research

Costruzione della nazione e «riproduzione della razza» negli Stati Uniti d’America

Abstract

Attraverso la classificazione giuridica della «bianchezza» (whiteness), come qualcosa di legato al sangue, le corti statunitensi, soprattutto dopo la guerra civile, l’emancipazione (1863-1865) e il riconoscimento della cittadinanza ai maschi neri con la ratifica del quattordicesimo e quindicesimo emendamento (1868-1870), hanno tentato di tracciare confini fissi, immutabili, oggettivi e neutri (in quanto ritenuti come geneticamente determinati) tra la razza nera e la razza bianca. Al fine di fissare i confini tra la razza bianca e la razza nera fu messo in opera un intenso lavorio culturale, giuridico e simbolico, che ha avuto molteplici espressioni: dalla legislazione statale contro i matrimoni misti, dichiarata incostituzionale solo nel 1967 con la sentenza Loving v. Virginia; alla costituzionalizzazione del sistema «separate but equal» introdotta con la sentenza Plessy v. Ferguson del 1896, all’intreccio tra nazionalismo, femminismo, maternità e riproduzione della razza, che sarà qui oggetto di attenzione. Secondo i Feminist Race Studies, infatti, è sul terreno delle politiche sociali volte al controllo delle nascite e della maternità tra le fasce più povere della popolazione che ancora si perpetrano, in modi sottili e inconsci, forme di discriminazione a sfondo implicitamente razzista

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