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La Dizziness Posturale-Percettiva Persistente : una nuova entità nosologica.
La descrizione dei sintomi rappresenta, sicuramente, la componente più importante nel puzzle diagnostico del paziente affetto da vertigini e disturbi dell’equilibrio e può condurre ad una corretta classificazione diagnostica , non senza però aver condotto un approfondito esame clinico. Ascoltando attentamente il paziente è in realtà possibile comprendere se i suoi disturbi sono dovuti ad una malattia del labirinto, ad una affezione del Sistema Nervoso Centrale oppure se la causa è diversa. La vertigine, intesa come senso di rotazione dell’ambiente o di sé stessi, è sicuramente il sintomo principe delle malattie labirintiche ed il suo rilievo è di grande aiuto per la diagnosi. Esistono peraltro anche sintomi meno distintivi e caratterizzanti, talora esemplificativi e anche difficili da essere descritti: “mi sento come se avessi bevuto un bicchiere di troppo”, “ho la sensazione di camminare sulla gomma piuma”, “mi sento stordito ed instabile”, “essere in barca o in giostra” ed altri. La parola “dizziness” è un termine inglese che comprende tutto questo tipo di sensazioni soggettive (senso d’instabilità, disequilibrio, insicurezza, disorientamento, stordimento) diverse dalla vertigine, ma che comunque hanno più o meno stretti rapporti con l’equilibrio. I pazienti che riferiscono questo tipo di sintomatologia possono essere ugualmente affetti da una malattia del sistema vestibolare, che dovrà essere accuratamente ricercata, ma esiste anche la non infrequente possibilità che la causa sia diversa. Talora tutti gli esami diagnostici risultano normali e la diagnosi viene raggiunta basandosi esclusivamente su ciò che viene riferito dal paziente. In altre parole esistono affezioni della sfera dell’equilibrio in cui il principale sistema che governa l’equilibrio, cioè il sistema vestibolare, funziona perfettamente. Di questa categoria di malattie fa parte la “DIZZINESS POSTURALE-PERCETTIVA PERSISTENTE”, fino a tre anni or sono conosciuta come “DIZZINESS SOGGETTIVA CRONICA” (Staab e Ruckenstein,2005) e che costituisce l’evoluzione della “ VERTIGINE POSTURALE FOBICA” di Brandt e Dieterich del 1986.
Nella presente tesi viene descritta, per la prima volta in lingua italiana, tale nuova entità nosologica denominata appunto “Dizziness Posturale-Percettiva Persistente”. La DPPP, che verrà inclusa nella Classificazione Internazionale delle Malattie nel 2017, rappresenta un mirabile esempio di interazione tra psiche e malattie organiche e si colloca come interfaccia fra la otoneurologia e la psichiatria. Lo scopo del mio lavoro è, tra l’altro, quello di individuare le più frequenti cause di attivazione della sindrome (malattie otoneurologiche acute o ricorrenti che causano disfunzioni vestibolari centrali o periferiche, malattie di altro ordine medico acute o ricorrenti che causano instabilità e disequilibrio, disordini di ordine psichiatrico che causano disequilibrio e instabiltà) attraverso l’analisi di un gruppo di pazienti visitati nel periodo che và dal 1 gennaio 2016 al 30 aprile 2016 presso la U.O.C. di Otorinolaringoiatria di Siena. 28 è il numero di pazienti reclutati in tale periodo, per i quali è stata posta diagnosi di DPPP sulla base dei criteri diagnostici elaborati e confermati nei vari studi svolti J.P Staab e coll, di cui 18 donne e 10 uomini, con età media di 55 aa (range 17-80 aa).
I pazienti al momento della diagnosi di DPPP lamentavano sintomi si instabilità, persistente sensazione di dondolamento, ondeggiamento o stordimento da almeno tre mesi ed avevano un esame vestibolare nei limiti della norma. Dei 28 pazienti studiati n° 20 (71,4 %) potevano essere classificati nella forma di DPPP conosciuta come “secondaria” detta anche otogenica, n° 6 (21,4%) nella forma “psicogenica” e solo n° 2 (7,2 %) nella forma “interattiva”.
