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    Valutazione dello stato vitaminico D da sangue cordonale e dei fattori di rischio di carenza di vitamina D in nati durante la pandemia da SARS-CoV-2 (Studio VitaDi)

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    Premessa. Recenti studi hanno dimostrato che la carenza di vitamina D durante la gravidanza può da una parte complicare il decorso della gravidanza stessa, dall’altra influenzare negativamente il periodo neonatale e la salute futura del bambino. La vitamina D, infatti, oltre a essere fondamentale per la promozione della salute ossea, esercita numerose azioni extrascheletriche. Per tale motivo, è stato recentemente ipotizzato che la carenza di vitamina D possa rappresentare un fattore di rischio sia di contrarre l’infezione da nuovo coronavirus SARS-CoV-2 (COVID-19) che di sviluppare forme gravi di malattia. A oggi, non sono disponibili in letteratura dati relativi all’adeguatezza della profilassi con vitamina D durante la gravidanza in Italia. Inoltre, nel 2020, in seguito all’attuazione di misure necessarie al contenimento della pandemia da SARS-CoV-2, la possibilità di esporsi al sole della popolazione generale, incluse le donne in gravidanza, si è nettamente ridotta. Scopi dello studio. Valutazione dello stato vitaminico D cordonale. Valutazione dell’effetto dei presunti fattori di rischio di ipovitaminosi D materni sullo stato vitaminico D cordonale. Valutazione della relazione tra stato vitaminico D cordonale, decorso della gravidanza, eventuale infezione da SARS-CoV-2 in gravidanza e antropometria neonatale. Materiali e metodi. Lo studio VitaDi (Numero registro pareri del Comitato Etico: 117/2021) è uno studio su campione biologico, trasversale, monocentrico, no-profit. Sono stati arruolati 300 neonati nati presso il Dipartimento Materno-Infantile dell’Ospedale San Luca di Lucca, reclutati durante la pandemia da COVID-19 (dal 03 maggio 2021 al 05 settembre 2021). Il protocollo di studio ha previsto la valutazione, mediante prelievo ematico dalla vena cordonale, dei livelli di 25-idrossivitamina D [25(OH)D] subito dopo il parto. La valutazione dei diversi fattori di rischio di sviluppare ipovitaminosi D è stata effettuata mediante la somministrazione alle madri di un questionario. Risultati. Per quanto riguarda la valutazione dello stato vitaminico D su sangue cordonale del campione intero, la prevalenza di ipovitaminosi D (< 30 ng/mL), insufficienza di vitamina D (20-29 ng/mL) e carenza di vitamina D (< 20 ng/mL) sono risultate rispettivamente pari a 48,0%, 29,3% e 18,7%. In particolare, 10 donne (3,3%) presentavano livelli cordonali di 25(OH)D nel range della carenza grave (< 10 ng/mL). Relativamente alle caratteristiche materne, l’origine non italiana, l’elevato fototipo (V-VI), l’eccesso ponderale pre-gravidanza, una scarsa scolarizzazione e la mancata occupazione lavorativa si associavano a valori significativamente ridotti di 25(OH)D cordonale. L’87% delle donne ha riferito di aver assunto profilassi con vitamina D durante la gravidanza, secondo dosi e modalità variabili. I nati da madri che non avevano effettuato profilassi con vitamina D in gravidanza presentavano livelli di vitamina D cordonale significativamente inferiori [31 (22-40) ng/mL vs. 26 (17-39) ng/mL; p=0,0329). La dose di vitamina D influenzava significativamente i livelli cordonali; in particolare, solo le madri che assumevano oltre 1.000 UI/die presentavano valori mediani di 25(OH)D nel range della sufficienza. Raggruppando le donne in base alla dose di vitamina D assunta in gravidanza, è emerso che l’esposizione solare nel terzo trimestre (> 30 giorni vs. ≤ 30 giorni) aumentava significativamente i livelli cordonali di vitamina D in tutte le gestanti, a eccezione di quelle che assumevano oltre 1.000 UI/die. Tramite regressione logistica, sono risultati associati a un incremento di presentare carenza di vitamina D la mancata profilassi in gravidanza (Odds Ratio, OR=3,95), un’esposizione solare inferiore a 30 giorni nel terzo trimestre (OR=2,97), nascere in primavera (vs. estate; OR=3,10) e l’etnia materna non caucasica (OR=5,59). Le donne che hanno contratto una forma sintomatica di COVID-19 in gravidanza presentavano valori di vitamina D su sangue cordonale significativamente ridotti rispetto alle gestanti che hanno sviluppato infezione asintomatica [22 (17-33) ng/mL vs. 40 (35-64) ng/mL; p=0,0083]. La presenza di diabete gestazionale si associava a un peggior stato vitaminico D su sangue cordonale [21 (18-34) ng/mL vs. 31 (22-40) ng/mL; p=0,0152]. I nati pretermine presentavano livelli significativamente ridotti di vitamina D cordonale rispetto ai nati a termine [25 (14-33) ng/mL vs. 31 (22-40) ng/mL; p=0,0420]. La concentrazione di vitamina D su sangue cordonale non correlava con i valori antropometric