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Etica del virtuale

Abstract

Come tutte le trasformazioni epocali, anche l’attuale e profonda mutazione registrata in seguito all’avvento della Rete ha dimensioni globali portando a problemi sociali, culturali, economici e giuridici. Internet, senza cadere in acritiche esaltazioni o demonizzazioni, è una tecnologia particolarmente malleabile, suscettibile di essere profondamente modificata dal suo impiego sociale con relative ripercussioni (positive e non) sulla libertà nonché sulla sicurezza individuale e pubblica. Ogni tecnologia infatti, sebbene sia certamente neutra rispetto all’uso che se ne fa, può essere utilizzata per scopi e con modalità moralmente accettabili o inaccettabili. È facile tuttavia constatare che i dilemmi posti dalla Rete non sono riconducibili squisitamente alla netiquette. Non sono infrequenti infatti comportamenti perseguibili penalmente, in quanto la Rete ha purtroppo ampliato sia il novero dei reati che le possibilità di commettere gli stessi. È dunque di fondamentale importanza in un periodo storico così denso di mutamenti che il diritto si apra sempre più agli eventi, cambiando i propri schemi interpretativi, aggiornando le normative e gli orditi legislativi e, quando è possibile, anticipando i fenomeni, in modo tale da non trovarsi impreparato e limitarsi così ad offrire soluzioni tampone in delicati settori. La Rete si configura pertanto come una sorta di “banco prova” per un’autonomia normativa che vede gli stessi utenti, al contempo, sia quali produttori di regole che soggetti alle loro regole. Questa autonomia trova ragion d’essere non tanto in costruzioni di natura teorica (ergo, opzioni valoriali) ma nell’impossibilità di un ordinamento giuridico gerarchizzato sovranazionale di intervento. Tutti noi siamo quindi in definitiva demandati a meccanismi di auto-governance del sistema e, al di là di essa, al senso di responsabilità delle aziende, dei programmatori, di noi stessi utenti

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