scaffold e e non si nota alcuna reazione infiammatoria da parte dell’ospite

    Ibycea. Critical edition and comment of the papyracean fragments attributed to Ibycus of Regium (P. Oxy. 1790 + 2081, 2735, 2637, 3538).

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    Questo progetto di ricerca nasce dall’interesse dell’autrice per gli sviluppi della lirica corale greca arcaica, argomento che aveva già iniziato ad indagare durante la sua tesi di laurea in Lettere Classiche sul primo Partenio di Alcmane. In quest’ottica è parso interessante affrontare l’opera superstite di Ibico di Reggio, la cui fama è legata soprattutto ai carmi pederotici e alla celeberrima Ode a Policrate, ma che nondimeno è una figura fondamentale per lo sviluppo del genere lirico, sia monodico sia corale, al crocevia tra gli influssi poetici dell’Occidente ellenico (Magna Grecia) e l’Oriente (isole dell’Egeo). Grazie a un soggiorno di studio presso il Department of Greek and Latin di UCL – University of London, l’autrice ha potuto approfondire le proprie conoscenze papirologiche ed ispezionare i Papiri di Ossirinco attribuiti a Ibico, custoditi presso la Sackler Library di Oxford. In seguito a questa formativa esperienza si è deciso di concentrare il lavoro su un’edizione critica commentata dei frammenti di tradizione papiracea attribuiti a Ibico. I papiri presi in esame sono particolarmente significativi perché hanno contribuito storicamente all’evoluzione della critica ibicea. Per lungo tempo, dalla metà del secolo XIX in avanti, il Reggino è stato ostaggio di un pensiero critico che suddivideva la sua attività poetica in un primo periodo italico, a cui si dovrebbero attribuire carmi epico-narrativi, e in un secondo periodo samio – coincidente col soggiorno, documentato dal lessico Suda, del poeta presso il tiranno Policrate -, a cui apparterebbero i carmi pederotici dagli accenti lirici e intimistici. Il papiro pubblicato nel 1922, P. Oxy. 1790, restituì l’ode a Policrate e facilitò la nascita di una corrente interpretativa che considerava l’ode come una sorta di anello di congiunzione tra i due distinti periodi che caratterizzerebbero l’opera di Ibico, se non addirittura un carme programmatico ad inaugurazione del nuovo indirizzo poetico samio; l’effetto della pubblicazione di P. Oxy. 1790 fu quindi il consolidamento di questa tesi interpretativa di stampo evoluzionistico. L’importanza dei tre papiri pubblicati successivamente risiede proprio nel fatto che contribuiscono a ridimensionare tale ipotesi alquanto artificiosa, astratta, e costruita in base ad elementi avulsi dal contesto storico, per di più in mancanza di notizie biografiche certe riguardo a Ibico. Nel nostro lavoro abbiamo tentato di mostrare come i frammenti contenuti in particolare in P. Oxy. 2735 e 2637 contengano contemporaneamente elementi mitico-narrativi da una parte, mentre dall’altra si colgano accenti di carattere personale relativi a encomi per giovani di rara bellezza. Ad esempio nel fr. 16 (= S166 Dav.) la descrizione di un’atmosfera conviviale dai toni erotici (vv. 5-7) e l’elogio appassionato della bellezza di un personaggio ignoto (vv. 25-28), coesistono assieme ad una sezione mitico-narrativa nella parte centrale del carme – ovvero le vicende belliche dei Dioscuri ai vv. 15-21. Anche P. Oxy. 2637 ci offre caratteristiche ambivalenti: accanto al fr. 70 (= S220 Dav.), con tutta probabilità carme gnomico-narrativo, abbiamo i frr. 71-72 (= S221-S222 Dav.), in cui si possono riconoscere sfumature erotiche. Ancora, nel fr. 74 (= S224 Dav.) l’episodio mitico dell’uccisione di Troilo pais suggerisce una Stimmung erotica, tanto più che nell’ode a Policrate la bellezza dello stesso Troilo è elogiata in rapporto a quella di Policrate come oro tre volte raffinato rispetto all’oricalco (fr. 1,41ss. = S 151Dav.). Per comodità, e per alcune caratteristiche che compaiono nei suoi frammenti (vd. l’ode a Policrate), si potrà continuare a definire Ibico come lirico corale, ma senza dimenticare che la sua produzione coglie echi appartenenti a diverse sensibilità e diversi generi: sarà ben difficile inserire all’interno della lirica corale i celeberrimi frr. 286, 287 e 288 Dav. – gli appassionati paidika. Ancora, alcuni dei più recenti carmi di tradizione papiracea ci aprono un orizzonte estraneo all’opera di Ibico fino alla metà del XX secolo, ovvero quello dell’epinicio (cf. specialmente i frr. 16 = S166 Dav. e 26 = S176 Dav.). Riteniamo non si possa in alcun modo stabilire se effettivamente il Nostro operò all’interno di questo genere: possiamo però con certezza rilevare la presenza, nell’opera ibicea, di elementi che confluiranno successivamente nell’epinicio. In conclusione, i diversi