L’elaborato propone un’analisi comparatistica del ne bis in idem con il suo
“omologo” statunitense: il principio del Double Jeopardy.
Il contesto di riferimento è quello dei sistemi sanzionatori cosiddetti “a doppio
binario” nei quali, a fronte della medesima condotta, le relative normative
prevedono l’avvio di un duplice procedimento e l’irrogazione di una duplice
sanzione (una penale e l’altra formalmente amministrativa o civile, ma
sostanzialmente riconducibile alla materia penale in forza dei criteri elaborati
dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). Invero, la compatibilità di tali
sistemi sanzionatori con il ne bis in idem è stata messa a dura prova dalla
giurisprudenza delle Corti Europee.
E’ noto, infatti, come a far data dalla sentenza “Grande Stevens c. Italia”,
l’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia stato nel senso della
massima tutela del singolo rispetto alle duplicazioni procedimentali e
sanzionatorie e come, a tale spinta garantistica, abbia fatto seguito il significativo
“revivement” espresso, dalla stessa Corte, nella pronuncia “A e B c. Norvegia”.
Analizzati questi aspetti, la parte principale del lavoro si soffermerà sul principio
Double Jeopardy. Invero, anche nell’ordinamento statunitense la definizione dei
presupposti e della portata del principio ha impegnato a lungo dottrina e
giurisprudenza.
Al di là delle criticità derivanti dall’individuazione del concetto di “same
offense”, gli interpreti si sono interrogati sulla possibilità di estendere
l’operatività del principio ai parallel proceedings e alle multiple plunishments
(laddove una delle due sanzioni, pur non avendo formalmente carattere penale,
sortisca comunque un effetto punitivo e deterrente).
In proposito, si sono succedute diverse pronunce della Suprema Corte, la quale,
dopo aver ritenuto che il Double Jeopardy osterebbe al cumulo sanzionatorio e procedimentale, ha inteso restringere i confini del principio, inducendo gli
interpreti a individuare, in altre norme, il parametro a cui ancorare la
compatibilità costituzionale dei parallel proceedings e delle multiple
punishments.
Il lavoro dimostrerà come nell’ordinamento statunitense si sia giunti a delineare
dei meccanismi che consentano di evitare simili cumuli sanzionatori e
procedimentali. Si tratta, invero, di soluzioni dettate dalle peculiarità dal sistema
sostanziale e processuale statunitense e che non potranno essere fatte proprie dal
nostro ordinamento.
Ciononostante, esse costituiscono un valido punto di partenza nel tentativo di
definire un regime di tali sistemi sanzionatori che possa conciliare le esigenze
punitive dell’ordinamento e quelle garantistiche del singolo.L’elaborato propone un’analisi comparatistica del ne bis in idem con il suo
“omologo” statunitense: il principio del Double Jeopardy.
Il contesto di riferimento è quello dei sistemi sanzionatori cosiddetti “a doppio
binario” nei quali, a fronte della medesima condotta, le relative normative
prevedono l’avvio di un duplice procedimento e l’irrogazione di una duplice
sanzione (una penale e l’altra formalmente amministrativa o civile, ma
sostanzialmente riconducibile alla materia penale in forza dei criteri elaborati
dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo). Invero, la compatibilità di tali
sistemi sanzionatori con il ne bis in idem è stata messa a dura prova dalla
giurisprudenza delle Corti Europee.
E’ noto, infatti, come a far data dalla sentenza “Grande Stevens c. Italia”,
l’orientamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sia stato nel senso della
massima tutela del singolo rispetto alle duplicazioni procedimentali e
sanzionatorie e come, a tale spinta garantistica, abbia fatto seguito il significativo
“revivement” espresso, dalla stessa Corte, nella pronuncia “A e B c. Norvegia”.
Analizzati questi aspetti, la parte principale del lavoro si soffermerà sul principio
Double Jeopardy. Invero, anche nell’ordinamento statunitense la definizione dei
presupposti e della portata del principio ha impegnato a lungo dottrina e
giurisprudenza.
Al di là delle criticità derivanti dall’individuazione del concetto di “same
offense”, gli interpreti si sono interrogati sulla possibilità di estendere
l’operatività del principio ai parallel proceedings e alle multiple plunishments
(laddove una delle due sanzioni, pur non avendo formalmente carattere penale,
sortisca comunque un effetto punitivo e deterrente).
In proposito, si sono succedute diverse pronunce della Suprema Corte, la quale,
dopo aver ritenuto che il Double Jeopardy osterebbe al cumulo sanzionatorio e procedimentale, ha inteso restringere i confini del principio, inducendo gli
interpreti a individuare, in altre norme, il parametro a cui ancorare la
compatibilità costituzionale dei parallel proceedings e delle multiple
punishments.
Il lavoro dimostrerà come nell’ordinamento statunitense si sia giunti a delineare
dei meccanismi che consentano di evitare simili cumuli sanzionatori e
procedimentali. Si tratta, invero, di soluzioni dettate dalle peculiarità dal sistema
sostanziale e processuale statunitense e che non potranno essere fatte proprie dal
nostro ordinamento.
Ciononostante, esse costituiscono un valido punto di partenza nel tentativo di
definire un regime di tali sistemi sanzionatori che possa conciliare le esigenze
punitive dell’ordinamento e quelle garantistiche del singolo.LUISS PhD Thesi
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