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    Influenza delle prestazioni degli accumuli a letto solido in sistemi power to heat to power

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    Il presente lavoro di tesi tratta l'influenza delle prestazioni degli accumuli a letto solido in sistemi power to heat to power. Il sistema PTES in considerazione è a ciclo Brayton-Joule è costituito da un serbatoio ad alta pressione, un serbatoio a bassa pressione, due paia di compressori e turbine (uno per la carica e l’altro per la scarica). Il gas percorre i vari componenti del sistema in sensi di percorrenza opposti nel caso di ciclo di carica o ciclo di scarica. Nel ciclo di carica il sistema lavora come una pompa di calore, mentre nel ciclo di scarica il sistema lavora come un motore termico. Lo storage è caratterizzato da accumuli sensibili in letti solidi, tra le ipotesi più importanti adottate per la sua modellazione osserviamo: scambio termico monodimensionale lungo l’asse, storage considerato come un letto solido poroso, omogeneo ed isotropo, temperatura della singola particella omogenea. Inoltre, viene tenuto conto anche delle perdite termiche che influenzano lo storage. Partendo da uno stato stazionario ciclico, si studiano quali sono le prestazioni degli accumuli durante le fasi di carica-standby-scarica-standby, riportando i profili di temperatura ed analizzando il comportamento del sistema con il variare delle temperature in ingresso alle turbomacchine dovuto alla rottura del fronte termico

    The Shape Of Things to Come. Aldo Tambellini The Electromedia Project (1959-1969)

