Questo volume intende indagare le implicazioni etiche della nostalgia
e valutarne le potenzialità e i limiti dal punto di vista della
vita morale, che qualifica la dimensione esistenziale in direzione
del bene. Il tema della nostalgia è oggi particolarmente frequentato:
esso occupa non solo filosofi, ma anche sociologi, teorici e
scienziati politici, antropologi, psicologi, studiosi dei fenomeni e
dei processi culturali. Di volta in volta inquadrata come emozione,
sentimento, passione, questa modalità di vivere il tempo che passa
e, in generale, il cambiamento viene studiata più per i suoi effetti
sulle vicende politiche, le strategie di marketing capaci di rendere
la nostalgia una merce quantificabile, il benessere psicologico
individuale, che per le sue implicazioni etico-filosofiche, quasi a
segnalarne una scarsa pregnanza, un’irrilevanza rispetto al modo
umano di vivere e abitare il mondo, come se si trattasse di un’emozione
effimera o di un orpello estetico dell’esperienza umana.
Difficilmente si trovano indicazioni sulla natura della nostalgia in
relazione alla temporalità, alle figure del desiderio, alla relazione
tra autonomia e nostalgia, che spesso appaiono come due forze vettoriali
uguali per intensità e opposte per direzione. Per tale ragione,
in questo studio si metterà a tema la dimensione etico-pratica della
nostalgia, il suo legame con i vissuti che implicano mutamento;
tale dimensione è sempre anche scivolamento immaginativo nel
“non più presente”, nell’“assente”, sia esso temporale o spaziale, e
ha ricadute eticamente significative nella vita personale e nei legami
comunitari, entro l’orizzonte di un “noi” da costruire
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