generi letterari impiegati da Ibico non possono assegnarsi in base al momento biografico del poeta o alla sua posizione geografica, ma esclusivamente in base all’occasione del canto. Questi elementi, oltre a tracciare un profilo purtroppo non definito del Nostro, ci aiutano tuttavia a comprendere l’importanza del suo ruolo al crocevia dello sviluppo del genere lirico da un confine all’altro del mondo ellenizzato.This research project reflects the author’s interest for the development of the archaic Greek lyric choral poetry, a topic she already investigated for her first Degree in Ancient Literatures, with a thesis about Alcman’s first Partheneion. Form this starting point it’s interesting to study the work of Ibycus of Regium, whose reputation is mostly due to the famous Polycrates’ ode, although he is a key figure in the development of both monodic and choral lyric poetry, standing between the poetic influences from Hellenic West (Magna Grecia) and East (Aegean Islands). Thanks to a study period spent at UCL’s Department of Greek and Latin (University of London), the author improved her papyrological competences and inspected the Ibycean papyri from the Oxyrhynchus series, kept in the Sackler Library at Oxford. After this educational experience the author decided to focus her efforts on a commented critical edition of the papyracean fragments attributed to Ibycus. The examined papyri are particularly significant as they contributed to the development of the Ibycean criticism from an historical point of view. For a long time, from mid-nineteenth century onwards, Ibycus has been taken hostage of a critical trend dividing his poetic activity into a first italic period, which epic-narrative poems should be attributed to, and in a second samian period – the poet’s stay at Polycrates’ court, according to the Suda lexicon -, which erotic poems belong to. The papyrus published in 1922, P. Oxy. 1790, revealed the Polycrates’ ode and gave birth to an interpretative trends considering the ode as a sort of trait d’union between the two periods which the Ibycean activity would be composed of; furthermore, it has been regarded as a programmatic ode to inaugurate the new samian poetic period: the result of the the publication of P. Oxy. 1790 was the strenghtening of this evolutional kind of interpretation. The three papyri published between 1967 and 1983 are very significant as they contribute to cast doubt on this artificial hypothesis, built according to the fragmentary informations we have about Ibycus’ biography. In this work we tried to show how some fragments of P. Oxy. 2735 and 2637 mostly contain mythological-narrative elements and at the same time very personal feelings for the praise of beautiful boys as well. For examples in fr. 16 (= S166 Dav.) the description of a sympotic context with erotic nuances (vv. 5-7) and the passionate praise of the beauty of an unknown addressee (vv. 25-28), stand next to a mythological-narrative part in the centre of the poem – that is the Dioscuri’s war stories at vv. 15-21. P. Oxy. 2637 offers ambiguous features as well: apart from fr. 70 (= S220 Dav.), quite probably a gnomic-narrative poem, we recognize erotic topics in frr. 71-72 (= S221-S222 Dav.). Furthermore, in fr. 74 (= S224 Dav.) the mythical event of the killing of Troilus pais suggests an erotic Stimmung, considering also the fact that in the Polycrates’ ode the beauty of Troilus himself is praised in comparison to the Polycrates’ one, as gold already thrice-refined to orichalc (fr. 1,41ss. = S 151Dav.). For our advantage, because of some features in his fragments (see the Polycrates’ ode), we may keep on regarding Ibycus as a choral poet, but we must not forget his poetic production includes echoes from different sensibilities and literary genres: it is quite uncomfortable to classify as choral poery the famous frr. 286, 287 e 288 Dav. – the passionate paidika. Again, some of the most recent papyracean poems of Ibycus offer a perspective unknown to us until mid-twentieth century, such as the epinician ode (see especially frr. 16 = S166 Dav. and 26 = S176 Dav.). We believe it is not possible to state whether Ibycus wrote epinician odes for real or not, though we find for sure some elements which will be peculiar of the epinician ode in the following century. To conclude, it is not possible to classify the different literary genres used by Ibycus according to his biography or to his geographical position, but only according to the occasions of singing. These data, beside tracing an unfurtunately inaccurate profile of Ibycus, help us understand his importance in the development of lyric poetry within the borders of the Hellenic world