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    A più di cinquant’anni dalla sua comparsa, la storia del progetto Electromedia (1962-1969) si attesta come il raccordo sulla trasversalità degli sguardi che hanno caratterizzato alcune tra le più significative esperienze artistiche degli anni Sessanta. Concepita da Aldo Tambellini come l’unione organica di pittura, scultura, installazione, arte cinetica e performance, questa opera in divenire sintetizza le proprietà di trasformazione dei linguaggi visivi, nati dall’eredità dell’espressionismo americano e approdati alle primigenee esperienze di Intermedia ed Expanded Cinema. Esempio rimasto nel corso degli anni escluso dall’antologizzazione critica delle pratiche multimediali nella seconda avanguardia statunitense, il progetto Electromedia ci appare oggi come un satellite che esplora lo spazio a limine delle contaminazioni disciplinari tra il film sperimentale, il video d’artista, le tecniche di pittura in azione, la sinestesia intermediale, travalicando, in ogni sua attestazione, la definizione di genere e prassi. Tentare di circoscriverne la forma, rintracciarne lo sviluppo e portarne alla luce gli elementi costitutivi, ha segnato un percorso di ricerca che ha permesso di confrontare i processi di annullamento della separazione fra arte e vita con l’analisi culturale del favorevole contesto socioeconomico che ha determinato gli albori di questo rinnovamento. Partendo da una fortunata scoperta, con la ricostituzione integrale dell’archivio dell’autore, avvenuta nel 2001, è emerso un corpus di opere che ha indicato una revisione analitica ed una possibile rilettura del lavoro multimediale dell’artista di Syracuse. Sotto questa lente, è stato affrontato il progetto iniziato da Tambellini nel 1959 con l’abbandono del figurativismo, e giunto nel corso di un decennio alla multiproiezione e all’installazione dell’immagine elettronica. Verificandone i moduli linguistici e le scelte produttive attraverso l’analisi inedita del materiale privato, i processi di sistematizzazione storiografica hanno portato in evidenza una tendenza dialogica verso le espressioni in bilico tra le correnti teoriche postminimaliste, le derivazioni dell’Happening e dell’Environment di Fluxus, l’Intermedia teorizzata da Dick Higgins, l’approccio della corrente concettuale all’impianto espositivo, e la riformulazione esperienziale del ruolo dello spettatore nella Performance Art (§ II.1, II.2, II.4). Abbiamo iniziato questa ricognizione sull’opera Electromedia, ponendoci di fronte a qualcosa di sconosciuto e “non classificabile”. Il titolo, The Shape of Things to Come, riflette questa disposizione, rintracciando nell’interdisciplinarità dei supporti visivi un’autonomia della forma che influenzerà sia il percorso dell’artista – il ricorso iconografico al cerchio, il nero come unica colorazione, l’attenzione verso i sistemi di comunicazione –, sia lo stile di quel magmatico territorio di confine tra azioni performative ed esperienze multimediali, veicolato da quella che possiamo definire come una collisione transmediale, ossia un momento di propizia confluenza tra tecnologia, arti del tempo ed arti dello spazio. La questione che si pone in questa lettura è stabilire in che modo gli elementi che costruiscono il progetto Electromedia – il supporto fotografico, il film dipinto e astratto, la scultura elettronica, le pratiche time-based –, entrino a far parte dell’opera strutturata, e siano al contempo identificativi di una pratica autoriale. Basandoci su un’analisi inizialmente compilativa che ha portato a definire la contestualizzazione storica ed il percorso di approfondimento sui moduli tematici presi in esame, siamo giunti ad una visione sintattica del progetto Electromedia, inteso proprio come la tramutazione degli elementi osservati in un sistema di dispositivi autodeterminanti. Nella prima fase della ricerca, concluso lo studio delle opere e lo spoglio della documentazione depositata nell’Archivio Tambellini (Cambridge), ci siamo confrontati con una considerazione strutturale: ciò che differenzia questo archivio da altri che conservano una varietà affine di materiale (i cataloghi di privati e istituzioni conservati presso Fales e Tamiment Library, NYU, databili tra il 1959 e il 1969, e geograficamente riconducibile all’area newyorkese), è prima di tutto la sua particolare tipologia. L’Archivio Tambellini è una collezione privata, nata non con la necessità di documentare una corrente o un dato periodo storico, ma con l’intento di preservare la testimonianza e la memoria di una raccolta affettiva. Se la qualità della documentazione ha apportato il vantaggio di lavorare su materiale particolarmente eterogeneo, lasciando un buon margine di libertà critica nello sviluppo delle connessioni, utili soprattutto alla ricostruzione storiografica, la natura stessa della collezione ha tuttavia inciso sulla difficoltà di reperire le informazioni essenziali alla classificazione delle opere (in diversi casi l’unica fonte oltre il dato stesso, spesso incompleto, è stata la memoria dell’artista). Soffermarsi su quella che possiamo definire una premessa biografica sulla formazione di Aldo Tambellini è stato necessario per approfondire il rapporto tra l’autore e le derivazioni estetiche dell’Espressionismo Astratto, tecnica adottata sul volgere degli anni Cinquanta ed in seguito trasferita nei lavori videografici e su pellicola (§ I.1, I.3). I movimenti della Scuola di New York, figli delle Avanguardie Americane e riconosciuti dall’artista come principale referente storico, promulgando un possibile modello di prassi figurativa, utilizzarono l’immagine sottoponendola ad un processo di metamorfosi ontologica. Questa prospettiva, che riflette in realtà lo scardinamento più ampio di ogni referenza moderna legata alla natura permanente dell’opera – scientifica, d’arte, testuale –, porta a rileggere la nascita della multimedialità audiovisiva alla luce di quello che verrà definito il nuovo linguaggio immateriale. Il progetto Electromedia, inserendosi a pieno in questo processo di mutamento sensibile, sconfina dalla pittura al film sperimentale, sollecitando il coinvolgimento di Tambellini con i dispositivi di proiezione ed i supporti pellicolari (film e slides, § I.4-I.5.3). L’interesse verso le tecniche di intervento sul supporto fotografico in proiezione – storicamente preceduto dalle proiezioni dirette di Bruno Munari –, e verso la fotografia microscopica di Roman Vishniac, si conferma come la naturale conseguenza di questo processo, e lo snodo essenziale per definire l’approccio che Tambellini sviluppa nell’opera performativa. In particolare, due saranno le modalità che ritroveremo reiterate nel passaggio dal fotogramma statico all’immagine in movimento: la sottrazione e la trasposizione. In queste linee di tendenza, abbandonate le referenze dirette a maestri come Harry Smith e Len Lye, Tambellini sperimenta in mixed media su differenti supporti, per mezzo di tecniche quali la sovrimpressione, il dripping, il direct film ed il found footage. La materialità del segno passa così dal quadro al fotogramma, per uscirne in proiezione sotto forma anomala, espansa, ed è qui che si entra nel vivo del progetto Electromedia, nella costruzione dell’apparato multiespressivo che assegna al dispositivo il ruolo di connettore tra artista e audience (§ II.3). Se le sperimentazioni degli anni Cinquanta e dei primi anni Sessanta premevano nella direzione di un’uscita dal quadro, avvalendosi di procedimenti e strumenti mutuati dalle discipline antropologiche in un’espansione organica della prassi performativa, alla fine del decennio assistiamo ad una netta scissione nella ricerca sul multimedia: due correnti distinte che indagano una la natura teorica e gli sviluppi legati all’azione performativa, l’altra il corpo quale mezzo d’espressione in relazione al dispositivo tecnologico (§ II.1, II.2, II.6). In questa prospettiva, le sperimentazioni sulle possibilità formali del mezzo audiovisivo combinato (film, video, multiproiezione) si aprono a nuovi sistemi di produzione e distribuzione (§ II.5), dando vita ad un’embrionale microeconomia declinata su due fronti: una visione più militante dell’atto artistico che coincide con le forme di autoproduzione e condivisione collettiva (§ II.5, III.2), e la nascita di un sistema di finanziamento istituzionale, promosso da enti pubblici quali New York State Council on the Arts (NYSCA) e National Endowment for the Arts (NEA). L’attività di Tambellini è impostata su queste due forme di sostentamento, e si promuove in parte grazie ai grant e, principalmente, con il ricorso all’autoproduzione come pratica artistica e sociale, che si concretizza dal 1962 con le esperienze di The Group Center (§ III.2) e con la nascita degli artist-run spaces The Gate Theatre (§ III.4) e The Black Gate (§ III.6). Sebbene la travalicazione di genere sia la cifra stilistica che contraddistingue la maggior parte degli interventi dell’artista, l’impianto strutturale dell’opera Electromedia coincide con la manifestazione della performance intermediale, conservando qualche elemento deliberatamente preservato dalla tradizione dell’happening. La decontestualizzazione e il ricorso ad un assetto marcatamente condizionato dalla presenza del dispositivo, essenza e vera specificità dell’autore, si presenta già nel particolare insieme di azioni definite come Performance as protest (§ III.3), per poi esprimersi a pieno nei principali eventi messi in scena dall’artista nel suo più fervido periodo di produzione: Black, 1965 (§ III.5), Black Zero, 1965-68 (§ III.4), Moondial, 1966 (§ III.5). La ricerca di una possibile definizione dell’esperienza Electromedia, ad uno stadio più avanzato della ricerca, ha affrontato i tratti unitari del fenomeno nella sua rappresentazione estetica e nelle sue qualità costitutive, quale elemento promotore quell’autosufficienza che ne ha marcato la divulgazione avvenuta e, purtroppo, quella mancata. A causa di questa sua scomparsa, dalle fonti e dalle registrazioni (rari e quasi inintellegibili sono i documenti filmati dell’opera in azione, solo un servizio fotografico del 1965 ricostruisce in studio Black Zero), l’opera di Aldo Tambellini rimane un reperto invisibile di una storia che, attraversando trasversalmemente le cesure e i territori vergini delle correnti che hanno influenzato gran parte dell’attività artistica degli ultimi cinquant’anni, torna a svanire nel buio. In una sorta di premonizione, l’autore che si è contraddistinto per l’indagine incessante del nero, della biologica dell’oscurità, e della forma circolare come primordiale ed unica espressione figurativa, torna ellitticamente al primo stadio della sua ricerca. L’elemento scultoreo del videotape chiude il cerchio delle prassi e delle forme, iniziato a metà degli anni Cinquanta durante lo studio accademico con Ivan Meštrović e divenuto materia elettronica con la necessità di testare, malleare, e imprimere, il senso della propria soggettività in una forma non tanto radicale, quanto militante e immediata (§ III.7). L’Electromedia si rivela, alla luce di questo scardinamento analitico e della ricostruzione delle sue componenti strutturali (il film, il videotape, la pittura, la scultura, la performance), non tanto come un’opera conclusa, ma come la sintesi, quanto più possibilmente organica, di un progetto che scommette e rilancia la sinestesia possibile delle espressioni citate. Tra le principali referenze dell’underground americano, l’Electromedia Project di Aldo Tambellini nutre così lo scambio dialettico e sempre vivo della multiforme espressività dell’Intermedia, attestandosi allo stesso tempo come un’importante memoria storica di Performed ed Expanded Cinema

