Abusi di mercato e ne bis in idem: dalla sentenza della Corte EDU del 5 marzo 2014 all’adeguamento dell’ordinamento italiano alla nuova Direttiva c.d. MAD 2
Il presente elaborato dottorale mira principalmente a fornire una ricognizione dettagliata eed
esaustiva della l’interpretazione del principio di preclusione espresso dal ne bis in idem, in
particolare, all’interno del sistema puntivo-sanzionatorio degli abusi di mercato.
Invero, si assiste alla trasformazione sempre più spinta delle garanzie penali sottese alla “materia
penale”, nozione oggetto delle forme più sofisticate di interrelazione tra i vari ordinamenti a livello
verticale e tendente a conquistare sempre più ambiti materiali, sul piano orizzontale le connessioni
tra rami diversi dell’ordinamento diventano sempre più fluide e caotiche. Cosicché, il principiodivieto
di bis in idem ha iniziato ad assumere una veste diversa dal passato, legata al profilo delle
garanzie sostanziali e dei diritti dell’uomo, soprattutto in ambito penale, rappresentandone l’ultima
frontiera.
Invero, la cifra saliente del sistema di tutela dei mercati finanziari è rappresentata, ancora ad
oggi, dalla coesistenza complessa di un binario sanzionatorio di matrice amministrativa presidiato
dalla Consob accanto ad un altro sostanzialmente penale ed incentrato sulla configurazione dei reati
di cui agli artt. 184 e 185 del D. Lgs. 58 del 1998 (“TUF”).
Cosicchè partendo dall’esame delle posizioni teoriche assunte in materia di ne bis in idem da
parte della dottrina, che attraverso la sua elaborazione ha prodotto una “frantumazione” del
principio, individuandone ratio e perimetri operativi differenziati a seconda che si fosse trattato di
ne bis in idem processuale ovvero sostanziale si è affrontato nel dettaglio il “crono-programma”
degli eventi giuridico-politici che ne hanno ulteriormente affinato i tratti precipui a partire dal 4
marzo 2014, data in cui Corte EDU nella causa Grande Stevens e altri contro Italia ha condannato
quest’ultima imponendo un ripensamento del sistema sanzionatorio “ipermuscolare” ed
“efficientista” varato con la Legge 18 aprile 2005, n. 62, con conseguenze significative anche rispetto all’intero sistema penale. Si è poi perseguito nella ricostruzione del dibattito
giurisprudenziale successivo passando per i revirement operati dalla stessa Corte EDU (A. e B. c.
Norvegia) e le posizioni fondate sulla proporzionalità della Corte di Giustizia UE fino alla risposta
dell’ordinamento italiano, dapprima analizzato ancora attraverso le posizioni della giurisprudenza
di merito e di legittimità – entrambe impegnate a dialogare con le Corti europee – e poi del
Legislatore, protagonista del processo di recepimento e adeguamento della disciplina italiana ai
nuovi strumenti europei (il Regolamento UE n. 596/2014 alla Direttiva 2014/57/UE sulle sanzioni
penali).Il presente elaborato dottorale mira principalmente a fornire una ricognizione dettagliata eed
esaustiva della l’interpretazione del principio di preclusione espresso dal ne bis in idem, in
particolare, all’interno del sistema puntivo-sanzionatorio degli abusi di mercato.
Invero, si assiste alla trasformazione sempre più spinta delle garanzie penali sottese alla “materia
penale”, nozione oggetto delle forme più sofisticate di interrelazione tra i vari ordinamenti a livello
verticale e tendente a conquistare sempre più ambiti materiali, sul piano orizzontale le connessioni
tra rami diversi dell’ordinamento diventano sempre più fluide e caotiche. Cosicché, il principiodivieto
di bis in idem ha iniziato ad assumere una veste diversa dal passato, legata al profilo delle
garanzie sostanziali e dei diritti dell’uomo, soprattutto in ambito penale, rappresentandone l’ultima
frontiera.
Invero, la cifra saliente del sistema di tutela dei mercati finanziari è rappresentata, ancora ad
oggi, dalla coesistenza complessa di un binario sanzionatorio di matrice amministrativa presidiato
dalla Consob accanto ad un altro sostanzialmente penale ed incentrato sulla configurazione dei reati
di cui agli artt. 184 e 185 del D. Lgs. 58 del 1998 (“TUF”).
Cosicchè partendo dall’esame delle posizioni teoriche assunte in materia di ne bis in idem da
parte della dottrina, che attraverso la sua elaborazione ha prodotto una “frantumazione” del
principio, individuandone ratio e perimetri operativi differenziati a seconda che si fosse trattato di
ne bis in idem processuale ovvero sostanziale si è affrontato nel dettaglio il “crono-programma”
degli eventi giuridico-politici che ne hanno ulteriormente affinato i tratti precipui a partire dal 4
marzo 2014, data in cui Corte EDU nella causa Grande Stevens e altri contro Italia ha condannato
quest’ultima imponendo un ripensamento del sistema sanzionatorio “ipermuscolare” ed
“efficientista” varato con la Legge 18 aprile 2005, n. 62, con conseguenze significative anche rispetto all’intero sistema penale. Si è poi perseguito nella ricostruzione del dibattito
giurisprudenziale successivo passando per i revirement operati dalla stessa Corte EDU (A. e B. c.
Norvegia) e le posizioni fondate sulla proporzionalità della Corte di Giustizia UE fino alla risposta
dell’ordinamento italiano, dapprima analizzato ancora attraverso le posizioni della giurisprudenza
di merito e di legittimità – entrambe impegnate a dialogare con le Corti europee – e poi del
Legislatore, protagonista del processo di recepimento e adeguamento della disciplina italiana ai
nuovi strumenti europei (il Regolamento UE n. 596/2014 alla Direttiva 2014/57/UE sulle sanzioni
penali).LUISS PhD Thesi
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