I nove dell’Orsa maggiore. La svolta giovane del cineromanzo

Abstract

La pratica editoriale dei cineromanzi ha un’ampia diffusione sul territorio italiano all’inizio degli anni Cinquanta: fratelli minori dei più noti fotoromanzi, questi rotocalchi propongono ai lettori e alle lettrici trasposizioni a fumetti delle pellicole cinematografi che coeve, ricorrendo a fotogrammi e fotografi e di scena. Nonostante gran parte dei cineromanzi di quel decennio si rivolgano a un pubblico femminile, promuovendo trasposizioni di film melodrammatici e sentimentali, alcune testate si differenziano tanto per i contenuti proposti, quanto per il pubblico di riferimento. Tra queste, un caso significativo è quello di "Orsa Maggiore. Fotosettimanale di film per la gioventù". Il periodico, pubblicato per soli nove numeri tra aprile e giugno 1956, ha infatti il merito di ripensare il formato del cineromanzo, alla luce di un target giovane. Il presente saggio mira a riflettere sull’avventura editoriale di "Orsa Maggiore", ponendo l’attenzione su tre aspetti: le politiche che guidano la selezione dei lungometraggi trasposti; le strategie di adattamento che guidano il passaggio dallo schermo alla carta; le rubriche di accompagnamento che, in una sorta di virtuale controcanto, offrono uno sguardo reale (o presunto tale) sul pubblico

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