Come è accaduto, due secoli prima, per il 1789, anno di inizio di una radicale
trasformazione della storia europea, il 1989 è stato percepito e rappresentato già dai
suoi contemporanei come un passaggio epocale: dopo più di un quarto di secolo,
raffreddati i contenuti polemici di quella rappresentazione in tempo reale, in realtà la
data sembra non aver perduto nulla della sua efficacia e della sua capacità
periodizzante. Ma quali sono i contenuti della narrazione egemone che ha
accompagnato da allora quel passaggio storico, e quale influenza essa ha avuto sul
corso degli eventi stessi? A distanza di più di venticinque anni, vale la pena riflettere su
quanto è accaduto, soprattutto per provare a comprendere se e in quale misura quella
narrazione – e la prospettiva che essa ha aperto sul tempo a venire – eserciti ancora la
sua influenza sulla nostra rappresentazione non solo di quell’evento ma, soprattutto,
del nostro futuro. Una riflessione che ha evidentemente bisogno di un’analisi degli
strumenti storiografici messi in campo, e, più in generale, della comprensione del
nostro modo attuale di percepire e di metterci in relazione con il tempo