neonatali. Conclusioni. Circa la metà dei neonati (48%) nati in corso di pandemia da COVID-19 presentavano ipovitaminosi D su sangue cordonale. La profilassi con vitamina D in gravidanza e un’adeguata esposizione solare durante il terzo trimestre sono risultati i principali determinanti dello stato vitaminico D cordonale. Data l’associazione tra ridotti livelli di vitamina D e storia di recente COVID-19 sintomatico, diabete gestazionale e parto pretermine, il riscontro di carenza di vitamina D su sangue cordonale può rappresentare un marcatore di scarso outcome della gravidanza. Background. Recent studies have shown that vitamin D deficiency can be associated with adverse gestational and neonatal outcomes. Vitamin D, in addition to being essential for promoting bone health, plays also extraskeletal actions. For this reason, it has recently been hypothesized that vitamin D deficiency may represent a risk factor for both contracting novel coronavirus SARS-CoV-2 infection (COVID-19) and developing severe disease. To date, no data are available regarding the adequacy of vitamin D supplementation during pregnancy in Italy. Furthermore, in 2020, following the implementation of measures necessary to contain the SARS-CoV-2 pandemic, the possibility of sun exposure of the general population, including pregnant women, was significantly reduced. Objectives. Evaluation of the cord blood vitamin D status. Evaluation of the effect of assumed risk factors for maternal hypovitaminosis D on cord vitamin D status. Evaluation of the relationship between cord blood vitamin D status, course of pregnancy, possible gestational SARS-CoV-2 infection, and neonatal anthropometry. Materials and methods. The VitaDi study is a transversal, monocentric, non-profit study conducted on 300 newborns enrolled at the Maternal and Infant Department of the San Luca Hospital in Lucca, recruited during the COVID-19 pandemic (from 3 May 2021 to 5 September 2021). 25-hydroxyvitamin D [25(OH)D] levels were analyzed from blood samples obtained from umbilical vein immediately after delivery. The evaluation of the assumed risk factors for hypovitaminosis D was carried out by administering a questionnaire to the mothers. Results. Regarding the evaluation of cord blood vitamin D status on whole sample, the prevalence of hypovitaminosis D (< 30 ng/mL), vitamin D insufficiency (20-29 ng/mL) and deficiency (< 20 ng/mL) were 48.0%, 29.3% and 18.7%, respectively, Particularly, 10 women (3.3%) had cord levels of 25(OH)D in the range of severe deficiency (< 10 ng/mL). Regarding the maternal characteristics, non-Italian origin, high phototype (V-VI), pre-pregnancy excess weight, a lower educational level and housewife life were associated with significantly reduced values of cord blood vitamin D levels. The rate of women reported taking vitamin D supplementation during pregnancy was 87%, with variable dose and schedule. Newborns from mothers who did not receive gestational vitamin D supplementation had significantly lower cord vitamin D levels [31 (22-40) ng/mL vs. 26 (17-39) ng/mL; p=0.0329). Dose of supplementation significantly affected cord blood vitamin D levels; particularly, only mothers who took > 1,000 IU/day had median levels of cord blood 25(OH)D in the sufficient range. Sun exposure during third trimester (> 30 days vs. ≤ 30 days) significantly increased cord blood levels of vitamin D in all pregnant women, except those taking over 1,000 IU/day. Absent gestational vitamin D supplementation (Odds Ratio, OR=3.95), sun exposure less than 30 days in the third trimester (OR=2.97), birth in spring (vs. summer; OR=3.10), and maternal non-Caucasian ethnicity (OR=5.59) were all associated with a significant increased risk of cord blood vitamin D deficiency. Women who contracted a symptomatic form of COVID-19 during pregnancy had significantly reduced cord blood vitamin D values compared to pregnant women who developed asymptomatic infection [22(17-33) ng/mL vs. 40 (35-64) ng/mL; p=0.0083]. Gestational diabetes was associated with a worse cord blood vitamin D status [21 (18-34) ng/mL vs. 31 (22-40) ng/mL; p=0.0152]. Preterm newborns had significantly reduced cord vitamin D levels compared with term neonates [25 (14-33) ng/mL vs. 31 (22-40) ng/mL; p=0.0420]. Cord blood vitamin D levels did not correlate with neonatal anthropometry. Conclusions. About half of the newborns (48%) born during COVID-19 pandemic had cord blood hypovitaminosis D. Gestational vitamin D supplementation and adequate sun exposure during the third trimester are the main determinants of cord vitamin D status. Given the association between reduced levels of vitamin D and a recent history of symptomatic COVID19, gestational diabetes and preterm birth, cord blood vitamin D deficiency can be considered a marker of poor pregnancy outcome

