Sommario: Premessa. La ‘laicità degli antichi’ comparata alla ‘laicità dei moderni’.
1. La ‘laicità degli antichi’. 1a. L’avvento della repubblica (romana) come estrapolazione del potere di “governo” dei magistrati dalla competenza indifferenziata del re magistrato-sacerdote; 1b. Il fondamento del (nuovo) potere magistratuale di governo nel popolo “concreto” dei Quirites/cives; 1c. La interazione (che diventa “sinfonia” nella repubblica dell’impero) tra il potere di governo e la funzione religiosa; 1d. La ratio della ‘laicità’ repubblicana romana nella natura societaria del popolo.
2. La ‘laicità dei moderni’. 2a. La laicità e la repubblica: un binomio apparentemente comune alla ‘laicità degli antichi’ e alla ‘laicità dei moderni’; 2b. La condizione necessaria della ‘laicità dei moderni’ nella separazione tra lo “Stato” persona giuridica e la cosiddetta “civil society” degli uomini; 2c. Un inciso a proposito della teoria ‘moderna’ della “moderazione”; 2d. Il paradosso (non) apparente della ‘laicità dei moderni’: lo Stato si vuole “laico” perché si crede Dio.
Una prima conclusione. Dall’incontro tra laicità e religiosità degli antichi, nella democrazia della società repubblicana, allo scontro tra laicità e religiosità dei moderni, nel dispotismo dello “Stato” e nella anarchia conflittuale della “civil society”. La utilità dello studio del “modello” antico, risorgente