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Spazi urbani come beni comuni. Le comunanze urbane
La crisi dello spazio pubblico è uno dei segnali della distanza tra gli abitanti e il proprio ambiente di vita. Di fronte a questa situazione, alcuni autori indicano la domanda di beni comuni anche in ambito urbano come via d’uscita. L’articolo si interroga sull’esistenza e le caratteristiche di beni comuni spaziali in am- bito urbano, le comunanze urbane. Il ragionamento viene condotto attraverso la ricerca di spazi configurabili come beni comuni nella città tradizionale, per poi proporre alcuni elementi che provengono dalla letteratura specifica sui beni comuni. Questi sono messi alla prova rispetto ad alcune pratiche di riappropriazione degli spazi da parte degli abitanti, per arrivare a sintetizzare una griglia di sette elementi. La griglia ha il doppio sco- po di permettere di riconoscere le comunanze e di fornire alcune linee guida adattabili per la produzione e la condivisione di spazi. Le comunanze realizzate con queste caratteristiche possono essere luoghi in cui sperimen- tare nuove relazioni sociali e modalità di cooperazione tra cittadini e amministrazione nella gestione della città
Considerare i cittadini i primi alleati
L’approvazione in molti Comuni italiani di «Regolamenti per l’amministrazione condivisa» sta dando luogo a molteplici «Patti» di collaborazione rispetto alla cura e rigenerazione dei beni comuni urbani.
Si tratta di sperimentazioni in cui i diversi attori in gioco – Enti locali, abitanti, gruppi informali, soggetti privati e del privato sociale – provano a uscire da sterili polarizzazioni e a valorizzare le energie costruttive di tutti nel perseguire dei beni effettivamente comuni. Se è presto per fare il punto su processi ancora «giovani»
(il primo Regolamento è del 2014), è tuttavia importante riflettere su come si stanno evolvendo le «regole del gioco» tra cittadini e amministrazioni locali
La tragedia dei beni comuni
Traduzione italiana del celebre articolo "The Tragedy of the Commons" (1968). A dispetto della sua fama nel campo delle scienze sociali, l'autore, Garrett Hardin, era un biologo che si occupava del problema della sovrappopolazione. Per lui una simile questione non aveva una soluzione tecnica (relativa cioè alla mera applicazione dei risultati delle scienze naturali), ma richiedeva un mutamento nelle nostre prospettive morali. A sostegno di questa tesi, Hardin introdusse la fortunata immagine della “tragedia dei commons”: le risorse comuni, lasciate alla libera iniziativa individuale - senza intervento statale o proprietà privata -, sono destinate inevitabilmente a essere dissipate. Per questo, secondo Hardin, solo una regolazione della libertà riproduttiva potrebbe indurre l'umanità a un comportamento responsabile nei confronti della Terra
Società locali e governo dei beni comuni
Nel 2009 il premio Nobel per l’economia è stato assegnato per la prima volta a una donna, la politologa americana Elinor Ostrom, vista la carriera spesa nella ricerca sulle forme di regolazione dei beni comuni e sulla capacità di autogoverno delle società locali 1. Una studiosa scettica dei dualismi fra Stato e mercato, che ha approfondito i sistemi di regolazione dei beni comuni (dai lunghi canali di irrigazione alle foreste), mostrando in particolare come la proprietà pubblica possa essere ben gestita dalle associazioni di utenti (...)
Propositi di tutela penale dei beni comuni
Il tema dei “beni comuni”, in questo preciso modo definito, non è mai stato og- getto di studi della dottrina penalistica, per cui il presente lavoro, prendendo spunto dall’elaborazione teorica di altri settori disciplinari, intende proporre una lettura del complesso tema dal punto di vista del penalista. La categoria dei beni comuni ben può rappresentare un nuovo e qualificante passo in avanti delle leggi punitive, diretto a funzionalizzare tutti i beni fondamentali e strumentali alla tutela della persona umana con la concreta affermazione del principio personalistico contenuto nella Costituzione italiana e nelle nuove fonti europee del diritto
Commons and enclosures: Problematicità e potenzialità nella gestione dei beni comuni
Il lavoro si profila come un’indagine dal punto di vista economico, politico, e morale sulle problematiche inerenti la gestione dei beni comuni, intesi come “risorse naturali”. A partire dall’articolo di G. Hardin “The tragedy of commons” (1968), che evidenzia i limiti insiti nella condivisione tra più soggetti di una risorsa liberamente fruibile da tutti, rifletto sulle conseguenze provocate dall’introduzione della pratica delle “enclosures” e delle “new enclosures”. Avvalendomi delle riflessioni di Vandana Shiva, ecologista e filosofa contemporanea, mostro come la privatizzazione abbia reso tali risorse di primaria importanza inaccessibili ai più. La situazione attuale, che considera i beni comuni come risorse escludibili, impone un’approfondita riflessione: come gestire in maniera equa i beni comuni? Quali sono le dinamiche che possono favorire uno sviluppo sostenibile? Attraverso le considerazioni di economisti e filosofi attuali, quali Ostrom, Sen, Shiva e altri, tento di dare risposta ai molti interrogativi che ruotano intorno a questa problematica di grandissima attualità
Verso una riappropriazione collettiva dei beni ecclesiastici
Intervista a Daniela Ciaffi, vicepresidente di Labsus, l’associazione per la cura condivisa dei beni comuni.Gli immobili ecclesiastici in che modo possono essere intesi come beni comuni? Come valorizzarli e quale relazione intercorre tra gli immobili ecclesiastici e la comunità? Intervista in preparazione alla summer school Nuovi scenari per patrimoni monastici dismessi, Lucca luglio 2019
Baratto amministrativo o simbiosi mutualistica? Il saggio di Paolo Duret
L’autore del presente saggio si concentra, in particolare, sull’analisi dell’art. 24, d.l. 12 settembre 2014, n. 133, prospettandone un’applicazione “sussidiariamente orientata”, conforme al modello regolamentare sull’amministrazione condivisa dei beni comuni, promosso e sostenuto da Labsus
Crisi della demanialità e funzione sociale dei beni pubblici nella prospettiva costituzionale. Verso i beni comuni
Il testo affronta il tema della funzione sociale dei beni pubblici e della crisi della categoria giuridica del rapporto proprietario e del concetto di demanio, ripercorrendo alcuni momenti storici particolarmente significativi. A partire dal diritto romano, che realizza uno spazio nel quale determinati beni pubblici risultano più orientati alla funzione piuttosto che al regime proprietario. Per poi approdare alle codificazioni ottocentesche, in cui prevale la categoria del bene pubblico in proprietà pubblica, piuttosto che il bene pubblico in uso pubblico. Nel percorso evolutivo, viene poi affrontato il tema della categoria dei beni comuni, quale suggestiva declinazione dei beni pubblici per uso pubblico e non in proprietà pubblica, che dunque si distanzia dal concetto di proprietà collettiva
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