    Agglomerati chimerici per la somministrazione extravascolare di farmaci

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    The applications of the powder agglomeration technology for an extra vascular administration were studied in this PhD thesis. This technology allowed to obtain soft agglomerates that are cluster of microparticles characterized by low crushing strength. Agglomeration of fine particles improve handling of bulk powders and produce better flowability. The structure and properties of agglomerates depend on the composition of microparticles. However, the main feature of agglomerates is the capability of recovering the size of the primary particles at the administration site by use of water. These peculiarities are suitable for the administration to children and/or elder people that presented swallowing problems. In particular, it was studied a mesalazine gastroresistant multiparticulate system, where the drug was entrapped in lipidic microcapsules. Then, they were agglomerated with excipient microparticles to increase the wettability of the system. Moreover, an extemporaneous formulation composed by artemisinin beta-cyclodextrin and clindamycin agglomerates for the treatment of the malaria was studied and characterized. Finally, a formulation of sodium levothyroxine agglomerates for buccal delivery system was studied since they were able to disintegrate in a minimum volume of liquid as the saliva.L'agglomerazione è un processo tecnologico che consente di modificare la dimensione delle microparticelle in modo reversibile. L’utilizzo di questa tecnologia permette di costruire particelle più grandi che siano in grado di ricreare le piccole solo nel sito di somministrazione. Gli agglomerati chimerici sono aggregati soffici di particelle più o meno piccole tenute insieme da deboli interazioni, tuttavia sufficientemente resistenti da essere manipolati e processati. Le microparticelle che costituiscono gli agglomerati sono denominate primarie. Gli agglomerati sono definiti “chimerici”, in quanto quando entrano a contatto con una minima quantità di acqua, disgregano ottenendo di nuovo le microparticelle primarie. Questa particolare caratteristica può essere sfruttata per formulare sistemi adatti alla somministrazione di farmaci a pazienti che presentano problemi di deglutizione. In questa tesi di dottorato sono presentate diverse applicazioni di questa tecnologia. In particolare, è stato studiato un sistema gastroresistente di mesalazina, in cui il farmaco è stato incapsulato in materiale lipidico, ottenendo delle microcapsule lipidiche. Per aumentarne la bagnabilità, le microcapsule sono state agglomerate con microparticelle di mannitolo e lecitina. Non si sono ottenute dei veri e propri agglomerati, ma microcapsule lipidiche rivestite da microparticelle di eccipienti. Inoltre è stato studiato un sistema estemporaneo di artemisinina e clindamicina per il trattamento della malaria. Inizialmente è stato prodotto il complesso di artemisinina con beta ciclodestrina attraverso la tecnica dello spray-drying. Successivamente sono stati prodotti degli agglomerati chimerici per vibrazione su setacci. Gli agglomerati di clindamicina e microparticelle di eccipienti sono stati formulati e caratterizzati. Infine , i due tipi di agglomerati saranno uniti per ottenere un’unica formulazione. Infine, è stata studiata una formulazione per la somministrazione buccale di levotiroxina per il trattamento dell’ipotiroidismo. Microparticelle di levotiroxina sodica ed eccipienti (mannitolo e lecitina) sono state prodotte con la tecnica dello spray drying. Le particelle primarie sono poi state trasformate in agglomerati chimerici. Questa agglomerati sono ideali per una somministrazione buccale in quanto si disgregano facilmente in presenza di una minima quantità di liquido come la saliva

