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Interpretazione dell'HPV-DNA test nel follow-up post-trattamento di lesioni della cervice uterina CIN II+
Il carcinoma della cervice uterina è, per frequenza, il terzo tumore maligno nella popolazione femminile. In Italia, ogni anno circa 3500 donne sviluppano un tumore della cervice, con una incidenza standardizzata per età di circa 10 casi/100.000 donne ed una mortalità standardizzata per età di circa 2 casi/100.000 donne. La quasi totalità di tali neoplasie è associata ad infezione da papillomavirus umano (human papillomavirus, HPV). In particolare, la quota di carcinomi squamocellulari attribuibile a tale infezione è pari al 99.7%, quella di adenocarcinomi al 93%. Si stima che oltre il 75% delle donne sessualmente attive contragga l'infezione nel corso della vita, con probabilità massima negli anni immediatamente successivi l'esordio sessuale. L’aver compreso l’esistenza di un nesso causale tra HPV e cancro della cervice ha fatto sì che l’individuazione della presenza di tale virus a livello cervicale assumesse notevole importanza, sia sotto l’aspetto diagnostico sia per ciò che concerne il management clinico delle lesioni displastiche. Esistono, al momento, 4 possibili applicazioni cliniche dell’HPV-DNA test nei programmi di screening del carcinoma del collo dell’utero: come test di screening primario, nel triage di anomalie citologiche di basso grado, nel follow-up post-trattamento, nel management dei casi dubbi. In caso di follow-up post-trattamento di lesioni CIN2+, nella 4^ edizione del 2012 del “Protocollo diagnostico terapeutico dello screening per la prevenzione dei tumori del collo dell’utero nella Regione Emilia-Romagna”, si consiglia di introdurre, come modalità prioritaria per il follow-up, l’esecuzione dell’HPV-DNA test, da effettuarsi a 6 mesi dal trattamento, insieme al Pap test ed alla valutazione colposcopica. Nonostante l’introduzione delle Linee Guida Regionali 2012, nella nostra realtà l’utilizzo clinico dei protocolli raccomandati risulta ancora di non agevole e uniforme applicazione, come conseguenza dell’ampio spettro di combinazioni cito-colposcopiche riscontrabili durante il follow-up e del relativamente ristretto periodo temporale dall’introduzione routinaria di questo nuovo test diagnostico. Scopo del nostro lavoro è valutare l’utilità del test HPV-DNA eseguito a 6 mesi dal trattamento nel follow-up di donne sottoposte a terapia escissionale per CIN2+. Abbiamo voluto confrontare Sensibilità, Specificità, Valore Predittivo Positivo (VPP) e Valore Predittivo Negativo (VPN) dell’HPV-DNA test eseguito a 6 mesi dal trattamento con il PAP test e la colposcopia eseguiti a 6 e 12 mesi. I nostri risultati dimostrano che l’HPV-DNA test eseguito a 6 mesi dal trattamento primario è il test con maggiori Sensibilità e Valore Predittivo Negativo, ma con bassa specificità rispetto a PAP test e colposcopia. Dai nostri dati emerge che il test è dotato di una Sensibilità del 100%, per cui, nella nostra popolazione, non si è verificato nessun caso di recidiva o persistenza di malattia CIN2+ con HPV-DNA negativo. D'altra parte, anche il Valore Predittivo Negativo, nella nostra popolazione, si è dimostrato essere del 100%, per cui quando l’HPV-DNA test è risultato negativo, non è mai stata riscontrata malattia CIN 2+. Un dato che abbiamo voluto valutare in tutti i casi di HPV-DNA test a 6 mesi negativo, è stato il corrispondente follow-up a 12 mesi dalla negatività del test. Tutte le pazienti risultate negative al test HPV-DNA a 6 mesi, sono risultate negative al controllo a 18 mesi (12 mesi dal test negativo). In altre parole, nessuna delle pazienti negative al test virale effettuato a 6 mesi dal trattamento ha sviluppato una recidiva nei 12 mesi successivi.
