Department of Croatian language and literature at the Faculty of Humanities and Social Sciences
Abstract
I versi latini di Ivan Golub non sono per niente preziosità di un intellettuale e, nello stesso tempo, un latinista provato del Novecento: sono voce di un poeta nostro contemporaneo, conscio che la densità dell’espressione classica rallenta, si, la "recezione", ma ne arricchisce l’effetto: non essendo la poesia fatta per una lettura superficiale, il latino di Golub conserva pienamente quella dulcedo ora- ziana di cui il titolo. Paragonando la poesia di Golub con quella del suo conter- raneo lontano, Giano Pannonio, possiamo dire: se la poesia di Pannonio fa pensare allé composizioni "epiche" di Andrea Mantegna e di Paolo Ucello o a quelle di Piero della Francesca, l’arte minuta di un terzo Ivan, il grande rappresentante
dell’arte "naïf" croata, suo amico e compagno di scuola, Ivan Lackovic Croata, si avvicina di più al mondo lirico. C’è tanto di comune nelle miniature golubiane e quelle lackoviciane. E’ proprio per cio che questa raccolta di versi latino-croata i suoi momenti più felici li raggiunge nelle composizioni brevi, essendo
la modestia francescana musa principale di Golub. Una cosa perô è certa: il latino sonoro di Golub, rievocando i vasti spazi delle cattedrali nonché il ma- gico ritmo della Vulgata, ci fa pensare alla fede profonda delle nostre, madri al tintinnio sommesso dei loro rosari modesti. Infatti, non solum pulchra, sed vere dulcia poemata golubiana