Nel 1725 il giovane Goldoni viene espulso dal Collegio Ghislieri di Pavia a seguito di uno scandalo causato da un componimento satirico - il perduto Colosso - contro le giovani pavesi. Tornato a Chioggia ove al tempo risiedeva la sua famiglia, Carlo, assieme al padre, si reca a Udine. Qui d\ue0 alle stampe quella che sar\ue0 la sua prima pubblicazione: un Quaresimale in epilogo (1726) in cui Goldoni riassume a suo modo, in trentotto sonetti, le altrettante prediche pronunciate da padre Giacomo Cattaneo: sorta di atto penitenziale per riabilitare se stesso agli occhi paterni, ma anche componimento attraverso il quale vengono rivissuti alcuni episodi dei Vangeli. Pur non essendo uomo particolarmente dedito alle pratiche religiose, Goldoni tuttavia, nel corso della sua vita, ebbe modo di mettere mano pi\uf9 volte a componimenti di argomento sacro. Si tratta di lavori in rima, per lo pi\uf9 modesti, talora scritti su commissione, talora in occasione di specifiche ricorrenze religiose, come La Visita delle Sette Chiese (1759) o La Settimana Santa (1760), oppure ancora per celebrare alcuni eventi particolari, come la monacazione di Marina Falier. Ma Goldoni pose mano anche ad alcuni componimenti ispirati alle Sacre Scritture: si tratta di due Oratori. Il primo, Magdalenae conversio, in lingua latina, composto a Venezia nel 1739 per il Coro dell\u2019Ospedale dei Mendicanti, \ue8 ispirato all\u2019omonimo episodio del Vangelo; il secondo, L\u2019unzione del reale profeta Davidde, composto in lingua italiana a Roma nel 1759, \ue8 un\u2019azione sacra che rivisita la figura di Davide e le vicende contenute nel Primo Libro dei Re. In entrambi i casi si tratta di opere di modesto valore drammaturgico, ma che costituiscono l\u2019unica testimonianza dell\u2019attenzione verso le sacre Scritture in un autore molto parco nell\u2019utilizzare riferimenti al Sacro negli altri lavori della sua pur vasta produzione