IL PLAGIO. È LA PROVA DEL BUDINO DELLA MUSICOLOGIA?

Abstract

I casi di plagio musicale, di tanto in tanto, emergono all’attenzione pubblica. È meno noto, tuttavia, che a occuparsene (oltre a giudici e avvocati esperti di diritto d’autore) siano docenti di musica e musicologi, in qualità di periti di parte o di ufficio. Ciò che viene messo a confronto, oltre a frammenti di canzoni, melodie, sequenze armoniche, ritmi, sonorità, sono le teorie in base alle quali è possibile sostenere la somiglianza o l’estraneità delle musiche coinvolte nel giudizio. In sostanza, ogni causa di plagio implica un confronto fra diverse interpretazioni dei concetti fondativi dello studio della musica. Non è un’esagerazione, dunque, affermare che il plagio sia la prova del budino della musicologia: un terreno di confronto consistente e articolato, spesso più sostanzioso di secolari controversie teoriche. Music plagiarism cases, now and then, emerge to public attention. It is less known, however, that those dealing with them (along with judges and lawyers, experts in copyright law) are music teachers and musicologists, as technical consultants for the parties involved and for the court. What is confronted, besides song fragments, melodies, harmonic progressions, rhythms, sounds, are theories according to which, it is possible to ascertain similarities or differences between music pieces involved in a case. In the end, every plagiarism case implies a confrontation between different interpretations of musicology’s fundamental concepts. It isn’t an exaggeration, then, to say that plagiarism is musicology’s proof of the pudding: a consistent and articulated test bed, often more substantial than lifelong theoretical controversies

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