Recensioni: La vita si sconta morendo. L’arte del vivere e del morire bene

Abstract

Quando Jean Baudrillard scriveva che "essere morti è un'anomalia impensabile" alludeva a uno scenario sociale di eliminazione o trasformazione della parola morte. Il simbolo prende il posto del dato biologico e si costituisce in funzione del perpetuarsi della società stessa. Così, ricorda lo storico Philippe Ariès, le scienze sociali (e le loro antenate filosofiche) hanno sempre tentato di riconciliare la morte con la felicità. Cosa non facile, evidentemente. Non è questa, in effetti, la via che intraprende Giorgio Macellari nel suo libro La vita si sconta morendo. L'arte del vivere e del morire bene. Semmai, sulla scia di riflessioni che si rintracciano anche nel pensiero di Edgar Morin, sostiene che occorra trovare senso alla vita più che alla morte, proprio grazie a questa. La disciplina epicurea per cui se c'è la morte non ci siamo noi e viceversa è, in fondo, il miglior approccio all'argomento. Poi però c'è da metterci del senso in questa vita, non basta scampare la morte finché si è vivi. Si può iniettare la grinta di un poeta per cui la morte non ci avrà mai vivi o la disillusione di un altro poeta per cui la morte si sconta vivendo (a cui il titolo del libro fa eco); si può inseguire la somiglianza con il dio, che laicamente è oggi la suprema- zia della tecnica, l'avvicinamento transumano all'immortalità; si può trovare senso nell'amore e nella cura per sé e per gli altri; nel costruire, nel donare, nell'insegnare, nel progettare, nell'imparare

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