research article review

A dieci anni da "Donne, grammatica e media": la ricezione delle linee guida nei quotidiani e nei telegiornali

Abstract

The aim of this work is to measure how much the suggestions for a non-discriminatory use of language, as collected by Cecilia Robustelli in collaboration with Gi.U.Li.A journalists in Donne, grammatica e media (2014), have been implemented ten years after the publication of this Guide. The corpus upon which this analysis has been conducted includes the three most-watched evening news programs (TG1, TG3, TG5) and the three most-read newspapers (‘Corriere della Sera’, ‘La Repubblica’, and ‘La Stampa’), covering the first two months of 2024. Linguistic aspects were categorised into three classes: 1) mixed and/or unknown gender; 2) women’s names; 3) feminine professional titles. The analysis reveals that ten years after the publication of Robustelli’s Donne, grammatica e media, the recommendations for using Italian in newspapers and TV news have been appreciably adopted. Women’s visibility in institutional and professional roles is ensured through the prevalent use of surnames and female professional titles. However, challenges persist in representing categories and groups of mixed or unknown gender: alternative solutions to the generic masculine remain scarce and only occasionally stem from a thoughtful and coherent strategy.Lo scopo di questo lavoro è misurare il grado di ricezione dei suggerimenti per un uso non discriminatorio della lingua raccolti nella Guida realizzata da Cecilia Robustelli in collaborazione con Gi.U.Li.A giornaliste, a dieci anni esatti dalla sua pubblicazione (2014). Il corpus stabilito per l’indagine, relativa ai primi due mesi del 2024, è costituito dai tre telegiornali serali più seguiti (TG1, TG3, TG5) e i tre quotidiani cartacei più letti (il “Corriere della Sera”, “la Repubblica” e “La Stampa”). Gli aspetti linguistici sono stati organizzati in tre categorie: 1) genere misto e/o ignoto; 2) nomi di donne; 3) nomi di professione al femminile. Dall’analisi dei risultati emerge che, a dieci anni da Donne, grammatica e media, la ricezione dei suggerimenti per l’uso dell’italiano nei quotidiani e nei telegiornali può dirsi senz’altro apprezzabile, nella misura in cui la visibilità delle donne nei ruoli istituzionali e professionali è garantita mediante l’impiego prevalente del cognome e di nomi professionali femminili. Maggiori difficoltà permangono nella rappresentazione di categorie e gruppi di persone di genere misto o ignoto: le soluzioni alternative al maschile generico, infatti, sono minoritarie (e solo in pochi casi sembrano scaturire da una strategia ponderata e coerente)

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