    "Lesion journey" in hidradenitis suppurativa: clinical and ultrasonographic correlations

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    Introduzione: L'idrosadenite suppurativa (HS) è una malattia immuno-mediata che colpisce i follicoli piliferi situati principalmente nelle aree ricche di ghiandole apocrine. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio osservazionale prospettico monocentrico finalizzato a correlare i parametri clinici ed ecografici con: l'evoluzione delle lesioni, la probabilità di riacutizzazione o di andare incontro ad un trattamento chirurgico/laser-CO2. Risultati: Sono stati reclutati sessantuno pazienti con un'età media pari a 29,5 ± 7,5 anni che presentavano un numero basale di 127 noduli infiammatori, 43 ascessi e 62 fistole. Dopo un tempo medio di 77,9 settimane, rispettivamente il 40%, 14%, 8% di noduli, ascessi e fistole erano guariti, il 5%, 30%, 29% persistevano privi di infiammazione, il 47%, 33%, 63 % presentava uno stato infiammatorio, e l'8% e il 23% dei noduli e degli ascessi erano evoluti in fistole. Sono stati registrati 137 episodi di flare nelle lesioni acute (noduli + ascessi) e 54 nelle lesioni croniche (fistole), mentre il numero di interventi procedurali è stato rispettivamente pari a 59 e 50. I fattori predittivi associati ad un'evoluzione sfavorevole (stato infiammatorio o cronicizzazione) per ascessi e noduli sono stati: evidenza ecografica di frammenti piliferi intralesionali, elevato segnale Power Doppler (PD) ed edema all'ecografia, profondità della localizzazione ed interessamento genitale; i predittori associati alle fistole sono stati: profondità della localizzazione, edema e dimensioni della lesione. La probabilità che una lesione acuta venisse sottoposta ad un intervento procedurale è stata correlata a: età, presenza di frammenti piliferi, segnale PD, edema e profondità della localizzazione; per le fistole l'unico predittore indipendente è stato la dimensione. I predittori di riacutizzazione della patologia per ascessi e noduli sono stati: giovane età all'esordio, segnale PD, evidenza ecografica di frammenti follicolari, profondità della localizzazione e dimensioni; per le fistole i predittori sono stati: localizzazione ascellare, profondità della localizzazione, edema e dimensione.Background: Hidradenitis suppurativa (HS) is an immune-mediated disorder affecting hair follicles mainly located in the apocrine gland-bearing area. It presents suppurative lesions consisting of nodules, abscesses, and fistulas that exhibit a variable degree of inflammatory activity. Materials and Methods: A prospective, single-center observational study was designed to correlate clinical and ultrasonographic parameters with the "lesions' evolution" at the end of the study, the probability of flaring or undergoing a surgical/CO2-laser intervention. Results: Sixty-one patients (25 males and 36 females) with a mean age of 29.5±7.5 years who had a total baseline number of 127 inflammatory nodules, 43 abscesses, and 62 fistulas were recruited. After a mean follow-up time of 77.9 weeks, 40%, 14%, 8% of nodules, abscesses, and fistulas respectively had healed, 5%, 30%, 29% were free of inflammation, 47%, 33%, 63% had an inflammatory status, and 8% and 23% of nodules and abscesses had evolved into fistulas. There were 137 flare episodes in the acute lesions (nodules + abscesses) and 54 in the chronic lesions (fistulas), while the number of procedural interventions was 59 and 50, respectively. The predictive factors associated with an unfavorable evolution (inflammatory status or chronicity) for abscesses and nodules were: presence of hair tracts, high degree of Power Doppler (PD) and edema on ultrasonography, depth of localization and genital body area; for fistulas the predictors were: depth of localization, edema, and size. The probability of an acute lesion going to procedural intervention correlated with: age, presence of hair tracts, high degree of PD, edema, and depth of localization; for fistulas the only independent predictor was size. The predictors of flare for abscesses and nodules were: young age at disease onset, PD signal, hair tracts, depth of localization, and size; in the case of fistulas the predictors were: axillary localization, depth of localization, edema, and size

