research

Il patriarcato di Aquileia: l'evoluzione dei poteri locali (1250 - 1420)

Abstract

Il connotato signorile dell'aristocrazia friulana sembra generalmente risolversi nell'esercizio di alcune attribuzioni giurisdizionali esercitate su scala territoriale assai ridotta. In realtà il ruolo egemonico della nobiltà "castellana" poggiava in prevalenza sull'elemento patrimoniale, fonte, di per sé, di larghe ramificazioni di sapore clientelare presso la popolazione rurale. Non sempre, per altro, vi fu stretta convergenza territoriale fra diritti di giustizia e patrimonio fondiario; in molti casi quest'ultimo si configurava secondo zone di insistenza che esorbitavano decisamente dai luoghi di radicamento militare e "signorile" . Bertrando respinse l'idea di legittimare senz'altro un disegno distributivo delle influenze inteso nel senso della acquisizione definitiva. Né riteneva si dovesse trattare con la componente aristocratica senza l'intervento di un momento istituzionale in grado di limitarne l'autonomia e di controllarne i comportamenti. Sulla scia degli orientamenti che avevano guidato la politica torriana Bertrando continuò a considerare l'emergenza udinese e la tradizione di servizio dei Savorgnano come un nucleo di potere di straordinaria incidenza per coordinare in senso centralistico il disegno dei poteri locali. Nella ricerca di soluzioni orientate ad incrementare il peso del potere patriarchino nella società friulana, il patriarca privilegiava di norma il momento alto e risolutivo della risorsa politico-militare piuttosto che la progressiva costruzione di una rete di aderenze larga e capillare, ma variamente frammista al sistema delle influenze aristocratiche. Per l'impostazione di fondo, l'intervento bertrandiano doveva scontare, d'altra parte, tutti i rischi connessi ad una destabilizzazione radicale delle gerarchie di potere - tanto fra i nobiles quanto fra le comunitates - e l'eventualità di una frattura "critica" con lo schieramento avverso

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