Lo studio ripercorre le tappe fondamentali del crescente interesse tassiano, nell’ultimo ventennio di vita del poeta (1575-‘95), per il «nuovo trovato» allegorico e lo studio dei testi biblici e patristici.
Tra l’“Allegoria della Gerusalemme Liberata” e il “Mondo creato” si specifica, infatti, un nuovo modo tassiano di intendere e dar voce al sacro: non più il meraviglioso che si incarna nell’«uniforme cristiano e multiforme pagano», ma la meraviglia estatica verso il creato, che ha i caratteri dell’immanenza, della verità e della Rivelazione e che si sostanzia di un Sacro propriamente detto, fondato sulla teologia e sullo studio di essa da parte del Tasso. Da queste maturate istanze prenderanno vita le ultime opere, che pur costituendo un continuum senza fratture con la precedente produzione, hanno però caratteri propri, muovendosi su diverse prospettive e modi poetici che è necessario approfondire in sede critica