Alla luce dell’esiguo campione esaminato, che ci proponiamo in un futuro di ampliare, scopo altresì importante di tale lavoro resta quello di ben chiarire un’entità nosologica fin ad ora poco conosciuta e poco interpretata anche dagli specialisti otorinolaringoiatri del nostro paese, quale è la DPPP, per meglio identificare e trattare i pazienti che fino ad ora non ricevevano una corretta diagnosi o venivano spesso inclusi in una non ben specificata e troppo generalizzata diagnosi di “vertigine psicogena”
Terapia farmacologica e suicidio: l’esperienza del Gabapentin e della Quetiapina. Considerazioni medico-legali basate su una meta-analisi
Riassunto
Il Gabapentin e la Quetiapina sono due farmaci appartenenti a due categorie farmaceutiche diverse e presentano diverse indicazioni terapeutiche. Essi condividono la negativa caratteristica di essere legati ad un possibile coinvolgimento in episodi di suicidio. Inoltre il recente uso off-label del Gabapentin per la terapia dei disturbi bipolari ha fatto sì che entrambi i farmaci possano essere impiegati per trattare la stessa patologia, aprendo la possibilità di una loro associazione nei pazienti refrattari alla monoterapia, con l’eventualità che i singoli effetti collaterali si sommino.
Obiettivo di questo lavoro è stimare, attraverso l’analisi della letteratura scientifica disponibile, il legame esistente tra l’assunzione di Gabapentin e/o Quetiapina ed il rischio di ideazione e/o comportamenti suicidari, individuare un possibile meccanismo d’azione che possa spiegarlo e valutare il possibile utilizzo di questi farmaci come mezzo per porre in atto il suicidio.
Il medico nel prescrivere Gabapentin o Quetiapina deve essere consapevole dei rischi che essi comportano e ne deve fornire al proprio paziente una completa informazione che gli consentano di prestare un consenso consapevole alla terapia. Inoltre, attraverso visite regolari, deve porre in atto un attento monitoraggio durante tutto l’arco del trattamento che gli consenta di rilevare segni di allarme e stabilire tutti gli accorgimenti, comportamentali e terapeutici, che permettano di ridurre o prevenire il rischio di comportamenti suicidari nei pazienti. Tutto ciò risulta ancor più importante alla luce della possibilità di una terapia di associazione con i due farmaci, sulla quale non esistono studi specifici.
La gabapentine (Gabapentin) et la quétiapine (Quetiapina) sont deux médicaments appartenant à des catégories pharmaceutiques différentes ayant des indications thérapeutiques distinctes. Ils ont en commun la caractéristique négative d’être liés à une augmentation possible du risque de suicide. En outre, la prescription non conforme de médicaments (off-label use) comme la gabapentine, récemment choisie a fait que les deux médicaments peuvent être utilisés pour le traitement des troubles bipolaires, ouvrant la possibilité de faire prendre les deux aux patients jugés réfractaires à la monothérapie : le risque est que l’effet secondaire de l’un se somme à celui de l’autre.
Grâce à l’analyse de la littérature scientifique, l’objectif de cette étude est : d’évaluer la relation entre l’assomption de la gabapentine et de la quétiapine et le risque d’idéation suicidaire et/ou de passage à l’acte ; d’identifier un mécanisme d’action pouvant expliquer ce risque ; évaluer l’usage de ces médicaments comme moyen de passage à l’acte dans la crise suicidaire.
Le médecin qui prescrit la gabapentine (Gabapentin) ou la quétiapine (Quetiapina) doit être conscient de leurs risques et doit en informer le patient le plus complètement possible afin que ce dernier puisse donner, en toute conscience, un son consentement à la thérapie. En outre, par le biais de consultations régulières, le médecin doit effectuer un monitorage attentif du traitement pour détecter les signaux d’alarme et trouver les échappatoires, comportementales et thérapeutiques, pour réduire ou prévenir le risque suicidaire chez les patients.
Tout cela est plus important encore, vu la possibilité de l’association de deux médicaments sur laquelle il n’existe aucune étude spécifique.
Gabapentin and Quietiapina are two drugs belonging to two different pharmaceutical classes thus offering different therapeutic indications. They both share the negative feature of being related to a possible implication in suicidal events.
Moreover, the latest off-label use of Gabapentin for the bipolar disorders therapy has allowed the use of both these drugs in the treatment of the same pathology, thus opening the possibility of their combination in treating those patients refractory to single-drug therapy. By doing in this way, there is the possibility of joining their separate side effects.
The aim of this study is to assess, through the analysis of the available scientific literature, the tie between the administration of Gabapentin and/or Quietiapina and the risk of conceiving and/or practicing suicidal behaviours so that to recognize a possible action mechanism able to explain such behaviours. In this way researchers intend to estimate the possible use of these drugs as a means to commit suicide.
When prescribing Gabapentin or Quietiapina, physicians must be aware of the risks of these drugs so that to accurately inform patients who have to give their conscious assent to the therapy.