    Il processo. La storia. La memoria. Note su «La sentenza» di Giacomo Manzoni (1960)

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    [Trial. History. Memory. Notes on La sentenza by Giacomo Manzoni (1960)] Traditionally categorized as one of the first examples of musical theatre of the avant-garde post-Weber era in Italy, La sentenza by Giacomo Manzoni (1960) represents a characteristic demonstration of the path taken by the Milan composer to explore the thematic traditions of law and justice systems through research and experimental music. The interpretation taken from Foucault’s material - the idea of heterotopia seen as “another space” that suspends, neutralizes or inverts the relationship that it depicts - endeavouring to analyze some aspects of the opera’s musical dramaturgy by aiming to highlight the complex plot that connects the plurality of individual narratives to the “monopolistic truth” of the law and its foundation. The backdrop of La sentenza expressed the common need of an entire generation to leave behind the horrors of the Second World War and attribute an equal meaning to the anxiety of political renewal and democratic participation which began with the new constitutional order

    Appunti sull'obbligo di motivazione delle mozioni di fiducia nell'ambito dell'ordinamento costituzionale italiano

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    L’art. 94, c. 2 Cost. prescrive che ciascuna Camera accordi o revochi la fiducia al Governo mediante l’approvazione di una mozione motivata. Nell’ambito della storia repubblicana, le forze politiche si sono conformate a questa norma solo formalmente, approvando mozioni di fiducia il cui contenuto rinviava alle dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio dei Ministri (i.e. mozioni ob relationem). In opposizione a questa prassi, il contributo sottolinea l’esigenza del rispetto sostanziale dell’obbligo di motivazione ex art. 94, c. 2 Cost., fornendo un’inedita ratio giustificatrice legata al principio di pubblicità dei processi di governo. The article 94, par. 2 of the Italian Constitution states that each Chamber of the Parliament shall grant or withdraw its confidence to the Cabinet by a motion for which reasons must be stated. During the republican experience, the political forces followed this norm by approving motions of confidence which content referred entirely to the programmatic declarations of the Prime Minister (i.e. motions ob relationem). In opposition to this practice, the essay underlines the necessity to observe the Constitutional provisions by suggesting an original normative justification related to the principle of publicity of political decision-making processes

    Momento: riabilitare il valore dei tempi morti attraverso la ritualità della pausa caffè, incentivando la condivisione delle idee.

