57,264 research outputs found

    The elusive half-pole in the transfer function of Peltier thermoelectric devices

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    it is shown that the transfer function of thermoelectric devices includes a half pole, which could be useful in precisione control loop

    Is porto sinusoidal vascular disease to be actively searched in patients with portal vein thrombosis?

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    Porto sinusoidal vascular liver disease (PSVD) and portal vein thrombosis (PVT) are distinct vascular liver diseases characterized, respectively, by an intrahepatic and a prehepatic obstacle to the flow in the liver portal system. PVT may also occur as a complication of the natural history of PSVD, especially if a prothrombotic condition coexists. In other cases, it is associated to local and systemic pro-thrombotic conditions, even if its cause remains unknown in up to 25% despite an active search. In our opinion, the presence of PSVD should be suspected in patients with PVT especially in those with PVT "sine causa" and the active search of this condition should be included in their diagnostic work-out. However, sometimes the diagnosis of pre-existing PSVD is very hard. Biopsy cannot be fully discriminant as similar histological data have been described in both conditions. Liver stiffness may help as it has been shown to be higher in PSVD than in "pure" PVT, due to the presence of sclerosis in the portal venous radicles observable in PSVD patients. Nevertheless, comparing liver stiffness between PVT and PSVD has until now been restricted to very limited series of patients. In conclusion, even if it is still totally hypothetical, our point of view may have clinical consequences, especially when deciding to perform a liver biopsy in patients with a higher liver stiffness and suspending the anticoagulation in patients with PVT and no detectable prothrombotic factors

    Carlo Emilio Gadda's Luigi di Francia

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    The work that Gadda prepared for publication from the series of broadcasts on Louis XIII-XV of France during 1952 has largely been overlooked by critics. It is the aim of this article to show that, although there are certain unusual features in the text of I Luigi di Francia which arise from its origins in radio scripts, the work is recognisably Gaddian in its main stylistic and thematic concerns. In tracing some of the background to the text, due acknowledgement is made of the scholarly work already done on the history of the text by Gianmarco Gaspari, the compiler of the Notes on this text for the Garzanti edition of Gadda's Opere; Gaspari's implied conclusion that this is not the least Gaddian of the author's work, and his important conclusions about the degree to which the work was based on source material, offers the opportunity here for an analysis and explicit statement of the nature of the text and of its reflection of significant points in the span of Gadda's writing

    Machine Learning come supporto per la valutazione dei requisiti agili

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    L'approccio delle metodologie agili ai requisiti è meno rigoroso rispetto al processo tradizionale dell'Ingegneria dei Requisiti (RE). Tuttavia, ha la pretesa di riuscire ad adattarsi con più facilità in un ambiente in continuo mutamento. Questa capacità di adattamento è data dalla pianificazione e dall'analisi dei requisiti durante tutto il processo di sviluppo del software. Nei metodi agili come Extreme Programming (XP) e Scrum, la valutazione e stima dei requisiti viene effettuata dai programmatori a ogni iterazione durante il Planning Game. In questa tesi si valuteranno gli algoritmi del Machine Learning (ML) come supporto a questa fase. Gli esperimenti verranno effettuati su un dataset di requisiti Scrum per un progetto fittizio appositamente ideato e si articoleranno principalmente in due fasi: l'analisi dei dati, con algoritmi di Elaborazione del Linguaggio naturale (NLP) e di ML non supervisionati, e la stima dei requisiti, attraverso algoritmi di ML supervisionati. Si scopre quindi che il pattern preponderante delle informazioni del dataset è quello lineare. La precisione delle predizioni con un input formato da una combinazione di stime (es. predire lo sforzo a partire da stime quali le linee di codice scritte) può arrivare allo 0.9985, mentre utilizzando il modello predittivo generato a partire dai campi testuali, la precisione arriva nel migliore dei casi allo 0.3360. Questo valore può essere migliorato abbassando la complessità della stima da ottenere, infatti, valutare il livello di difficoltà del requisito permetterà una precisione anche pari a 0.68

    Precisione nella determinazione della lunghezza di lavoro mediante localizzatori elettronici d’apice, radiologia digitale e prova visiva: presentazione di una nuova metodica sperimentale di indagine – uno studio ex-vivo. Exact determination of the working length by electronic apex locators, digital radiology, and visual test: presentation of a new experimental research strategy – an ex-vivo study.

