research

Aesthetica fascistica II. Tradizionalismo e modernismo sotto l'ombra del fascio.

Abstract

Oltre che per l’eliminazione degli spazi di libertà pubblica e privata che storicamente ha caratterizzato il fascismo italiano ed il nazismo tedesco, questi regimi possono essere consegnati alla storia per un altro tratto distintivo: l’estetizzazione della politica. Prendendo spunto dal classico giudizio di Benjamin secondo il quale l’estetizzazione della politica operata dai regimi fascisti avrebbe reso l’umanità addirittura felice per la sua stessa autodistruzione e ripercorrendo, nel contempo, l’altalenante rapporto – intessuto di libertà e costrizione - che nell’Italia fascista il regime volle praticare con le arti plastiche e figurative, si intende fare emergere un primo abbozzo di una teoria estetica che non trascuri la tragica moralità di coloro ( in primis i futuristi) che non si avvidero che l’estetizzazione della politica, operata dal fascismo, era la più totale antitesi dello spirito anarchico e libertario di cui queste avanguardie intendevano essere gelose custodi. La conclusione è che al giorno d’oggi, se è improbabile un ritorno dei fascismi che hanno infestato la storia del Novecento, ciononostante le moderne democrazie occidentali subiscono rischi di involuzioni, almeno sul piano culturale, di tipo totalitario e internet è il luogo dove queste pulsioni involutive hanno maggiore sfogo. Una teoria estetica che non rifugga di apprendere dalla tragica moralità di coloro che furono i protagonisti e/o le vittime dell’estetizzazione della politica, può costituire un antidoto contro queste nuove pulsioni totalitarie che prendono lo slancio dalla rivoluzione delle tecnologie dell’informazione delle società postindustriali

    Similar works