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GAP: Gioco d'azzardo Patologico. Un modello di progetto di prevenzione al GAP e di educazione al gioco responsabile per gli adolescenti.

Abstract

Il mercato dei “giochi d'azzardo”, negli ultimi anni, sta presentando un'ampia e crescente offerta di gioco, in relazione ai tipi di gioco, ai luoghi in cui giocare e alle occasioni per farlo. La ricerca epidemiologica, in questo campo, si è consolidata a partire dalla fine degli anni '90 e risulta essere un ambito ancora non del tutto esplorato (Vetere, 2003); inoltre, i dati disponibili, si riferiscono ai soli giochi legali, mentre non si hanno dati attendibili sui video-poker e sul gioco on-line (Croce, 2001). Ciò che tuttavia risulta evidente, è che il gioco d'azzardo è evoluto, e sta evolvendo tuttora, verso aspetti più complessi e problematici, in linea con la società odierna, a sua volta soggetta a rapide trasformazioni riguardanti gli stili di vita, i valori, la cultura, la tecnologia e il lavoro (Mannari e Guidi, 2013). Quando il giocatore non è più in grado di controllare l'impulso a giocare, il gioco perde la sua connotazione originaria di divertimento e assume un carattere patologico, comportando ripercussioni negative in vari ambiti della vita del soggetto. La forte espansione di questo fenomeno, ha reso necessario riconsiderare quello che un tempo veniva chiamato “vizio del gioco”, come una vera e propria dipendenza patologica. Questa tesi offre una rassegna della letteratura riguardante il gioco d'azzardo patologico (sebbene la dicitura utilizzata nel DSM-5 sia “Disturbo da Gioco d'Azzardo”, nel linguaggio comune si utilizza ancora “Gioco d'Azzardo Patologico” o GAP), in riferimento alla definizione e all'inquadramento diagnostico del GAP, che si è evoluto nel corso degli anni, passando da un disturbo del controllo degli impulsi, ad una vera e propria dipendenza (American Psychiatric Association, 2013); alle potenziali comorbilità, sia con la dipendenza da sostanze stupefacenti/alcol, che con altri disturbi psichiatrici; ai fattori eziopatogenetici, possibili predittori del rischio di sviluppare un comportamento di gioco patologico; ai dati epidemiologici disponibili; agli strumenti di screening e di valutazione disponibili, validi per una valutazione iniziale del GAP o per confermare un'ipotesi diagnostica emersa dai criteri del DSM; alle basi neurobiologiche e genetiche del disturbo; alle distorsioni cognitive tipiche del giocatore patologico; ai trattamenti utilizzati, da quelli psicoterapeutici ai tentativi psicofarmacologici; infine, un'attenzione particolare viene riservata al preoccupante aumento della diffusione del GAP tra gli adolescenti. A questo proposito, al termine dell'elaborato, viene fornito un modello di intervento preventivo indirizzato a questa fascia della popolazione considerata più vulnerabile, attraverso un progetto mirato ad educare al gioco responsabile, da presentare agli alunni delle scuole medie superiori

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