Il saggio tratta della edificazione di edifici religiosi all'epoca del massimo sviluppo di New York, e del loro ruolo in relazione alla formazione della citt\ue0 e nell'organizzazione dei gruppi etnici che vi afferivano. A New York City la commistione tra il sacro e il sociale si \ue8 espressa con pienezza, per ragioni storiche, politiche e geografiche, per l\u2019esiguit\ue0 dello spazio dell\u2019Isola di scisto (solo 87 kmq) e per la componente multietnica propria della citt\ue0. La presenza di numerose etnie e di forze in opposizione (i gruppi di potere, il contropotere degli abitanti, il potere del \u201csottogoverno\u201d e dei bosses) ha prodotto un sistema urbano che, pur mostrando una compagine coerente (ma non omogenea) riguardo agli edifici istituzionali e un network caratterizzato da un\u2019enorme differenziazione economica, ha dato vita a un\u2019aggregazione di luoghi diversi, i quartieri, che avevano, spesso e soprattutto durante la fase in cui la citt\ue0 cresceva grazie alle migrazioni (XIX e inizio del XX secolo), edifici di culto al proprio \u201ccentro\u201d (non geometrico) che fungevano da poli sociali, sia in termini di assistenza,
sia di regolazione dei comportamenti, sia come \u201cformazioni a cuneo\u201d di lotta o resistenza, come accadeva a Harlem dall\u2019inizio del XX secolo fino agli anni \u201960 del Novecento, nelle Chiese battiste attive per quanto attiene la questione razziale e la protezione delle minoranze afro-americane