Il tema dell’efficacia dell’apparato sanzionatorio previsto in ambito bancario e finanziario si è recentemente imposto al centro del dibattito, anche inter-istituzionale, scaturito dalle crisi che hanno interessato alcuni istituti di credito italiani (ed europei) e dalla conseguente indagine avviata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario (istituita con l. 12 luglio 2017, n. 107).
Quest’ultima, nella Relazione finale dei propri lavori, include l’insufficienza e l’inadeguatezza delle misure sanzionatorie di competenza della Banca d’Italia e della Consob tra le ragioni che avrebbero pregiudicato l’efficacia della loro azione di vigilanza, favorendo l’aggravarsi delle condizioni di alcuni enti creditizi e minacciando la stabilità dell’intero mercato bancario italiano.
In realtà, parte delle carenze del regime sanzionatorio previsto dall’ordinamento bancario italiano sono state colmate mediante modifiche legislative che hanno incrementato gli importi delle sanzioni pecuniarie comminate per violazioni della disciplina bancaria, diversificato le misure sanzionatorie non pecuniarie irrogabili da parte della Banca d’Italia e, soprattutto, ampliato la platea dei soggetti sanzionabili alle società responsabili della violazione e, al ricorrere di determinati presupposti, alle persone fisiche (esponenti e dipendenti) (1). Inoltre, la procedura sanzionatoria è stata riformata per tenere conto dell’istituzione del Single Supervisory Mechanism, che ha dato avvio al più ambizioso progetto di costruzione della European Banking Union.
In questo contesto, la tesi dottorale dapprima analizza da un punto di vista giuridico le disposizioni sanzionatorie stabilite dalla normativa bancaria in Italia e nell’SSM (Capitoli I e II). Quindi, ne valuta l’efficacia alla luce dei principi di analisi economica del diritto (mutuati sia dalla teoria della deterrenza delle sanzioni, sia da cenni alle nuove frontiere della behavioral economics) (Capitolo III). Infine, si propone di individuare spunti comparatistici offerti dalla comparazione con il corrispondente framework vigente negli Stati Uniti (Capitolo IV).Il tema dell’efficacia dell’apparato sanzionatorio previsto in ambito bancario e finanziario si è recentemente imposto al centro del dibattito, anche inter-istituzionale, scaturito dalle crisi che hanno interessato alcuni istituti di credito italiani (ed europei) e dalla conseguente indagine avviata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario (istituita con l. 12 luglio 2017, n. 107).
Quest’ultima, nella Relazione finale dei propri lavori, include l’insufficienza e l’inadeguatezza delle misure sanzionatorie di competenza della Banca d’Italia e della Consob tra le ragioni che avrebbero pregiudicato l’efficacia della loro azione di vigilanza, favorendo l’aggravarsi delle condizioni di alcuni enti creditizi e minacciando la stabilità dell’intero mercato bancario italiano.
In realtà, parte delle carenze del regime sanzionatorio previsto dall’ordinamento bancario italiano sono state colmate mediante modifiche legislative che hanno incrementato gli importi delle sanzioni pecuniarie comminate per violazioni della disciplina bancaria, diversificato le misure sanzionatorie non pecuniarie irrogabili da parte della Banca d’Italia e, soprattutto, ampliato la platea dei soggetti sanzionabili alle società responsabili della violazione e, al ricorrere di determinati presupposti, alle persone fisiche (esponenti e dipendenti) (1). Inoltre, la procedura sanzionatoria è stata riformata per tenere conto dell’istituzione del Single Supervisory Mechanism, che ha dato avvio al più ambizioso progetto di costruzione della European Banking Union.
In questo contesto, la tesi dottorale dapprima analizza da un punto di vista giuridico le disposizioni sanzionatorie stabilite dalla normativa bancaria in Italia e nell’SSM (Capitoli I e II). Quindi, ne valuta l’efficacia alla luce dei principi di analisi economica del diritto (mutuati sia dalla teoria della deterrenza delle sanzioni, sia da cenni alle nuove frontiere della behavioral economics) (Capitolo III). Infine, si propone di individuare spunti comparatistici offerti dalla comparazione con il corrispondente framework vigente negli Stati Uniti (Capitolo IV).LUISS PhD Thesi
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