Il progetto di un libro, come recita il titolo del mio articolo, è un pretesto, un modesto attrezzo retorico per cimentarsi in un’operazione scomoda e un po’ arrischiata: uno sguardo largo e lungo su un argomento difficilmente contenibile in un unico cono visivo.
Questa “scomodità” potrebbe anche sembrare “schematizzazione”, quindi il saggio anticipa il punto di vista filosofico (il vertice del cono visivo, cioè) e una serie di strumenti di analisi estetica che, in condizioni di ricerca più vasta, sarebbe necessario utilizzare. Naturalmente viene argomentata anche la necessità di considerare, in un eventuale lavoro futuro più approfondito, punti di vista molteplici e diversi e di lavorare sulle sovrapposizioni dei coni (gli addensamenti) e sulle trasparenze più periferiche o sulle possibilità di apertura e chiusura della messa a fuoco.
L’argomento viene poi suddiviso in sezioni : la Svizzera, gli antefatti italiani, i costruttori di Babele, la creatività negli ospedali psichiatrici, gli atelier nella situazione contemporanea, i soggetti collettivi e la scultura sociale, le conclusioni