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    Già nel 2010 Bauman definiva il mondo moderno come “liquido” per descrivere il suo carattere continuamente mutabile. In seguito alla pandemia da Covid-19, identificata come catalizzatore di ulteriori cambiamenti sul piano economico, sociale e soprattutto umano, le persone necessitano di ristabilire un equilibrio tra il passato e la nuova quotidianità. In un mondo frenetico e costantemente connesso, è sempre più difficile ritagliarsi il tempo per fare una pausa salutare e utile alla ricarica di energia. Il progetto si propone di riabilitare il valore dei “tempi morti”, grazie a un sistema-prodotto che reinnesta la ritualità della pausa caffè in ambito lavorativo, incentivando la condivisione delle idee e l’aumento della produttività

    It's not me, it's a deepfake. Un percorso d’orientamento tra i media manipolati attraverso l’intelligenza artificiale

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    Since the day of their birth in 2017 on Reddit, the rise of deepfake videos in the media landscape has generated new techno-phobias. They are algorithmic images, digital faces manipulated through artificial intelligence, the result of automatic processes involving GANs (Adversarial Generative Networks) and software such as DeepFaceLab or FakeApp. Their producers, the deepfake designers, have several times been accused of spreading misinformation, encouraging and facilitating the production process of audiovisual fake news, so undermining the already fragile ecosystem of digital information. In her pioneering book Deep Fakes and the infocalypse (2020) Nina Schick spoke of “infocalypse” in relation to the informational short-circuit that could be generated by the advent of deepfakes. Following Schick, Michael Grothaus has provocatively titled his essay dedicated to the birth and prospects of the practice Trust No One (2021). At the same time, deepfake videos are fostering the emergence of new forms of audiovisual storytelling within the sphere of auteur cinema, advertising, pornography and videoclips, giving birth to a new aesthetics and re-actualizing the ancient debate around mimesis. Adopting a multidisciplinary approach, and through a series of case studies from the porn, cinematic and videoclip fields this dissertation tries to present a taxonomy and a theoretical framework in which moving the future debate around deepfakes, the risks they pose and the chances they pave the way for