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    Abstract Objectives: This study compared: 1) the accuracy of three different electronic apex locators (EALs) in detecting the apical foramen ex-vivo under clinical conditions; 2) the accuracy of digital radiography and EALs in determining the K-file position in the root canal; 3) the accuracy of two different radiographic planes; (4) the precision of #10, #15, and #20 K-files in electronic measurements; 5) the precision of EALs in relation to the dental anatomy classification (anterior, bicuspids, and molars). Materials and methods: The length of 101 extracted human teeth was measured with three different EALs (Endex, Propex II and Root ZX), with RVG and compared to the actual length. Experimental procedures were performed using an endodontic training kit (Pro-Train). Results: The statistical analysis showed that Endex and Propex II were more accurate than Root ZX in determining the working length (WL). The t-test showed no statistically significant difference of accuracy between the two radiographic planes examined. The t-test showed no significant difference between the three different K-file size measurements. EALs and RVG are less accurate in anterior teeth. Conclusions: To prevent overestimation of the root canal length using the EALs tested, 1 mm should be subtracted from the measurement on the ‘‘APEX’’ mark. Instrument sizes did not affect the accuracy of EALs. EALs showed to be more accurate in determining the WL than RVG. 2011 Societa` Italiana di Endodonzia. Published by Elsevier Srl. All rights reserved

    Una applicazione context aware per il riconoscimento del tipo di mobilità

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    Con l'aumento del numero di sensori e ricevitori presenti sui dispositivi mobili attuali, è possibile lo sviluppo di nuove applicazioni in grado di fornire dati utili sul contesto in cui si trova un utente in un determinato momento. In questa tesi viene descritta la realizzazione di un servizio per dispositivi Android in grado di riconoscere il tipo di mobilità dell'utente. La motivazione principale di questo progetto è stata la scarsità di soluzioni specifiche per questo tipo di riconoscimento contestuale. Sono state quindi realizzate una libreria Java e un'applicazione Android in grado di fornire tale funzionalità. La tecnica impiegata per il riconoscimento è derivata da una ricerca dei dottori Luca Bedogni e Marco Di Felice e del professore Luciano Bononi, dell'Università di Bologna. Tale tecnica sfrutta le misurazioni di accelerometro e giroscopio del dispositivo per rilevare pattern di movimento e associarli ai vari tipi di mobilità dell'utente. Per mostrare un possibile impiego di questo servizio, è stata realizzata un'applicazione che sfrutta i dati forniti dal servizio di riconoscimento per la gestione dello stato di alcune funzionalità del dispositivo. Inoltre, è stata effettuata una analisi statistica della precisione effettiva di questo sistema di riconoscimento, per evidenziarne i punti di forza e i limiti rispetto alle soluzioni già esistenti. E' stato osservato che il consumo energetico di questo sistema è minore rispetto ad applicazioni basate su servizi di geolocalizzazione, e che la sua precisione è accettabile rispetto ad altre soluzioni già esistenti

