A cento anni dalla fusione tra l’Associazione nazionalista italiana e il Partito nazionale fascista, il presente lavoro ricostruisce natura e funzione della violenza nel nazionalismo italiano, nel tentativo di fornire una risposta alla questione se esso vada considerato una coda del conservatorismo e dell’autoritarismo dello Stato liberale oppure un movimento estraneo all’esperienza risorgimentale e liberale ed anticipatore di un fenomeno nuovo liberticida e totalitario quale fu il fascismo, e di qui il suo ruolo nella crisi delle istituzioni liberaldemocratiche. Partendo dal periodo anteguerra fino alla marcia su Roma, l’autore mostra la continua natura ambivalente del nazionalismo italiano tra eversione e ordine e, di conseguenza, i suoi rapporti non sempre lineari con il fascismo. In tal modo, viene evidenziata la natura di ponte e cerniera del nazionalismo tra passato liberale e dittatura fascista