pp. 71-82Nel carme VII 12 di Venanzio Fortunato la schiera citata di antichi personaggi, eroi, pensatori, poeti è inquadrata nel topos della caducità dei valori umani e nel problema della loro conservazione dopo la morte. In particolare, i poeti elencati al v. 27, sono i più illustri della tradizione classica: Omero e Menandro, greci, Virgilio latino abbinato a un Lysa che, con ogni verosimiglianza, è corruttela testuale da restituire con Naso, Ovidio. Si è riconosciuto in Mart. V 10, 7-10 il modello del quartetto di questi ultimi esempi, ma al servizio d’una tesi, la gloria poetica proiettata dopo la morte, a sua volta ispirata da Ovidio e polemicamente contestata da Fortunato, che invece addita cristianamente come meta ultraterrena la santità e riconduce negli orizzonti della vita umana i valori e i meriti dell’attività poetica.In Venantius Fortunatus VII 12 poem, the mentioned crowd of characters, eroes, thinkers, poets is placed in the topos of caducity of human moral values and in the problem of their retention after death. In particular, the poets listed at v. 27 are the greatest of classic tradition: Homer and Menander for greeks and, for latins, Virgil and Lysa, this last one a probably text corruption to be emendated with Naso, Ovid. The model of these last examples is Mart. V 10, 7-10 but functional to a thesis, the poetic glory after death, wich draws also on Ovid, although it is controversially contested by Venantius Fortunatus who points at holiness as the true aim of life after death