research

Dai documenti dei sacerdoti romani: dinamiche dell'universalismo nella religione e nel diritto pubblico di Roma antica

Abstract

Nei libri ab urbe condita di Tito Livio si registra di norma una convinta adesione – forse anche influenzata dalla coeva restaurazione religiosa di Augusto – alla “teologia” della storia propria dei collegi sacerdotali romani; i quali, fin dalle prime elaborazioni teologiche e giuridiche rilevabili nei loro documenti, teorizzarono un rapporto di imprescindibile causalità con la religio per la vita e l’imperium del Popolo romano. Nell’opera liviana, infatti, traspare più volte la convinzione che la storia dei Romani costituisse la prova più inconfutabile di come nelle vicende umane «omnia prospera evenisse sequentibus deos»; unitamente ad un altro convincimento profondo: la pietas e la fides avevano costituito (e costituivano) gli elementi essenziali per la legittimazione divina dell’imperium dei Romani. A suo avviso, gli Dèi si sarebbero mostrati, in ogni circostanza, assai più ben disposti verso coloro i quali avessero osservato la pietas ed onorato la fides («favere enim pietati fideique deos, per quae populus Romanus ad tantum fastigii venerit»

    Similar works