147,509 research outputs found

    Effects of four Fusarium toxins (fumonisin B(1), alpha-zearalenol, nivalenol and deoxynivalenol) on porcine whole-blood cellular proliferation.

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    The in vitro effects of four Fusarium toxins, fumonisin B1 (FB1), a-zearalenol (a-ZEA), nivalenol (NIV) and deoxynivalenol (DON), on mitogen-induced cell proliferation were determined in swine whole-blood cultures. Considering the lack of sufficient toxicological data both on single and in combination effects, in vitro studies may contribute to risk assessment of these toxins. Incubation with increasing concentrations of FB1 did not produce any consequence on proliferation; in contrast a-ZEA, NIV and DON showed an inhibitory effect. Dose–response curves for each mycotoxin were generated. NIV was found to be the most potent toxin followed by DON and a-ZEA. The effects of both FB1 þ a-ZEA and NIVþ DON mixtures were also analysed to investigate possible interactions. The results indicated that combination of FB1þ a-ZEA produces a synergistic inhibition of porcine cell proliferation; whereas there is no interaction between DON and NIV on porcine wholeblood proliferation, at tested concentrations

    Il turista della società post-moderna: la cultura del new life tourism Spazio, luogo e non luogo Turismo, paesaggio, spazi pubblici e rigenerazione urbana Tematismi e tematizzazione. Itinerari culturali e strade turistiche per una ricomposizione spaziale.

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    I materiali sono composti dalle prime tre presentazioni, i contributi dedicati al tema dell'autenticità, della diversa interpretazione di spazio, luogo e non luogo e degli itinerari culturali. Completano questo primo deposito di materiale didattico due approfondimenti sulla Consumer Culture Theory e Service Dominat Logic

    THEATRE AS THE REPRESENTATIVE SCENE OF THE POWER OF COURT: THE FIFTEENTH- AND SIXTEENTH-CENTURY ITALIAN EXEMPLA

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    Tra XV e XVI secolo il teatro diviene luogo deputato alla rappresentazione della corte . Il luogo teatrale manifesta emblematicamente la metafora del potere e del prestigio del casato . Sin dalla seconda metà del XV secolo la corte di Ferrara mette in atto, attraverso la figura di Pellegrino Prisciani, un’ operazione culturale orientata al recupero dei testi e del teatro classico.Il saggio analizza il coerente percorso della festa e della sua rappresentazione a Ferrara nel XV secolo e nel XVI secolo , evidenziando rapporti tematici e compositivi con gli affreschi di palazzo Schifanoia

    Gli avverbi di luogo ittiti in -an. Forme di nominativo accusativo neutro singolare?

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    Secono alcuni studiosi gli avverbi di luogo antico ittiti andan, āppan, kattan, peran, šer sono da ritenersi forme nominali di nom. acc. n. sing. A riprova di ciò, forniscono alcune evidenze sintattiche in cui gli avverbi di luogo mostrerebbero le costruzioni tipiche dei nomi in caso nonm. acc. n. sing. Questa ipotesi non è sostenibile: gli avverbi di luogo in -an nella lingua antica hanno una funzione di locativo, stato in luogo (dove?) e non di direttivo, moto a luogo (verso dove?), come invece è riscontrantrabile presso i nomi in caso acc. (di direzione) in dipendenza da verbi di moto

    Luogo come bene comune

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    ‘Interrupted’ landscapes: post-earthquake reconstruction in between urban renewal and social identity of local communities

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    Il presente saggio vuole affrontare il tema della ricostruzione postsismica con un'attenzione alla questione del paesaggio, termine che lega in maniera indissolubile la realtà fisica del territorio a quei valori immateriali (storici, culturali, produttivi, enogastronomici, ecc.) che costituiscono l'identità dei luoghi. In questo senso si intendono “paesaggi interrotti” i luoghi distrutti dal sisma, perchè sono state interrotte le storie che legano gli abitanti al luogo, è stato interrotto quel processo di narrazione continua e di attribuzione di senso e significati che avviene tra una collettività e il suo territorio. La ricerca parte dall'analisi delle recenti ricostruzioni post-sistmiche, che hanno oscillato tra le due idee opposte di new town, poco distanti dalle città distrutte e ricostruzione “dov'era, com'era”. Il saggio indaga la dimensione sociale e semiologica del paesaggio, riflettendo sul tema dell'identità sociale, sull'attaccamento al luogo da parte degli abitanti, anche con l'obiettivo di definire linee guida e strategie progettuali per la ricostruzione sostenibile dei paesi distrutti dal sisma e da altri eventi disastrosi. In particolare vengono definite azioni di governance, strategie resilienti a partire dal coinvolgimento delle comunità locali e buone pratiche per la ricostruzione secondo un approccio paesaggistico al progetto urbano