    Il monitoraggio topografico della cattedrale di Agrigento

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    L’oggetto del presente lavoro è il monitoraggio della cattedrale di San Gerlando di Agrigento, duomo eretto tra i secoli XI e XII, che sorge nella parte più alta della collina di Girgenti. Lo studio è significativo poiché, nel corso dei secoli la costruzione è stata soggetta a interventi di ristrutturazione e di consolidamento, resi necessari dai danni arrecati da frane che, in più occasioni, hanno coinvolto il territorio su cui essa sorge. Dal 2010 la chiesa è chiusa al culto per copiosi eventi franosi e idrogeologici che hanno allarmato ulteriormente anche la Protezione Civile. A seguito di questi eventi è stata avviata una campagna di indagini e monitoraggi con il fine della caratterizzazione geotecnica del sottosuolo, l’approfondimento della conoscenza dello stato attuale delle murature e il controllo dell’evoluzione della condizione di dissesto in atto. Nell’ambito dell’attività di monitoraggio del Duomo è stato prevista la realizzazione di un sistema di controllo topografico di precisione della parete nord a mezzo di una stazione totale automatizzata e di mini-prismi da monitoraggio. L'obiettivo di questo monitoraggio è la determinazione degli spostamenti rigidi delle struttura, delle deformazioni delle pareti determinabili misurando gli spostamenti relativi tra i punti di controllo e delle rotazioni della struttura rispetto ad un piano verticale. Il sistema di monitoraggio è costituito da venti punti di controllo (fissati nella parete nord del duomo), due capisaldi, una stazione totale automatizzata e una coppia di ricevitori GNSS. Attraverso la stazione totale automatizzata è stato eseguito un rilievo dei punti di controllo, mentre tramite i ricevitori GNSS sono determinati i punti per l’inquadramento del rilievo nel sistema di riferimento Gauss-Boaga e il controllo di eventuali spostamenti assoluti dei capisaldi. La stazione totale utilizzata è prodotta dalla Trimble, modello S8, ed è uno strumento nato appositamente per le operazioni di monitoraggio, dato che garantisce precisioni sulle letture angolari pari a 1" (0,1 mgon), portata Autolock e robotica (prismi passivi) a 500–700 m, precisione di puntamento a 200 m inferiore a 2 mm e precisione di puntamento a 300 m (deviazione standard) inferiore ad 1mm. I punti di controllo sulla parete nord della cattedrale sono stati materializzati attraverso dei prismi da monitoraggio da 25 mm collegati con staffe a L. Quest'ultime sono state bullonate ad una barra con estremità filettata inserita nella muratura e fissata attraverso resina espansa del tipo bicomponente. Il ricevitori utilizzati per il rilievo statico delle coordinate dei capisaldi sono ricevitori GNSS della Topcon, modello Hiper Plus. Lo schema del rilievo eseguito è di tipo classico e prevede la collimazione dei prismi da due punti stazione posti ad una distanza di circa duecento metri. Da ogni punto stazione sono stati effettuati diversi cicli di misura per ognuno dei quali, determinati angoli azimutali, zenitali e distanze inclinate, è stato possibile calcolare le coordinate dei punti. I punti di controllo sono stati distribuiti nelle tre elevazioni della parete della chiesa e, dopo essere stati collocati sono stati orientati verso i punti stazione e quindi fissati saldamente con chiavi speciali. La distribuzione dei punti da materializzare è stata decisa in relazione alla conoscenza delle zone del duomo maggiormente soggette agli spostamenti, in particolare sulla base delle indicazioni degli strumenti di monitoraggio già presenti. La campagna di misure, avviata nel mese di settembre dello scorso anno, ha previsto, per ogni giornata di rilievo, la determinazione delle coordinate dei punti di controllo da ogni caposaldo, collimando tutti i prismi ad intervalli di tempo fissati. Pertanto per ciascun punto di controllo si sono ottenute un numero ridondante di misure che hanno permesso di migliorare la conoscenza relativamente alla precisione del rilievo. Dall’elaborazione dei dati della stazione totale sono state ottenute le coordinate dei punti di controllo nel sistema di riferimento locale, quindi, note le coordinate dei capisaldi grazie al rilievo GPS, è stato possibile riferire tutte le misure ad un unico sistema di riferimento, quello nazionale Gauss-Boaga. Le coordinate dei punti di controllo sono state determinate con tre cicli di misura per ogni punto stazione ripetuto in quattro diverse giornate di misure. Al fine di apprezzare al meglio l’affidabilità del sistema di monitoraggio sono state analizzate le coordinate dei punti di controllo calcolate per ogni ciclo dai diversi punti stazione. L’analisi delle variazioni di coordinate dei punti di controllo è stata condotta calcolando le differenze tra la coordinata est, nord e quota della prima sessione con quelle delle sessioni successive. Successivamente si è affrontata una analisi che prevedesse il confronto delle coordinate del singolo punto di controllo determinate dai due punti stazione, durante le stesse giornate di rilievo. Questa analisi permette di evidenziare delle incertezze nella determinazione della coordinate est, nord e quota. In conclusione si può affermare che il sistema di collimazione automatica abbinato alla presenza di servomotori presenta evidenti vantaggi di produttività nell'esecuzione di reiterazioni o di cicli ripetuti di misure, e rende possibile l'esecuzione di monitoraggi di deformazioni in modo completamente automatizzato. Come si può notare dai diagrammi che saranno riportati nel lavoro definitivo tra le diverse sessioni di misure si hanno scostamenti delle coordinate dell’ordine di qualche millimetro. E’ da evidenziare che le variazioni sono state apprezzate da un solo punto stazione pertanto non possono considerarsi come spostamenti dei punti di controllo rispetto alla posizione iniziale ma sono da attribuire a errori di computazione, essendo comunque di un ordine di grandezza che rientra nella precisione attesa dal sistema. Tali scostamenti sono spesso imputabili a problemi di aggancio automatico del mini-prisma, non indifferente per le distanze presenti in questa applicazione. La distanza tra i punti di controllo e i capisaldi, come detto dell’ordine di duecento metri risulta essere un limite per la precisione stessa delle misura in quando non favorisce un'univoca collimazione del prisma. Si può affermare che per una precisione sub-centimetrica il sistema di monitoraggio realizzato possa ritenersi valido. Nel caso in cui si abbia la necessità di precisioni sub-millimetriche è necessario ricorrere a sistemi di monitoraggio fissi, posizionati in alloggi protetti da possibili manomissioni e che lavorino in maniera automatica e continua, così come dimostrato dalla precisione ottenuta all’interno di una stessa sessione. Nei prossimi mesi saranno disponibili ulteriori dati relativi ad altre campagne di misura