    La traduzione specializzata all’opera per una piccola impresa in espansione: la mia esperienza di internazionalizzazione in cinese di Bioretics© S.r.l.

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    Global markets are currently immersed in two all-encompassing and unstoppable processes: internationalization and globalization. While the former pushes companies to look beyond the borders of their country of origin to forge relationships with foreign trading partners, the latter fosters the standardization in all countries, by reducing spatiotemporal distances and breaking down geographical, political, economic and socio-cultural barriers. In recent decades, another domain has appeared to propel these unifying drives: Artificial Intelligence, together with its high technologies aiming to implement human cognitive abilities in machinery. The “Language Toolkit – Le lingue straniere al servizio dell’internazionalizzazione dell’impresa” project, promoted by the Department of Interpreting and Translation (Forlì Campus) in collaboration with the Romagna Chamber of Commerce (Forlì-Cesena and Rimini), seeks to help Italian SMEs make their way into the global market. It is precisely within this project that this dissertation has been conceived. Indeed, its purpose is to present the translation and localization project from English into Chinese of a series of texts produced by Bioretics© S.r.l.: an investor deck, the company website and part of the installation and use manual of the Aliquis© framework software, its flagship product. This dissertation is structured as follows: Chapter 1 presents the project and the company in detail; Chapter 2 outlines the internationalization and globalization processes and the Artificial Intelligence market both in Italy and in China; Chapter 3 provides the theoretical foundations for every aspect related to Specialized Translation, including website localization; Chapter 4 describes the resources and tools used to perform the translations; Chapter 5 proposes an analysis of the source texts; Chapter 6 is a commentary on translation strategies and choices

    L'istituzionalizzazione "viziata" del conflitto industriale in Cina

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    Il Partito-Stato è riuscito a istituzionalizzare il conflitto industriale in Cina? Nel XXI secolo, i lavoratori della Repubblica popolare cinese (Rpc) sono stati tra gli attori sociali più attivi a livello globale, sia per quanto riguarda le azioni di contestazione che per i risultato ottenuti dal punto di vista delle condizioni materiali e legislative. Di conseguenza, un numero crescente di studiosi ha indagato sulle relazioni industriali della Rpc, concentrandosi sulle basi del crescente potere contrattuale dei lavoratori e sulle istituzioni e i meccanismi progettati per far fronte alle agitazioni sindacali. Attraverso un'analisi empirica della banca dati sugli scioperi e sulle controversie legali di lavoro, questo articolo mostra l'entità e le tendenze delle agitazioni sindacali tra il 2011 e il 2019, identificando due fasi del conflitto industriale. La prima "fase insurrezionale", dal 2011 al 2016, è stata caratterizzata da scioperi massicci e illegali, seguita da una "fase istituzionale" a partire dal 2017, in cui le controversie di lavoro hanno progressivamente guadagnato slancio dal punto di vista giuridico. L'articolo conclude che il Partito-Stato è riuscito a promuovere una "istituzionalizzazione viziata" delle relazioni industriali, ovvero il tentativo di radicare il conflitto sindacale attraverso il canale istituzionale delle controversie di lavoro senza garantire la rappresentanza politico-sindacale dei lavoratori

    L’imprenditorialità come modello e strumento di crescita e realizzazione personale nelle Neurodivergenze