    Development of PNA-based systems for food safety and molecular biology

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    Il presente lavoro di tesi è stato incentrato sullo sviluppo di metodi per applicazioni riguardanti la sicurezza alimentare e la biologia molecolare. L’analisi di norovirus è stata studiata mediante metodi basati sull’utilizzo di Acidi Peptido Nucleici (PNA): i) un PNA-microarray è stato sviluppato per l’analisi e la determinazione del genogruppo di norovirus; ii) sonde a PNA coniugate con arancio di tiazolo (TO) sono state sviluppate ed utilizzate per l’analisi di norovirus mediante un metodo isotermo di amplificazione, analizzando gli amplificati costituiti da RNA; iii) un nuovo approccio per la concentrazione di norovirus dall’acqua e sucessiva analisi mediante real time RT-PCR è stato investigato. Più in generale, sonde a PNA coniugate con pirene sono state sviluppate per l’analisi di sequenze specifiche e per la determinazione di ‘polimorfismi a singolo nucleotide’ (SNPs). In particolare, un sistema basato su una coppia di sonde è stato utilizzato per l’analisi del polimorfismo PTPN22 C1858T, implicato in svariate malattie autoimmuni incluso il diabete di tipo 1.The work has been focused on the development of molecular methods for food safety and molecular biology applications. Norovirus detection has been investigated by Peptide Nucleic Acid (PNA)-based methods: i) a PNA-microarray has been developed and used for the detection and genogroup differentiation of norovirus; ii) thiazole orange (TO) conjugated PNA-probes have been developed and employed for norovirus analysis using an isothermal-based amplification method, targeting RNA; iii) a new approach for the concentration of norovirus from water followed by real time RT-PCR analysis has been investigated. In a more general approach, pyrene-conjugated PNA probes have been developed for the analysis of specific sequences and single nucleotide polymorphism (SNP) detection. In particular, a dual-probe system has been developed for the detection of the PTPN22 C1858T polymorphism implicated in several human autoimmune diseases including type 1 diabetes

    Public library promotion in a changing society

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    The UK Government’s ten year strategic vision for public libraries in England notes the investment in the People’s Network in 2002 as a significant step in allowing libraries to fulfil their potential in the digital age. The People’s Network marked a change in services offered by public libraries with the installation of networked computers in almost all public libraries. This change in provision brought an opportunity to attract new patrons into the library. Since then the electronic environment in public libraries has developed, extending access to electronic resources which was initially more prevalent in academic libraries. Yet a recent report shows that public libraries need better marketing and advocacy. This applies at both strategic and patron levels. Recently, a digital paradox noted by British Library Chief Executive, Lynne Brindley was that we are all web residents but there is nothing like face to face. Thus there has to be online promotion, but there also has to be promotion to encourage patrons to visit online. There are examples of successful library initiatives, but libraries can also draw on the techniques used by commercial organizations. This paper considers the promotion of the value of the changing face of public library services and the need for results of promotion to be evaluated so as to inform future development
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