    Determinazione di mercurio mediante DMA-80

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    I fenomeni di contaminazione antropica da mercurio sono sempre più diffusi e preoccupanti, tanto da spingere all’ attivazione di politiche nazionali ed internazionali atte a ridurre o almeno “contenere” i rischi legati a questo metallo tossico. Con quest’obiettivo è prioritaria la necessità di determinare la concentrazione del metallo in maniera veloce, economica ed efficiente. Il seguente report intende fornire informazioni utili nell’utilizzo dello spettrofotometro DMA-80 nell’analisi di Hg in varie matrici ambientali. Lo strumento è stato acquistato dall’IAMC-CNR di Capo Granitola per rispondere alle esigenze progettuali del progetto “Dinamica dei processi di evasione e deposizione del mercurio nell’area industrializzata della Rada di Augusta e definizioni delle mappe di rischio sanitario per le popolazioni residenti” (prot.n°0000466 18/2/2011) finanziato dall’Assessorato alla Salute della Regione Sicilia con l’obbiettivo di verificare il potenziale impatto del mercurio, derivato dalle emissioni dei reflui non trattati dell’impianto di cloro-soda SYNDIAL Priolo-Gargallo sulle popolazioni residenti nell’aria fortemente industrializzata di Augusta-Melilli (Siracusa)

    Determinazione semi-quantitativa della isoforma di proteina prionica associata all'infettivita'