Moreover, through regular visits, caregivers have to implement an attentive monitoring throughout the whole therapy time in order to spot any signs alerting all possible therapeutic procedures necessary to prevent or reduce the risk of suicidal behaviours in patients. All these considerations appear to be more important in the light of the possibility of a therapy combining these two drugs, which has not yet been specifically studied
Affrontare la dislessia a scuola
La dislessia è un disturbo che si colloca nel campo più ampio dei Disturbi Specifici
dell’Apprendimento (DSA). La manifestazione tipica di questo disturbo vede una mancanza
di fluenza nell’atto del leggere. Leggere è un atto automatico e semplice, risulta quindi
difficile comprendere la fatica di un dislessico che, per leggere, deve impegnare al massimo le
sue capacità, con una conseguenza rilevante nella gestione del testo scritto, e quindi
nell’apprendimento scolastico. Obiettivo di questo contributo è fornire un inquadramento
generale sul tema della dislessia, ovvero cos’è, come si manifesta, quali problemi comporta e
quali strategie si possono utilizzare per aiutare le persone con questo tipo di disturbo.Questo numero della rivista è stato pubblicato con il contributo della Fondazione CRTriest
The right of psyche
Il contributo analizza dal punto di vista del diritto e dell'etica il trattamento sanitario del malato psichiatrico.The author deal with the treatment of psychiatric infirm
Percorsi culturali e antropologici nel 'Palazzo Enciclopedico'
Articolo di critica d'arte sulla Biennale di Venezi
Contenzione e responsabilità sanitaria
Il tema della contenzione si è recentemente posto con particolare forza all’attenzione degli studiosi e degli operatori del diritto penale, oltre ad aver sollecitato una riflessione ampia, capace di coinvolgere varie altre sensibilità.
La presente ricerca si muove nel solco di questa tendenza, affrontando sotto una pluralità di punti di vista le complesse questioni poste dal problema della contenzione, che viene presa in considerazione soprattutto per quanto concerne le pratiche contentive meccaniche nei confronti dei pazienti psichiatrici.
In particolare, muovendo dall’illustrazione degli aspetti più marcatamente definitori del fenomeno, l’analisi si articola poi nell’inquadramento della contenzione alla luce delle fonti del diritto, a cominciare dal dato costituzionale e dal codice penale.
La conclusione, emergente dal complesso dei contributi, si indirizza nel senso di riconoscere nella contenzione meccanica un atto di per sé illecito, passibile dunque di perdere i propri connotati di antigiuridicità solo in forza della ricorrenza di alcune cause di giustificazione, da accertare rigorosamente e da individuarsi, principalmente, nella difesa legittima e nello stato di necessità
Le parole che non ti ho detto. Semantica dell'affettività.\ud
A differenza di discipline come la psicologia e la sociologia, rami della filosofia che hanno adottato il principio della misurazione come strumento di verifica dei modelli proposti, mantenendo però un’attitudine alla speculazione ed alla definizione di costrutti astratti (i “gruppi sociali” della sociologia, inesistenti nella realtà, o le istanze psichiche della psicologia, quali l’attaccamento, di cui si fatica a trovare correlati biologici con una reale fondazione evoluzionistica), le branche che derivano dalle neuroscienze conservano l’esigenza di una certezza dei risultati che può essere prodotta solo dalla verifica empirica di costrutti che abbiano insieme un ben preciso statuto ontologico ed un altrettanto inderogabile misurabilità. \ud
L’area della psicopatologia si trova a mal partito nel corrispondere a queste esigenze elementari della ricerca scientifica: sappiamo ancora poco di come funziona il cervello, la sede presuntiva della “psiche” oggetto della psicopatologia, ed ancor meno sappiamo di come quella stessa “psiche” vada incontro alla deriva patologica che si esprime nelle diverse declinazioni della nosografia attualmente condivisa. Trovare il bandolo della matassa di questo aggrovigliato gomitolo, che è la base stessa di ogni e qualsivoglia approccio alla terapia dei disturbi mentali e della sofferenza psichica, è impresa cui le neuroscienze stentano a fornire un contributo sostanziale. \ud
A fronte di queste difficoltà, un tentativo suscettibile di esplorazione è quello che affronti di petto il nucleo duro del problema: definire ex novo i “mattoni costitutivi” della psicopatologia, gli elementi, cioè, che costituiscono oggetto principale dei processi che esitano poi nelle sindromi clinicamente definite. Il territorio dell’affettività, in particolare, e cioè l’insieme di emozioni, sentimenti ed affetti, comprende una delle aree maggiormente critiche della psicopatologia, quella che contribuisce in modo determinante a circoscrivere il campo di alcune delle principali e più diffuse condizioni psicopatologiche: i disturbi del controllo dell’ansia ed i disturbi dell’umore.\u
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