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    Le persone neurodivergenti hanno scarse opportunità di identificare i propri interessi lavorativi e spesso sono completamente escluse da offerte di lavoro competitive. Tice Cooperativa Sociale ha avviato, da alcuni anni, progetti di startup a vocazione sociale che promuovono l’inserimento di ragazzi neurodivergenti in attività utili alla comunità. Il presente lavoro di ricerca, realizzato nel contesto di un percorso di dottorato industriale, parte dai risultati di due revisioni sistematiche della letteratura. La prima ha approfondito il tema dell’imprenditoria e del lavoro autonomo per giovani e adulti con Disturbi del Neurosviluppo, evidenziando le motivazioni imprenditoriali, le barriere, gli outcomes e l’importanza dell’educazione all’imprenditorialità per questa fascia di popolazione. La seconda revisione ha indagato i principali strumenti di valutazione utili per la pianificazione professionale di giovani e adulti con disturbi del neurosviluppo, con focus particolare su soft skills, preferenze lavorative, job matching e fattori percettivi. Vengono poi presentati i risultati di tre studi sperimentali condotti nell’ambito dei progetti di Tice. Il primo ha indagato ha valutato gli effetti della partecipazione a un corso di doppiaggio sullo sviluppo di soft skills lavorative e sulla percezione delle proprie competenze imprenditoriali. Gli altri due studi hanno invece indagato l’utilizzo di strategie cognitivo- comportamentali per l’insegnamento di soft skills, prevedendo in un caso un intervento individuale e, nell’altro, un programma di gruppo. I risultati dei lavori sperimentali sono discussi in termini di implicazioni per la pratica professionale. Infine, viene presentato e descritto Neurodivergent Hub, un modello di progettazione per promuovere percorsi di imprenditorialità per persone con Disturbi del Neurosviluppo. Nello specifico viene analizzato e discusso il Business Model Canvas del modello proposto. Le riflessioni finali riguardano le potenzialità dell’imprenditorialità come opzione lavorativa valida per persone neurodivergenti e l’importanza degli outcomes di questo progetto per l’impresa, per la società civile e per la ricerca nel settore.Neurodivergent people have little opportunity to identify their work interests and are often entirely excluded from competitive job offers. For some years, Tice Cooperativa Sociale has been launching socially oriented startup projects that promote the inclusion of neurodivergent young people in functional community activities. The present research work, carried out in the context of an industrial doctoral program, starts from the results of two systematic literature reviews. The first investigated the topic of entrepreneurship and self-employment for youth and adults with Neurodevelopmental Disorders, highlighting entrepreneurial motivations, barriers, outcomes, and the importance of entrepreneurship education for this population group. The second review investigated the main assessment tools useful for career planning for youth and adults with Neurodevelopmental Disorders, focusing on soft skills, job preferences, job matching, and perceptual factors. The results of three experimental studies conducted under Tice projects are then presented. The first investigation assessed the effects of participation in a voiceover course on developing soft skills and perceptions of one's entrepreneurial skills. On the other hand, the other two studies investigated the use of cognitive-behavioral strategies for teaching soft skills, involving an individual intervention in one case and a group program in the other. The results of the experimental work are discussed in terms of their implications for professional practice. Finally, Neurodivergent Hub, a design model for promoting entrepreneurship pathways for people with Neurodevelopmental Disorders, is presented and described. Specifically, the Business Model Canvas of the proposed model is analyzed and discussed. The final reflections address the potential of entrepreneurship as a viable employment option for neurodivergent people and the importance of the outcomes of this project for business, civil society, and research in the field

    Il performance management e lo sviluppo del capitale umano in un contesto di lavoro ibrido