Confortati dall'elevatissimo Valore Predittivo Negativo del test nel follow-up post-trattamento, abbiamo voluto valutare l’HPV-DNA anche come test di triage delle anomalie colpo-citologiche di basso grado. Nell’ambito del triage della patologia cervicale, nella nostra casistica, l'HPV-DNA test ha dimostrato una Sensibilità ed un Valore Predittivo Negativo del 100% (a fronte di bassi Specificità e Valore Predittivo Positivo), a riprova della scarsissima probabilità che si instaurino processi displastici cervicali in assenza di infezione virale
Leanness as early marker of cancer of the oral cavity and pharynx
Summary Background: It is not clear whether the purported association of leanness with cancer of the oral cavity and pharynx was due to cancer-related weight loss or to the influence of factors associated with leanness. Patients and methods: Seven hundred fifty-four incident cases of cancers of the oral cavity and pharynx and 1775 controls, admitted to hospital for acute, non-neoplastic diseases, in Italy and Switzerland. Questionnaire included height, lifetime history of weight and of physical activity, waist and hip measurements, and a validated food-frequency section. Results: Leanness at diagnosis was associated with elevated risk in men (adjusted odds ratio, OR for 5-unit decrease in body-mass index, BMI = 1.9; 95% confidence interval (CI): 1.6-2.2 in men). Male cases were significantly leaner than control subjects at the age of 30 and of 50. Thinner women also had an increased risk, but the inverse association with BMI was non linear. In both sexes, the association with leanness was restricted to smokers and moderate/heavy drinkers, but was not accounted for by drinking and smoking habits, nor by differences in physical activity or dietary habits. Conclusions: Leanness appears to be an early marker of some unknown biological effect of smoking and/or of alcohol abuse, which may contribute to the prediction of cancers of the oral cavity and pharynx. Cessation of smoking and substantial reduction of alcohol intake may improve nutritional status, besides stopping carcinogen exposur
MARCATORI BIOMOLECOLARI NELLE MALATTIE CRONICHE DEL FEGATO : IMPLICAZIONI DIAGNOSTICHE E TERAPEUTICHE
Cigarette tar yield and risk of upper digestive tract cancers: case-control studies from Italy and Switzerland
Background: Tobacco smoking is one of the main risk factors for oral, pharyngeal and oesophageal cancers in developed countries. Information on the role of the tar yield of cigarettes in upper digestive tract carcinogenesis is sparse and needs to be updated because the tar yield of cigarettes has steadily decreased over the last few decades. Patients and methods: We analysed two case-control studies, from Italy and Switzerland, conducted between 1992 and 1999, involving 749 cases of oral and pharyngeal cancer and 1770 controls, and 395 cases of squamous-cell oesophageal carcinoma and 1066 matched controls. Odds ratios (ORs) were estimated by unconditional multiple logistic regression models, including terms for age, sex, study centre, education and alcohol consumption. Results: Based on the brand of cigarettes smoked for the longest time, the multivariate ORs for current smokers compared with never smokers were 6.1 for <20 mg and 9.8 for ≥20 mg tar for oral and pharyngeal neoplasms, and 4.8 and 5.4 for oesophageal cancer, respectively. For the cigarette brand smoked in the previous six months, the ORs for ≥10 mg compared with <10 mg were 1.9 for cancer of the oral cavity and pharynx and 1.8 for oesophageal cancer, after allowance for number of cigarettes and duration of smoking. Conclusions: The present study confirms the direct relationship between the tar yield of cigarettes and upper digestive tract neoplasms, and provides innovative information on lower tar cigarettes, which imply reduced risks compared with higher tar ones. However, significant excess risks were observed even in the lower tar category, thus giving unequivocal indications for stopping smoking as a priority for prevention of upper digestive tract neoplasm
Sintesi di nuovi inibitori allosterici di PDK1 a struttura 1,2-diidropiridin-3-carbossiammidica per il trattamento del tumore al pancreas
La conoscenza dei meccanismi alla base della crescita e della diffusione del cancro ha indirizzato la ricerca verso lo sviluppo di nuovi bersagli farmacologici capaci di interferire con le vie di segnalazione coinvolte in tali processi. Studi condotti negli ultimi decenni hanno individuato il pathway PI3K/PDK1 come possibile target per la sintesi di nuove molecole ad azione antitumorale. Alterazioni a tale livello sono difatti implicate nei processi di crescita incontrollata, nello sviluppo di metastasi e nell’insorgenza dei meccanismi di resistenza alla chemioterapia.
Nel laboratorio presso il quale ho svolto la mia tesi di laurea, in una prima fase, è stato sintetizzato ex-novo il composto IB35, in quantità adeguate da permetterne lo studio farmacologico, sia in vitro che in vivo, nel tumore al pancreas, forma tumorale particolarmente resistente alle terapie convenzionali. In una seconda fase sono stati, invece, stati progettati e sintetizzati nuovi derivati ibridi ottenuti dalla condensazione del nucleo indolonico, caratteristico di BX 517 e capace di interagire con il sito di legame dell’ATP di PDK1, con il nucleo N-difluorobenzil 2-oxo piridinico, che rappresenta la porzione farmacoforica di MP7 legante il dominio DFG-out
Aspirin and colorectal cancer.
The relationship between aspirin use and colorectal cancer risk was examined by a case-control study in Italy. Regular aspirin use was reported by only 47 (3.5%) cases and 77 (4.1%) control subjects, giving a multivariate odds ratio (OR) of 0.7 (95% CI 0.5-1.0) after allowance for education, physical exercise and selected dietary factors
Evaluation of anatomical and histopathological changes in target organs of cattle slaughtered in Sardinia as a result of the illegal use of growth hormones. Preliminary results
Within the bovine specie, illegal use of anabolic agents can be grouped into four categories: beta-agonists,
thyrostatics, glucocorticoids, sexual steroids.
These substances, further their anabolic effect, cause morphological changes in target organs which can be
evidenced by anatomical and histopathological testing. Such investigations are extremely important to
screen and to detect in advance groups of animals in risk-breeding
LTalpha and LTbeta gene expression in organs of sheep showing different lymphoproliferative changes induced by maedi-visna virus
In lung and mammary gland of sheep, Maedi-Visna virus (MVV) causes lymphoproliferative inflammation
often with follicular structures (lymphofollicular inflammation). The aim of this work was to define whether
Limphotoxin α and β (LTα, LTβ) play a role in the formation of these peculiar lesions in sheep
experimentally infected with MVV
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