Nel suo trattato “Dell’Arte de’ Giardini Inglesi”, Ercole Silva, definisce questi giardini «pittorici», in riferimento a una serie di caratteristiche che si traducono nei tre principi della varietà, della bellezza e della novità, ossia della sorpresa. Per il trattatista il giardino paesaggistico è frutto di interazione più di ogni altra forma d’arte. Il suo modus operandi prevedeva, pertanto, sia l’ideazione e la progettazione, sia la collocazione di elementi nel giardino che rispecchiassero la cultura del suo ideatore-creatore. Quest’ultimo è uno degli aspetti che accomunano l’operato del Silva a quello di Melchiorre Cesarotti. Le differenze più evidenti fra i due sono invece da collegare al rifiuto del primo per la sistemazione formale, a fronte di un legame ancora percepibile in Cesarotti verso il giardino di tradizione italiana, evidente nell’impianto non completamente libero dai vincoli di una griglia geometrica e dalla ricerca di simmetria