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    Nel lavoro ibrido, le competenze richieste non sono solo quelle ‘tradizionali’, cioè conoscenza e saper fare tecnico-specialistico, nel senso di strettamente legato al tipo di mansione svolta e all’area aziendale specifica nella quale tale lavoro si inserisce e quindi quelle tipiche che definiscono e danno identità a una specifica occupazione. Altrettanto, se non più rilevanti, diventano anche competenze nuove, cioè non tradizionali o tipiche della posizione o occupazione, come le capacità informatiche e digitali e le soft skills. Tali competenze possono essere formate e sviluppate in tanti modi diversi, ma tra di essi certamente l’apprendimento on the job ossia l’esperienza lavorativa quotidiana, per cui il lavoro in sé e il contesto nel quale si svolge diventano esperienza formativa e contesto di apprendimento stimolato anche dalla trasmissione intergenerazionale, occupa un ruolo centrale. È anche per questo che i sistemi di performance management – tradizionalmente intesi come strumento di valutazione di come il lavoratore svolge il proprio lavoro – possono essere (ri)letti e (re)interpretati come strumento a supporto dell’investimento in capitale umano da parte sia delle imprese che si stanno digitalizzando, sia dei lavoratori che stanno sperimentando l’ibridazione delle loro tradizionali attività lavorative con le nuove tecnologie digitali. Nonostante le numerose call che invitano ad approfondire sia dal punto di vista teorico che empirico il tema del performance management, soprattutto in relazione alle sfide che la trasformazione digitale pone all’organizzazione del lavoro, alla leadership e alla gestione delle risorse umane, in diversi settori, la questione di come si configurino e stiano cambiando, nella percezione di imprese e dipendenti, e in un contesto di lavori ibridi, i sistemi di valutazione e gestione della prestazione e se e come questi possano promuovere l’investimento in capitale umano “ibrido” è ancora largamente inesplorata. L’articolo si propone di colmare questa lacuna, utilizzando i dati raccolti dall’Osservatorio sul Performance Management di Modena e Reggio Emilia

    Ai ricci importa la salute pubblica? La teoria dei diritti di Dworkin, i beni pubblici e le sfide della pandemia

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    In this paper, after offering a short vindication of public health as public good that liberal government should guarantee, I will show why Ronald Dworkin’s theory of justice in health care does not offer guidance in two cases that arise in pandemics: 1) how to set priorities in rationing access to intense care unit, 2) how to choose between vaccination policies. This lack of guidance is due to an unrealistic assumption that follows from Dworkin’s idea of the unity of value: that it is always possible to strike a balance between individual rights and collective claims in maintaining a public good (in this case public health)

    Revolutionizing the traditional music industry: TikTok as a tool to promote and discover new musical talents and preferences

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    openLa presente tesi sperimentale intitolata "Rivoluzionare l'industria musicale tradizionale: TikTok come strumento di promozione, scoperta di nuovi talenti e preferenze musicali" esplora la storia dell'industria musicale dalle sue origini fino alle più recenti tecnologie, concentrandosi sull'impatto di TikTok, uno dei social network più utilizzati al mondo, nella promozione e scoperta di talenti emergenti, nonché nella diffusione di nuovi generi musicali e nell'analisi delle preferenze degli utenti. Il primo capitolo traccia le tappe evolutive dell'industria musicale e discografica, discutendo la figura dell'artista nel contesto musicale e l'impatto della digitalizzazione sulla fruizione della musica tramite piattaforme di streaming come Spotify. Si esamina il nuovo contesto mediatico rappresentato dai social network e l'influenza della pandemia COVID-19 sui live show. Il secondo capitolo approfondisce il ruolo di TikTok come rivoluzionario strumento di fruizione musicale. Si esplora l'ascesa di TikTok partendo dalle origini di Musical.ly e analizzandone i meccanismi di funzionamento e l'innovativo algoritmo basato su machine learning. Vengono evidenziati i target di utenza predominanti, ovvero i millennials e la generazione Z, e si esamina il rapporto tra TikTok e la musica, con l'emergere di potenziali piattaforme di streaming musicale concorrenti come TikTok Music. Nella prima fase dell'analisi, vengono considerati due casi studio di artisti emergenti, Doja Cat per il mercato statunitense e Matteo Romano per l'Italia, entrambi scoperti tramite TikTok. Attraverso un'intervista in profondità con Matteo Romano, si analizza il processo di scoperta e i risultati ottenuti. Il terzo capitolo si focalizza sull'efficacia di TikTok tra i giovani come strumento per scoprire nuovi generi musicali e artisti, nonché per influenzare le loro preferenze musicali. Un questionario mirato viene somministrato a un target di età compresa tra i 18 e i 25 anni, corrispondente alla fascia di utenza presa in esame nel secondo capitolo. Nel quarto capitolo, i risultati dell'indagine vengono analizzati e discussi, conducendo a conclusioni e ipotesi sulla veridicità della tesi esposta. L'indagine dimostra l'importanza di TikTok come strumento di promozione musicale e la sua influenza sulle preferenze dei giovani utenti, aprendo prospettive interessanti per rivoluzionare l'industria musicale tradizionale.This experimental thesis entitled "Revolutionizing the Traditional Music Industry: TikTok as a Tool for Promotion, Discovery of New Talent and Music Preferences" explores the history of the music industry from its origins to the latest technologies, focusing on the impact of TikTok, one of the most widely used social networks in the world, in the promotion and discovery of emerging talent, as well as in the popularization of new music genres and the analysis of user preferences. The first chapter traces the evolutionary stages of the music and recording industry, discussing the figure of the artist in the music context and the impact of digitization on music enjoyment through streaming platforms such as Spotify. It examines the new media context represented by social networks and the influence of the COVID-19 pandemic on live shows. The second chapter delves into the role of TikTok as a revolutionary music fruition tool. The rise of TikTok is explored, starting from the origins of Musical.ly and analyzing its working mechanisms and innovative machine learning-based algorithm. The predominant target users, namely millennials and Generation Z, are highlighted, and the relationship between TikTok and music is examined, with the emergence of potential competing music streaming platforms such as TikTok Music. In the first phase of the analysis, two case studies of emerging artists, Doja Cat for the U.S. market and Matteo Romano for Italy, both discovered through TikTok, are considered. Through an in-depth interview with Matteo Romano, the discovery process and the results obtained are analyzed. The third chapter focuses on the effectiveness of TikTok among young people as a tool for discovering new music genres and artists as well as influencing their musical preferences. A targeted questionnaire is administered to a target audience between the ages of 18 and 25, corresponding to the user group examined in the second chapter. In the fourth chapter, the results of the survey are analyzed and discussed, leading to conclusions and hypotheses about the truthfulness of the thesis stated. The survey demonstrates the importance of TikTok as a music promotion tool and its influence on young users' preferences, opening up interesting prospects for revolutionizing the traditional music industry