    Esperanto, graphic archetypes, biophilia. Esperanto, archetipi grafici, biofilia

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    Oggi è diffusa l’idea che il linguaggio iconico sia quello dell’era informatica, basato su un simbolo dal significato decifrabile con immediatezza a livello globale, tassello di un mondo virtuale che ha definitivamente traghettato l’umanità sulle rive di quel tanto atteso Esperanto voluto da Ludwik Lejzer Zamenhof, dagli effetti altamente benefici ma che nei giovani anche di medesimo idioma rende la parola parlata ormai quasi obsoleta, effetto collaterale questo ovviamente indesiderato. Tali tasselli iconico/informatici presenti nei nostri computer, tablet, cellulari ecc. vengono oggi percepiti in modo del tutto diverso da come lo erano i simboli fino agli anni ’70 e oltre. Sono degli enzimi o amminoacidi, degli agenti che svolgono svariate funzioni per noi. Ognuno di essi è un piccolo robot, un buon amico che ci tiene compagnia e che, all’occorrenza, ci viene in aiuto per trovare un’informazione, un’automobile in affitto, per effettuare una prenotazione, un piccolo divertimento, ecc. Ciò che qui interessa di questi potenti tasselli pro–attivi è, da un lato, il loro rapporto storico/ evolutivo significante–significato, cosa per la quale è necessario chiamare in campo l’Esperanto e gli archetipi grafici; dall’altro, capire se e come la città reale nel suo insieme possa trovarne giovamento, oltre quindi alla dimensione miope dei monitor small, large e x–large. In tal senso è utile operare un salto ontologico in direzione dell’ipotesi biofilica di Stephen Kellert, che possa aprire a possibili scenari di interazione tra simboli pro–attivi e territori non solo urbano/ambientali tout court, ma anche psicologico–comportamentali–percettivi, che stimolino a un uso fluido–dinamico della città e dei suoi spazi. Analizzare gli archetipi grafici − secondo una visione XYZ − ed usarne alcuni in tale chiave all’interno della biofilia, può rivelarsi utile a umanizzare la città trasformandola psicologicamente, con l’aiuto del verde, dell’arte e dell’architettura, in un organismo amico, nei cui tessuti resi vivi e non irritanti il fluido umano si senta protetto, avvolto e partecipe.Today we have the idea that the iconic language is that of the computer age, based on a symbol of decipherable meaning with a global immediacy, part of a virtual world that has definitively ferried humanity on the banks of that long–awaited Esperanto wanted by Ludwik Lejzer Zamenhof, with very beneficial effects, but that in young people even of the same language makes the spoken word almost obsolete, being this a collateral unwanted effect. These iconic/informatic dowels in our computers, tablets, mobile phones, etc. are perceived today in a completely different way from the symbols used until the 70s and beyond. They are enzymes or amino–acids, agents that perform various functions for us. Each of them is a small robot, a good friend who keeps us company and that, when necessary, helps us to find information, a rented car, to make a reservation, a little fun, etc. What is interesting here on these powerful proactive dowels is on the one hand their historical/evolutionary connection symbol–meaning, which is why it is necessary to call Esperanto and the graphic archetypes in the field, on the other to understand if and how the real city as a whole can find an advantage from them, out from the short–sighted dimension of small–large–xlarge monitors. In this sense it is useful to make an ontological leap towards the biophilic hypothesis of Stephen Kellert, that could open possible scenarios of interaction between proactive symbols and territories not only urban/environmental tout court, but also psychological–behavioral–perceptive, which stimulate a fluid–dynamic use of the city and its spaces. Analyzing graphic archetypes − according to an XYZ vision − and using some of them under this key within biophilia, can be useful to humanize the city, transforming it psychologically, with the help of green, art and architecture, into a friendly organism, in whose tissues rendered alive and not irritating, the human fluid feels protected, wrapped and participant
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