    L?AUTONOMIA DEI CONIUGI E GLI ACCORDI IN SEDE DI SEPARAZIONE CONSENSUALE

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    L’elaborato si propone di analizzare l’autonomia negoziale dei coniugi ed il contenuto degli accordi in sede di separazione consensuale. La materia in questione è stata tanto legata alla tradizione, quanto radicalmente modificata in tempi recenti. Dopo una introduzione storica, nella quale si è evidenziato come il concetto di indissolubilità del matrimonio e la concezione pubblicistica della famiglia siano stati per molti anni princìpi cardine dell’ordinamento, con il passare del tempo e con l’avvento della Costituzione, l’attenzione del legislatore si è spostata dal “gruppo” al “singolo” ed è venuto meno il concetto di indissolubilità del matrimonio. Solo però nel 1970 con l’introduzione del divorzio nel nostro ordinamento vi è stato il passaggio radicale dalla concezione autoritaria della famiglia e del matrimonio, fino ad allora dominante, alla visione incentrata sulla libertà personale dei membri della famiglia stessa. L’ordinamento oggi offre due soluzioni per risolvere la crisi coniugale, e cioè gli istituti della separazione consensuale e di quella giudiziale. La separazione dunque rappresenta uno degli avvenimenti a cui si può andare incontro successivamente al matrimonio, da cui discende la necessità di regolare le linee essenziali tra i coniugi. In questo modo i nubendi possono regolare anche durante il rapporto di coniugo e prima dell’insorgere della crisi, una sorta di patto in cui stabilire i loro propri comportamenti in quella fase delicata che va dal deposito del ricorso per separazione, consensuale o giudiziale, sino al provvedimento di omologa. L’ammissibilità di questi accordi e la valorizzazione della nuova concezione di autonomia coniugale, rappresenta oggetto di un’altra indagine. L’art. 160 c.c. vieta gli accordi tra coniugi in deroga ai diritti e ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio, e per questo è interessante interrogarsi sul carattere assoluto o meno di tale disposizione normativa. Sicuramente si può distinguere l’esistenza di un nucleo fondamentale di interessi che il legislatore ha delineato come indisponibili. Mi soffermerò dunque anche ad analizzare il grado di elasticità che oggi può raggiungere il tema dell’autonomia coniugale. Dalla discussione si evince il fatto che non ha più senso porsi ancora il problema dell’esistenza o meno dell’autonomia coniugale, ormai da ritenere pienamente riconosciuta nel nostro sistema. L’unica questione che potrebbe porsi riguarda le possibili manifestazioni di tale forma di autonomia e dei suoi limiti. L’elaborato dunque parte dall’analisi del concetto di autonomia coniugale, per poi dipanarsi attraverso le varie declinazioni che il tema può assumere quando si verifica la rottura del patto coniugale. Gli accordi patrimoniali tra coniugi in occasione della crisi matrimoniale come qualsiasi altro contratto atipico, trovano la loro legittimazione nell’art. 1322 c.c. che sancisce il principio di libertà contrattuale per realizzare interessi meritevoli di tutela nel rispetto delle norme imperative. Qui dunque si ha un nodo da risolvere, ovvero quello di analizzare quali siano gli spazi in cui i privati possano autonomamente disciplinare i propri interessi in campo familiare, caratterizzato da numerosi profili pubblicistici diretti a tutelare interessi di natura superiore. Dopo aver risolto tale questione ed aver quindi stabilito in quali ipotesi e a quali condizioni gli accordi fra coniugi diretti a regolare la crisi matrimoniale siano validi ed efficaci, ci si deve soffermare sull’individuazione del loro profilo causale. Infine si andrà ad esaminare il contenuto patrimoniale e le varie tipologie con i rispettivi profili causali, degli accordi nella separazione consensuale. L’accordo nella separazione consensuale costituisce la manifestazione dell’autonomia negoziale come atto di libera scelta riservata ai coniugi attraverso il quale hanno la possibilità di suggellare i loro rapporti personali e patrimoniali provvedendo ad una accurata regolamentazione della vita. I negozi familiari infatti essendo strutturalmente degli atti unilaterali o bilaterali, si perfezionano attraverso l’accordo stesso. Chiaramente sta ai coniugi decidere quale ambito regolamentare, potendo anche solo manifestare il loro consenso alla vita da separati privo di qualsivoglia ulteriore pattuizione. Gli accordi possono inoltre interessare rapporti non direttamente collegabili alla cessazione volontaria della convivenza, né legati da nessi causali al regime della separazione o associabili ai residuali diritti ed obblighi matrimoniali. Possono contenere una pluralità di negozi tra loro collegati da una connessione oggettiva, ma soprattutto dall’intenzione per i coniugi di raggiungere uno scopo comune. Gli ex sposi possono pattuire l’assegnazione della casa di proprietà di un solo coniuge o di ambedue, in favore del coniuge affidatario, determinando in capo al beneficiario un diritto personale di godimento. Ancora essi possono attuare dei trasferimenti con funzione solutoria, diretti a sostituire gli obblighi di mantenimento dell’assistenza coniugale. Gli accordi di separazione personale tra i coniugi, possono infine contenere oltre le pattuizioni di ordine personale relative ai figli anche attribuzioni patrimoniali (spesso immobiliari) o di altri diritti reali (quali usufrutto, abitazione o uso), divisione dei beni comuni, ma anche la determinazione e revisione dell’assegno di mantenimento

    Ritmo e audiovisivo. Una questione di metodo

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    Ritmo e audiovisivo. Una questione di metod

    Sistemi di raccomandazione, ripetizioni, partecipazione. Il ruolo del fruitore nell'industria culturale contemporanea

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    Lo scopo di questa è tesi è quello di analizzare il ruolo del fruitore nell’industria culturale contemporanea. Lo studio si origina da un approfondimento della definizione proposta da Theodor W. Adorno e Max Horkheimer in Dialettica dell’illuminismo e dal confronto di tale nozione con il panorama mediatico contemporaneo tenendo in considerazione, da un lato, le innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato la situazione attuale, dall’altro, le logiche culturali che ne derivano
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