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Kengo Kuma and Nihon Sekkei. Nagasaki Prefectural Art Museum

By N. MARZOT

Abstract

Una parte significativa della ricerca architettonica contemporanea lavora sul concetto di materiale e sulle relative implicazioni nella poetica del progetto, con l’obiettivo di sovvertirne il senso convenzionalmente acquisito, rivelandone quegli aspetti latenti che la deteminazione stessa, implicita nel concetto, inevitabilmente nasconde. Non si tratta di una strategia ermeneutica, che voglia far emergere la “verità” che l’opera persegue ma, al contrario, di una volontà dissolutrice della forma e dissipatrice della energia in essa incorporata, che riporti il materiale alla sua condizione indeterminata di “materia”. L’architettura giapponese contemporanea ha ricercato, secondo modalità differenti, questa condizione di esplicita “dissolvenza” raggiungendo livelli di rara sapienza. In particolare, l’opera di Kengo Kuma si distingue per ottenere tale effetto attraverso la “parcellizzazione” dell’opera, che sopravvive in una paradossale condizione di sospensione, completamente immersa nell'atmosfera naturale e nella sua continua cangianza. Magistrale, in tal senso, la competenza mostrata dall'autore nel far coesistere comunque, all'interno di un rapporto dialettico volutamente “irrisolto”, la cultura del “saper fare” e le prerogative proprie della materia allo stato naturale, esaltandone la reciprocità dei ruoli al di fuori di ogni logica deterministica e formale

Topics: Architettura, paesaggio, natura, dissolvenza, materia, materiale
Publisher: Editrice Compositori Bologna
Year: 2005
OAI identifier: oai:iris.unife.it:11392/497670
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