    THE IMPACT OF THE COVID-19 PANDEMIC ON THE EMOTIONAL FUNCTIONING AND PSYCHOLOGICAL WELL-BEING OF ADOLESCENTS AND EMERGING ADULTS. Long-term consequences and the role of some mediators

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    openA distanza di più di tre anni dallo scoppio della pandemia di Covid-19, l’Italia ed il Mondo si trovano di fronte alle conseguenze, socio-economiche e psicologiche, di una crisi apparentemente senza precedenti. La crisi economica si inserisce su un impianto nazionale precario, le differenze sociali si acuiscono, i mesi di lockdown hanno ritardato lo sviluppo dei compiti evolutivi nelle fasce d’età più sensibili. Il disagio è in aumento, la domanda di un sostegno psicologico da parte delle più giovani generazioni è in crescita, ma tali aspetti sembrano essere invisibili alla maggioranza delle istituzioni. Questa tesi sperimentale si propone di indagare tale disagio e di analizzare le ripercussioni della pandemia di Covid-19 sulla salute mentale e sul benessere psicologico di adolescenti e adulti emergenti. La tesi, suddivisa in cinque capitoli, origina da una ricerca condotta, mediante un questionario self-report, su un campione di 513 adolescenti e adulti emergenti, con un’età compresa tra i 12 e i 26 anni. Il questionario si costituisce di una parte anagrafica iniziale seguita da sette diverse scale volte ad analizzare nello specifico: la capacità di regolazione emotiva (DERS, Difficulties in Emotion Regulation), il supporto sociale percepito (MSPSS, Multidimensional Scale of Perceived Social Support), l’autostima (RSES, Rosenberg Self Esteem Scale), la resilienza (ER89-R, Ego Resiliency Scale Revised), lo stress percepito in relazione al Covid-19 (CSSQ, Covid Student Stress Questionnaire), il possibile trauma associato al Covid-19 (IES-R, Impact of Event Scale – Revised) e lo stato generale di benessere psicologico (PGWBI, Psychological General Well-Being Index). L’ipotesi da cui la ricerca muove è quella di indagare la presenza di una correlazione tra lo stress esperito durante il periodo pandemico e l’impatto che questo ha avuto sul funzionamento psichico e il benessere di adolescenti e adulti emergenti nel lungo periodo. All’interno di tale analisi, la ricerca si propone di indagare il ruolo di alcuni fattori di mediazione: da un lato costrutti psicologici quali l’autostima, la resilienza, il supporto sociale percepito e la difficoltà di regolazione emotiva, dall'altro il ruolo del genere, dell’età e del sonno, dell’attività sportiva, e dell’uso dei social media
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