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    RIASSUNTO Il sangue umano costituisce il materiale di partenza per la produzione di numerosi farmaci usati per la prevenzione ed il trattamento di varie malattie ad esito spesso fatale: è per questo motivo che la sicurezza di tali prodotti riveste un’importanza fondamentale. D’altronde, nelle ultime due decadi, sono stati fatti notevoli progressi nel ridurre il rischio di contaminazione da parte di eventuali agenti patogeni, raggiungendo un elevato livello di sicurezza attraverso tre approcci complementari a partire dalla selezione dei donatori di sangue, al controllo delle donazioni e dei pool di plasma destinati alla produzione dei farmaci, fino all’introduzione di procedure di rimozione e/o inattivazione dei patogeni nel processo produttivo. Ad ogni modo i produttori di farmaci plasma-derivati continuano a ricercare e a valutare nuovi metodi di rimozione e/o inattivazione e a migliorare le procedure di purificazione allo scopo di ridurre eventuali rischi residui di contaminazione da parte di agenti infettivi che potrebbero essere presenti nei pool di plasma. Tra gli agenti di scoperta più recente si annovera la forma infettiva della proteina prionica (PrPres o PrPSc) che è stata isolata nel cervello di uomini e animali affetti da varie forme di malattie neurodegenerative compresa la variante umana del morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD) comparsa in seguito al diffondersi dell’epidemia di BSE nel Regno Unito. Il suo ritrovamento in questa particolare classe di malattie neurodegenerative ha permesso di eleggerla quale loro marcatore altamente specifico. La nuova variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob (vCJD) ha messo in evidenza un ampio coinvolgimento linforeticolare, suscitando il timore riguardo la possibilità di trasmissione della malattia da individui infetti in una fase preclinica attraverso trasfusioni di sangue e/o emoderivati. Da qui nasce l’esigenza di avere un metodo robusto ed affidabile per la rilevazione dell’eventuale presenza di PrPSc proprio nei farmaci plasma-derivati. L’obiettivo di questa tesi è lo sviluppo e la validazione di un metodo analitico per la determinazione semi-quantitativa dell’isoforma infettiva di proteina prionica. La convalida del metodo analitico, condotta presso Kedrion S.p.A., ha lo scopo di applicare questo metodo in routine per la titolazione della PrPSc in studi preclinici di safety di prodotti plasmatici. Il metodo è stato validato utilizzando come matrice di partenza omogenato di cervello di criceti infettati con la proteina prionica. Dopo la digestione con proteinasi K, per ogni campione sono state effettuate diluizioni seriali che sono state sottoposte a corsa elettroforetica e successivo Western Blotting per individuarne il titolo. Il metodo è stato validato per: linearità: calcolata in base al coefficiente di correlazione della curva di taratura, ponendo come limite di accettazione un valore pari o superiore a 0,95. Il metodo risulta lineare da 0.6 a 4.6 Log/ml; accuratezza: calcolata in base a quanto il metodo è capace di ottenere risultati prossimi al valore vero. Il valore medio di recupero dei campioni analizzati per ogni livello di concentrazione deve essere compreso tra 80% e 120% rispetto al valore teorico. Il metodo risulta accurato da 0.6 a 4.6 Log/ml; precisione intermedia: è definita come il grado di precisione dei risultati analitici ottenuti in condizioni operative diverse all’interno dello stesso laboratorio di analisi ed è calcolata in base alla deviazione standard per ogni titolo testato. Per ogni titolo la deviazione standard è risultata essere inferiore a 0,5 Log, limite di accettazione stabilito per tale prova; precisione entro la serie: valuta la riproducibilità del metodo analitico intra saggio. Il metodo è ripetibile nell’intervallo 0.6-4.6 Log/ml; robustezza: Il metodo è risultato robusto in quanto la differenza fra titolo teorico e titolo ottenuto per tutte le repliche alle condizioni di massimo e minimo è rientrato nei criteri di accettazione perché inferiore a 0,5 Log; limite di quantificazione: corrisponde al limite inferiore del range della metodica ed è risultato pari a 0.5 Log/ml
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